Open Fest 2026 - I edizione
Lunedì 20 > martedì 21 aprile 2026
Teatro Nuovo Napoli e Sala Assoli Moscato
Lunedì 20 aprile, ore 20.30
Sala Assoli
E LA BELLA STANZA È VUOTA / O ALTRE ALLUCINAZIONI
ispirate da Diamond Jubilee di Cindy Lee
Ideazione e coreografia Gianmaria Borzillo
interpretazione, creazione e collaborazione artistica Antonio Tagliarini, Barbara Novati,
Fra De Isabella, Gianmaria Borzillo, Nicole De Leo
musica Diamond Jubilee (Cindy Lee, 2024)
luce e scena Cosimo Ferrigolo, Valeria Foti
cura e promozione Giulia Traversi, Irene Rossini
produzione corpoceleste_C.C.00#
con il supporto di ZEIT/ Le Alleanze Dei Corpi, mare culturale urbano – Milano
“E la bella stanza è vuota” nasce dalle ispirazioni emerse dall’ascolto dell’album Diamond Jubilee di Cindy Lee; una serie di suggestioni che guidano la creazione del lavoro, così come l’energia e lo spirito dello stare in scena.
L’album come primo elemento di una drammaturgia che vuole ragionare sul rapporto sfuggente e impercettibile con l’altro, provando a dialogare, forse a vuoto, con l’esigenza memoriale alla base dell’azione fotografica: Nan Goldin, ad esempio, fotografa per afferrare impossibilmente la sorella Barbara.
La foto, che è un calco, impressiona il momento, restituisce le persone andate; eppure, il mistero persiste. Non resta che la testimonianza di questo ritrovo di solitudini.
Il mistero della relazione e una sessione fotografica con cinque performer: un lavoro che vuole provare a costruire uno spaccato di un’umanità multipla e varia che letteralmente ci passa davanti; quasi una sintesi grezza e viva e sotto acidi di una serie di racconti che si manifestano attraverso la relazione tra corpi e identità e le loro metamorfosi, un farsi guardare e un guardare che si fa danza.
Un movimento che lascerà infine solo l’alone del ricordo delle persone che hanno attraversato questa stanza ora vuota.
Martedì 21 aprile, ore 16.00
Teatro Nuovo
VARIATION +
Coreografia / Nyko Piscopo
Danzatori / Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno,, Francesco Russo, Giada Tibaldi
Costume design / Leopoldo Guadagno
Set design / Nyko Piscopo
Musica / Josh Knowles, Mariah Carey
Produzione / Cornelia
Co-produzione / ARB dance company
Supporto / GCDancevents, Lam Dance Works, Art Garage, Officine San Carlo
Il pezzo “Variation 3” è stato presentato in prima assoluta ed eseguito durante
la performance inaugurale di Lam Dance Works, ACT II, sabato 15 novembre
2025 a Boston.
Variation + è un atto di resistenza danzata contro il silenzioso declino del teatro. Ogni variazione è un momento di riflessione sul suo valore dimenticato, sull’urgenza di restare vivi in un luogo che il mondo considera superato.
I danzatori, attraversati da una sofferenza interiore, cercano di farsi ascoltare: corpi che si muovono per attirare l’attenzione, per ricordare che il teatro, oggi più che mai, è uno degli ultimi spazi in cui si vive davvero.
Ore 17.00
Sala Assoli
NICO, DESERTSHORE
Concept, coreografia and direzione artistica / Giovanfrancesco Giannini Performance / Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini
Ambiente sonoro / F. De Isabella
Direzione tecnica e light design / Valeria Foti
Produzione, management and distribuzione / Körper Centro Nazionale di Produzione della danza, con il supporto di Le Alleanze dei Corpi - ZEIT, IRA Institute
Nico, Desertshore è un concerto di danza che nasce da un’indagine artistica ispirata alla musica, ai testi e all’archivio di Christa Päffgen, in arte Nico. Le tracce del suo album culto Desertshore (1970) compongono la partitura sonora della performance, in cui i corpi dei danzatori danno forma a un universo visivo denso e perturbante.
Atmosfere cupe, visioni esoteriche, danze macabre, tempeste interiori e una solitudine ancestrale abitano la scena, evocando un immaginario inedito e desolato. In uno spazio circolare due corpi non si raggiungono mai e sono testimoni del peso dell’esistenza e dell’incomunicabilità.
