Calcio
VENEZIA - Stroppa: "Questo club vale troppo per me, non mi siederei a parlare con altri"
03.05.2026 15:38 di Napoli Magazine
aA

Il Venezia torna in Serie A a distanza di una sola stagione e lo fa al termine di un percorso solido, culminato con il pareggio per 2-2 sul campo dello Spezia. 

Dopo la promozione conquistata sul campo dello Spezia, Giovanni Stroppa ha raccontato a "La Gazzetta dello Sport" le sensazioni di una stagione vissuta sempre da protagonista. Di seguito le sue parole.

"Di sicuro è stata esaltante, da protagonista per il gioco proposto, dominando le partite. Rispetto alle altre tre promozioni, stavolta siamo stati davanti per mesi (da gennaio). Credo di essere stato coerente con quello che avevo detto all’inizio: per qualità è una squadra superiore alle altre, lo pensavo quando eravamo quinti o sesti ma vedevo prestazioni di altissimo livello".

Guardando alle similitudini con i suoi precedenti successi, il tecnico sottolinea un elemento in comune: "Ci sono nomi e cognomi... Devo essere presuntuoso, ma dico che il gioco è sempre stato lo stesso, vista l’identità delle squadre. Quasi mi dispiace che sia finita, perché giochiamo a memoria: potrei anche non sedermi in panchina. Così era anche a Foggia, o nella Cremonese che ha perso la finale playoff proprio a Venezia. L’idea di gioco è sempre quella".

Un traguardo che lo inserisce anche in una ristretta cerchia di allenatori capaci di vincere due Serie B consecutive: "Noi allenatori siamo scelti, ma poi la decisione di accettare una squadra è nostra. Essere rimasto a Cremona un anno fa mi dava quella certezza, anche se non tutti lo credevano. Sono venuto a Venezia perché Pippo Antonelli (dg del club) mi ha massacrato: ho detto sì solo se avesse mantenuto la squadra che era scesa dalla A. E così è stato".

Fondamentale, proprio in questo percorso, il rapporto con il direttore generale: "Ci intendiamo al volo, basta uno sguardo: è il dirigente perfetto. Trasmette serenità. Così tutti lavorano senza tensioni ma a tremila all’ora".

Sul suo stile di gioco, Stroppa rivendica con decisione una filosofia ben precisa: "Io l’ho sempre fatto, lo dovete chiedere agli altri. Se si può scegliere come morire, io voglio morire nella metà campo avversaria, giocando. E poi ci vogliono i giocatori, e così facendo si vince".

Numeri alla mano, il Venezia ha chiuso con il miglior attacco e una delle difese più solide del campionato, ma per l’allenatore il dato più importante è un altro: "Il gioco espresso".

Un aspetto non scontato è stata anche la capacità della squadra di reagire immediatamente dopo la retrocessione: "Per il lavoro della società, in particolare di Antonelli. Mi era già capitato di ricominciare dopo una delusione: a Crotone, Monza, Cremona. Si crea un ambiente in cui si da tutto per scontato, invece bisogna rimboccarsi le maniche e pulire le scorie".

La ripartenza, infatti, è stata immediata fin dai primi giorni di ritiro: "Il primo giorno c’era subito grande entusiasmo, tutti non vedevano l’ora di ricominciare. L’ho capito guardando negli occhi i ragazzi, nessuno era abbattuto. Chi voleva andare via, è andato: la cosa peggiore è tenere chi non vuole restare".

Alla domanda sulla forza complessiva della rosa, Stroppa non ha dubbi: "L’ho detto dall’inizio della stagione, ero certo di arrivare alla fine davanti: comunque ce la saremmo giocata. E’ una squadra completa, omogenea, con enormi qualità tecniche e mentali".

Infine, sul futuro e su eventuali nuove sfide in Serie B, la risposta dell'allenatore è questa: "No, lasciamo stare. Oggi il Venezia per me vale troppo, non mi siederei nemmeno a parlare".

ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
VENEZIA - Stroppa: "Questo club vale troppo per me, non mi siederei a parlare con altri"

di Redazione

03/05/2026 - 15:38

Il Venezia torna in Serie A a distanza di una sola stagione e lo fa al termine di un percorso solido, culminato con il pareggio per 2-2 sul campo dello Spezia. 

Dopo la promozione conquistata sul campo dello Spezia, Giovanni Stroppa ha raccontato a "La Gazzetta dello Sport" le sensazioni di una stagione vissuta sempre da protagonista. Di seguito le sue parole.

"Di sicuro è stata esaltante, da protagonista per il gioco proposto, dominando le partite. Rispetto alle altre tre promozioni, stavolta siamo stati davanti per mesi (da gennaio). Credo di essere stato coerente con quello che avevo detto all’inizio: per qualità è una squadra superiore alle altre, lo pensavo quando eravamo quinti o sesti ma vedevo prestazioni di altissimo livello".

Guardando alle similitudini con i suoi precedenti successi, il tecnico sottolinea un elemento in comune: "Ci sono nomi e cognomi... Devo essere presuntuoso, ma dico che il gioco è sempre stato lo stesso, vista l’identità delle squadre. Quasi mi dispiace che sia finita, perché giochiamo a memoria: potrei anche non sedermi in panchina. Così era anche a Foggia, o nella Cremonese che ha perso la finale playoff proprio a Venezia. L’idea di gioco è sempre quella".

Un traguardo che lo inserisce anche in una ristretta cerchia di allenatori capaci di vincere due Serie B consecutive: "Noi allenatori siamo scelti, ma poi la decisione di accettare una squadra è nostra. Essere rimasto a Cremona un anno fa mi dava quella certezza, anche se non tutti lo credevano. Sono venuto a Venezia perché Pippo Antonelli (dg del club) mi ha massacrato: ho detto sì solo se avesse mantenuto la squadra che era scesa dalla A. E così è stato".

Fondamentale, proprio in questo percorso, il rapporto con il direttore generale: "Ci intendiamo al volo, basta uno sguardo: è il dirigente perfetto. Trasmette serenità. Così tutti lavorano senza tensioni ma a tremila all’ora".

Sul suo stile di gioco, Stroppa rivendica con decisione una filosofia ben precisa: "Io l’ho sempre fatto, lo dovete chiedere agli altri. Se si può scegliere come morire, io voglio morire nella metà campo avversaria, giocando. E poi ci vogliono i giocatori, e così facendo si vince".

Numeri alla mano, il Venezia ha chiuso con il miglior attacco e una delle difese più solide del campionato, ma per l’allenatore il dato più importante è un altro: "Il gioco espresso".

Un aspetto non scontato è stata anche la capacità della squadra di reagire immediatamente dopo la retrocessione: "Per il lavoro della società, in particolare di Antonelli. Mi era già capitato di ricominciare dopo una delusione: a Crotone, Monza, Cremona. Si crea un ambiente in cui si da tutto per scontato, invece bisogna rimboccarsi le maniche e pulire le scorie".

La ripartenza, infatti, è stata immediata fin dai primi giorni di ritiro: "Il primo giorno c’era subito grande entusiasmo, tutti non vedevano l’ora di ricominciare. L’ho capito guardando negli occhi i ragazzi, nessuno era abbattuto. Chi voleva andare via, è andato: la cosa peggiore è tenere chi non vuole restare".

Alla domanda sulla forza complessiva della rosa, Stroppa non ha dubbi: "L’ho detto dall’inizio della stagione, ero certo di arrivare alla fine davanti: comunque ce la saremmo giocata. E’ una squadra completa, omogenea, con enormi qualità tecniche e mentali".

Infine, sul futuro e su eventuali nuove sfide in Serie B, la risposta dell'allenatore è questa: "No, lasciamo stare. Oggi il Venezia per me vale troppo, non mi siederei nemmeno a parlare".