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IL RACCONTO - Corini: "Il mio rimpianto? Una volta giocai contro Maradona e gli chiesi la maglia, ma lui l'aveva già promessa a Casiraghi"
21.03.2026 23:51 di Napoli Magazine
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Eugenio Corini, allenatore ed ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "È stato un onore portare la maglia numero 10 sia alla Juve che al Napoli. Ho un rimpianto: l'unica volta che affrontai Maradona gli chiesi la maglia, ma l'aveva già promessa a Casiraghi. Tre anni dopo quella dieci l'ho indossata io, e la vita a volte è davvero strana".

Dopo l'esplosione a Brescia arrivò la chiamata della Juventus, nell'estate dei Mondiali del 1990:

"Arrivai insieme a Baggio, ma lui era una rockstar, io uno sconosciuto. Il Trap ci metteva spesso in stanza insieme, Robi era una persona unica. Passavamo le serate a giocare a Pinnacola con Carrera, non voleva perdere nessuno".

Non manca l'autocritica sul periodo alla Sampdoria:

"Con Mancini sbagliai io. Da giovane ero una testa matta, lui era un punto di riferimento e dovevo portare più rispetto. A Genova stavo bene, ma scelsi d'impulso e non fu la decisione migliore".

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IL RACCONTO - Corini: "Il mio rimpianto? Una volta giocai contro Maradona e gli chiesi la maglia, ma lui l'aveva già promessa a Casiraghi"

di Redazione

21/03/2026 - 23:51

Eugenio Corini, allenatore ed ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "È stato un onore portare la maglia numero 10 sia alla Juve che al Napoli. Ho un rimpianto: l'unica volta che affrontai Maradona gli chiesi la maglia, ma l'aveva già promessa a Casiraghi. Tre anni dopo quella dieci l'ho indossata io, e la vita a volte è davvero strana".

Dopo l'esplosione a Brescia arrivò la chiamata della Juventus, nell'estate dei Mondiali del 1990:

"Arrivai insieme a Baggio, ma lui era una rockstar, io uno sconosciuto. Il Trap ci metteva spesso in stanza insieme, Robi era una persona unica. Passavamo le serate a giocare a Pinnacola con Carrera, non voleva perdere nessuno".

Non manca l'autocritica sul periodo alla Sampdoria:

"Con Mancini sbagliai io. Da giovane ero una testa matta, lui era un punto di riferimento e dovevo portare più rispetto. A Genova stavo bene, ma scelsi d'impulso e non fu la decisione migliore".