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F1, Wolff: "Abbiamo sempre avuto fiducia in Antonelli, alla Ferrari serve tempo"
12.09.2026 15:58 di Napoli Magazine
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 Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha rilasciato un'intervista a Sky Sport: "La cosa importante in Formula 1 è riconoscere che il tempo è importante. Può essere un anno, due o cinque, ma è importante lasciarlo lavorare. Ricordate quando Jean Todt ha preso il volante della Ferrari: ci sono voluti cinque anni prima di vincere un campionato. Con tutti i soldi, i piloti e i migliori motori, ci vuole stabilità".

Arrivi da una grande festa, che è stata credo — tu hai detto alla fine gara — la chiusura anche di un cerchio ideale, dalla prima sessione di prove libere di due anni fa contro un muro alla Parabolica/Alboreto al trionfo incredibile partendo diciannovesimo di Kimi.

"Sì, esattamente, perché è sempre importante avere la prospettiva giusta. Io sono nel motorsport da tempo e ci sono momenti difficili, molto difficili, ma tutto questo può tornare l'anno dopo o più tardi. E per quello, quando Kimi ha avuto l'incidente a Monza, per me non è stato un grande problema. Ho detto a Kimi 'Va bene tutto'. E due anni dopo questo momento disastroso per la sua famiglia e per lui, abbiamo avuto la più grande festa ed emozione per la sua vittoria sulla stessa pista. Per quello la prospettiva di credere al long term è qualcosa che io provo a vivere ogni giorno".

Credere a lungo termine... Con questa esperienza fatta con Kimi, ti chiedo se c'è stato un momento in cui hai dovuto difendere quasi con cattiveria la scelta di avere Kimi.

"Sì, naturalmente. Quando abbiamo deciso di metterlo in macchina c'erano molte voci che dicevano 'Perché? È troppo giovane'. Persone dell'ambiente mi dicevano che non era al livello. Ricordiamo che la stagione di F2 non andava benissimo, ma noi abbiamo sempre avuto fiducia in lui e nel suo percorso. Non si giudica un pilota da una singola stagione di F2, ma si guarda anche al karting e alle altre categorie. Per questo la decisione mia e della squadra è stata quella di farlo salire in macchina, anche se altre scelte sarebbero state più facili e più conservative".

Hai avuto mai paura?

"Io no, assolutamente zero paura. E anche quando le cose andavano meno bene, in quelle nove gare senza punti, da parte mia non c'è mai stato il minimo dubbio sul fatto che avessimo preso la decisione giusta. Naturalmente c'erano molte altre voci e persone che dicevano 'Te l'avevo detto, mettilo su un'altra macchina, non sappiamo se è all'altezza della Formula 1'. Ma questi sono solo rumori di fondo, cose che non mi interessano per nulla. Noi avevamo ben chiara la nostra strada. Sapevo che poteva essere una stagione difficile: all'inizio ci sono momenti in cui manca la competitività e le cose non girano, ma è la seconda stagione quella davvero importante per raccogliere i frutti. E ora vediamo i risultati, ci siamo".

Toto, ti arrabbi se lo paragoniamo ad Ayrton? È vero, non ti arrabbi...

"No..."

Però sono numeri, statistiche che con un ragazzo così giovane vengono fuori, il più giovane a fare qualunque cosa. Un po' del suo ce lo mette: il cappellino blu, il numero 12, una somiglianza anche fisica... Lui comunque ha un rapporto in qualche modo con Ayrton Senna, l'ha raccontato, essere tifoso di un pilota che non ha neanche mai visto correre. Tu, indipendentemente dal dire 'non paragoniamolo', certo... Come vivi anche questa cosa qua? Perché per noi a volte vederlo con questo cappellino blu e il ricciolo così è incredibile.

