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Atletica, Jacobs: "Orgoglioso di essere italiano, giocavo a calcio, poi scoprii questo sport grazie a un allenatore"
01.05.2026 11:54 di Napoli Magazine Fonte: Sport Mediaset
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Marcell Jacobs sembra stare molto bene, a 20 giorni esatti dal suo annunciato debutto nei 100 metri del Meeting di Savona, e la dimostrazione viene da un'intervista rilasciata al "Giornale" direttamente a Miami dove si trova in questi giorni, in cui si mostra particolarmente carico ma al tempo stesso sereno per il momento agonistico che sta vivendo, dopo una preparazione iniziata abbastanza tardi, a dicembre, per i tanti dubbi avuti in merito a un suo possibile ritiro, ma poi sviluppatasi senza nessun problema, insieme al tecnico dei suoi trionfi olimpici, Paolo Camossi, con cui proprio da fine 2025 ha rinnovato il sodalizio tecnico.

Il 31enne velocista azzurro, nato a El Paso in Texas ma vissuto da quando aveva 2 anni in Italia a Desenzano con la madre, mentre il padre statunitense non li ha seguiti, ha raccontato nel corso della chiacchierata con la giornalista Hoara Borselli di essere in procinto di tornare in Italia e di non vedere l'ora di tornare in pista, sia a Savona ma soprattutto il 4 giugno a Roma, in occasione del Golden Gala che sarà il primo grand test per verificare la sua reale condizione, ma anche una grande emozione per l'atmosfera che si respira.

"È una gara che ho sempre voluto fare. Roma per me è speciale, mi ha dato tanto".

Jacobs nell'intervista ha ripercorso i momenti principali della sua carriera, evidenziando l'orgoglio dell'essersi sempre sentito italiano al 100%, dell'avere avuto un'infanzia totalmente felice, dell'essere stato ispirato a poter diventare l'uomo più veloce del mondo proprio dalla madre dopo avere iniziato con l'atletica quasi per caso. 

"Giocavo a calcio e facevo l'ala destra. Un giorno l'allenatore mi disse: tu corri bene ma con la palla non ci sai fare. Prova con l'atletica".

Inevitabili e doverosi i ricordi in merito alla finale olimpica sui 100 metri del 1° agosto a Tokyo 2021, ricordando tutte le emozioni provate prima, durante e dopo il suo trionfo a cinque cerchi con la mente che sempre rivive qui 9"80 secondi che lo hanno consegnato alla leggenda.

"È stata una gara velocissima ma che posso rivivere al rallentatore. Dopo i 60-70 metri vedevo sempre meno avversari accanto a me. Agli 80 metri non vedevo più nessuno. Ho iniziato a festeggiare subito perché sapevo di aver vinto".

Nello stesso modo in cui ha raccontato tanti momenti felici, si è anche soffermato sulle difficoltà degli ultimi anni, dagli infortuni alla vicenda della spy story delle intercettazioni, ma sempre con un certo distacco frutto evidentemente di quella totale ritrovata tranquillità interiore che gli deriva probabilmente dall'essere tornato ad allenarsi con Paolo Camossi, l'allenatore di quasi tutti i suoi trionfi, in merito al quale ha detto

"Dopo un periodo difficile avevo bisogno di staccare e ritrovare me stesso. Tornare con Paolo è stato come ritrovare un secondo padre".

Di grande interesse per i tutti i suoi tifosi, e significativa per le sensazioni che prova in questo momento, la risposta all'ultima domanda postagli sul fatto che Los Angeles 2028 potrebbe essere la sua ultima corsa.

"Non mi pongo limiti. Sarà il mio corpo a dirmi quando smettere".

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Atletica, Jacobs: "Orgoglioso di essere italiano, giocavo a calcio, poi scoprii questo sport grazie a un allenatore"

di Redazione

01/05/2026 - 11:54

Marcell Jacobs sembra stare molto bene, a 20 giorni esatti dal suo annunciato debutto nei 100 metri del Meeting di Savona, e la dimostrazione viene da un'intervista rilasciata al "Giornale" direttamente a Miami dove si trova in questi giorni, in cui si mostra particolarmente carico ma al tempo stesso sereno per il momento agonistico che sta vivendo, dopo una preparazione iniziata abbastanza tardi, a dicembre, per i tanti dubbi avuti in merito a un suo possibile ritiro, ma poi sviluppatasi senza nessun problema, insieme al tecnico dei suoi trionfi olimpici, Paolo Camossi, con cui proprio da fine 2025 ha rinnovato il sodalizio tecnico.

Il 31enne velocista azzurro, nato a El Paso in Texas ma vissuto da quando aveva 2 anni in Italia a Desenzano con la madre, mentre il padre statunitense non li ha seguiti, ha raccontato nel corso della chiacchierata con la giornalista Hoara Borselli di essere in procinto di tornare in Italia e di non vedere l'ora di tornare in pista, sia a Savona ma soprattutto il 4 giugno a Roma, in occasione del Golden Gala che sarà il primo grand test per verificare la sua reale condizione, ma anche una grande emozione per l'atmosfera che si respira.

"È una gara che ho sempre voluto fare. Roma per me è speciale, mi ha dato tanto".

Jacobs nell'intervista ha ripercorso i momenti principali della sua carriera, evidenziando l'orgoglio dell'essersi sempre sentito italiano al 100%, dell'avere avuto un'infanzia totalmente felice, dell'essere stato ispirato a poter diventare l'uomo più veloce del mondo proprio dalla madre dopo avere iniziato con l'atletica quasi per caso. 

"Giocavo a calcio e facevo l'ala destra. Un giorno l'allenatore mi disse: tu corri bene ma con la palla non ci sai fare. Prova con l'atletica".

Inevitabili e doverosi i ricordi in merito alla finale olimpica sui 100 metri del 1° agosto a Tokyo 2021, ricordando tutte le emozioni provate prima, durante e dopo il suo trionfo a cinque cerchi con la mente che sempre rivive qui 9"80 secondi che lo hanno consegnato alla leggenda.

"È stata una gara velocissima ma che posso rivivere al rallentatore. Dopo i 60-70 metri vedevo sempre meno avversari accanto a me. Agli 80 metri non vedevo più nessuno. Ho iniziato a festeggiare subito perché sapevo di aver vinto".

Nello stesso modo in cui ha raccontato tanti momenti felici, si è anche soffermato sulle difficoltà degli ultimi anni, dagli infortuni alla vicenda della spy story delle intercettazioni, ma sempre con un certo distacco frutto evidentemente di quella totale ritrovata tranquillità interiore che gli deriva probabilmente dall'essere tornato ad allenarsi con Paolo Camossi, l'allenatore di quasi tutti i suoi trionfi, in merito al quale ha detto

"Dopo un periodo difficile avevo bisogno di staccare e ritrovare me stesso. Tornare con Paolo è stato come ritrovare un secondo padre".

Di grande interesse per i tutti i suoi tifosi, e significativa per le sensazioni che prova in questo momento, la risposta all'ultima domanda postagli sul fatto che Los Angeles 2028 potrebbe essere la sua ultima corsa.

"Non mi pongo limiti. Sarà il mio corpo a dirmi quando smettere".

Fonte: Sport Mediaset