In loro si intravede una frattura con il reale, una cicatrice interiore. Immersi in un altrove parlano con i lori fantasmi e danzano nella loro solitudine. Il tempo si espande in una dimensione a-temporale ancor più dilatata dai suoni, dai rumori, dalla musica e dalle canzoni interpretate da Nico – provenienti dal suo album Desertshore. Desertshore vive di una austerità assoluta, di una insopportabile angoscia esistenziale.
Il suo incedere è quello di una umanità incapace di porre rimedio al suo destino; la sua solennità è quella di un urlo che giunge dal fondo dei secoli. Il fronte e il retro della copertina dell'album mostrano immagini tratte dal film “La cicatrice interieure” di Philippe Garrel (1971). Un’opera spregiudicata che non spiega nulla e che rifiuta tutte le retoriche possibili di una classica storia lineare.
Ore 18.30
Teatro Nuovo
FOUR QUARTETS
Coreografie Claudio Malangone
Autori/Interpreti Adriana Cristiano, Sabrina De Luca, Noemi De Rosa, Alessia Muscariello, Maite Rodgers, Pietro Autiero, Alessandro Esposito, Loris Vestuto, PierFrancesco Vicinanza
Musiche Franz Schubert
Costumi Borderlinedanza
Segretaria di produzione Hanka I. Van Dongen
Project Manager Maria Teresa Scarpa
Produzione 2026 con il sostegno del MIC, Regione Campania
Nove danzatori e un violoncello dal vivo: la visione di Claudio Malangone trasforma i Quattro Quartetti di T.S. Eliot in un’esperienza sensoriale totale. In questa ode al tempo, il vento non è solo un’immagine coreografica, ma diventa suono vibrante nelle corde dello strumento.
Il dialogo tra il corpo e la musica dal vivo traccia un percorso tra memoria e speranza, cercando quel "punto immobile" nel vortice dell’esistenza. Una performance dove il soffio del vento e l'arcata del violoncellista si fondono per svelare la bellezza spirituale di ciò che muta.
Teatro Italia di Acerra
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
Info 08118280134, 3333155417
Mercoledì 22 aprile, ore 20.45
Monica Sarnelli in
Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci
di Federico Vacalebre
regia di Carlo Cerciello
con Cinzia Cordella
pianoforte, Eunice Petito
violini, Anna Rita Di Pace ed Isabella Parmiciano
viola, Tiziana Traverso
violoncello, Monia Massa
arrangiamenti musicali Pino Tafuto, Salvio Vassallo
disegno luci Andrea Iacopino
aiuto regia e video di Fabiana Fazio
produzione RitmiUrbani Network, Lazzara Felice, Andreano Management
“Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci” è un recital antimisogino sulla donna nella misoginissima canzone napoletana in una versione completamente rinnovata. Lo spettacolo segue un filo narrativo ironico, ma serio, in cui si riflette su un mondo, quello della musica, non solo partenopea, ancora sin troppo maschilista. Testo, canzoni e videoproiezioni con la presenza virtuale di artisti molto cari a Monica Sarnelli (il cantautore Enzo Gragnaniello, l’attore/scrittore Peppe Lanzetta e la cantante Fuliggine, nome d’arte di Francesca Andreano) che raccontano la città al femminile, e le sue donne: femmene, malafemmene, mamme, puttane, figlie, trans, sirene naturalmente, visto che siamo nell’anno 2500 dalla fondazione.
Monica Sarnelli si muove in una scenografia con tanti simboli e abiti: da sciantosa (ma la giarrettiera è di cuoio), da Bammenella, da primadonna postmoderna, da brava ragazza «jeans e maglietta», tra canzoni, aneddoti e racconti.
La scaletta dello spettacolo prevede i brani dei due album “Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci”.
Il volume 1, realizzato - con gli arrangiamenti di Salvio Vassallo - per la prima edizione (anno 2015) dello spettacolo teatrale. Il volume 2 – realizzato (anno 2025) con gli arrangiamenti di Pino Tafuto (pianoforte) e con: Anna Rita di Pace (violino), Isabella Parmiciano (violino), Tiziana Traverso (viola) Wally Pituello (violoncello) ed Aldo Capasso (contrabbasso).