"Te l'ho detto anche altre volte: è chiaro che in un Paese come l'Italia c'è il desiderio di vedere grandi star, e l'accostamento a Senna è una bellissima storia. Tuttavia, la cosa più importante per me è continuare a veder crescere un ragazzo di 19 o 20 anni senza fargli caricare troppa pressione con questi paragoni ingombranti. Ha tutti gli ingredienti per diventare un grandissimo campione, ma è soltanto all'inizio del suo percorso. Ha vinto qualche gara, ma non ha ancora vinto un campionato, né tantomeno tre come Senna. Per questo lasciamolo crescere. Capisco perfettamente le dinamiche dei media e della stampa, ma per tutti noi, per te, per l'Italia e per la squadra, l'essenziale è veder fiorire questo talento nei prossimi anni. Dobbiamo aiutarlo a crescere senza opprimerlo".

A me ricorda anche Lightning McQueen, Saetta McQueen con la lingua sempre fuori come Cars nel film... Che quella macchina è rossa! Allora ti chiedo: vedi Senna o Lightning McQueen?

"Saetta McQueen nel film le gare le vinceva, andava fortissimo!".

E ti chiedo: ti ha stupito di più... In cosa ti ha stupito di più Kimi? In quest'anno, se noi pensiamo, è proprio un figlio quasi di questo regolamento nuovo, cioè lui l'ha proprio interpretato in maniera assoluta... O ti hanno stupito di più i cori Ferrari a favore di Kimi sotto il podio, i tifosi vestiti di rosso che cantavano "Kimi, Kimi, Kimi"?

"Riguardo al primo punto, quest'anno i regolamenti sono nuovi per tutti. L'anno scorso, quando Kimi è entrato in Formula 1, gli altri guidavano quelle vetture già da tre o quattro anni, quindi per loro era più semplice. Ora la base di partenza è identica per tutti, e lui ha compreso le nuove regole molto rapidamente. Per il resto, cosa posso dire? Ogni volta che siamo andati a Monza o a Imola, sia con Lewis sia con altri piloti, la passione dei tifosi è sempre stata positiva nei nostri confronti: mai una parola fuori posto o un insulto, zero. È stato bellissimo vedere quest'anno un ulteriore passo avanti: i tifosi italiani e i tifosi della Ferrari che acclamano anche Kimi. La Ferrari resta chiaramente la squadra nazionale, ma vedere così tante maglie rosse sotto il podio cantare il nome di Kimi mi ha fatto davvero piacere. È fantastico che possano sostenere la Ferrari come sempre e, allo stesso tempo, tifare per un giovane pilota italiano che corre per la Mercedes".

Consideri la Ferrari ancora in lotta per questo campionato? E se ti posso chiedere, da appassionato e persona di motorsport: che cosa manca a questa Ferrari per essere là dove sono state Mercedes, Red Bull, McLaren... La Ferrari non è più riuscita a tornare a essere dominante.

"Per me la lotta è ancora del tutto aperta. Nel motorsport basta un ritiro in una o due gare mentre gli altri fanno il pieno di punti per riaprire qualsiasi scenario. Noi abbiamo questa mentalità da sempre: mai considerare chiuso un campionato finché la matematica non lo decreta. Cosa manchi non saprei dirlo con certezza, lo dico da appassionato della Ferrari. Conosco bene le persone all'interno e sono amico di Lewis, ma dall'esterno è difficile giudicare. Vedo quello che succede in pista e gli episodi che ci sono stati. Noi gestiamo le cose a nostro modo, ma anche Fred ha grandissima esperienza nel gestire le dinamiche tra i piloti e credo gli vada dato tempo. Ricordiamoci di quando Jean Todt ha preso in mano la Ferrari: ci sono voluti cinque anni prima di vincere un Mondiale, se non di più. Nonostante le enormi risorse economiche, i migliori piloti e i motori al top, la cosa fondamentale in Formula 1 è capire che il tempo è un fattore determinante. Che ci voglia un anno, due o cinque, l'importante è lasciarlo lavorare".

La stabilità...

"Esatto, la stabilità. Noi per quattro anni non abbiamo vinto eppure non abbiamo stravolto la squadra: le persone sono rimaste le stesse, ho sempre avuto il pieno supporto di Ola (Källenius, ndr) al vertice della Mercedes e ora siamo tornati a vincere".

