A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Mirko Taccola, allenatore dello Scandicci ed ex difensore, fra le tante, di Napoli e Inter. Di seguito, un estratto dell'intervista.
Mister, l’Inter si avvia verso la vittoria dello scudetto?
"Sì, a questo punto sembra proprio di sì. Il vantaggio è importante e servirebbe un vero e proprio capovolgimento per rimettere tutto in discussione. Ormai si gioca soprattutto per i posti alle spalle del primo, perché l'Inter mi sembra difficile da raggiungere. Anche perché chi insegue tende a perdere qualche punto ogni tanto, mentre loro continuano a vincere con continuità e questo rende complicato qualsiasi tentativo di rimonta. Sarebbe anche una vittoria in parte inaspettata, considerando che in panchina c'è Cristian Chivu, che è all'esordio in Serie A, in un certo senso è uno schiaffo ai cosiddetti soloni delle panchine italiane. Al di là di tutto, però, è stato bravo: ha trovato una squadra con un impianto già solido, ha cambiato poco e ha proseguito il lavoro aggiungendo qualcosa di suo. Questa è stata un'intuizione intelligente. Si vince con la qualità della rosa, certo, ma anche con la bravura dell'allenatore. Detto questo, il lavoro viene da lontano, non è solo la vittoria di Chivu, ma anche di chi lo ha preceduto e del gruppo che si è consolidato negli anni. Dopo quattro stagioni con la stessa guida tecnica, forse era arrivato il momento di rinfrescare mentalmente l'ambiente".
Secondo lei è a fine ciclo anche il Napoli di Antonio Conte?
"È difficile dirlo. Il Napoli ha avuto diversi problemi, soprattutto legati agli infortuni, e sono mancati giocatori importanti proprio nei momenti chiave della stagione. In queste condizioni è complicato dare un giudizio definitivo. Non mi sembra un ciclo chiuso, Conte è un allenatore che sa essere molto critico, sia con i calciatori sia con la società. Certo, come dicevo prima, a volte rinfrescare è utile. Se per l'Inter è stato il momento giusto, magari per altre realtà potrebbe esserlo a breve. Conte ha grande credito nei confronti di società e calciatori, ma potrebbe essere arrivato al capolinea della sua avventura partenopea".
La porto sulla gara di ieri tra Atalanta e Napoli, possiamo dire che il risultato sia stato gravemente influenzato da alcune scelte arbitrali sbagliate?
"Sicuramente ci sono stati episodi che hanno fatto discutere. È un tema che non riguarda solo il Napoli, anche se in questo periodo sembra una delle squadre più penalizzate. In generale vedo un po' di confusione: gli arbitri sono nell'occhio del ciclone e stanno sbagliando in diverse partite, anche in modo equilibrato, quindi non è una questione legata a una sola squadra. È un momento delicato per la classe arbitrale italiana, che resta di livello, ma forse sta attraversando una fase di difficoltà. Servirebbe una regolamentazione ancora più chiara e una gestione più uniforme degli episodi. Gli episodi importanti, che possono cambiare una partita, come un rigore o un cartellino rosso, meritano sempre un'analisi approfondita, a prescindere dalle squadre coinvolte".
Visto che in tanti ci scrivono parlando di malafede, possiamo smentire questa teoria?
"Credo di sì. Non possiamo tornare indietro di vent'anni, il calcio è cambiato. Oggi ci sono strumenti come il VAR che permettono di correggere gli errori. L'errore fa parte del gioco. Sbagliano gli arbitri, sbagliano i calciatori in campo e sbagliano i dirigenti quando costruiscono le squadre. Gli errori, però, sono in buona fede e questo deve essere il punto di partenza. Non credo a complotti o cospirazioni, credo nella buona fede delle persone che lavorano nel calcio. È un pensiero che non mi piace e che appartiene più al nostro modo di vedere le cose, a volte troppo portato a pensare male. Dobbiamo crescere anche sotto questo aspetto e avere più fiducia nel sistema".
di Redazione
23/02/2026 - 11:56
A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Mirko Taccola, allenatore dello Scandicci ed ex difensore, fra le tante, di Napoli e Inter. Di seguito, un estratto dell'intervista.
