Si è celebrato ieri, 20 marzo 2026, il decimo anniversario del Polo universitario di San Giovanni a Teduccio dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, con un’apertura straordinaria del sito federiciano sorto dall'ex conservificio Cirio trasformato in un palcoscenico di ricerca, innovazione e memoria collettiva.
L'evento, intitolato "Federico II Svelata. 10 anni di San Giovanni a Teduccio", si è inserito nell'ambito di "Università Svelate", la manifestazione nazionale promossa dalla CRUI che ogni 20 marzo celebra il contributo degli atenei italiani al tessuto sociale, economico e culturale del Paese. E il Polo di San Giovanni è uno degli esempi più eloquenti di questo contributo: un luogo dove la rigenerazione urbana ha incontrato la missione educativa, trasformando una periferia segnata dalla deindustrializzazione in un ecosistema vivo di conoscenza e trasferimento tecnologico.
La storia del Polo inizia idealmente molto prima della sua inaugurazione. L'area, un tempo cuore pulsante della produzione Cirio, aveva attraversato decenni di silenzio industriale dopo la chiusura dello stabilimento. Fu la Federico II a raccogliere quella scommessa, scegliendo di insediarsi in un quartiere della periferia orientale di Napoli con un progetto di recupero che non ha cancellato la memoria industriale del luogo, ma l'ha riletta e reinterpretata.
Il primo insediamento ufficiale risale al 2016, quando il CESMA, Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati dell’Ateneo, aprì i suoi laboratori nel complesso. Da quel momento il Polo non ha smesso di crescere. Oggi conta circa 60 laboratori attivi che spaziano dall'intelligenza artificiale alle tecnologie innovative per il volo, dalla meccatronica ai sistemi quantistici. Proprio a San Giovanni è ospitato uno dei computer quantistici più potenti a livello internazionale, insieme a un supercomputer di rilevanza nazionale, entrambi potenziati grazie ai fondi del PNRR.
La giornata di ieri, aperta al pubblico, ha offerto un programma ricco e plurale. I visitatori hanno potuto percorrere sessanta iniziative di ricerca e public engagement, assistere agli interventi dello speech corner su temi urgenti come il rapporto tra università e territori, e partecipare a visite guidate a quattro delle sedici Academy attive nel Polo: Apple, Agritech, Digita e Cisco. Non sono mancati i laboratori aperti e un focus dedicato al radicamento dell'ateneo nelle periferie urbane, a partire proprio dall'esperienza di San Giovanni.
A chiudere la giornata, in modo festoso e partecipato, il concerto di Roberto Colella, che ha trascinato sul palco anche il professor Antonio Pescapè, delegato d'Ateneo a Innovazione e Terza Missione, coordinatore dell’evento di ieri, uno dei protagonisti della scommessa culturale e scientifica che ha cambiato il volto di questo quartiere.
Il rettore Matteo Lorito, nel videodiscorso che ha aperto le celebrazioni (non era presente per un problema imprevisto), ha voluto sottolineare il duplice senso di questa ricorrenza: responsabilità e orgoglio. “San Giovanni è del territorio, è della città”, ha detto. “È stata una scelta forte trasformare un'antica fabbrica alimentare in una fabbrica del sapere, dove cinquemila studenti lavorano ogni giorno con aziende e ricercatori”. Una scelta che oggi, ha aggiunto, “può essere raccontata, vissuta e celebrata”, anche grazie al riconoscimento che il modello federiciano ha ricevuto a livello europeo.
Domenico Accardo, direttore del CESMA, ha ripercorso il cammino percorso in dieci anni: “Abbiamo costruito un ecosistema dinamico, capace di integrare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, contribuendo concretamente alla crescita del territorio”. Un ecosistema che oggi comprende non soltanto laboratori e infrastrutture di ricerca, ma anche Academy formative di eccellenza, startup, progetti di collaborazione con le imprese e una rete di relazioni con il tessuto produttivo locale e nazionale.
