La Lega calcio di serie A si schiera contro il disegno di legge sull'azionariato popolare nelle società sportive, all'esame del Senato, e chiede che non si applichi alle società professionistiche di serie A. In una lettera del presidente Ezio Simonelli - inviata fra gli altri al presidente del Senato, Ignazio La Russa e al ministro dello Sport, Andrea Abodi - si riporta la "forte perplessità" sul ddl manifestata "unanimemente" dall'assemblea della Lega" del 16 febbraio. Il provvedimento è definito "viziato ab origine" e "del tutto lacunoso" sull'attuazione alle società sportive quotate in Borsa e perché "dimentica del tutto di introdurre presidi atti a impedire che il fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno delle curve si trasferisca - attraverso il cavallo di troia degli enti di partecipazione - anche nella governance societaria".
La lettera è datata 17 febbraio ed è stata inviata anche al presidente della commissione Cultura e sport del Senato (che ha approvato il ddl), ai capigruppo di Palazzo Madama e al presidente della Figc. Nel testo la premessa è che "il calcio professionistico di vertice rappresenta una delle principali industrie sportive del nostro Paese sotto il profilo economico, occupazionale e soprattutto fiscale" e che offre un contributo "alla visibilità del nostro Paese e all'attrazione di capitali e investimenti esteri". Il presidente Simonelli evidenzia quindi alcuni aspetti "di particolare contrarietà" della legge perché "riverberano pesanti contrasti con i diritti soggettivi e/o con gli interessi legittimi delle società sportive e dei loro azionisti e/o che possono determinare in sede applicativa evidenti effetti negativi sull'industria calcistica professionistica di vertice e sull'economia ad essa connessa". In primis considera "viziato ab origine" il riferimento alla "persistenza di perdite nei bilanci della maggioranza delle società sportive, nonché dalla diminuzione delle presenze di tifosi negli stadi, così come delle vendite dei diritti di trasmissione audiovisiva degli eventi sportivi". Ciò "non trova alcun riscontro fattuale", rimarcano i vertici della Lega calcio. In più considerano "del tutto lacunoso (rectius: dimentica del tutto)" l'applicabilità alle società sportive quotate in Borsa che "hanno peculiarità in ordine alla circolazione delle azioni e in ordine alla governance che le regge". Altre lacune riguardano le tutele dai rischi delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle curve, precisando che è un "fenomeno all'attenzione della commissione Antimafia, che proprio attualmente sta procedendo con l'XI comitato sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive e legami tra criminalità organizzata e società sportive alle audizioni di presidenti e rappresentanti di serie A, e che la Lega e le società di serie A stanno combattendo con forza e determinazione concreta anche nelle aule di tribunale".
di Redazione
18/02/2026 - 21:41
La Lega calcio di serie A si schiera contro il disegno di legge sull'azionariato popolare nelle società sportive, all'esame del Senato, e chiede che non si applichi alle società professionistiche di serie A. In una lettera del presidente Ezio Simonelli - inviata fra gli altri al presidente del Senato, Ignazio La Russa e al ministro dello Sport, Andrea Abodi - si riporta la "forte perplessità" sul ddl manifestata "unanimemente" dall'assemblea della Lega" del 16 febbraio. Il provvedimento è definito "viziato ab origine" e "del tutto lacunoso" sull'attuazione alle società sportive quotate in Borsa e perché "dimentica del tutto di introdurre presidi atti a impedire che il fenomeno delle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno delle curve si trasferisca - attraverso il cavallo di troia degli enti di partecipazione - anche nella governance societaria".
La lettera è datata 17 febbraio ed è stata inviata anche al presidente della commissione Cultura e sport del Senato (che ha approvato il ddl), ai capigruppo di Palazzo Madama e al presidente della Figc. Nel testo la premessa è che "il calcio professionistico di vertice rappresenta una delle principali industrie sportive del nostro Paese sotto il profilo economico, occupazionale e soprattutto fiscale" e che offre un contributo "alla visibilità del nostro Paese e all'attrazione di capitali e investimenti esteri". Il presidente Simonelli evidenzia quindi alcuni aspetti "di particolare contrarietà" della legge perché "riverberano pesanti contrasti con i diritti soggettivi e/o con gli interessi legittimi delle società sportive e dei loro azionisti e/o che possono determinare in sede applicativa evidenti effetti negativi sull'industria calcistica professionistica di vertice e sull'economia ad essa connessa". In primis considera "viziato ab origine" il riferimento alla "persistenza di perdite nei bilanci della maggioranza delle società sportive, nonché dalla diminuzione delle presenze di tifosi negli stadi, così come delle vendite dei diritti di trasmissione audiovisiva degli eventi sportivi". Ciò "non trova alcun riscontro fattuale", rimarcano i vertici della Lega calcio. In più considerano "del tutto lacunoso (rectius: dimentica del tutto)" l'applicabilità alle società sportive quotate in Borsa che "hanno peculiarità in ordine alla circolazione delle azioni e in ordine alla governance che le regge". Altre lacune riguardano le tutele dai rischi delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle curve, precisando che è un "fenomeno all'attenzione della commissione Antimafia, che proprio attualmente sta procedendo con l'XI comitato sulle infiltrazioni mafiose nelle manifestazioni sportive e legami tra criminalità organizzata e società sportive alle audizioni di presidenti e rappresentanti di serie A, e che la Lega e le società di serie A stanno combattendo con forza e determinazione concreta anche nelle aule di tribunale".