Calcio
ROMA - Svilar: “Scudetto? Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”
18.09.2026 11:59 di Napoli Magazine
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La Roma è in testa alla classifica insieme all’Inter e sabato affronterà proprio i nerazzurri nel big match fra le prime della classe. In vista della sfida dell’Olimpico, Mile Svilar si è raccontato al Corriere della Sera.

Il portiere della Roma ha parlato anche del duello con l’Inter, senza però voler parlare già di corsa Scudetto: “Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”. Nel corso dell’intervista ha poi raccontato i sacrifici fatti da giovane seguendo i consigli del padre Ratko, il rapporto con Gasperini e con Daniele De Rossi, il mancato Mondiale con il Belgio e gli attaccanti più difficili da affrontare. Su tutti Lautaro Martinez: “Difficilissimo da decifrare”.

Svilar ha spiegato quale sia, secondo lui, la parte più difficile del mestiere del portiere: “Lo sa qual è la parte più difficile del mio lavoro? È quella in cui non faccio niente. Anzi, quella in cui tutti credono che non faccia niente”. E proprio nei momenti apparentemente più tranquilli arriva la difficoltà: “Penso. Che è più difficile di parare”. Il portiere racconta di dover immaginare continuamente lo scenario peggiore: “Penso negativo, un portiere deve farlo, deve ipotizzare sempre lo scenario peggiore. Il rischio è che i pensieri negativi ti travolgano”.

Per questo, nel giorno della partita, lavora sempre con il proprio mental coach: “Facciamo un po’ di visualizzazione, di respirazioni. Ecco, quelle sedute mi aiutano a trasformare i pensieri negativi di cui parlavo prima in positivi, quantomeno in neutrali”. Un aspetto che si lega anche alla sua efficacia negli uno contro uno: “Il timing, credo di avere tempismo nelle uscite basse, nel capire subito qual è la scelta giusta”.

Sabato all’Olimpico ci sarà la sfida contro l’Inter, che Svilar definisce “la squadra più forte del campionato, quella che negli ultimi anni è stata al top”. Ma parlare già di duello Scudetto è ancora presto: “In questa città fai 2-3 partite buone e vieni esaltato, poi perdi ed è il dramma. Noi dobbiamo essere equilibrati, stabili. Però sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove vogliamo andare”. E sulla possibilità di essere davvero da titolo: “Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”.

Rispetto alla scorsa stagione, però, il portiere vede una Roma diversa: “Stiamo meglio, sì, anche per come stiamo giocando. Siamo più dominanti, più squadra. Ed è anche normale, al secondo anno con Gasperini mettiamo in pratica le sue idee in maniera automatica”. Sull’ipotesi di un podio con Inter, Roma e Como aggiunge: “Per il tipo di gioco, per i gol, per il modo di vincere le partite, può essere giusto. Ma siamo a settembre, è presto”.

Svilar ha parlato anche del rapporto con Gasperini e di ciò che rende diverso il lavoro con l’allenatore: “Sa in che cosa il mister è realmente differente? Che mi lascia libero nelle scelte, lui sì”. Una libertà che riguarda anche il gioco con i piedi, pur con la consapevolezza dei rischi: “Proviamo qualcosa con i piedi, anche se è più difficile con le nuove regole. Ma non vogliamo mai prendere rischi inutili”.

E sul gioco dal basso è netto: “Nel calcio di oggi tutti vogliono inventarsi qualcosa col gioco dal basso: è esagerato, gli errori costano punti”. Poi il bilancio sui clean sheet e sul lavoro della squadra: “È molto difficile creare occasioni contro di noi. Ma tenere la porta inviolata è un lavoro di squadra”. E aggiunge: “Se vinco 2-1 e faccio 2-3 interventi decisivi mi dà più soddisfazione, anche se non fa statistica”.