Una sequenza di brani che rappresenta un meraviglioso viaggio nella canzone partenopea: Malafemmena (Totò), Nun Te Scurda’ (Almamegretta), Bammenella (Raffaele Viviani), Reginella , Rundinella, Indifferentemente; Donna (Enzo Gragnaniello); Dove Sta Zazà (Gabriella Ferri); Lily Kangy; Penzo Sempe A Isso (Maria Nazionale); Passione, Funtana All’ombra, Comme Facette Mammeta; Duje Gemelle; Chillo È Nu Buono Guaglione (Pino Daniele); ‘A Cartulina ‘E Napule (Gilda Mignonette); Preferisco Il Novecento (Ria Rosa); Liu’ (Alunni Del Sole); Cerasella (Gloria Christian); Ipocrisia (Angela Luce); Assaje (Lina Sastri | Pino Daniele); Voglia ‘E Turna’ (Teresa De Sio), Stammo Buono (Teresa De Sio | Raiz).
Già in “Passione tour” e "Carosone l'americano di Napoli", e più di recente con «Carmen rap», Federico Vacalebre, giornalista, critico musicale, saggista, esperto di canzone napoletana, sceneggiatore, si è misurato con la scrittura teatrale, sempre usando la canzone come protagonista principale, se non assoluto.
In questo spettacolo ha chiesto di nuovo a Monica Sarnelli di abbandonare il suo repertorio, per trovarne uno che pure le appartiene per DNA. Un viaggio al termine della melodia perduta e patriarcale. Con una sorpresa finale, la traduzione in napoletano di «Marea» di Madame, inno all’orgasmo femminile che diventa «Parea». Una ripresa artistica, ma anche politica, per rivendicare l’argomento trattato nel 2015 quando la parola “patriarcato” non era attuale come oggi.
Sala Assoli Moscato
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
programmazione del Teatro Nuovo di Napoli
Info 0814976267
Giovedì 23 aprile, ore 20.30
Nuttata
traduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard- Marie Koltès
di e con Domenico Ingenito
disegno luci Sebastiano Cautiero
produzione Interno5 in coproduzione con Opera Estate festival
A E. M., per la grazia che mi ha donato A
E. M., per le parole che ci ha donato
A E. M., per la libertà e irriverenza che ci ha donato A
E.M., per tutto quello che – almeno io- non so dire ancora con le parole
“Nuttata” e` la traduzione in napoletano del monologo scritto nel 1977 da Bernard-Marie Kolte`s “La nuit juste avant les fore^ts”, in italiano “La notte poco prima delle foreste”, il testo racconta l’incontro di uno straniero con uno sconosciuto visto camminare lungo la strada.
Il monologo e` scritto dall’autore francese con una lingua che appartiene e sembra essere “derubata” piu` alla poesia (Shakespeare su tutti) che al “parlato quotidiano”. Il protagonista racconta del suo sentirsi estraneo, dell’emarginazione, del suo bisogno d’amore e della sua condizione di emigrato dalla sua terra d’origine.
La traduzione in napoletano, dialetto e lingua d’elezione del teatro italiano, e` stata fatta dal traduttore Domenico Ingenito (autore e attore) seguendo due processi diversi e vicini fra di loro.
In un caso, dopo la lettura del monologo di Kolte`s in italiano, il traduttore ha letto e tradotto dal francese il testo di Bernard-Marie Kolte`s in maniera “letterale” grazie all’ausilio di una docente di francese.
Nell’altro caso, interrogandosi sulla natura del personaggio protagonista del monologo francese, che sembra essere, anzi e` un “ragazzo di vita” che vive ai margini di una citta`, in stazione, ha interrogato nella sua vita reale i “ragazzi di vita” della stazione di Napoli, chiedendo loro di leggere parti o estratti del testo di Kolte`s in italiano.
In ultimo, con il suono della loro voce che il traduttore registrava nella sua mente durante questi incontri, ha portato a termine la traduzione e riscrittura del monologo francese.
