La situazione di Gianni Infantino, presidente FIFA, si complica a pochi mesi dalle elezioni di marzo. The Times, dopo aver condotto un'inchiesta giornalistica sul doppio stipendio del numero uno del calcio mondiale, si chiede se gli oppositori di Infantino riusciranno finalmente a trovare un candidato in grado di contendergli la presidenza. A riaprire il fronte delle polemiche, dopo il progetto riservato di cedere agli investitori quote dei diritti commerciali della Coppa del mondo, sono ora le rivelazioni sui compensi del presidente e l'utilizzo di due distinti schemi di pagamento, uno dei quali non risulterebbe nel rapporto annuale. La federazione norvegese ha presentato inoltre tre reclami agli organi competenti della Fifa, riguardanti il premio per la pace assegnato a Donald Trump, il caso Folarin Balogun e il progetto sui diritti commerciali dei Mondiali. Ulteriori interrogativi sono emersi sulla qualificazione della Repubblica Democratica del Congo, nonostante dubbi sull'idoneità di un portiere. Victor Montagliani, presidente della Concacaf, era considerato un possibile sfidante, ma ora - scrive il quotidiano britannico - punta alla riconferma alla guida della confederazione nordamericana. Tra i nomi circolati figurano lo sceicco Salman, presidente della confederazione asiatica, e il principe giordano Ali bin al-Hussein. Secondo il Times, sarebbero stati avviati contatti esplorativi anche con Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo calcistico della Fifa, e Michele Kang, imprenditrice e proprietaria di club femminili in Europa e negli Stati Uniti. Un altro potenziale candidato, la cui identità non è stata resa nota, starebbe valutando la possibilità di scendere in campo. Le candidature dovranno essere presentate entro il 18 novembre e ogni aspirante presidente dovrà ottenere il sostegno di almeno cinque federazioni nazionali. Se nessuno si opporrà, Infantino sarà rieletto per un quarto e ultimo mandato. Ma, avverte il quotidiano britannico, una conferma senza rivali rischierebbe di approfondire la frattura con le federazioni critiche e di riaprire il dibattito sulla trasparenza e sulla governance del calcio mondiale.
di Redazione
14/10/2026 - 01:00
La situazione di Gianni Infantino, presidente FIFA, si complica a pochi mesi dalle elezioni di marzo. The Times, dopo aver condotto un'inchiesta giornalistica sul doppio stipendio del numero uno del calcio mondiale, si chiede se gli oppositori di Infantino riusciranno finalmente a trovare un candidato in grado di contendergli la presidenza. A riaprire il fronte delle polemiche, dopo il progetto riservato di cedere agli investitori quote dei diritti commerciali della Coppa del mondo, sono ora le rivelazioni sui compensi del presidente e l'utilizzo di due distinti schemi di pagamento, uno dei quali non risulterebbe nel rapporto annuale. La federazione norvegese ha presentato inoltre tre reclami agli organi competenti della Fifa, riguardanti il premio per la pace assegnato a Donald Trump, il caso Folarin Balogun e il progetto sui diritti commerciali dei Mondiali. Ulteriori interrogativi sono emersi sulla qualificazione della Repubblica Democratica del Congo, nonostante dubbi sull'idoneità di un portiere. Victor Montagliani, presidente della Concacaf, era considerato un possibile sfidante, ma ora - scrive il quotidiano britannico - punta alla riconferma alla guida della confederazione nordamericana. Tra i nomi circolati figurano lo sceicco Salman, presidente della confederazione asiatica, e il principe giordano Ali bin al-Hussein. Secondo il Times, sarebbero stati avviati contatti esplorativi anche con Arsène Wenger, responsabile dello sviluppo calcistico della Fifa, e Michele Kang, imprenditrice e proprietaria di club femminili in Europa e negli Stati Uniti. Un altro potenziale candidato, la cui identità non è stata resa nota, starebbe valutando la possibilità di scendere in campo. Le candidature dovranno essere presentate entro il 18 novembre e ogni aspirante presidente dovrà ottenere il sostegno di almeno cinque federazioni nazionali. Se nessuno si opporrà, Infantino sarà rieletto per un quarto e ultimo mandato. Ma, avverte il quotidiano britannico, una conferma senza rivali rischierebbe di approfondire la frattura con le federazioni critiche e di riaprire il dibattito sulla trasparenza e sulla governance del calcio mondiale.