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ON AIR - Anellucci: "Ci sono poche proprietà italiane riconoscibili, ADL è un esempio"
06.02.2026 11:59 di Napoli Magazine
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A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.

Chi è stata, secondo lei, la regina del mercato di gennaio? 

“È difficile, è davvero difficile trovare una regina come poteva esserci qualche tempo fa, quando il calciomercato di gennaio era vero e incisivo. Faccio fatica a individuare un colpo che mi faccia dire, questa squadra ha agito bene. Non vedo una società che possa essere considerata davvero importante per ciò che ha fatto. È stato un mercato assolutamente povero, non soltanto economicamente, ma anche di idee. Non ci sono state grosse operazioni. Credo che la vera regina, chiaramente tra virgolette, sia stata la Lazio, ma solo in uscita. È sotto gli occhi di tutti, fare un mercato di gennaio in cui incassi 60-70 milioni è sicuramente rilevante. Il problema è che quei soldi, in teoria, avresti dovuto reinvestirli, cosa che non è stata fatta. È un bene per le casse della società, ma molto meno per la tifoseria. Una regina del mercato in entrata, sinceramente, a memoria non la vedo".

Dopo un anno di blocco, i primi colpi della Lazio sono le cessioni dei suoi migliori. È una gestione sbagliata? 

“È sotto gli occhi di tutti. Io non sono mai stato, tra virgolette, un amico della società, pur essendo di fede biancoceleste mai nascosta. Sono sempre stato più abituato a dare addosso alla società. Addirittura i cosiddetti leoni da tastiera mi hanno spesso etichettato come amico della dirigenza, cosa che non sono mai stato, non ho mai lavorato con la Lazio, mai e per nulla. Al di là di questo, oggi è tangibile la richiesta di un passo indietro. Questa analisi l’avevo fatta già sette anni fa, avevo intuito, osservando il mercato internazionale e grazie alle mie conoscenze, l’arrivo in massa dei fondi stranieri e dei grandi investitori. Dicevo che, se le squadre non si fossero messe in linea e non avessero investito seriamente nei settori giovanili per produrre talenti da valorizzare, sarebbero state superate. Ogni anno vai indietro. Oggi le uniche proprietà italiane riconoscibili con presidenti forti sono pochissime, viene in mente il Napoli. Se pensi che Lazio e Napoli hanno cambiato proprietà più o meno nello stesso periodo, circa vent’anni fa, e guardi il percorso del Napoli e quello della Lazio, la differenza è evidente. Il Napoli è arrivato anche in Serie C, cosa che alla Lazio non è capitata, ma poi ha investito. Con tutto che De Laurentiis è sempre stato molto contestato, non è un presidente amato eppure ha vinto due scudetti in tre anni. Dall’altra parte, invece, nulla. Avanti così, proteste, proteste. L’unica protesta vera e reale è non andare allo stadio. È allucinante, ma è già successo e succederà ancora, anche in Lazio-Atalanta".

Qual è il suo parere sui due nuovi arrivi del Napoli, Alisson Santos e il giovane? 

“Alisson e Giovane non spostano gli equilibri, anzi, Lang era superiore ma è stato fatto fuori da Conte. Io credo che anche il Napoli non abbia fatto una vera campagna di rinforzamento. Anzi, soprattutto con l’uscita di Khvicha Kvaratskhelia, il Napoli ha perso molto. Questo è un mio pensiero tecnico. Poi abbiamo capito che il rapporto tra Kvaratskhelia e l’allenatore non è mai esistito davvero. Però, se hai un giocatore come lui in rosa, devi metterlo nelle condizioni migliori, perché è uno di quelli che sposta gli equilibri. Quelli che sono entrati, invece, sono tutti punti interrogativi. Alisson è giovane, non sposta gli equilibri. Anzi, probabilmente c’era qualcuno che poteva spostarli, ma è stato fatto fuori per volere del mister".

Con il rientro di Anguissa, come vede Scott McTominay esterno sinistro in una posizione più avanzata? 

“Dal 17 ottobre, visto che il Napoli è stato impegnato in partite ogni tre giorni, è uscito dalla Champions League, anzi si è fatto cacciare a pedate arrivando trentesimo su 36. Antonio Conte continua a non dire la verità. Qual è? Perché non parla? Bisognerebbe chiederlo a lui. È sempre molto enigmatico quando fa comodo. Ci sono allenatori che non si prendono mai davvero le responsabilità. Però credo che arrivare trentesimo, dietro squadre come Club Brugge, Qarabag e altre, meriti una spiegazione. Con i soldi spesi sul mercato dal presidente, Conte una spiegazione dovrebbe darla".