Teatro Nexus di Torre Annunziata
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
info 08119716860 – 3770978052
Giovedì 23 aprile, ore 21.00
I promessi suoceri
con Paolo Caiazzo e Maria Bolignano
e con Antonio D'Avino, Yulia Mayarchuk, Domenico Pinelli, Giovanna Sannino
regia Paolo Caiazzo
scene Max Comune
disegno luci Luigi Raia
produzione Ag Spettacoli Tradizione e Turismo
L’evoluzione da “Papà” a “Suocero” è un momento complicato della vita di un uomo ed è arrivato il momento per Antonio. Ex animatore di villaggi turistici non ha mai perdonato sua moglie Elisa, insegnante di italiano, per avergli impedito una carriera artistica.
La sua unica figlia Lucia ha deciso di accettare la proposta di matrimonio del suo amato Renzo e lo comunica ai genitori.
Con l’inevitabile timore di finire nella soffitta dei ricordi, Antonio essendo legato alle tradizioni, chiede un incontro ufficiale con la famiglia dello sposo.
Dopo i primi convenevoli notano la grande distanza sociale ed economica delle famiglie: Gaetano è erede di un capo clan e Giulia è straniera trapiantata a Napoli ma con un passato da soubrette.
Si cerca comunque di trovare punti di incontro fino a quando una verità inconfessabile costringe Antonio e gli altri ad ostacolare il progetto di nozze. Così Renzo e Lucia, come quelli Manzoniani, si troveranno davanti ad una inspiegabile strategia per un “Questo matrimonio non s’ha da fare”.
Le dinamiche ed i colori strizzano l’occhio alla umana comicità della commedia all’italiana dei tempi d’oro, condita con i meccanismi del teatro classico partenopeo. Non a caso l’esordio del colloquio tra i suoceri è un chiaro omaggio a quello di “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta.
I nostri giovani troveranno, come quelli del romanzo, mille impedimenti al loro matrimonio. Con una serie di colpi di scena a catena la matassa si ingarbuglia fino ad apparire inestricabile. Anche con loro però la divina provvidenza interverrà? (spoiler) Sì!
Interverrà ma in maniera molto particolare, regalando un lieto fine, ma che non potrà rimarginare vecchie ferite e scheletri finalmente liberati dagli armadi dei nostri “Promessi Suoceri”.
di Redazione
17/04/2026 - 21:20
Open Fest 2026 - I edizione
Lunedì 20 > martedì 21 aprile 2026
Teatro Nuovo Napoli e Sala Assoli Moscato
Lunedì 20 aprile, ore 20.30
Sala Assoli
E LA BELLA STANZA È VUOTA / O ALTRE ALLUCINAZIONI
ispirate da Diamond Jubilee di Cindy Lee
Ideazione e coreografia Gianmaria Borzillo
interpretazione, creazione e collaborazione artistica Antonio Tagliarini, Barbara Novati,
Fra De Isabella, Gianmaria Borzillo, Nicole De Leo
musica Diamond Jubilee (Cindy Lee, 2024)
luce e scena Cosimo Ferrigolo, Valeria Foti
cura e promozione Giulia Traversi, Irene Rossini
produzione corpoceleste_C.C.00#
con il supporto di ZEIT/ Le Alleanze Dei Corpi, mare culturale urbano – Milano
“E la bella stanza è vuota” nasce dalle ispirazioni emerse dall’ascolto dell’album Diamond Jubilee di Cindy Lee; una serie di suggestioni che guidano la creazione del lavoro, così come l’energia e lo spirito dello stare in scena.
L’album come primo elemento di una drammaturgia che vuole ragionare sul rapporto sfuggente e impercettibile con l’altro, provando a dialogare, forse a vuoto, con l’esigenza memoriale alla base dell’azione fotografica: Nan Goldin, ad esempio, fotografa per afferrare impossibilmente la sorella Barbara.
La foto, che è un calco, impressiona il momento, restituisce le persone andate; eppure, il mistero persiste. Non resta che la testimonianza di questo ritrovo di solitudini.
Il mistero della relazione e una sessione fotografica con cinque performer: un lavoro che vuole provare a costruire uno spaccato di un’umanità multipla e varia che letteralmente ci passa davanti; quasi una sintesi grezza e viva e sotto acidi di una serie di racconti che si manifestano attraverso la relazione tra corpi e identità e le loro metamorfosi, un farsi guardare e un guardare che si fa danza.
Un movimento che lascerà infine solo l’alone del ricordo delle persone che hanno attraversato questa stanza ora vuota.
