Calcio
RADIO CRC - Chiariello: "Colpito dalla vicenda Rrahmani, ecco i dati sugli infortuni del Napoli"
19.02.2026 00:44 di Napoli Magazine
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Su Radio CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Umberto Chiariello”, quest’ultimo è intervenuto con il suo punto, analizzando le tematiche del giorno: "Sono rimasto davvero molto colpito dalla vicenda Rrahmani. Ho fatto una verifica e ho scoperto che, nel corso della stagione, si sono fermati per noie muscolari – chiamiamole così: fastidi, risentimenti, infortuni muscolari lievi o più o meno prolungati nel tempo – davvero tanti giocatori. Qualcuno anche in modo tutt’altro che leggero. Milinkovic-Savic, Mazzocchi (che è stato fuori a lungo, ma non ve ne rendete conto perché non gioca), Olivera, Spinazzola, Gutiérrez. Rrahmani ha saltato dieci partite prima di rientrare con Juan Jesus. Quest’anno è stato quasi sempre bene, ma anche lui ha avuto un paio di noie muscolari. Buongiorno: tutta la prima parte di campionato era reduce da un’operazione e non stava bene fisicamente; poi si è dovuto fermare un altro paio di settimane. McTominay è fermo ai box, sperando che giochi domenica. Politano è stato fermo oltre un mese. Hojlund, di ritorno dalla nazionale, ha dovuto saltare due o tre partite importanti. A queste noie muscolari si sono aggiunti infortuni traumatici: Buongiorno, De Bruyne, Lukaku, Di Lorenzo e lo stesso Rrahmani. E poi la casualità di un infortunio di altra natura: Meret, frattura al piede in allenamento. C’è il caso della caviglia messa in fallo: lì c’è un vero e proprio giallo, perché inizialmente avevano escluso problemi tendinei, poi si è operato al tendine d’Achille ed è fermo tre mesi. Questo resta un dato oscuro. Lobotka si è “aperto” come una ballerina per una divaricazione muscolare andando a terra in modo innaturale. Gilmour si è operato per pubalgia. Vergara ha saltato un paio di convocazioni anche lui per noie muscolari. C’è un solo giocatore, a memoria mia, in tutto il Napoli – facendo tutti i gesti apotropaici del mondo – che sta giocando sempre con continuità e che non ha avuto problemi muscolari (forse, non ne sono neanche certo): sto parlando di Elmas, l’ultimo dei moicani. Si può dare la colpa al ritmo di una partita ogni tre giorni, che è lo stesso per tutti i grandi club europei? Oppure dobbiamo interrogarci, senza risposte certe e senza dare colpe a destra e a manca, perché sarebbe giustizialismo sterile di chi, come me e come tutti noi, non vede gli allenamenti, non conosce i metodi di lavoro e non è preparatore atletico? Però c’è l’evidenza dei fatti: questi sembrano di cristallo. Cadono come pere cotte, partita dopo partita. Una volta si ferma uno, poi un altro, poi un altro ancora. Un’ecatombe. È tutto frutto del caso? Capisco gli infortuni traumatici, ma non Rrahmani che è recidivo: si ferma, viene recuperato e si rifà male. Lukaku? Di Lorenzo? Sono figli del caso? Può darsi. Non discuto. Ma se Di Lorenzo lo fai giocare nove partite consecutive senza mai riposo, quando magari potevi fermarlo col Parma o col Verona spezzando la sequenza, oggi sarebbe qui a combattere con noi. Quando stressi un giocatore fino a questo punto, e ha 32 anni, il rischio te lo prendi. È matematico. Se Politano deve giocare fino allo sfinimento, il rischio è matematico. Non capisco perché certi giocatori non siano stati considerati un attimo prima. Oggi il Napoli rischia molto. Per fortuna l’incidente di ieri della Juventus ci favorisce parecchio, perché sono quelle botte che lasciano il segno. La Juve farà fatica a rialzarsi. Non è vero che esce dalla coppa e quindi si concentra meglio sul campionato: queste sconfitte tolgono autostima. È quello che accadde al Napoli dopo i sei gol presi: serviva un’occasione per riprendersi, e la trovò con l’Inter, vincendo una grande partita e superando un momento che poteva