Il direttore sportivo Gianluca Petrachi ha fatto il suo ritorno al Torino in un momento storico particolarmente turbolento per il club granata. Intervistato da Sky Sport, il dirigente ha analizzato le profonde difficoltà ambientali e ha tracciato la rotta per tentare di salvare la stagione, spaziando dal doloroso cambio in panchina fino alle future strategie di mercato, con il chiaro obiettivo di ricompattare una piazza disillusa.
L'ambiente che Petrachi ha ritrovato è stato molto particolare: "Sicuramente un ambiente depresso, non sano, molto disfattista da un certo punto di vista. Quindi molto complicato. Anche nel 2010 arrivai in un momento difficilissimo ma la contestazione era figlia di risultati sportivi che non arrivavano. Oggi c'è un malessere più profondo che sinceramente è difficile da vivere. Bisogna affrontarlo con coraggio, cercando di cambiare questo malpensiero".
Il vero lavoro è il come: "Ce la sto mettendo tutta. Sto cercando di infondere quel tremendismo del Toro, quell'idea del senso di appartenenza. Sono cose che mi hanno fatto apprezzare e amare questo posto, soprattutto quando l'ho perso. Dal primo dei magazzinieri all'ultimo dei calciatori cerco di far capire questo, perché diventa fondamentale in un momento così difficile in cui non abbiamo totalmente il supporto della gente, del tifoso, della Maratona. Mi piacerebbe tanto che i calciatori possano capire cosa sia la passione granata".
Spostando l'attenzione sulle questioni tecniche, Petrachi ha commentato il doloroso cambio in panchina. "Esonerare un allenatore rappresenta sempre una sconfitta sportiva e certifica che si è sbagliato qualcosa", ha ammesso il direttore. "Marco è un bravo allenatore e gli sono amico, il che ha reso tutto molto più difficile. Ma in determinati momenti questo sport ti impone di saperti prendere la responsabilità di decisioni drastiche". Una scelta compresa dallo stesso Baroni, uscente: "Essendo una persona di grande intelligenza, ha capito perfettamente che la squadra necessitava di una scossa per ripartire".
Ora il timone è passato a Roberto D'Aversa, con l'obiettivo imperativo di mantenere la categoria. Il ds fissa i paletti: "Procediamo per gradi. Considerando come è nata e proseguita questa stagione così tortuosa, la salvezza rappresenta un traguardo fondamentale per riportare serenità". La priorità è proteggere il gruppo dalle pressioni: "Isolare la rosa da ciò che accade all'esterno non è facile. Purtroppo in questa piazza i giocatori trovano spesso il comodo alibi di poter addossare le colpe agli altri, ma per arrivare in fondo al campionato serve farsi carico delle responsabilità quotidiane".
Sulle prospettive future e il ricompattamento della piazza, Petrachi ha respinto categoricamente le provocazioni di chi invoca una ripartenza dalle serie inferiori: "Sarebbe pura arroganza pensare di unire tutto l'ambiente da solo, ma voglio disperatamente trasmettere il nostro spirito. Quando sento dire che converrebbe retrocedere per resettare la società, lo trovo inaccettabile: ho ben chiaro in mente quanti sacrifici ci siano voluti nel 2012 per scappare dalla Serie B".
Per riaprire un ciclo virtuoso, la ricetta passa inequivocabilmente dalla ricerca di talenti nazionali. "Il mio intento primario è sempre stato formare un solido blocco di calciatori italiani, come facemmo in passato con i vari Darmian, Vives o Belotti. Puntare su Prati a gennaio va proprio in questa direzione strategica: voglio creare uno zoccolo duro di ragazzi che garantisca una struttura per il futuro, per poi andarci a innestare i rinforzi stranieri".