Martedì 21 aprile, ore 16.00
Teatro Nuovo
VARIATION +
Coreografia / Nyko Piscopo
Danzatori / Nicolas Grimaldi Capitello, Leopoldo Guadagno,, Francesco Russo, Giada Tibaldi
Costume design / Leopoldo Guadagno
Set design / Nyko Piscopo
Musica / Josh Knowles, Mariah Carey
Produzione / Cornelia
Co-produzione / ARB dance company
Supporto / GCDancevents, Lam Dance Works, Art Garage, Officine San Carlo
Il pezzo “Variation 3” è stato presentato in prima assoluta ed eseguito durante
la performance inaugurale di Lam Dance Works, ACT II, sabato 15 novembre
2025 a Boston.
Variation + è un atto di resistenza danzata contro il silenzioso declino del teatro. Ogni variazione è un momento di riflessione sul suo valore dimenticato, sull’urgenza di restare vivi in un luogo che il mondo considera superato.
I danzatori, attraversati da una sofferenza interiore, cercano di farsi ascoltare: corpi che si muovono per attirare l’attenzione, per ricordare che il teatro, oggi più che mai, è uno degli ultimi spazi in cui si vive davvero.
Ore 17.00
Sala Assoli
NICO, DESERTSHORE
Concept, coreografia and direzione artistica / Giovanfrancesco Giannini Performance / Roberta Racis, Giovanfrancesco Giannini
Ambiente sonoro / F. De Isabella
Direzione tecnica e light design / Valeria Foti
Produzione, management and distribuzione / Körper Centro Nazionale di Produzione della danza, con il supporto di Le Alleanze dei Corpi - ZEIT, IRA Institute
Nico, Desertshore è un concerto di danza che nasce da un’indagine artistica ispirata alla musica, ai testi e all’archivio di Christa Päffgen, in arte Nico. Le tracce del suo album culto Desertshore (1970) compongono la partitura sonora della performance, in cui i corpi dei danzatori danno forma a un universo visivo denso e perturbante.
Atmosfere cupe, visioni esoteriche, danze macabre, tempeste interiori e una solitudine ancestrale abitano la scena, evocando un immaginario inedito e desolato. In uno spazio circolare due corpi non si raggiungono mai e sono testimoni del peso dell’esistenza e dell’incomunicabilità.
In loro si intravede una frattura con il reale, una cicatrice interiore. Immersi in un altrove parlano con i lori fantasmi e danzano nella loro solitudine. Il tempo si espande in una dimensione a-temporale ancor più dilatata dai suoni, dai rumori, dalla musica e dalle canzoni interpretate da Nico – provenienti dal suo album Desertshore. Desertshore vive di una austerità assoluta, di una insopportabile angoscia esistenziale.
Il suo incedere è quello di una umanità incapace di porre rimedio al suo destino; la sua solennità è quella di un urlo che giunge dal fondo dei secoli. Il fronte e il retro della copertina dell'album mostrano immagini tratte dal film “La cicatrice interieure” di Philippe Garrel (1971). Un’opera spregiudicata che non spiega nulla e che rifiuta tutte le retoriche possibili di una classica storia lineare.
Ore 18.30
Teatro Nuovo
FOUR QUARTETS
Coreografie Claudio Malangone
Autori/Interpreti Adriana Cristiano, Sabrina De Luca, Noemi De Rosa, Alessia Muscariello, Maite Rodgers, Pietro Autiero, Alessandro Esposito, Loris Vestuto, PierFrancesco Vicinanza
Musiche Franz Schubert
Costumi Borderlinedanza
Segretaria di produzione Hanka I. Van Dongen
Project Manager Maria Teresa Scarpa
Produzione 2026 con il sostegno del MIC, Regione Campania
Nove danzatori e un violoncello dal vivo: la visione di Claudio Malangone trasforma i Quattro Quartetti di T.S. Eliot in un’esperienza sensoriale totale. In questa ode al tempo, il vento non è solo un’immagine coreografica, ma diventa suono vibrante nelle corde dello strumento.
Il dialogo tra il corpo e la musica dal vivo traccia un percorso tra memoria e speranza, cercando quel "punto immobile" nel vortice dell’esistenza. Una performance dove il soffio del vento e l'arcata del violoncellista si fondono per svelare la bellezza spirituale di ciò che muta.
