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L'ANALISI - Alabarella: "Infortuni? Niente sfortuna: si gioca troppo, c’è poco spazio per il recupero e va valutata anche l’età media”
19.02.2026 18:56 di Napoli Magazine
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“Tra le tante concause che determinano tanti infortuni, come nel caso del Napoli, eliminerei l’elemento ‘sfortuna’. Ci sono alcuni fattori- ha detto il preparatore atletico dell’Uzbekistan ed ex Napoli e Juve Eugenio Albarella a Radio Marte nel corso di Forza Napoli Sempre- da analizzare, di certo oggi non c'è abbastanza margine per adeguarsi ai tempi di performance che il calcio moderno richiede. Si gioca troppo, come è ormai noto, e il recupero di 72 ore può non bastare più se ci sono tante partite in progressione e per questo avere strutture all’avanguardia per il recupero dei calciatori può essere un elemento importante. Si gioca tanto ma è aumentata soprattutto l'intensità. Se non c'è possibilità di prepararsi adeguatamente, l'indice degli infortuni inevitabilmente aumenta. Il problema è che non c'è volontà politica di sedersi ad un tavolo con coloro che subiscono dei calendari che creano grosse difficoltà metodologiche. La frequenza dei calendari non porta al recupero fisico completo, perché ci sono mille componenti che influiscono sulla performance e che vanno prese in considerazione. Nel momento in cui non c'è questa volontà, le società devono fare valutazioni importanti, cercando di migliorare le proprie strutture e professionalità, in modo tale da ottimizzare quel poco tempo che si ha a disposizione tra una gara e l'altra, abbassando il rischio infortuni analizzando la rosa, che deve avere un'età media inferiore. Numeri da record per il Napoli? Io direi che rientra nella media delle grandi squadre che giocano ogni tre giorni. Tottenham e Manchester United hanno affrontato alcune partite con 15-18 indisponibili: è una piaga che non colpisce solo il Napoli, perché è una piaga che definisco sistemica. Non c’è correlazione tra l'infortunio muscolare di Romelu Lukaku e quello di De Bruyne, considerando che il primo si è lesionato la parte anteriore della coscia, il quadricipite, mentre il secondo si è fatto male dietro, all'altezza del bicipite femorale. Si tratta di infortuni diversi, con l'unico punto in comune di essere infortuni esplosivi”.

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L'ANALISI - Alabarella: "Infortuni? Niente sfortuna: si gioca troppo, c’è poco spazio per il recupero e va valutata anche l’età media”

di Redazione

19/02/2026 - 18:56

“Tra le tante concause che determinano tanti infortuni, come nel caso del Napoli, eliminerei l’elemento ‘sfortuna’. Ci sono alcuni fattori- ha detto il preparatore atletico dell’Uzbekistan ed ex Napoli e Juve Eugenio Albarella a Radio Marte nel corso di Forza Napoli Sempre- da analizzare, di certo oggi non c'è abbastanza margine per adeguarsi ai tempi di performance che il calcio moderno richiede. Si gioca troppo, come è ormai noto, e il recupero di 72 ore può non bastare più se ci sono tante partite in progressione e per questo avere strutture all’avanguardia per il recupero dei calciatori può essere un elemento importante. Si gioca tanto ma è aumentata soprattutto l'intensità. Se non c'è possibilità di prepararsi adeguatamente, l'indice degli infortuni inevitabilmente aumenta. Il problema è che non c'è volontà politica di sedersi ad un tavolo con coloro che subiscono dei calendari che creano grosse difficoltà metodologiche. La frequenza dei calendari non porta al recupero fisico completo, perché ci sono mille componenti che influiscono sulla performance e che vanno prese in considerazione. Nel momento in cui non c'è questa volontà, le società devono fare valutazioni importanti, cercando di migliorare le proprie strutture e professionalità, in modo tale da ottimizzare quel poco tempo che si ha a disposizione tra una gara e l'altra, abbassando il rischio infortuni analizzando la rosa, che deve avere un'età media inferiore. Numeri da record per il Napoli? Io direi che rientra nella media delle grandi squadre che giocano ogni tre giorni. Tottenham e Manchester United hanno affrontato alcune partite con 15-18 indisponibili: è una piaga che non colpisce solo il Napoli, perché è una piaga che definisco sistemica. Non c’è correlazione tra l'infortunio muscolare di Romelu Lukaku e quello di De Bruyne, considerando che il primo si è lesionato la parte anteriore della coscia, il quadricipite, mentre il secondo si è fatto male dietro, all'altezza del bicipite femorale. Si tratta di infortuni diversi, con l'unico punto in comune di essere infortuni esplosivi”.