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METEO - Caldo record: alla Stazione di Napoli e al mercato di Afragola raggiunti i 48 gradi
06.08.2026 18:38 di Napoli Magazine
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Alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato ortofrutticolo di Afragola battuto ogni record per il caldo: raggiunti i 48 gradi. E' quanto rilevato da Legambiente Campania che ha monitorato 10 hotspot termici, dieci aree della regione che negli ultimi 10 anni hanno rilevato temperature medie al suolo. Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico, secondo Legambiente, "perché unisce intensità d'uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale". La Stazione Centrale "è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l'inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell'accesso a luoghi freschi e sicuri". Seguono cinque punti dove la temperatura si assesta sui 46°C: Zona residenziale di Macerata Campania - Area Mercato di Caserta - 46°C- Zona residenziale di Sant'Antimo - 46°C— San Cipriano d'Aversa - 46°C— Mercato San Severino - 46°C. Seguono — Piazza Enrico, Benevento - 45°C, Corso Vittorio Emanuele, Avellino - 44°C. Chiude — Via del Carmine, Salerno - 41 °C. Continua dunque il caldo record. Le ondate di calore che colpiscono la Campania non arrivano all'improvviso ma trovano un territorio già segnato da aree che, negli ultimi dieci anni, hanno mostrato una persistenza anomala delle temperature medie al suolo. Legambiente Campania ha individuato 10 hotspot termici stabili, dieci punti del territorio che nel tempo si sono scaldati più del contesto circostante, diventando segnali di vulnerabilità climatica. Non si tratta di semplici anomalie, ma di luoghi in cui il caldo si accumula, persiste e si traduce in un impatto concreto su chi li abita, li attraversa o ci lavora. Per individuarli, e' stato analizzato l'andamento termico del territorio campano nel periodo 2015-2025, utilizzando i dati del sensore termico a bordo dei satelliti Landsat 8 e Landsat 9. Sono state individuate le aree in cui il calore si è concentrato con maggiore continuità nel tempo. Un hotspot termico è un'area che, rispetto al contesto circostante, presenta valori di temperatura del suolo sistematicamente più elevati e una maggiore esposizione al surriscaldamento. Rappresenta quindi un segnale di vulnerabilità climatica e territoriale. I 10 hotspot - commenta Legambiente Campania-mostrano che il caldo in Campania non si distribuisce in modo casuale, ma segue precise condizioni territoriali e sociali. Dove il suolo è più consumato, il verde più scarso e la copertura artificiale più estesa, la temperatura tende ad accumularsi; dove la città si è espansa senza sufficiente pianificazione ecologica, aumentano le superfici che assorbono calore e diminuiscono quelle che lo smaltiscono. Ogni hotspot racconta una storia diversa, ma tutti parlano della stessa fragilità: quella di territori che, per caratteristiche urbane, ambientali o infrastrutturali, trattengono più calore degli altri. Alcuni si trovano in aree densamente costruite, dove l'asfalto, i tetti e le superfici impermeabili amplificano l'effetto isola di calore; altri emergono in zone di margine, dove la pressione del consumo di suolo, la scarsità di alberi e la frammentazione degli spazi aperti riducono la capacità del territorio di raffrescarsi naturalmente. Guardare questi punti uno per uno significa leggere la geografia del caldo non come una mappa astratta, ma come un insieme di luoghi abitati, attraversati e vissuti ogni giorno. In ciascuno di essi il surriscaldamento si traduce in più disagio per chi si muove a piedi o in bicicletta, più difficoltà per chi lavora all'aperto, più esposizione per anziani, bambini e persone fragili, meno qualità dello spazio pubblico e meno possibilità di trovare riparo nelle ore più calde. "Il caldo estremo- commenta Mariateresa Imparato,presidente Legambiente Campania- non è solo una questione climatica, ma anche urbanistica, ambientale e sociale. I punti più caldi coincidono spesso con i luoghi in cui si concentrano funzioni, traffico, lavoro, produzione e vulnerabilità, rendendo ancora più urgente intervenire con strategie di adattamento mirate: più alberi, più ombra, più permeabilità del suolo, più spazio pubblico vivibile e una maggiore attenzione alle aree produttive e ai quartieri più esposti. La giustizia climatica deve diventare una priorità dell'agenda politica degli amministratori e della regione. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi" I punti attenzionati Hotspot 1 — Mercato ortofrutticolo di Afragola - 48°C Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico perché unisce intensità d'uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale. Hotspot 2 — Zona residenziale di Macerata Campania - 46°C In un'area residenziale come Macerata Campania, l'hotspot assume un significato diverso qui il caldo entra nelle case, nei quartieri, nei percorsi quotidiani. Non ci sono solo superfici che si scaldano, ma persone che vivono il disagio in modo diretto, soprattutto nelle ore serali e notturne, quando il calore accumulato durante il giorno fatica a disperdersi. È un punto che racconta il caldo come problema di vita quotidiana, comfort abitativo e salute urbana. Hotspot 3 — Area Mercato di Caserta - 46°C Nel cuore di Caserta, l'area del mercato si configura come uno di quei luoghi in cui il caldo si intreccia con la vita quotidiana, i flussi di persone, la sosta breve e il passaggio continuo. È uno spazio che, nelle giornate più calde, risente fortemente della scarsità di ombra e della presenza di superfici che assorbono e rilasciano calore, trasformando un luogo di incontro e scambio in un ambiente più faticoso da attraversare e abitare. Hotspot 4 — Corso Vittorio Emanuele, Avellino - 44°C Corso Vittorio Emanuele ad Avellino rappresenta un asse urbano centrale, vissuto ogni giorno da residenti, studenti, lavoratori e visitatori. Qui il caldo si somma alla densità delle attività e alla forte esposizione degli spazi di percorrenza, rendendo evidente quanto anche i luoghi più rappresentativi della città possano diventare vulnerabili alle ondate di calore quando mancano elementi di mitigazione come alberature, ombra diffusa e superfici più fresche. Hotspot 5 — Piazza Enrico, Benevento - 45°C Piazza Enrico, a Benevento, è un punto che racconta bene la fragilità termica degli spazi pubblici centrali. In una piazza il caldo non resta un dato astratto: si traduce nella difficoltà di sostare, incontrarsi e vivere lo spazio all'aperto nelle ore più critiche. È un hotspot che evidenzia quanto il comfort climatico sia ormai parte integrante della qualità urbana, soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere più vivibili e accessibili. Hotspot 6 — Via del Carmine, Salerno - 41 °C A Salerno, via del Carmine si inserisce nel tessuto urbano come un'area in cui il caldo si riflette direttamente sulla vita dei residenti. Qui il surriscaldamento non riguarda soltanto l'asfalto o le facciate esposte, ma anche la quotidianità di chi abita il quartiere, si sposta a piedi e vive gli spazi esterni durante le ore più calde. È un punto che mostra come il caldo possa diventare un fattore di disagio diffuso anche in contesti urbani consolidati. Hotspot 7 — Stazione Centrale di Napoli - 48°C La Stazione Centrale è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l'inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell'accesso a luoghi freschi e sicuri. Hotspot 8 — Zona residenziale di Sant'Antimo - 46°C Nel tessuto residenziale di Sant'Antimo, il caldo si manifesta come una pressione costante sulla vita quotidiana. Qui l'hotspot non è solo un punto della mappa, ma il segno di un ambiente che fatica a difendersi dal surriscaldamento: pochi spazi ombreggiati, superfici che trattengono calore e percorsi urbani esposti rendono più difficile abitare il quartiere durante le fasi più intense delle ondate di calore. Hotspot 9 — San Cipriano d'Aversa - 46°C San Cipriano d'Aversa chiude questa mappa con un segnale chiaro: il caldo non riguarda solo i grandi centri o le aree industriali più note, ma anche i territori residenziali e di transizione, dove la vulnerabilità può crescere in modo silenzioso. Questo hotspot è importante perché ricorda che la crisi termica attraversa l'intera regione e si radica nei luoghi della vita quotidiana, rendendo urgente un'idea di adattamento che sia diffusa, concreta e territoriale. Hotspot 10 — Mercato San Severino - 46°C Questo punto si inserisce in un contesto urbano che, per la combinazione tra superfici costruite, scarsa ombreggiatura e forte esposizione al sole, tende a trattenere il calore più a lungo rispetto alle aree circostanti. È un hotspot che racconta bene quanto il surriscaldamento non riguardi solo i grandi poli industriali o le città più dense, ma anche i territori interni e i quartieri che, nelle giornate di caldo estremo, diventano più difficili da vivere.