deragliare l’intera stagione. Ora la Juventus è in grado di rialzarsi? Lo vedremo presto. Dopo la prossima partita, va a Roma: è uno spareggio Champions vero e proprio. E se la Roma batte questa Juventus in difficoltà, con una difesa colabrodo e senza Bremer, allora la Juve rischia grosso. Prima però c’è il Como, squadra organizzata, che gioca bene a calcio e ha un allenatore che oggi forse è il migliore nel mettere una squadra in campo: gioca bene ma non si scopre. Non è né De Zerbi né Italiano, che con linee altissime spesso prendono imbarcate quando la squadra perde compattezza. Il Como è corto, organizzato, difende benissimo: è una delle squadre che prende meno gol, pur senza un grande centravanti di nome. Ha ragazzi giovanissimi e nessuna paura di farli giocare. Qui il problema è sempre di mentalità. Napoli è una piazza dove non c’è la possibilità di aspettare né di accettare il bel gioco fine a se stesso. Sarri ha avuto successo perché ha coniugato subito bel gioco e risultati. Spalletti ha vinto con 90 punti, ma non ha battuto i record di Sarri, che faceva calcio bello e redditizio. Il Napoli di Sarri prese una squadra che aveva subito 53 gol e la trasformò, sistemando la fase difensiva e producendo “la grande bellezza”: un calcio divertente, ma soprattutto efficace. Oggi, invece, il Napoli attacca in pochi e produce poco. Serve più coraggio. Queste tredici partite vanno giocate con più audacia, non in modo conservativo. Ogni volta che il Napoli ha gestito, ha pagato. Gestire l’1-0 è una parola insopportabile. Guardate le partite di Champions o di Premier: che divertimento. Nessuno pensa a gestire, tutti pensano a fare gol. È un problema di tutto il calcio italiano. Poi andiamo in Europa e prendiamo cinque gol. E il centravanti del Galatasaray lo conosciamo bene: Victor Osimhen. Sapete quanto prende in Turchia? 21 milioni netti. Noi non siamo più una potenza: siamo diventati una filiale remota dell’Impero Ottomano".

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RADIO CRC - Chiariello: "Colpito dalla vicenda Rrahmani, ecco i dati sugli infortuni del Napoli"

di Redazione

19/02/2026 - 00:44

Su Radio CRC, nel corso della trasmissione “A Pranzo con Umberto Chiariello”, quest’ultimo è intervenuto con il suo punto, analizzando le tematiche del giorno: "Sono rimasto davvero molto colpito dalla vicenda Rrahmani. Ho fatto una verifica e ho scoperto che, nel corso della stagione, si sono fermati per noie muscolari – chiamiamole così: fastidi, risentimenti, infortuni muscolari lievi o più o meno prolungati nel tempo – davvero tanti giocatori. Qualcuno anche in modo tutt’altro che leggero. Milinkovic-Savic, Mazzocchi (che è stato fuori a lungo, ma non ve ne rendete conto perché non gioca), Olivera, Spinazzola, Gutiérrez. Rrahmani ha saltato dieci partite prima di rientrare con Juan Jesus. Quest’anno è stato quasi sempre bene, ma anche lui ha avuto un paio di noie muscolari. Buongiorno: tutta la prima parte di campionato era reduce da un’operazione e non stava bene fisicamente; poi si è dovuto fermare un altro paio di settimane. McTominay è fermo ai box, sperando che giochi domenica. Politano è stato fermo oltre un mese. Hojlund, di ritorno dalla nazionale, ha dovuto saltare due o tre partite importanti. A queste noie muscolari si sono aggiunti infortuni traumatici: Buongiorno, De Bruyne, Lukaku, Di Lorenzo e lo stesso Rrahmani. E poi la casualità di un infortunio di altra natura: Meret, frattura al piede in allenamento. C’è il caso della caviglia messa in fallo: lì c’è un vero e proprio giallo, perché inizialmente avevano escluso problemi tendinei, poi si è operato al tendine d’Achille ed è fermo tre mesi. Questo resta un dato oscuro. Lobotka si è “aperto” come una ballerina per una divaricazione muscolare andando a terra in modo innaturale. Gilmour si è operato per pubalgia. Vergara ha saltato un paio di convocazioni anche