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ON AIR - Anellucci: "Ci sono poche proprietà italiane riconoscibili, ADL è un esempio"

di Redazione

06/02/2026 - 11:59

A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA.

Chi è stata, secondo lei, la regina del mercato di gennaio? 

“È difficile, è davvero difficile trovare una regina come poteva esserci qualche tempo fa, quando il calciomercato di gennaio era vero e incisivo. Faccio fatica a individuare un colpo che mi faccia dire, questa squadra ha agito bene. Non vedo una società che possa essere considerata davvero importante per ciò che ha fatto. È stato un mercato assolutamente povero, non soltanto economicamente, ma anche di idee. Non ci sono state grosse operazioni. Credo che la vera regina, chiaramente tra virgolette, sia stata la Lazio, ma solo in uscita. È sotto gli occhi di tutti, fare un mercato di gennaio in cui incassi 60-70 milioni è sicuramente rilevante. Il problema è che quei soldi, in teoria, avresti dovuto reinvestirli, cosa che non è stata fatta. È un bene per le casse della società, ma molto meno per la tifoseria. Una regina del mercato in entrata, sinceramente, a memoria non la vedo".

Dopo un anno di blocco, i primi colpi della Lazio sono le cessioni dei suoi migliori. È una gestione sbagliata? 

“È sotto gli occhi di tutti. Io non sono mai stato, tra virgolette, un amico della società, pur essendo di fede biancoceleste mai nascosta. Sono sempre stato più abituato a dare addosso alla società. Addirittura i cosiddetti leoni da tastiera mi hanno spesso etichettato come amico della dirigenza, cosa che non sono mai stato, non ho mai lavorato con la Lazio, mai e per nulla. Al di là di questo, oggi è tangibile la richiesta di un passo indietro. Questa analisi l’avevo fatta già sette anni fa, avevo intuito, osservando il mercato internazionale e grazie alle mie conoscenze, l’arrivo in massa dei fondi stranieri e dei grandi investitori. Dicevo che, se le squadre non si fossero messe in linea e non avessero investito seriamente nei settori giovanili per produrre talenti da valorizzare, sarebbero state superate. Ogni anno vai indietro. Oggi le uniche proprietà italiane riconoscibili con presidenti forti sono pochissime, viene in mente il Napoli. Se pensi che Lazio e Napoli hanno cambiato proprietà più o meno nello stesso periodo, circa vent’anni fa, e guardi il percorso del Napoli e quello della Lazio, la differenza è evidente. Il Napoli è arrivato anche in Serie C, cosa che alla Lazio non è capitata, ma poi ha investito. Con tutto che De Laurentiis è sempre stato molto contestato, non è un presidente amato eppure ha vinto due scudetti in tre anni. Dall’altra parte, invece, nulla. Avanti così, proteste, proteste. L’unica protesta vera e reale è non andare allo stadio. È allucinante, ma è già successo e succederà ancora, anche in Lazio-Atalanta".

Qual è il suo parere sui due nuovi arrivi del Napoli, Alisson Santos e il giovane? 

“Alisson e Giovane non spostano gli equilibri, anzi, Lang era superiore ma è stato fatto fuori da Conte. Io credo che anche il Napoli non abbia fatto una vera campagna di rinforzamento. Anzi, soprattutto con l’uscita di Khvicha Kvaratskhelia, il Napoli ha perso molto. Questo è un mio pensiero tecnico. Poi abbiamo capito che il rapporto tra Kvaratskhelia e l’allenatore non è mai esistito davvero. Però, se hai un giocatore come lui in rosa, devi metterlo nelle condizioni migliori, perché è uno di quelli che sposta gli equilibri. Quelli che sono entrati, invece, sono tutti punti interrogativi. Alisson è giovane, non sposta gli equilibri. Anzi, probabilmente c’era qualcuno che poteva spostarli, ma è stato fatto fuori per volere del mister".

Con il rientro di Anguissa, come vede Scott McTominay esterno sinistro in una posizione più avanzata? 

“Dal 17 ottobre, visto che il Napoli è stato impegnato in partite ogni tre giorni, è uscito dalla Champions League, anzi si è fatto cacciare a pedate arrivando trentesimo su 36. Antonio Conte continua a non dire la verità. Qual è? Perché non parla? Bisognerebbe chiederlo a lui. È sempre molto enigmatico quando fa comodo. Ci sono allenatori che non si prendono mai davvero le responsabilità. Però credo che arrivare trentesimo, dietro squadre come Club Brugge, Qarabag e altre, meriti una spiegazione. Con i soldi spesi sul mercato dal presidente, Conte una spiegazione dovrebbe darla".