Mister, l’Inter si avvia verso la vittoria dello scudetto?
"Sì, a questo punto sembra proprio di sì. Il vantaggio è importante e servirebbe un vero e proprio capovolgimento per rimettere tutto in discussione. Ormai si gioca soprattutto per i posti alle spalle del primo, perché l'Inter mi sembra difficile da raggiungere. Anche perché chi insegue tende a perdere qualche punto ogni tanto, mentre loro continuano a vincere con continuità e questo rende complicato qualsiasi tentativo di rimonta. Sarebbe anche una vittoria in parte inaspettata, considerando che in panchina c'è Cristian Chivu, che è all'esordio in Serie A, in un certo senso è uno schiaffo ai cosiddetti soloni delle panchine italiane. Al di là di tutto, però, è stato bravo: ha trovato una squadra con un impianto già solido, ha cambiato poco e ha proseguito il lavoro aggiungendo qualcosa di suo. Questa è stata un'intuizione intelligente. Si vince con la qualità della rosa, certo, ma anche con la bravura dell'allenatore. Detto questo, il lavoro viene da lontano, non è solo la vittoria di Chivu, ma anche di chi lo ha preceduto e del gruppo che si è consolidato negli anni. Dopo quattro stagioni con la stessa guida tecnica, forse era arrivato il momento di rinfrescare mentalmente l'ambiente".
Secondo lei è a fine ciclo anche il Napoli di Antonio Conte?
"È difficile dirlo. Il Napoli ha avuto diversi problemi, soprattutto legati agli infortuni, e sono mancati giocatori importanti proprio nei momenti chiave della stagione. In queste condizioni è complicato dare un giudizio definitivo. Non mi sembra un ciclo chiuso, Conte è un allenatore che sa essere molto critico, sia con i calciatori sia con la società. Certo, come dicevo prima, a volte rinfrescare è utile. Se per l'Inter è stato il momento giusto, magari per altre realtà potrebbe esserlo a breve. Conte ha grande credito nei confronti di società e calciatori, ma potrebbe essere arrivato al capolinea della sua avventura partenopea".
La porto sulla gara di ieri tra Atalanta e Napoli, possiamo dire che il risultato sia stato gravemente influenzato da alcune scelte arbitrali sbagliate?
"Sicuramente ci sono stati episodi che hanno fatto discutere. È un tema che non riguarda solo il Napoli, anche se in questo periodo sembra una delle squadre più penalizzate. In generale vedo un po' di confusione: gli arbitri sono nell'occhio del ciclone e stanno sbagliando in diverse partite, anche in modo equilibrato, quindi non è una questione legata a una sola squadra. È un momento delicato per la classe arbitrale italiana, che resta di livello, ma forse sta attraversando una fase di difficoltà. Servirebbe una regolamentazione ancora più chiara e una gestione più uniforme degli episodi. Gli episodi importanti, che possono cambiare una partita, come un rigore o un cartellino rosso, meritano sempre un'analisi approfondita, a prescindere dalle squadre coinvolte".
Visto che in tanti ci scrivono parlando di malafede, possiamo smentire questa teoria?
"Credo di sì. Non possiamo tornare indietro di vent'anni, il calcio è cambiato. Oggi ci sono strumenti come il VAR che permettono di correggere gli errori. L'errore fa parte del gioco. Sbagliano gli arbitri, sbagliano i calciatori in campo e sbagliano i dirigenti quando costruiscono le squadre. Gli errori, però, sono in buona fede e questo deve essere il punto di partenza. Non credo a complotti o cospirazioni, credo nella buona fede delle persone che lavorano nel calcio. È un pensiero che non mi piace e che appartiene più al nostro modo di vedere le cose, a volte troppo portato a pensare male. Dobbiamo crescere anche sotto questo aspetto e avere più fiducia nel sistema".