Da venerdì 20 a domenica 22 febbraio 2026, arriva per la prima volta a Napoli, a La Galleria Toledo in via Concezione a Montecalvario, 34, “Charta”, lo spettacolo, prodotto da Fortezza est e Teatro Akropolis, di e con Bernardo Casertano, attore, regista e volto noto del piccolo e grande schermo, in questi giorni (3 e 4 febbraio) in onda su Rai 1 nella miniserie “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro” nel ruolo di Giove, diretta da Michele Soavi e prodotta da CamFilm per Rai Fiction. Lo spettacolo, dal titolo latino, traduzione del termine carta, è l’ultimo tassello di una trilogia sulla condizione umana, che intercetta tre fasi della vita dell’uomo: infanzia, età adulta, genitorialità. Genitorialità appunto, spettacolo per un solo attore con sagome di carta è la personale riflessione sulla possibilità di diventare genitore.
«Provo a rappresentare Pinocchio che rincorre un desiderio fortissimo, quello di diventare padre – spiega Casertano - ma lo fa con le gambe di legno non quando diventa bambino. Quindi con l’innocenza e il pressappochismo tipico di un infante che spinge verso un istinto senza strategie o secondi fini, con la purezza di chi affronta una strada impervia ma per lui in quel momento giusta. E lo fa anche in maniera sconsiderata perché è proprio quell’aspetto che mi interessa. Citando Carmelo Bene “quando Pinocchio impara a leggere diventa un essere mediocre, perde il legno e con esso l’inorganico, l’infanzia e si avvia a diventare un bambino perbene, cioè un cittadino che può esprimersi solo attraverso l’ottusità dei proverbi. Alla fine, Pinocchio insegnerà a leggere al padre analfabeta con l’arroganza che è propria della paternità; nessuno è padre a un altro, del resto.” da Bene Crudele».
La storia di Pinocchio che diventa padre, il figlio per antonomasia che affronta il tema della paternità. La visione personale di una esperienza enorme e il tentativo di descriverla attraverso una metafora farsesca. Quella di una prova impossibile da superare, ma possibile da affrontare. Pinocchio si trova di fronte alla paternità con la natura che gli è più congeniale, quella di burattino, ed è disarmato al punto da assurgere a simbolo del racconto. Il titolo latino è la traduzione del termine carta, un materiale duttile, che assume diverse forme e consistenze così come la natura umana.
“La notte del 25 dicembre 1882 ...Carlo Collodi fece un sogno. Sognò che stava su una barchetta di carta in mezzo al mare e che c’era una tempesta. Ma la barchetta di carta resisteva, era una barchetta testarda con due occhi umani…”
Sogni di sogni, Antonio Tabucchi
Il disegno luci è di Chiara Saiella
Biografia:
Bernardo Casertano attore e regista nato a Caserta, si diploma presso l’Accademia del Teatro dei Cocci a Roma. Si forma e lavora con: Odin Teatret di Eugenio Barba, compagnia Dynamis, Giancarlo Sepe, Danio Manfredini, Roberto Latini, Ilaria Drago, Anton Milenin, Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco (compagnia Sud Costa occidentale di Emma Dante), Roberto Castello, Muta Imago, Kevin Crawford (Roy Hart Theatre), Jean Paul Denizon, Francesco Villano.
di Redazione
13/02/2026 - 12:02
Da venerdì 20 a domenica 22 febbraio 2026, arriva per la prima volta a Napoli, a La Galleria Toledo in via Concezione a Montecalvario, 34, “Charta”, lo spettacolo, prodotto da Fortezza est e Teatro Akropolis, di e con Bernardo Casertano, attore, regista e volto noto del piccolo e grande schermo, in questi giorni (3 e 4 febbraio) in onda su Rai 1 nella miniserie “L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro” nel ruolo di Giove, diretta da Michele Soavi e prodotta da CamFilm per Rai Fiction. Lo spettacolo, dal titolo latino, traduzione del termine carta, è l’ultimo tassello di una trilogia sulla condizione umana, che intercetta tre fasi della vita dell’uomo: infanzia, età adulta, genitorialità. Genitorialità appunto, spettacolo per un solo attore con sagome di carta è la personale riflessione sulla possibilità di diventare genitore.
«Provo a rappresentare Pinocchio che rincorre un desiderio fortissimo, quello di diventare padre – spiega Casertano - ma lo fa con le gambe di legno non quando diventa bambino. Quindi con l’innocenza e il pressappochismo tipico di un infante che spinge verso un istinto senza strategie o secondi fini, con la purezza di chi affronta una strada impervia ma per lui in quel momento giusta. E lo fa anche in maniera sconsiderata perché è proprio quell’aspetto che mi interessa. Citando Carmelo Bene “quando Pinocchio impara a leggere diventa un essere mediocre, perde il legno e con esso l’inorganico, l’infanzia e si avvia a diventare un bambino perbene, cioè un cittadino che può esprimersi solo attraverso l’ottusità dei proverbi. Alla fine, Pinocchio insegnerà a leggere al padre analfabeta con l’arroganza che è propria della paternità; nessuno è padre a un altro, del resto.” da Bene Crudele».
La storia di Pinocchio che diventa padre, il figlio per antonomasia che affronta il tema della paternità. La visione personale di una esperienza enorme e il tentativo di descriverla attraverso una metafora farsesca. Quella di una prova impossibile da superare, ma possibile da affrontare. Pinocchio si trova di fronte alla paternità con la natura che gli è più congeniale, quella di burattino, ed è disarmato al punto da assurgere a simbolo del racconto. Il titolo latino è la traduzione del termine carta, un materiale duttile, che assume diverse forme e consistenze così come la natura umana.
“La notte del 25 dicembre 1882 ...Carlo Collodi fece un sogno. Sognò che stava su una barchetta di carta in mezzo al mare e che c’era una tempesta. Ma la barchetta di carta resisteva, era una barchetta testarda con due occhi umani…”
Sogni di sogni, Antonio Tabucchi
Il disegno luci è di Chiara Saiella
Biografia:
Bernardo Casertano attore e regista nato a Caserta, si diploma presso l’Accademia del Teatro dei Cocci a Roma. Si forma e lavora con: Odin Teatret di Eugenio Barba, compagnia Dynamis, Giancarlo Sepe, Danio Manfredini, Roberto Latini, Ilaria Drago, Anton Milenin, Sabino Civilleri, Manuela Lo Sicco (compagnia Sud Costa occidentale di Emma Dante), Roberto Castello, Muta Imago, Kevin Crawford (Roy Hart Theatre), Jean Paul Denizon, Francesco Villano.