La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello dei carabinieri, Lorenzo Sabatino. Il militare era stato condannato in secondo grado dalla Corte di Appello di Roma a un anno e tre mesi per depistaggio nel caso di Stefano Cucchi, 31enne deceduto il 22 ottobre del 2009 a Roma sette giorni dopo essere stato arrestato. L'uomo e diversi altri colleghi erano stati accusati a vario titolo, di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.
La Suprema Corte ha dunque dato ragione al ricorso presentato dai legali di Sabatino e ha confermato la posizione della procura generale, che aveva chiesto per il colonnello l'annullamento senza rinvio della condanna "perché il fatto non costituisce reato". Secondo il procuratore generale, infatti, la sentenza di condanna sarebbe "contraddittoria e illogica". I togati hanno invece rigettato i ricorsi di Francesco Di Siano e Luca De Cianni, condannati rispettivamente a dieci mesi a due anni e mezzo. Ha dichiarato inammissibili quelli di Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, per i quali la Corte d'Appello già aveva riconosciuto l'intervenuta prescrizione.
di Redazione
04/03/2026 - 21:39
La Corte di Cassazione ha assolto il colonnello dei carabinieri, Lorenzo Sabatino. Il militare era stato condannato in secondo grado dalla Corte di Appello di Roma a un anno e tre mesi per depistaggio nel caso di Stefano Cucchi, 31enne deceduto il 22 ottobre del 2009 a Roma sette giorni dopo essere stato arrestato. L'uomo e diversi altri colleghi erano stati accusati a vario titolo, di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia.
La Suprema Corte ha dunque dato ragione al ricorso presentato dai legali di Sabatino e ha confermato la posizione della procura generale, che aveva chiesto per il colonnello l'annullamento senza rinvio della condanna "perché il fatto non costituisce reato". Secondo il procuratore generale, infatti, la sentenza di condanna sarebbe "contraddittoria e illogica". I togati hanno invece rigettato i ricorsi di Francesco Di Siano e Luca De Cianni, condannati rispettivamente a dieci mesi a due anni e mezzo. Ha dichiarato inammissibili quelli di Alessandro Casarsa, Luciano Soligo e Francesco Cavallo, per i quali la Corte d'Appello già aveva riconosciuto l'intervenuta prescrizione.