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F1, Wolff: "Abbiamo sempre avuto fiducia in Antonelli, alla Ferrari serve tempo"

di Redazione

12/09/2026 - 15:58

 Toto Wolff, team principal della Mercedes, ha rilasciato un'intervista a Sky Sport: "La cosa importante in Formula 1 è riconoscere che il tempo è importante. Può essere un anno, due o cinque, ma è importante lasciarlo lavorare. Ricordate quando Jean Todt ha preso il volante della Ferrari: ci sono voluti cinque anni prima di vincere un campionato. Con tutti i soldi, i piloti e i migliori motori, ci vuole stabilità".

Arrivi da una grande festa, che è stata credo — tu hai detto alla fine gara — la chiusura anche di un cerchio ideale, dalla prima sessione di prove libere di due anni fa contro un muro alla Parabolica/Alboreto al trionfo incredibile partendo diciannovesimo di Kimi.

"Sì, esattamente, perché è sempre importante avere la prospettiva giusta. Io sono nel motorsport da tempo e ci sono momenti difficili, molto difficili, ma tutto questo può tornare l'anno dopo o più tardi. E per quello, quando Kimi ha avuto l'incidente a Monza, per me non è stato un grande problema. Ho detto a Kimi 'Va bene tutto'. E due anni dopo questo momento disastroso per la sua famiglia e per lui, abbiamo avuto la più grande festa ed emozione per la sua vittoria sulla stessa pista. Per quello la prospettiva di credere al long term è qualcosa che io provo a vivere ogni giorno".

Credere a lungo termine... Con questa esperienza fatta con Kimi, ti chiedo se c'è stato un momento in cui hai dovuto difendere quasi con cattiveria la scelta di avere Kimi.

"Sì, naturalmente. Quando abbiamo deciso di metterlo in macchina c'erano molte voci che dicevano 'Perché? È troppo giovane'. Persone dell'ambiente mi dicevano che non era al livello. Ricordiamo che la stagione di F2 non andava benissimo, ma noi abbiamo sempre avuto fiducia in lui e nel suo percorso. Non si giudica un pilota da una singola stagione di F2, ma si guarda anche al karting e alle altre categorie. Per questo la decisione mia e della squadra è stata quella di farlo salire in macchina, anche se altre scelte sarebbero state più facili e più conservative".

Hai avuto mai paura?

"Io no, assolutamente zero paura. E anche quando le cose andavano meno bene, in quelle nove gare senza punti, da parte mia non c'è mai stato il minimo dubbio sul fatto che avessimo preso la decisione giusta. Naturalmente c'erano molte altre voci e persone che dicevano 'Te l'avevo detto, mettilo su un'altra macchina, non sappiamo se è all'altezza della Formula 1'. Ma questi sono solo rumori di fondo, cose che non mi interessano per nulla. Noi avevamo ben chiara la nostra strada. Sapevo che poteva essere una stagione difficile: all'inizio ci sono momenti in cui manca la competitività e le cose non girano, ma è la seconda stagione quella davvero importante per raccogliere i frutti. E ora vediamo i risultati, ci siamo".

Toto, ti arrabbi se lo paragoniamo ad Ayrton? È vero, non ti arrabbi...

"No..."

Però sono numeri, statistiche che con un ragazzo così giovane vengono fuori, il più giovane a fare qualunque cosa. Un po' del suo ce lo mette: il cappellino blu, il numero 12, una somiglianza anche fisica... Lui comunque ha un rapporto in qualche modo con Ayrton Senna, l'ha raccontato, essere tifoso di un pilota che non ha neanche mai visto correre. Tu, indipendentemente dal dire 'non paragoniamolo', certo... Come vivi anche questa cosa qua? Perché per noi a volte vederlo con questo cappellino blu e il ricciolo così è incredibile.

