A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta.
Siamo reduci dalla seconda giornata di ritorno dei quarti di Champions League, abbiamo visto Bayern Monaco e Real Madrid dare vita a una partita esaltante. Noi, invece, siamo qui sul divano, spettatori un po' mortificati dalle prestazioni delle nostre squadre. Che cosa si aspetta e che cosa le sta dando questa competizione?
“Stiamo parlando di un livello completamente diverso. Onestamente, la qualità del gioco che esprimono queste squadre è altissima, lo dimostrano con continuità ed efficienza. Basta pensare al gol visto ieri, che ha messo anche il Real Madrid in difficoltà. Sono le squadre più forti: credo che il Bayern sia tra le più complete, ma attenzione anche all'Atletico Madrid. Vediamo come andrà, ma il Bayern resta tra i favoriti".
Restando sul discorso dello spettacolo visto ieri in Champions League, si nota chiaramente la differenza con la nostra Serie A. Collegandomi anche alla crisi della Nazionale: secondo lei basta cambiare allenatore? Si parla molto di Conte o Allegri, può essere questa la soluzione?
“Io penso di no. Non credo che il problema sia l'allenatore, negli anni abbiamo avuto tecnici importanti e preparati. Il vero nodo è la qualità che abbiamo perso nel tempo. Per anni abbiamo lavorato male a livello di sistema, e adesso ne paghiamo le conseguenze. Serve una ristrutturazione profonda del calcio italiano: non basta cambiare la dirigenza della FIGC o l'allenatore. Ci sono stati tentativi di miglioramento, ma non si può pensare di tornare competitivi in sei mesi o un anno. Ci vuole un lavoro serio e continuo".
Tornando al campionato: oltre a Inter e Napoli, che possiamo considerare tra le favorite per un posto in Champions, vede altre squadre in corsa? Il Milan è sembrato in difficoltà, mentre la Juventus è leggermente avanti: ci saranno stravolgimenti da qui alla fine?
“La Juventus deve dimostrare come reagisce nelle prossime partite importanti, se reagirà come credo, può dire la sua perché è una squadra che mi piace molto e non è fuori dalla corsa Champions. Il Milan invece deve stare attento, perché ha mostrato qualche difficoltà".
Facendo un'analisi sul Napoli: è convinto della formula che Conte continua a proporre? Con Alisson, invece, si potrebbe trovare una soluzione diversa? Considerando che il Napoli sembra ormai fuori dalla corsa scudetto, nelle prossime partite cosa farebbe?
“Io sono convinto che se un giocatore non parte titolare spesso c'è un motivo. Conte probabilmente lo considera devastante a partita in corso, quando le squadre avversarie sono più stanche. In quei momenti può fare davvero la differenza. È una scelta tattica precisa: un allenatore pensa sia all'inizio della partita sia all'ultima mezz'ora. Avere un giocatore capace di cambiare la gara entrando dalla panchina è un valore aggiunto. Questo non esclude che possa giocare anche dall'inizio, ma così diventa ancora più decisivo".
Cosa pensa di queste panchine di Serie A che rischiano di essere stravolte dopo appena pochi mesi? Sembra che gli unici punti fermi siano pochi, mentre per gli altri c'è sempre incertezza.
“Ormai è un effetto tipico del calcio italiano, quando cambia uno, poi cambiano tutti. Però servirebbe più pazienza. Si parla tanto di progetti, ma un progetto non si costruisce in tre o sei mesi. Serve tempo e continuità".
Per quanto riguarda la lotta salvezza: chi vede avvantaggiato in questo momento?
“Non vedo una squadra nettamente avvantaggiata. Sarà una lotta aperta fino alla fine, probabilmente tra Cremonese e Lecce se restano lì. Non c'è un vero favorito in questo momento".
di Redazione
16/04/2026 - 12:10
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Andrea Agostinelli, allenatore ex Napoli ed ex calciatore, tra le tante, di Napoli ed Atalanta.
Siamo reduci dalla seconda giornata di ritorno dei quarti di Champions League, abbiamo visto Bayern Monaco e Real Madrid dare vita a una partita esaltante. Noi, invece, siamo qui sul divano, spettatori un po' mortificati dalle prestazioni delle nostre squadre. Che cosa si aspetta e che cosa le sta dando questa competizione?
“Stiamo parlando di un livello completamente diverso. Onestamente, la qualità del gioco che esprimono queste squadre è altissima, lo dimostrano con continuità ed efficienza. Basta pensare al gol visto ieri, che ha messo anche il Real Madrid in difficoltà. Sono le squadre più forti: credo che il Bayern sia tra le più complete, ma attenzione anche all'Atletico Madrid. Vediamo come andrà, ma il Bayern resta tra i favoriti".
Restando sul discorso dello spettacolo visto ieri in Champions League, si nota chiaramente la differenza con la nostra Serie A. Collegandomi anche alla crisi della Nazionale: secondo lei basta cambiare allenatore? Si parla molto di Conte o Allegri, può essere questa la soluzione?
“Io penso di no. Non credo che il problema sia l'allenatore, negli anni abbiamo avuto tecnici importanti e preparati. Il vero nodo è la qualità che abbiamo perso nel tempo. Per anni abbiamo lavorato male a livello di sistema, e adesso ne paghiamo le conseguenze. Serve una ristrutturazione profonda del calcio italiano: non basta cambiare la dirigenza della FIGC o l'allenatore. Ci sono stati tentativi di miglioramento, ma non si può pensare di tornare competitivi in sei mesi o un anno. Ci vuole un lavoro serio e continuo".
Tornando al campionato: oltre a Inter e Napoli, che possiamo considerare tra le favorite per un posto in Champions, vede altre squadre in corsa? Il Milan è sembrato in difficoltà, mentre la Juventus è leggermente avanti: ci saranno stravolgimenti da qui alla fine?
“La Juventus deve dimostrare come reagisce nelle prossime partite importanti, se reagirà come credo, può dire la sua perché è una squadra che mi piace molto e non è fuori dalla corsa Champions. Il Milan invece deve stare attento, perché ha mostrato qualche difficoltà".
Facendo un'analisi sul Napoli: è convinto della formula che Conte continua a proporre? Con Alisson, invece, si potrebbe trovare una soluzione diversa? Considerando che il Napoli sembra ormai fuori dalla corsa scudetto, nelle prossime partite cosa farebbe?
“Io sono convinto che se un giocatore non parte titolare spesso c'è un motivo. Conte probabilmente lo considera devastante a partita in corso, quando le squadre avversarie sono più stanche. In quei momenti può fare davvero la differenza. È una scelta tattica precisa: un allenatore pensa sia all'inizio della partita sia all'ultima mezz'ora. Avere un giocatore capace di cambiare la gara entrando dalla panchina è un valore aggiunto. Questo non esclude che possa giocare anche dall'inizio, ma così diventa ancora più decisivo".
Cosa pensa di queste panchine di Serie A che rischiano di essere stravolte dopo appena pochi mesi? Sembra che gli unici punti fermi siano pochi, mentre per gli altri c'è sempre incertezza.
“Ormai è un effetto tipico del calcio italiano, quando cambia uno, poi cambiano tutti. Però servirebbe più pazienza. Si parla tanto di progetti, ma un progetto non si costruisce in tre o sei mesi. Serve tempo e continuità".
Per quanto riguarda la lotta salvezza: chi vede avvantaggiato in questo momento?
“Non vedo una squadra nettamente avvantaggiata. Sarà una lotta aperta fino alla fine, probabilmente tra Cremonese e Lecce se restano lì. Non c'è un vero favorito in questo momento".