lui per noie muscolari. C’è un solo giocatore, a memoria mia, in tutto il Napoli – facendo tutti i gesti apotropaici del mondo – che sta giocando sempre con continuità e che non ha avuto problemi muscolari (forse, non ne sono neanche certo): sto parlando di Elmas, l’ultimo dei moicani. Si può dare la colpa al ritmo di una partita ogni tre giorni, che è lo stesso per tutti i grandi club europei? Oppure dobbiamo interrogarci, senza risposte certe e senza dare colpe a destra e a manca, perché sarebbe giustizialismo sterile di chi, come me e come tutti noi, non vede gli allenamenti, non conosce i metodi di lavoro e non è preparatore atletico? Però c’è l’evidenza dei fatti: questi sembrano di cristallo. Cadono come pere cotte, partita dopo partita. Una volta si ferma uno, poi un altro, poi un altro ancora. Un’ecatombe. È tutto frutto del caso? Capisco gli infortuni traumatici, ma non Rrahmani che è recidivo: si ferma, viene recuperato e si rifà male. Lukaku? Di Lorenzo? Sono figli del caso? Può darsi. Non discuto. Ma se Di Lorenzo lo fai giocare nove partite consecutive senza mai riposo, quando magari potevi fermarlo col Parma o col Verona spezzando la sequenza, oggi sarebbe qui a combattere con noi. Quando stressi un giocatore fino a questo punto, e ha 32 anni, il rischio te lo prendi. È matematico. Se Politano deve giocare fino allo sfinimento, il rischio è matematico. Non capisco perché certi giocatori non siano stati considerati un attimo prima. Oggi il Napoli rischia molto. Per fortuna l’incidente di ieri della Juventus ci favorisce parecchio, perché sono quelle botte che lasciano il segno. La Juve farà fatica a rialzarsi. Non è vero che esce dalla coppa e quindi si concentra meglio sul campionato: queste sconfitte tolgono autostima. È quello che accadde al Napoli dopo i sei gol presi: serviva un’occasione per riprendersi, e la trovò con l’Inter, vincendo una grande partita e superando un momento che poteva deragliare l’intera stagione. Ora la Juventus è in grado di rialzarsi? Lo vedremo presto. Dopo la prossima partita, va a Roma: è uno spareggio Champions vero e proprio. E se la Roma batte questa Juventus in difficoltà, con una difesa colabrodo e senza Bremer, allora la Juve rischia grosso. Prima però c’è il Como, squadra organizzata, che gioca bene a calcio e ha un allenatore che oggi forse è il migliore nel mettere una squadra in campo: gioca bene ma non si scopre. Non è né De Zerbi né Italiano, che con linee altissime spesso prendono imbarcate quando la squadra perde compattezza. Il Como è corto, organizzato, difende benissimo: è una delle squadre che prende meno gol, pur senza un grande centravanti di nome. Ha ragazzi giovanissimi e nessuna paura di farli giocare. Qui il problema è sempre di mentalità. Napoli è una piazza dove non c’è la possibilità di aspettare né di accettare il bel gioco fine a se stesso. Sarri ha avuto successo perché ha coniugato subito bel gioco e risultati. Spalletti ha vinto con 90 punti, ma non ha battuto i record di Sarri, che faceva calcio bello e redditizio. Il Napoli di Sarri prese una squadra che aveva subito 53 gol e la trasformò, sistemando la fase difensiva e producendo “la grande bellezza”: un calcio divertente, ma soprattutto efficace. Oggi, invece, il Napoli attacca in pochi e produce poco. Serve più coraggio. Queste tredici partite vanno giocate con più audacia, non in modo conservativo. Ogni volta che il Napoli ha gestito, ha pagato. Gestire l’1-0 è una parola insopportabile. Guardate le partite di Champions o di Premier: che divertimento. Nessuno pensa a gestire, tutti pensano a fare gol. È un problema di tutto il calcio italiano. Poi andiamo in Europa e prendiamo cinque gol. E il centravanti del Galatasaray lo conosciamo bene: Victor Osimhen. Sapete quanto prende in Turchia? 21 milioni netti. Noi non siamo più una potenza: siamo diventati una filiale remota dell’Impero Ottomano".