"Te l'ho detto anche altre volte: è chiaro che in un Paese come l'Italia c'è il desiderio di vedere grandi star, e l'accostamento a Senna è una bellissima storia. Tuttavia, la cosa più importante per me è continuare a veder crescere un ragazzo di 19 o 20 anni senza fargli caricare troppa pressione con questi paragoni ingombranti. Ha tutti gli ingredienti per diventare un grandissimo campione, ma è soltanto all'inizio del suo percorso. Ha vinto qualche gara, ma non ha ancora vinto un campionato, né tantomeno tre come Senna. Per questo lasciamolo crescere. Capisco perfettamente le dinamiche dei media e della stampa, ma per tutti noi, per te, per l'Italia e per la squadra, l'essenziale è veder fiorire questo talento nei prossimi anni. Dobbiamo aiutarlo a crescere senza opprimerlo".

A me ricorda anche Lightning McQueen, Saetta McQueen con la lingua sempre fuori come Cars nel film... Che quella macchina è rossa! Allora ti chiedo: vedi Senna o Lightning McQueen?

"Saetta McQueen nel film le gare le vinceva, andava fortissimo!".

E ti chiedo: ti ha stupito di più... In cosa ti ha stupito di più Kimi? In quest'anno, se noi pensiamo, è proprio un figlio quasi di questo regolamento nuovo, cioè lui l'ha proprio interpretato in maniera assoluta... O ti hanno stupito di più i cori Ferrari a favore di Kimi sotto il podio, i tifosi vestiti di rosso che cantavano "Kimi, Kimi, Kimi"?

"Riguardo al primo punto, quest'anno i regolamenti sono nuovi per tutti. L'anno scorso, quando Kimi è entrato in Formula 1, gli altri guidavano quelle vetture già da tre o quattro anni, quindi per loro era più semplice. Ora la base di partenza è identica per tutti, e lui ha compreso le nuove regole molto rapidamente. Per il resto, cosa posso dire? Ogni volta che siamo andati a Monza o a Imola, sia con Lewis sia con altri piloti, la passione dei tifosi è sempre stata positiva nei nostri confronti: mai una parola fuori posto o un insulto, zero. È stato bellissimo vedere quest'anno un ulteriore passo avanti: i tifosi italiani e i tifosi della Ferrari che acclamano anche Kimi. La Ferrari resta chiaramente la squadra nazionale, ma vedere così tante maglie rosse sotto il podio cantare il nome di Kimi mi ha fatto davvero piacere. È fantastico che possano sostenere la Ferrari come sempre e, allo stesso tempo, tifare per un giovane pilota italiano che corre per la Mercedes".

Consideri la Ferrari ancora in lotta per questo campionato? E se ti posso chiedere, da appassionato e persona di motorsport: che cosa manca a questa Ferrari per essere là dove sono state Mercedes, Red Bull, McLaren... La Ferrari non è più riuscita a tornare a essere dominante.

"Per me la lotta è ancora del tutto aperta. Nel motorsport basta un ritiro in una o due gare mentre gli altri fanno il pieno di punti per riaprire qualsiasi scenario. Noi abbiamo questa mentalità da sempre: mai considerare chiuso un campionato finché la matematica non lo decreta. Cosa manchi non saprei dirlo con certezza, lo dico da appassionato della Ferrari. Conosco bene le persone all'interno e sono amico di Lewis, ma dall'esterno è difficile giudicare. Vedo quello che succede in pista e gli episodi che ci sono stati. Noi gestiamo le cose a nostro modo, ma anche Fred ha grandissima esperienza nel gestire le dinamiche tra i piloti e credo gli vada dato tempo. Ricordiamoci di quando Jean Todt ha preso in mano la Ferrari: ci sono voluti cinque anni prima di vincere un Mondiale, se non di più. Nonostante le enormi risorse economiche, i migliori piloti e i motori al top, la cosa fondamentale in Formula 1 è capire che il tempo è un fattore determinante. Che ci voglia un anno, due o cinque, l'importante è lasciarlo lavorare".

La stabilità...

"Esatto, la stabilità. Noi per quattro anni non abbiamo vinto eppure non abbiamo stravolto la squadra: le persone sono rimaste le stesse, ho sempre avuto il pieno supporto di Ola (Källenius, ndr) al vertice della Mercedes e ora siamo tornati a vincere".