Teatro Italia di Acerra
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
Info 08118280134, 3333155417
Mercoledì 22 aprile, ore 20.45
Monica Sarnelli in
Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci
di Federico Vacalebre
regia di Carlo Cerciello
con Cinzia Cordella
pianoforte, Eunice Petito
violini, Anna Rita Di Pace ed Isabella Parmiciano
viola, Tiziana Traverso
violoncello, Monia Massa
arrangiamenti musicali Pino Tafuto, Salvio Vassallo
disegno luci Andrea Iacopino
aiuto regia e video di Fabiana Fazio
produzione RitmiUrbani Network, Lazzara Felice, Andreano Management
“Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci” è un recital antimisogino sulla donna nella misoginissima canzone napoletana in una versione completamente rinnovata. Lo spettacolo segue un filo narrativo ironico, ma serio, in cui si riflette su un mondo, quello della musica, non solo partenopea, ancora sin troppo maschilista. Testo, canzoni e videoproiezioni con la presenza virtuale di artisti molto cari a Monica Sarnelli (il cantautore Enzo Gragnaniello, l’attore/scrittore Peppe Lanzetta e la cantante Fuliggine, nome d’arte di Francesca Andreano) che raccontano la città al femminile, e le sue donne: femmene, malafemmene, mamme, puttane, figlie, trans, sirene naturalmente, visto che siamo nell’anno 2500 dalla fondazione.
Monica Sarnelli si muove in una scenografia con tanti simboli e abiti: da sciantosa (ma la giarrettiera è di cuoio), da Bammenella, da primadonna postmoderna, da brava ragazza «jeans e maglietta», tra canzoni, aneddoti e racconti.
La scaletta dello spettacolo prevede i brani dei due album “Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci”.
Il volume 1, realizzato - con gli arrangiamenti di Salvio Vassallo - per la prima edizione (anno 2015) dello spettacolo teatrale. Il volume 2 – realizzato (anno 2025) con gli arrangiamenti di Pino Tafuto (pianoforte) e con: Anna Rita di Pace (violino), Isabella Parmiciano (violino), Tiziana Traverso (viola) Wally Pituello (violoncello) ed Aldo Capasso (contrabbasso).
Una sequenza di brani che rappresenta un meraviglioso viaggio nella canzone partenopea: Malafemmena (Totò), Nun Te Scurda’ (Almamegretta), Bammenella (Raffaele Viviani), Reginella , Rundinella, Indifferentemente; Donna (Enzo Gragnaniello); Dove Sta Zazà (Gabriella Ferri); Lily Kangy; Penzo Sempe A Isso (Maria Nazionale); Passione, Funtana All’ombra, Comme Facette Mammeta; Duje Gemelle; Chillo È Nu Buono Guaglione (Pino Daniele); ‘A Cartulina ‘E Napule (Gilda Mignonette); Preferisco Il Novecento (Ria Rosa); Liu’ (Alunni Del Sole); Cerasella (Gloria Christian); Ipocrisia (Angela Luce); Assaje (Lina Sastri | Pino Daniele); Voglia ‘E Turna’ (Teresa De Sio), Stammo Buono (Teresa De Sio | Raiz).
Già in “Passione tour” e "Carosone l'americano di Napoli", e più di recente con «Carmen rap», Federico Vacalebre, giornalista, critico musicale, saggista, esperto di canzone napoletana, sceneggiatore, si è misurato con la scrittura teatrale, sempre usando la canzone come protagonista principale, se non assoluto.
In questo spettacolo ha chiesto di nuovo a Monica Sarnelli di abbandonare il suo repertorio, per trovarne uno che pure le appartiene per DNA. Un viaggio al termine della melodia perduta e patriarcale. Con una sorpresa finale, la traduzione in napoletano di «Marea» di Madame, inno all’orgasmo femminile che diventa «Parea». Una ripresa artistica, ma anche politica, per rivendicare l’argomento trattato nel 2015 quando la parola “patriarcato” non era attuale come oggi.