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di Redazione

06/08/2026 - 18:38

Alla Stazione Centrale di Napoli e al mercato ortofrutticolo di Afragola battuto ogni record per il caldo: raggiunti i 48 gradi. E' quanto rilevato da Legambiente Campania che ha monitorato 10 hotspot termici, dieci aree della regione che negli ultimi 10 anni hanno rilevato temperature medie al suolo. Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico, secondo Legambiente, "perché unisce intensità d'uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale". La Stazione Centrale "è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l'inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell'accesso a luoghi freschi e sicuri". Seguono cinque punti dove la temperatura si assesta sui 46°C: Zona residenziale di Macerata Campania - Area Mercato di Caserta - 46°C- Zona residenziale di Sant'Antimo - 46°C— San Cipriano d'Aversa - 46°C— Mercato San Severino - 46°C. Seguono — Piazza Enrico, Benevento - 45°C, Corso Vittorio Emanuele, Avellino - 44°C. Chiude — Via del Carmine, Salerno - 41 °C. Continua dunque il caldo record. Le ondate di calore che colpiscono la Campania non arrivano all'improvviso ma trovano un territorio già segnato da aree che, negli ultimi dieci anni, hanno mostrato una persistenza anomala delle temperature medie al suolo. Legambiente Campania ha individuato 10 hotspot termici stabili, dieci punti del territorio che nel tempo si sono scaldati più del contesto circostante, diventando segnali di vulnerabilità climatica. Non si tratta di semplici anomalie, ma di luoghi in cui il caldo si accumula, persiste e si traduce in un impatto concreto su chi li abita, li attraversa o ci lavora. Per individuarli, e' stato analizzato l'andamento termico del territorio campano nel periodo 2015-2025, utilizzando i dati del sensore termico a bordo dei satelliti Landsat 8 e Landsat 9. Sono state individuate le aree in cui il calore si è concentrato con maggiore continuità nel tempo. Un hotspot termico è un'area che, rispetto al contesto circostante, presenta valori di temperatura del suolo sistematicamente più elevati e una maggiore esposizione al surriscaldamento. Rappresenta quindi un segnale di vulnerabilità climatica e territoriale. I 10 hotspot - commenta Legambiente Campania-mostrano che il caldo in Campania non si distribuisce in modo casuale, ma segue precise condizioni territoriali e sociali. Dove il suolo è più consumato, il verde più scarso e la copertura artificiale più estesa, la temperatura tende ad accumularsi; dove la città si è espansa senza sufficiente pianificazione ecologica, aumentano le superfici che assorbono calore e diminuiscono quelle che lo smaltiscono. Ogni hotspot racconta una storia diversa, ma tutti parlano della stessa fragilità: quella di territori che, per caratteristiche urbane, ambientali o infrastrutturali, trattengono più calore degli altri. Alcuni si trovano in aree densamente costruite, dove l'asfalto, i tetti e le superfici impermeabili amplificano l'effetto isola di calore; altri emergono in zone di margine, dove la pressione del consumo di suolo, la scarsità di alberi e la frammentazione degli spazi aperti riducono la capacità del territorio di raffrescarsi naturalmente. Guardare questi punti uno per uno significa leggere la geografia del caldo non come una mappa astratta, ma come un insieme di luoghi abitati, attraversati e vissuti ogni giorno. In ciascuno di essi il surriscaldamento si traduce in più disagio per chi si muove a piedi o in bicicletta, più difficoltà per chi lavora all'aperto, più esposizione per anziani, bambini e persone fragili, meno qualità dello spazio pubblico e meno possibilità di trovare riparo nelle ore più calde. "Il caldo estremo- commenta Mariateresa Imparato,presidente Legambiente Campania- non è solo una questione climatica, ma anche urbanistica, ambientale e sociale. I punti più caldi coincidono spesso con i luoghi in cui si concentrano funzioni, traffico, lavoro, produzione e vulnerabilità, rendendo ancora più urgente intervenire con strategie di adattamento mirate: più alberi, più ombra, più permeabilità del suolo, più spazio pubblico vivibile e una maggiore attenzione alle aree produttive e ai quartieri più esposti. La giustizia climatica deve diventare una priorità dell'agenda politica degli amministratori e della regione. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi" I punti attenzionati Hotspot 1 — Mercato ortofrutticolo di Afragola - 48°C Il mercato ortofrutticolo di Afragola è un punto emblematico perché unisce intensità d'uso, grandi spazi asfaltati e forte esposizione al sole. Qui il caldo non è soltanto un disagio ambientale: incide sulle condizioni di chi lavora, sui tempi e sulle modalità della movimentazione delle merci, sulla permanenza negli spazi esterni e sulla qualità complessiva del luogo. È un hotspot che rende evidente quanto il surriscaldamento abbia anche una dimensione produttiva e sociale. Hotspot 2 — Zona residenziale di Macerata Campania - 46°C In un'area residenziale come Macerata Campania, l'hotspot assume un significato diverso qui il caldo entra nelle case, nei quartieri, nei percorsi quotidiani. Non ci sono solo superfici che si scaldano, ma persone che vivono il disagio in modo diretto, soprattutto nelle ore serali e notturne, quando il calore accumulato durante il giorno fatica a disperdersi. È un punto che racconta il caldo come problema di vita quotidiana, comfort abitativo e salute urbana. Hotspot 3 — Area Mercato di Caserta - 46°C Nel cuore di Caserta, l'area del mercato si configura come uno di quei luoghi in cui il caldo si intreccia con la vita quotidiana, i flussi di persone, la sosta breve e il passaggio continuo. È uno spazio che, nelle giornate più calde, risente fortemente della scarsità di ombra e della presenza di superfici che assorbono e rilasciano calore, trasformando un luogo di incontro e scambio in un ambiente più faticoso da attraversare e abitare. Hotspot 4 — Corso Vittorio Emanuele, Avellino - 44°C Corso Vittorio Emanuele ad Avellino rappresenta un asse urbano centrale, vissuto ogni giorno da residenti, studenti, lavoratori e visitatori. Qui il caldo si somma alla densità delle attività e alla forte esposizione degli spazi di percorrenza, rendendo evidente quanto anche i luoghi più rappresentativi della città possano diventare vulnerabili alle ondate di calore quando mancano elementi di mitigazione come alberature, ombra diffusa e superfici più fresche. Hotspot 5 — Piazza Enrico, Benevento - 45°C Piazza Enrico, a Benevento, è un punto che racconta bene la fragilità termica degli spazi pubblici centrali. In una piazza il caldo non resta un dato astratto: si traduce nella difficoltà di sostare, incontrarsi e vivere lo spazio all'aperto nelle ore più critiche. È un hotspot che evidenzia quanto il comfort climatico sia ormai parte integrante della qualità urbana, soprattutto nei luoghi che dovrebbero essere più vivibili e accessibili. Hotspot 6 — Via del Carmine, Salerno - 41 °C A Salerno, via del Carmine si inserisce nel tessuto urbano come un'area in cui il caldo si riflette direttamente sulla vita dei residenti. Qui il surriscaldamento non riguarda soltanto l'asfalto o le facciate esposte, ma anche la quotidianità di chi abita il quartiere, si sposta a piedi e vive gli spazi esterni durante le ore più calde. È un punto che mostra come il caldo possa diventare un fattore di disagio diffuso anche in contesti urbani consolidati. Hotspot 7 — Stazione Centrale di Napoli - 48°C La Stazione Centrale è uno dei punti più eloquenti della mappa, perché concentra traffico, asfalto, superfici dure, flussi continui e assenza di reale sollievo climatico. In un nodo così intenso, il caldo non colpisce solo chi lavora o transita, ma mette in evidenza l'inadeguatezza di molti spazi di mobilità ad affrontare le ondate di calore. È un hotspot che parla di infrastruttura, ma anche di vulnerabilità urbana e di disuguaglianza nell'accesso a luoghi freschi e sicuri. Hotspot 8 — Zona residenziale di Sant'Antimo - 46°C Nel tessuto residenziale di Sant'Antimo, il caldo si manifesta come una pressione costante sulla vita quotidiana. Qui l'hotspot non è solo un punto della mappa, ma il segno di un ambiente che fatica a difendersi dal surriscaldamento: pochi spazi ombreggiati, superfici che trattengono calore e percorsi urbani esposti rendono più difficile abitare il quartiere durante le fasi più intense delle ondate di calore. Hotspot 9 — San Cipriano d'Aversa - 46°C San Cipriano d'Aversa chiude questa mappa con un segnale chiaro: il caldo non riguarda solo i grandi centri o le aree industriali più note, ma anche i territori residenziali e di transizione, dove la vulnerabilità può crescere in modo silenzioso. Questo hotspot è importante perché ricorda che la crisi termica attraversa l'intera regione e si radica nei luoghi della vita quotidiana, rendendo urgente un'idea di adattamento che sia diffusa, concreta e territoriale. Hotspot 10 — Mercato San Severino - 46°C Questo punto si inserisce in un contesto urbano che, per la combinazione tra superfici costruite, scarsa ombreggiatura e forte esposizione al sole, tende a trattenere il calore più a lungo rispetto alle aree circostanti. È un hotspot che racconta bene quanto il surriscaldamento non riguardi solo i grandi poli industriali o le città più dense, ma anche i territori interni e i quartieri che, nelle giornate di caldo estremo, diventano più difficili da vivere.