È stata intitolata a Vincenzo Galgano l’aula 311 della Corte d’Appello di Napoli, utilizzata dalla prima sezione penale presieduta da Giovanni Carbone, in una cerimonia che ha riunito magistrati, rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura e della comunità giudiziaria, nel ricordo di una figura che ha profondamente segnato la storia della magistratura e delle istituzioni del territorio.
Alla cerimonia erano presenti Giuseppe, Francesca e Maria Patrizia Galgano, figli di Vincenzo Galgano.
Al tavolo dei relatori, la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, ha tratteggiato il profilo di Vincenzo Galgano: “Ha avuto una prestigiosa e lunga carriera, interamente dedicata alla magistratura e alle istituzioni, che ha servito per oltre mezzo secolo. Tra i momenti più significativi del suo percorso, quando era Presidente della prima sezione della Corte d’Assise, vi è la pronuncia della sentenza di condanna di Raffaele Cutolo per l’omicidio del Direttore del Carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, in una stagione particolarmente complessa e delicata della storia giudiziaria del nostro Paese.
“Credo – ha proseguito - che ricordarlo significhi, soprattutto, soffermarsi sul modo in cui ha interpretato la sua funzione. Era una personalità forte, illuminata, colta, dotata di un’autorevolezza che non gli derivava semplicemente dal ruolo ricoperto, ma che aveva saputo conquistare sul campo, attraverso il modo concreto e quotidiano di esercitare le proprie responsabilità”.
Maria Rosaria Covelli ha poi sottolineato: “Mi ha emozionato un suo intervento, durante un’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel quale richiamava i magistrati ai valori della giurisdizione nella nostra Costituzione, all’equilibrio e alla correttezza. Difendeva con forza e tenacia la magistratura e la sua indipendenza, ma nello stesso tempo ricordava che proprio chi esercita la funzione giudiziaria deve, in primo luogo, rispettare quei principi che ne costituiscono il fondamento”.
“Accanto al magistrato c’era poi l’Uomo, profondamente legato alla sua città e alla sua comunità, come dimostra anche il suo impegno come Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini. Anche in questa esperienza emergeva una concezione della propria funzione che non era soltanto giurisdizionale, ma che si apriva al tessuto sociale, alle persone, ai giovani, alle esigenze della comunità. Un atteggiamento ed un pensiero di pura modernità”.
La Presidente ha poi affrontato il rapporto fra Vincenzo Galgano e professione forense: “Aveva una grande considerazione dell’avvocatura con cui aveva mantenuto un rapporto fondato sul rispetto e sulla proficua sinergia. Perché la qualità della giustizia passa anche attraverso il dialogo e il confronto tra chi, con ruoli diversi, è chiamato a concorrere alla sua realizzazione”.
“È questo insieme di dimensioni – il magistrato, l’uomo delle istituzioni, il cittadino profondamente legato alla propria comunità – che oggi vogliamo ricordare. La memoria non è soltanto il ricordo del passato. È anche un riferimento, un porto sicuro; è il legame tra ciò che siamo stati, ciò che saremo e ciò che vogliamo essere. Da oggi, quando si vedrà la targa con il nome di Vincenzo Galgano, soprattutto i giovani che entreranno in quest’aula potranno fermarsi e chiedersi chi sia stato, potranno conoscere la sua storia, il suo percorso. E quella targa potrà diventare così un momento di riflessione, di conoscenza e di cultura. Chi lo ha conosciuto lo ha definito un grande gentiluomo, un uomo di infinita saggezza. È questa eredità, e il patrimonio valoriale che esprime, che oggi vogliamo custodire e affidare alle generazioni che verranno”.
Aldo Policastro, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli
ha ricordato di aver conosciuto Vincenzo Galgano e di essere rimasto colpito non soltanto dalla sua cultura e dalla sua professionalità, ma anche dalla grande passione civile e dalla schiettezza nel parlare.