La crescita di Svilar passa anche dai sacrifici fatti da giovanissimo. Quando aveva 14-15 anni, il padre Ratko gli disse: “Mile, se vuoi arrivare, devi rinunciare a qualcosa”. E il portiere racconta: “Gli ho dato retta, aveva ragione”. Oggi guarda con orgoglio al percorso compiuto, anche se resta il rammarico per il Mondiale non giocato con il Belgio: “Ero in vacanza, guardavo le partite e mi dicevo ‘ma che ci faccio io qui? Perché non sto lì?’”. Poi aggiunge: “Non posso dire che va bene così, sarei bugiardo. Spero che un giorno si risolva, mai dire mai”.

Sul futuro alla Roma e sulle voci di mercato, invece, è stato chiaro sull’ipotesi Juventus e sui 40 milioni di offerta: “Non ho avuto neppure un colloquio su questa cosa. Non sono uno che firma un rinnovo fino al 2030 e l’anno dopo rinnega la scelta fatta”. Un posto speciale nel suo percorso è occupato da Daniele De Rossi: “Mi ha cambiato la vita. Forse oggi non sarei alla Roma senza di lui”. L’idolo di sempre è invece Casillas: “A casa custodisco gelosamente due sue maglie del Real Madrid e del Porto, e un paio di suoi guanti”.

Svilar studia tanto gli attaccanti “Al video, in settimana e anche il giorno gara”. Tra i più difficili da affrontare cita prima il compagno Malen, con una battuta: “Fa sempre gol pure in allenamento”. Poi il nome di Lautaro: “Difficilissimo da decifrare”. E ancora Thuram: “Mamma quanto è rapido”. Tra i portieri della Serie A, invece, i colleghi che più apprezza sono Maignan e Carnesecchi. Infine, Svilar parla del rapporto con il calcio e dei sacrifici che comporta: “Ma come faccio a odiarlo? Ha dato tanto alla mia famiglia, a mio papà, a me. Faccio il lavoro più bello del mondo. In Belgio sento molti ex giocatori dire: ‘Tornassi indietro, non rifarei la carriera di calciatore’. Io li ascolto e penso: ‘Rifarei tutto’”.

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ROMA - Svilar: “Scudetto? Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”

di Redazione

18/09/2026 - 11:59

La Roma è in testa alla classifica insieme all’Inter e sabato affronterà proprio i nerazzurri nel big match fra le prime della classe. In vista della sfida dell’Olimpico, Mile Svilar si è raccontato al Corriere della Sera.

Il portiere della Roma ha parlato anche del duello con l’Inter, senza però voler parlare già di corsa Scudetto: “Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”. Nel corso dell’intervista ha poi raccontato i sacrifici fatti da giovane seguendo i consigli del padre Ratko, il rapporto con Gasperini e con Daniele De Rossi, il mancato Mondiale con il Belgio e gli attaccanti più difficili da affrontare. Su tutti Lautaro Martinez: “Difficilissimo da decifrare”.

Svilar ha spiegato quale sia, secondo lui, la parte più difficile del mestiere del portiere: “Lo sa qual è la parte più difficile del mio lavoro? È quella in cui non faccio niente. Anzi, quella in cui tutti credono che non faccia niente”. E proprio nei momenti apparentemente più tranquilli arriva la difficoltà: “Penso. Che è più difficile di parare”. Il portiere racconta di dover immaginare continuamente lo scenario peggiore: “Penso negativo, un portiere deve farlo, deve ipotizzare sempre lo scenario peggiore. Il rischio è che i pensieri negativi ti travolgano”.

Per questo, nel giorno della partita, lavora sempre con il proprio mental coach: “Facciamo un po’ di visualizzazione, di respirazioni. Ecco, quelle sedute mi aiutano a trasformare i pensieri negativi di cui parlavo prima in positivi, quantomeno in neutrali”. Un aspetto che si lega anche alla sua efficacia negli uno contro uno: “Il timing, credo di avere tempismo nelle uscite basse, nel capire subito qual è la scelta giusta”.