La prorettrice Angela Zampella ha ricordato il tema scelto quest'anno per Università Svelate sottolineandone la risonanza particolare in un luogo come San Giovanni: “Le università sono presidi di conoscenza aperti, capaci di generare valore nei contesti in cui operano e di contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità”.
Tra le storie che meglio raccontano il significato profondo di questa trasformazione, c'è quella di Roberta Napolitano, oggi product owner alla Apple Academy. Nata e cresciuta a San Giovanni, la sua famiglia vive nel quartiere da quattro generazioni. Il bar gestito dai suoi parenti era il punto di riferimento dei lavoratori della Cirio; quando la fabbrica chiuse, racconta, “si percepì subito il vuoto”. Un vuoto che ha visto colmarsi con i propri occhi, anno dopo anno.
“Mio nonno aspettava la realizzazione del campus e diceva sempre che si doveva investire in questo territorio”, ricorda. “Oggi vedo il futuro qui, e questo cambiamento lo percepisco anche nelle piccole cose: la gente del posto che gestisce bar e trattorie prova a parlare inglese per confrontarsi con gli studenti stranieri che frequentano le Academy”. Roberta è entrata nel Polo nell'anno accademico 2018-2019. “Ho imparato tutto da zero”, dice, “e ho scoperto come la tecnologia risolva problematiche molto umane”. La sua è, in piccolo, la storia del quartiere intero.
Finanziato attraverso i fondi della politica di coesione europea della Regione Campania, il Polo di San Giovanni a Teduccio è oggi riconosciuto come una best practice a livello europeo: un esempio concreto di come gli investimenti pubblici, se guidati da una visione chiara, possano restituire dignità e prospettiva a territori che il declino industriale sembrava aver consegnato all'oblio.
Cinquemila studenti, sessanta laboratori, sedici Academy, un supercomputer, computer quantistici, startup, brevetti, collaborazioni internazionali: tutto questo, in dieci anni, nei capannoni dove il Novecento lavorava il pomodoro.
di Redazione
21/03/2026 - 18:31
Si è celebrato ieri, 20 marzo 2026, il decimo anniversario del Polo universitario di San Giovanni a Teduccio dell'Università degli Studi di Napoli Federico II, con un’apertura straordinaria del sito federiciano sorto dall'ex conservificio Cirio trasformato in un palcoscenico di ricerca, innovazione e memoria collettiva.
L'evento, intitolato "Federico II Svelata. 10 anni di San Giovanni a Teduccio", si è inserito nell'ambito di "Università Svelate", la manifestazione nazionale promossa dalla CRUI che ogni 20 marzo celebra il contributo degli atenei italiani al tessuto sociale, economico e culturale del Paese. E il Polo di San Giovanni è uno degli esempi più eloquenti di questo contributo: un luogo dove la rigenerazione urbana ha incontrato la missione educativa, trasformando una periferia segnata dalla deindustrializzazione in un ecosistema vivo di conoscenza e trasferimento tecnologico.
La storia del Polo inizia idealmente molto prima della sua inaugurazione. L'area, un tempo cuore pulsante della produzione Cirio, aveva attraversato decenni di silenzio industriale dopo la chiusura dello stabilimento. Fu la Federico II a raccogliere quella scommessa, scegliendo di insediarsi in un quartiere della periferia orientale di Napoli con un progetto di recupero che non ha cancellato la memoria industriale del luogo, ma l'ha riletta e reinterpretata.
Il primo insediamento ufficiale risale al 2016, quando il CESMA, Centro Servizi Metrologici e Tecnologici Avanzati dell’Ateneo, aprì i suoi laboratori nel complesso. Da quel momento il Polo non ha smesso di crescere. Oggi conta circa 60 laboratori attivi che spaziano dall'intelligenza artificiale alle tecnologie innovative per il volo, dalla meccatronica ai sistemi quantistici. Proprio a San Giovanni è ospitato uno dei computer quantistici più potenti a livello internazionale, insieme a un supercomputer di rilevanza nazionale, entrambi potenziati grazie ai fondi del PNRR.