“Era un uomo di grande capacità e di grande professionalità, capace di trasmettere messaggi importanti. Il suo percorso è sintomatico di una preparazione poliedrica, che lo ha sempre contraddistinto. Tuttavia affermava:” Ho fatto sempre e solo il magistrato”. Una frase che esprime bene la sua idea della funzione: nelle diverse responsabilità che ha ricoperto, non c’era differenza nel modo di essere magistrato e nel senso con cui interpretava il proprio ruolo”.
Policastro ha ricordato anche la capacità di Galgano di confrontarsi con gli altri e, in particolare, la sua disponibilità all’ascolto, anche nei confronti dei magistrati più giovani. “Era un uomo con il quale si poteva intessere un confronto autentico, ed era pronto ad ascoltare anche i più giovani. Si sentiva investito del compito di ricordare a tutti i magistrati l’importanza dell’equilibrio, della correttezza e della preparazione”.
Una concezione della magistratura che, secondo Policastro, fa di Galgano un esempio che va oltre la sua esperienza professionale: “Tutto questo rende Vincenzo Galgano un collega d’esempio per la magistratura e per la città”.
L’assessore del Comune di Napoli Antonio De Jesu ha ricordato Galgano come “un uomo saggio, di grande vivacità culturale e giuridica”, sottolineandone la capacità di confronto e di dialogo. “Era una persona con cui era possibile confrontarsi, sempre disponibile al dialogo e dotata di una particolare attenzione anche verso i problemi e le esigenze delle nuove generazioni”.
Il Consigliere del CSM Tullio Morello ha ricordato che Galgano aveva “tutte le caratteristiche necessarie per essere un grande magistrato: l’indipendenza, la capacità di dire cose scomode, l’autorevolezza”.
Morello ha richiamato anche le sue “interviste sferzanti” e il coraggio che Galgano aveva dimostrato tanto nella vita professionale quanto in quella privata.
Accanto a questi tratti, però, emergeva una personalità profondamente empatica: “La sua capacità di ascolto lo connotava e deve connotare tutti i magistrati”, ha sottolineato Morello.
E proprio nella capacità di tenere insieme rigore e umanità risiedeva, secondo il suo ricordo, uno degli aspetti più significativi della sua personalità: “Un uomo austero, rigido, ma anche molto dolce, in particolare nei confronti dei suoi affetti”.
Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste ha definito l’intitolazione dell’aula “un tributo doveroso a una delle figure più autorevoli della magistratura”.
“Amministrare la giustizia significa guardare ai volti, ai nomi”, ha sottolineato Foreste, ricordando come Galgano abbia attraversato “oltre mezzo secolo della giurisdizione, lasciando un’impronta indelebile”, con una dedizione totale al servizio dello Stato.
Ne ha evidenziato il rigore e lo scrupolo, “era un modello di interlocutore istituzionale e processuale”, ha ricordato.
Foreste ha inoltre sottolineato il profondo rispetto che Galgano nutriva per la funzione costituzionale della difesa, riconoscendole “un ruolo di primaria importanza nella ricerca della verità”.
“Chiunque varcherà queste porte – ha concluso – entrerà in un luogo che custodisce una grande eredità morale”.
L’avvocato Alfonso Furgiuele, con un toccante intervento, ha ricordato il rapporto con Vincenzo Galgano come un legame di “intesa profonda, di stima e di rispetto, sempre nell’osservanza dei ruoli”.
Ne ha sottolineato la straordinaria ampiezza degli interessi e delle competenze: “Galgano passava dalle tematiche giuridiche a quelle culturali e sociologiche con la stessa competenza”. Un uomo di grande eleganza, ha aggiunto Furgiuele, “perfettamente a suo agio nelle diverse funzioni che ha ricoperto”.
Particolare il ricordo della sua autorevolezza nella gestione del dibattimento, esercitata “con fermezza ma con semplicità”, senza mai perdere quella capacità di confronto che caratterizzava il suo rapporto con l’avvocatura.
