Eugenio Corini, allenatore ed ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "È stato un onore portare la maglia numero 10 sia alla Juve che al Napoli. Ho un rimpianto: l'unica volta che affrontai Maradona gli chiesi la maglia, ma l'aveva già promessa a Casiraghi. Tre anni dopo quella dieci l'ho indossata io, e la vita a volte è davvero strana".
Dopo l'esplosione a Brescia arrivò la chiamata della Juventus, nell'estate dei Mondiali del 1990:
"Arrivai insieme a Baggio, ma lui era una rockstar, io uno sconosciuto. Il Trap ci metteva spesso in stanza insieme, Robi era una persona unica. Passavamo le serate a giocare a Pinnacola con Carrera, non voleva perdere nessuno".
Non manca l'autocritica sul periodo alla Sampdoria:
"Con Mancini sbagliai io. Da giovane ero una testa matta, lui era un punto di riferimento e dovevo portare più rispetto. A Genova stavo bene, ma scelsi d'impulso e non fu la decisione migliore".
di Redazione
21/03/2026 - 23:51
Eugenio Corini, allenatore ed ex centrocampista, ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport. Ecco un estratto: "È stato un onore portare la maglia numero 10 sia alla Juve che al Napoli. Ho un rimpianto: l'unica volta che affrontai Maradona gli chiesi la maglia, ma l'aveva già promessa a Casiraghi. Tre anni dopo quella dieci l'ho indossata io, e la vita a volte è davvero strana".
Dopo l'esplosione a Brescia arrivò la chiamata della Juventus, nell'estate dei Mondiali del 1990:
"Arrivai insieme a Baggio, ma lui era una rockstar, io uno sconosciuto. Il Trap ci metteva spesso in stanza insieme, Robi era una persona unica. Passavamo le serate a giocare a Pinnacola con Carrera, non voleva perdere nessuno".
Non manca l'autocritica sul periodo alla Sampdoria:
"Con Mancini sbagliai io. Da giovane ero una testa matta, lui era un punto di riferimento e dovevo portare più rispetto. A Genova stavo bene, ma scelsi d'impulso e non fu la decisione migliore".