Sabato all’Olimpico ci sarà la sfida contro l’Inter, che Svilar definisce “la squadra più forte del campionato, quella che negli ultimi anni è stata al top”. Ma parlare già di duello Scudetto è ancora presto: “In questa città fai 2-3 partite buone e vieni esaltato, poi perdi ed è il dramma. Noi dobbiamo essere equilibrati, stabili. Però sappiamo da dove veniamo e sappiamo dove vogliamo andare”. E sulla possibilità di essere davvero da titolo: “Capiremo più avanti se siamo davvero da titolo”.

Rispetto alla scorsa stagione, però, il portiere vede una Roma diversa: “Stiamo meglio, sì, anche per come stiamo giocando. Siamo più dominanti, più squadra. Ed è anche normale, al secondo anno con Gasperini mettiamo in pratica le sue idee in maniera automatica”. Sull’ipotesi di un podio con Inter, Roma e Como aggiunge: “Per il tipo di gioco, per i gol, per il modo di vincere le partite, può essere giusto. Ma siamo a settembre, è presto”.

Svilar ha parlato anche del rapporto con Gasperini e di ciò che rende diverso il lavoro con l’allenatore: “Sa in che cosa il mister è realmente differente? Che mi lascia libero nelle scelte, lui sì”. Una libertà che riguarda anche il gioco con i piedi, pur con la consapevolezza dei rischi: “Proviamo qualcosa con i piedi, anche se è più difficile con le nuove regole. Ma non vogliamo mai prendere rischi inutili”.

E sul gioco dal basso è netto: “Nel calcio di oggi tutti vogliono inventarsi qualcosa col gioco dal basso: è esagerato, gli errori costano punti”. Poi il bilancio sui clean sheet e sul lavoro della squadra: “È molto difficile creare occasioni contro di noi. Ma tenere la porta inviolata è un lavoro di squadra”. E aggiunge: “Se vinco 2-1 e faccio 2-3 interventi decisivi mi dà più soddisfazione, anche se non fa statistica”.

La crescita di Svilar passa anche dai sacrifici fatti da giovanissimo. Quando aveva 14-15 anni, il padre Ratko gli disse: “Mile, se vuoi arrivare, devi rinunciare a qualcosa”. E il portiere racconta: “Gli ho dato retta, aveva ragione”. Oggi guarda con orgoglio al percorso compiuto, anche se resta il rammarico per il Mondiale non giocato con il Belgio: “Ero in vacanza, guardavo le partite e mi dicevo ‘ma che ci faccio io qui? Perché non sto lì?’”. Poi aggiunge: “Non posso dire che va bene così, sarei bugiardo. Spero che un giorno si risolva, mai dire mai”.

Sul futuro alla Roma e sulle voci di mercato, invece, è stato chiaro sull’ipotesi Juventus e sui 40 milioni di offerta: “Non ho avuto neppure un colloquio su questa cosa. Non sono uno che firma un rinnovo fino al 2030 e l’anno dopo rinnega la scelta fatta”. Un posto speciale nel suo percorso è occupato da Daniele De Rossi: “Mi ha cambiato la vita. Forse oggi non sarei alla Roma senza di lui”. L’idolo di sempre è invece Casillas: “A casa custodisco gelosamente due sue maglie del Real Madrid e del Porto, e un paio di suoi guanti”.

Svilar studia tanto gli attaccanti “Al video, in settimana e anche il giorno gara”. Tra i più difficili da affrontare cita prima il compagno Malen, con una battuta: “Fa sempre gol pure in allenamento”. Poi il nome di Lautaro: “Difficilissimo da decifrare”. E ancora Thuram: “Mamma quanto è rapido”. Tra i portieri della Serie A, invece, i colleghi che più apprezza sono Maignan e Carnesecchi. Infine, Svilar parla del rapporto con il calcio e dei sacrifici che comporta: “Ma come faccio a odiarlo? Ha dato tanto alla mia famiglia, a mio papà, a me. Faccio il lavoro più bello del mondo. In Belgio sento molti ex giocatori dire: ‘Tornassi indietro, non rifarei la carriera di calciatore’. Io li ascolto e penso: ‘Rifarei tutto’”.