La giornata di ieri, aperta al pubblico, ha offerto un programma ricco e plurale. I visitatori hanno potuto percorrere sessanta iniziative di ricerca e public engagement, assistere agli interventi dello speech corner su temi urgenti come il rapporto tra università e territori, e partecipare a visite guidate a quattro delle sedici Academy attive nel Polo: Apple, Agritech, Digita e Cisco. Non sono mancati i laboratori aperti e un focus dedicato al radicamento dell'ateneo nelle periferie urbane, a partire proprio dall'esperienza di San Giovanni.
A chiudere la giornata, in modo festoso e partecipato, il concerto di Roberto Colella, che ha trascinato sul palco anche il professor Antonio Pescapè, delegato d'Ateneo a Innovazione e Terza Missione, coordinatore dell’evento di ieri, uno dei protagonisti della scommessa culturale e scientifica che ha cambiato il volto di questo quartiere.
Il rettore Matteo Lorito, nel videodiscorso che ha aperto le celebrazioni (non era presente per un problema imprevisto), ha voluto sottolineare il duplice senso di questa ricorrenza: responsabilità e orgoglio. “San Giovanni è del territorio, è della città”, ha detto. “È stata una scelta forte trasformare un'antica fabbrica alimentare in una fabbrica del sapere, dove cinquemila studenti lavorano ogni giorno con aziende e ricercatori”. Una scelta che oggi, ha aggiunto, “può essere raccontata, vissuta e celebrata”, anche grazie al riconoscimento che il modello federiciano ha ricevuto a livello europeo.
Domenico Accardo, direttore del CESMA, ha ripercorso il cammino percorso in dieci anni: “Abbiamo costruito un ecosistema dinamico, capace di integrare ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico, contribuendo concretamente alla crescita del territorio”. Un ecosistema che oggi comprende non soltanto laboratori e infrastrutture di ricerca, ma anche Academy formative di eccellenza, startup, progetti di collaborazione con le imprese e una rete di relazioni con il tessuto produttivo locale e nazionale.
La prorettrice Angela Zampella ha ricordato il tema scelto quest'anno per Università Svelate sottolineandone la risonanza particolare in un luogo come San Giovanni: “Le università sono presidi di conoscenza aperti, capaci di generare valore nei contesti in cui operano e di contribuire allo sviluppo culturale, sociale ed economico delle comunità”.
Tra le storie che meglio raccontano il significato profondo di questa trasformazione, c'è quella di Roberta Napolitano, oggi product owner alla Apple Academy. Nata e cresciuta a San Giovanni, la sua famiglia vive nel quartiere da quattro generazioni. Il bar gestito dai suoi parenti era il punto di riferimento dei lavoratori della Cirio; quando la fabbrica chiuse, racconta, “si percepì subito il vuoto”. Un vuoto che ha visto colmarsi con i propri occhi, anno dopo anno.
“Mio nonno aspettava la realizzazione del campus e diceva sempre che si doveva investire in questo territorio”, ricorda. “Oggi vedo il futuro qui, e questo cambiamento lo percepisco anche nelle piccole cose: la gente del posto che gestisce bar e trattorie prova a parlare inglese per confrontarsi con gli studenti stranieri che frequentano le Academy”. Roberta è entrata nel Polo nell'anno accademico 2018-2019. “Ho imparato tutto da zero”, dice, “e ho scoperto come la tecnologia risolva problematiche molto umane”. La sua è, in piccolo, la storia del quartiere intero.
Finanziato attraverso i fondi della politica di coesione europea della Regione Campania, il Polo di San Giovanni a Teduccio è oggi riconosciuto come una best practice a livello europeo: un esempio concreto di come gli investimenti pubblici, se guidati da una visione chiara, possano restituire dignità e prospettiva a territori che il declino industriale sembrava aver consegnato all'oblio.
Cinquemila studenti, sessanta laboratori, sedici Academy, un supercomputer, computer quantistici, startup, brevetti, collaborazioni internazionali: tutto questo, in dieci anni, nei capannoni dove il Novecento lavorava il pomodoro.