L'obiettivo finale del dirigente non è cullarsi sui successi passati, seppur straordinari come le mosse Bremer o Vives, ma guardare avanti: "I grandi gruppi nascono scegliendo prima gli uomini giusti e poi i calciatori, guardando in primis ai valori. Mi auguro di non dover vivere solo del ricordo delle vecchie intuizioni, ma di avere la forza di costruirne tante altre qui a Torino".
di Redazione
03/04/2026 - 13:42
Il direttore sportivo Gianluca Petrachi ha fatto il suo ritorno al Torino in un momento storico particolarmente turbolento per il club granata. Intervistato da Sky Sport, il dirigente ha analizzato le profonde difficoltà ambientali e ha tracciato la rotta per tentare di salvare la stagione, spaziando dal doloroso cambio in panchina fino alle future strategie di mercato, con il chiaro obiettivo di ricompattare una piazza disillusa.
L'ambiente che Petrachi ha ritrovato è stato molto particolare: "Sicuramente un ambiente depresso, non sano, molto disfattista da un certo punto di vista. Quindi molto complicato. Anche nel 2010 arrivai in un momento difficilissimo ma la contestazione era figlia di risultati sportivi che non arrivavano. Oggi c'è un malessere più profondo che sinceramente è difficile da vivere. Bisogna affrontarlo con coraggio, cercando di cambiare questo malpensiero".
Il vero lavoro è il come: "Ce la sto mettendo tutta. Sto cercando di infondere quel tremendismo del Toro, quell'idea del senso di appartenenza. Sono cose che mi hanno fatto apprezzare e amare questo posto, soprattutto quando l'ho perso. Dal primo dei magazzinieri all'ultimo dei calciatori cerco di far capire questo, perché diventa fondamentale in un momento così difficile in cui non abbiamo totalmente il supporto della gente, del tifoso, della Maratona. Mi piacerebbe tanto che i calciatori possano capire cosa sia la passione granata".
Spostando l'attenzione sulle questioni tecniche, Petrachi ha commentato il doloroso cambio in panchina. "Esonerare un allenatore rappresenta sempre una sconfitta sportiva e certifica che si è sbagliato qualcosa", ha ammesso il direttore. "Marco è un bravo allenatore e gli sono amico, il che ha reso tutto molto più difficile. Ma in determinati momenti questo sport ti impone di saperti prendere la responsabilità di decisioni drastiche". Una scelta compresa dallo stesso Baroni, uscente: "Essendo una persona di grande intelligenza, ha capito perfettamente che la squadra necessitava di una scossa per ripartire".
Ora il timone è passato a Roberto D'Aversa, con l'obiettivo imperativo di mantenere la categoria. Il ds fissa i paletti: "Procediamo per gradi. Considerando come è nata e proseguita questa stagione così tortuosa, la salvezza rappresenta un traguardo fondamentale per riportare serenità". La priorità è proteggere il gruppo dalle pressioni: "Isolare la rosa da ciò che accade all'esterno non è facile. Purtroppo in questa piazza i giocatori trovano spesso il comodo alibi di poter addossare le colpe agli altri, ma per arrivare in fondo al campionato serve farsi carico delle responsabilità quotidiane".
Sulle prospettive future e il ricompattamento della piazza, Petrachi ha respinto categoricamente le provocazioni di chi invoca una ripartenza dalle serie inferiori: "Sarebbe pura arroganza pensare di unire tutto l'ambiente da solo, ma voglio disperatamente trasmettere il nostro spirito. Quando sento dire che converrebbe retrocedere per resettare la società, lo trovo inaccettabile: ho ben chiaro in mente quanti sacrifici ci siano voluti nel 2012 per scappare dalla Serie B".
Per riaprire un ciclo virtuoso, la ricetta passa inequivocabilmente dalla ricerca di talenti nazionali. "Il mio intento primario è sempre stato formare un solido blocco di calciatori italiani, come facemmo in passato con i vari Darmian, Vives o Belotti. Puntare su Prati a gennaio va proprio in questa direzione strategica: voglio creare uno zoccolo duro di ragazzi che garantisca una struttura per il futuro, per poi andarci a innestare i rinforzi stranieri".
L'obiettivo finale del dirigente non è cullarsi sui successi passati, seppur straordinari come le mosse Bremer o Vives, ma guardare avanti: "I grandi gruppi nascono scegliendo prima gli uomini giusti e poi i calciatori, guardando in primis ai valori. Mi auguro di non dover vivere solo del ricordo delle vecchie intuizioni, ma di avere la forza di costruirne tante altre qui a Torino".