Per Furgiuele, l’intitolazione dell’aula rappresenta anche “un richiamo culturale”: l’occasione per continuare a coltivare una cultura fondata sul rispetto, sull’intelligenza e sulla consapevolezza dei ruoli, nella convinzione che ciascuno debba poter svolgere la propria funzione con responsabilità e piena coscienza del proprio compito.
A nome della famiglia ha poi preso la parola il figlio di Vincenzo Galgano, Giuseppe che ha ringraziato la Presidente della Corte, il Procuratore Generale e tutti gli intervenuti”
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente f.f. del Tribunale di Napoli Ciro Cardellicchio, il Presidente del Tribunale di Napoli Nord Antonio Mungo, la Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Giovanna Napoletano, la Presidente del Tribunale per i Minorenni Paola Brunese e la Presidente del Tribunale di Sorveglianza Patrizia Mirra.
Presenti, inoltre, Procuratori della Repubblica del Distretto, fra i quali il Procuratore di Napoli Nord Domenico Airoma.
Numerose anche le altre autorità presenti alla cerimonia: il Questore di Napoli Maurizio Agricola, il Capo di Gabinetto del Comune di Napoli Maria Grazia Falciatore, il Generale Biagio Storniolo, Comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, il Generale Francesco Gargaro, Comandante legione Campania dei Carabinieri, il Generale Carmine Virno, Generale di Brigata della Guardia di Finanza, il Presidente della Camera Penale di Napoli Marco Muscariello, nonché il già presidente della Corte d’Appello di Napoli Antonio Buonajuto, i già Procuratori generali Luigi Mastrominico e Luigi Riello e vari esponenti dell’Accademia.
di Redazione
08/09/2026 - 20:05
È stata intitolata a Vincenzo Galgano l’aula 311 della Corte d’Appello di Napoli, utilizzata dalla prima sezione penale presieduta da Giovanni Carbone, in una cerimonia che ha riunito magistrati, rappresentanti delle istituzioni, dell’avvocatura e della comunità giudiziaria, nel ricordo di una figura che ha profondamente segnato la storia della magistratura e delle istituzioni del territorio.
Alla cerimonia erano presenti Giuseppe, Francesca e Maria Patrizia Galgano, figli di Vincenzo Galgano.
Al tavolo dei relatori, la presidente della Corte d’Appello di Napoli, Maria Rosaria Covelli, ha tratteggiato il profilo di Vincenzo Galgano: “Ha avuto una prestigiosa e lunga carriera, interamente dedicata alla magistratura e alle istituzioni, che ha servito per oltre mezzo secolo. Tra i momenti più significativi del suo percorso, quando era Presidente della prima sezione della Corte d’Assise, vi è la pronuncia della sentenza di condanna di Raffaele Cutolo per l’omicidio del Direttore del Carcere di Poggioreale, Giuseppe Salvia, in una stagione particolarmente complessa e delicata della storia giudiziaria del nostro Paese.
“Credo – ha proseguito - che ricordarlo significhi, soprattutto, soffermarsi sul modo in cui ha interpretato la sua funzione. Era una personalità forte, illuminata, colta, dotata di un’autorevolezza che non gli derivava semplicemente dal ruolo ricoperto, ma che aveva saputo conquistare sul campo, attraverso il modo concreto e quotidiano di esercitare le proprie responsabilità”.
Maria Rosaria Covelli ha poi sottolineato: “Mi ha emozionato un suo intervento, durante un’inaugurazione dell’anno giudiziario, nel quale richiamava i magistrati ai valori della giurisdizione nella nostra Costituzione, all’equilibrio e alla correttezza. Difendeva con forza e tenacia la magistratura e la sua indipendenza, ma nello stesso tempo ricordava che proprio chi esercita la funzione giudiziaria deve, in primo luogo, rispettare quei principi che ne costituiscono il fondamento”.