Sala Assoli Moscato
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
programmazione del Teatro Nuovo di Napoli
Info 0814976267
Giovedì 23 aprile, ore 20.30
Nuttata
traduzione e adattamento de La nuit juste avant les forêts di Bernard- Marie Koltès
di e con Domenico Ingenito
disegno luci Sebastiano Cautiero
produzione Interno5 in coproduzione con Opera Estate festival
A E. M., per la grazia che mi ha donato A
E. M., per le parole che ci ha donato
A E. M., per la libertà e irriverenza che ci ha donato A
E.M., per tutto quello che – almeno io- non so dire ancora con le parole
“Nuttata” e` la traduzione in napoletano del monologo scritto nel 1977 da Bernard-Marie Kolte`s “La nuit juste avant les fore^ts”, in italiano “La notte poco prima delle foreste”, il testo racconta l’incontro di uno straniero con uno sconosciuto visto camminare lungo la strada.
Il monologo e` scritto dall’autore francese con una lingua che appartiene e sembra essere “derubata” piu` alla poesia (Shakespeare su tutti) che al “parlato quotidiano”. Il protagonista racconta del suo sentirsi estraneo, dell’emarginazione, del suo bisogno d’amore e della sua condizione di emigrato dalla sua terra d’origine.
La traduzione in napoletano, dialetto e lingua d’elezione del teatro italiano, e` stata fatta dal traduttore Domenico Ingenito (autore e attore) seguendo due processi diversi e vicini fra di loro.
In un caso, dopo la lettura del monologo di Kolte`s in italiano, il traduttore ha letto e tradotto dal francese il testo di Bernard-Marie Kolte`s in maniera “letterale” grazie all’ausilio di una docente di francese.
Nell’altro caso, interrogandosi sulla natura del personaggio protagonista del monologo francese, che sembra essere, anzi e` un “ragazzo di vita” che vive ai margini di una citta`, in stazione, ha interrogato nella sua vita reale i “ragazzi di vita” della stazione di Napoli, chiedendo loro di leggere parti o estratti del testo di Kolte`s in italiano.
In ultimo, con il suono della loro voce che il traduttore registrava nella sua mente durante questi incontri, ha portato a termine la traduzione e riscrittura del monologo francese.
Teatro Nexus di Torre Annunziata
stagione teatrale 2025/2026 a cura del Teatro Pubblico Campano
info 08119716860 – 3770978052
Giovedì 23 aprile, ore 21.00
I promessi suoceri
con Paolo Caiazzo e Maria Bolignano
e con Antonio D'Avino, Yulia Mayarchuk, Domenico Pinelli, Giovanna Sannino
regia Paolo Caiazzo
scene Max Comune
disegno luci Luigi Raia
produzione Ag Spettacoli Tradizione e Turismo
L’evoluzione da “Papà” a “Suocero” è un momento complicato della vita di un uomo ed è arrivato il momento per Antonio. Ex animatore di villaggi turistici non ha mai perdonato sua moglie Elisa, insegnante di italiano, per avergli impedito una carriera artistica.
La sua unica figlia Lucia ha deciso di accettare la proposta di matrimonio del suo amato Renzo e lo comunica ai genitori.
Con l’inevitabile timore di finire nella soffitta dei ricordi, Antonio essendo legato alle tradizioni, chiede un incontro ufficiale con la famiglia dello sposo.
Dopo i primi convenevoli notano la grande distanza sociale ed economica delle famiglie: Gaetano è erede di un capo clan e Giulia è straniera trapiantata a Napoli ma con un passato da soubrette.
Si cerca comunque di trovare punti di incontro fino a quando una verità inconfessabile costringe Antonio e gli altri ad ostacolare il progetto di nozze. Così Renzo e Lucia, come quelli Manzoniani, si troveranno davanti ad una inspiegabile strategia per un “Questo matrimonio non s’ha da fare”.
Le dinamiche ed i colori strizzano l’occhio alla umana comicità della commedia all’italiana dei tempi d’oro, condita con i meccanismi del teatro classico partenopeo. Non a caso l’esordio del colloquio tra i suoceri è un chiaro omaggio a quello di “Miseria e Nobiltà” di Eduardo Scarpetta.
I nostri giovani troveranno, come quelli del romanzo, mille impedimenti al loro matrimonio. Con una serie di colpi di scena a catena la matassa si ingarbuglia fino ad apparire inestricabile. Anche con loro però la divina provvidenza interverrà? (spoiler) Sì!
Interverrà ma in maniera molto particolare, regalando un lieto fine, ma che non potrà rimarginare vecchie ferite e scheletri finalmente liberati dagli armadi dei nostri “Promessi Suoceri”.