“Accanto al magistrato c’era poi l’Uomo, profondamente legato alla sua città e alla sua comunità, come dimostra anche il suo impegno come Primicerio dell’Arciconfraternita dei Pellegrini. Anche in questa esperienza emergeva una concezione della propria funzione che non era soltanto giurisdizionale, ma che si apriva al tessuto sociale, alle persone, ai giovani, alle esigenze della comunità. Un atteggiamento ed un pensiero di pura modernità”.
La Presidente ha poi affrontato il rapporto fra Vincenzo Galgano e professione forense: “Aveva una grande considerazione dell’avvocatura con cui aveva mantenuto un rapporto fondato sul rispetto e sulla proficua sinergia. Perché la qualità della giustizia passa anche attraverso il dialogo e il confronto tra chi, con ruoli diversi, è chiamato a concorrere alla sua realizzazione”.
“È questo insieme di dimensioni – il magistrato, l’uomo delle istituzioni, il cittadino profondamente legato alla propria comunità – che oggi vogliamo ricordare. La memoria non è soltanto il ricordo del passato. È anche un riferimento, un porto sicuro; è il legame tra ciò che siamo stati, ciò che saremo e ciò che vogliamo essere. Da oggi, quando si vedrà la targa con il nome di Vincenzo Galgano, soprattutto i giovani che entreranno in quest’aula potranno fermarsi e chiedersi chi sia stato, potranno conoscere la sua storia, il suo percorso. E quella targa potrà diventare così un momento di riflessione, di conoscenza e di cultura. Chi lo ha conosciuto lo ha definito un grande gentiluomo, un uomo di infinita saggezza. È questa eredità, e il patrimonio valoriale che esprime, che oggi vogliamo custodire e affidare alle generazioni che verranno”.
Aldo Policastro, Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Napoli
ha ricordato di aver conosciuto Vincenzo Galgano e di essere rimasto colpito non soltanto dalla sua cultura e dalla sua professionalità, ma anche dalla grande passione civile e dalla schiettezza nel parlare.
“Era un uomo di grande capacità e di grande professionalità, capace di trasmettere messaggi importanti. Il suo percorso è sintomatico di una preparazione poliedrica, che lo ha sempre contraddistinto. Tuttavia affermava:” Ho fatto sempre e solo il magistrato”. Una frase che esprime bene la sua idea della funzione: nelle diverse responsabilità che ha ricoperto, non c’era differenza nel modo di essere magistrato e nel senso con cui interpretava il proprio ruolo”.
Policastro ha ricordato anche la capacità di Galgano di confrontarsi con gli altri e, in particolare, la sua disponibilità all’ascolto, anche nei confronti dei magistrati più giovani. “Era un uomo con il quale si poteva intessere un confronto autentico, ed era pronto ad ascoltare anche i più giovani. Si sentiva investito del compito di ricordare a tutti i magistrati l’importanza dell’equilibrio, della correttezza e della preparazione”.
Una concezione della magistratura che, secondo Policastro, fa di Galgano un esempio che va oltre la sua esperienza professionale: “Tutto questo rende Vincenzo Galgano un collega d’esempio per la magistratura e per la città”.
L’assessore del Comune di Napoli Antonio De Jesu ha ricordato Galgano come “un uomo saggio, di grande vivacità culturale e giuridica”, sottolineandone la capacità di confronto e di dialogo. “Era una persona con cui era possibile confrontarsi, sempre disponibile al dialogo e dotata di una particolare attenzione anche verso i problemi e le esigenze delle nuove generazioni”.
Il Consigliere del CSM Tullio Morello ha ricordato che Galgano aveva “tutte le caratteristiche necessarie per essere un grande magistrato: l’indipendenza, la capacità di dire cose scomode, l’autorevolezza”.
Morello ha richiamato anche le sue “interviste sferzanti” e il coraggio che Galgano aveva dimostrato tanto nella vita professionale quanto in quella privata.
Accanto a questi tratti, però, emergeva una personalità profondamente empatica: “La sua capacità di ascolto lo connotava e deve connotare tutti i magistrati”, ha sottolineato Morello.
E proprio nella capacità di tenere insieme rigore e umanità risiedeva, secondo il suo ricordo, uno degli aspetti più significativi della sua personalità: “Un uomo austero, rigido, ma anche molto dolce, in particolare nei confronti dei suoi affetti”.
Il presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Carmine Foreste ha definito l’intitolazione dell’aula “un tributo doveroso a una delle figure più autorevoli della magistratura”.
“Amministrare la giustizia significa guardare ai volti, ai nomi”, ha sottolineato Foreste, ricordando come Galgano abbia attraversato “oltre mezzo secolo della giurisdizione, lasciando un’impronta indelebile”, con una dedizione totale al servizio dello Stato.
Ne ha evidenziato il rigore e lo scrupolo, “era un modello di interlocutore istituzionale e processuale”, ha ricordato.
Foreste ha inoltre sottolineato il profondo rispetto che Galgano nutriva per la funzione costituzionale della difesa, riconoscendole “un ruolo di primaria importanza nella ricerca della verità”.
“Chiunque varcherà queste porte – ha concluso – entrerà in un luogo che custodisce una grande eredità morale”.
L’avvocato Alfonso Furgiuele, con un toccante intervento, ha ricordato il rapporto con Vincenzo Galgano come un legame di “intesa profonda, di stima e di rispetto, sempre nell’osservanza dei ruoli”.
Ne ha sottolineato la straordinaria ampiezza degli interessi e delle competenze: “Galgano passava dalle tematiche giuridiche a quelle culturali e sociologiche con la stessa competenza”. Un uomo di grande eleganza, ha aggiunto Furgiuele, “perfettamente a suo agio nelle diverse funzioni che ha ricoperto”.
Particolare il ricordo della sua autorevolezza nella gestione del dibattimento, esercitata “con fermezza ma con semplicità”, senza mai perdere quella capacità di confronto che caratterizzava il suo rapporto con l’avvocatura.
Per Furgiuele, l’intitolazione dell’aula rappresenta anche “un richiamo culturale”: l’occasione per continuare a coltivare una cultura fondata sul rispetto, sull’intelligenza e sulla consapevolezza dei ruoli, nella convinzione che ciascuno debba poter svolgere la propria funzione con responsabilità e piena coscienza del proprio compito.
A nome della famiglia ha poi preso la parola il figlio di Vincenzo Galgano, Giuseppe che ha ringraziato la Presidente della Corte, il Procuratore Generale e tutti gli intervenuti”
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente f.f. del Tribunale di Napoli Ciro Cardellicchio, il Presidente del Tribunale di Napoli Nord Antonio Mungo, la Presidente del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, Giovanna Napoletano, la Presidente del Tribunale per i Minorenni Paola Brunese e la Presidente del Tribunale di Sorveglianza Patrizia Mirra.
Presenti, inoltre, Procuratori della Repubblica del Distretto, fra i quali il Procuratore di Napoli Nord Domenico Airoma.
Numerose anche le altre autorità presenti alla cerimonia: il Questore di Napoli Maurizio Agricola, il Capo di Gabinetto del Comune di Napoli Maria Grazia Falciatore, il Generale Biagio Storniolo, Comandante provinciale dei Carabinieri di Napoli, il Generale Francesco Gargaro, Comandante legione Campania dei Carabinieri, il Generale Carmine Virno, Generale di Brigata della Guardia di Finanza, il Presidente della Camera Penale di Napoli Marco Muscariello, nonché il già presidente della Corte d’Appello di Napoli Antonio Buonajuto, i già Procuratori generali Luigi Mastrominico e Luigi Riello e vari esponenti dell’Accademia.