Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale “Dillo ad Alvino”, in onda alle ore 12 su Teleclub Canale 77, ha lanciato un appello all’intero ambiente azzurro, chiedendo di superare contrapposizioni e processi sommari per ritrovare unità intorno alla squadra.
«Basta con le divisioni, basta con i processi sommari al primo errore, basta con i teatrini di chi è favorevole e di chi è contrario, di chi si schiera da una parte e di chi si schiera dall’altra. Fanno solo il male della nostra maglia».
Per Alvino, bisogna andare oltre ruoli societari e appartenenze, riconoscendo nella squadra un patrimonio condiviso da un’intera comunità.
«“Napoli bene comune” non è solo il titolo della trasmissione, è un patto. Un patto di sangue azzurro. Questa squadra non appartiene a chi firma i contratti o a chi si siede in tribuna: appartiene a un popolo intero, appartiene a noi».
Il rischio principale, nella sua analisi, non è rappresentato dalla forza degli avversari che il Napoli incontrerà in Italia o in Europa, ma dalle tensioni interne che possono indebolire l’ambiente prima ancora di scendere in campo. Da qui l’invito a concentrare le energie e la passione sul sostegno alla squadra e sull’obiettivo sportivo.
«Faccio un appello a tutto l’ambiente: smettiamola di dividerci in fazioni. Chi ama il Napoli non cerca colpevoli, cerca la vittoria».
Alvino ha chiarito che unità e sostegno non significano rinunciare alla contestazione. Il dissenso, però, deve arrivare al termine della partita, mentre durante il gioco la squadra deve poter contare sulla spinta incondizionata del proprio pubblico.
«Se la squadra va fischiata, la si fischia al 90esimo, a partita finita. Ma per 90 minuti più recupero si spinge».
Il commentatore ha infine richiamato le grandi serate vissute al Maradona per sottolineare quanto il sostegno collettivo possa incidere anche negli appuntamenti più difficili.
«Ricordate una cosa: la nostra unione è l’arma in più, un’arma devastante. Quando il Maradona accompagna abbiamo fatto tremare l’Europa. Quando siamo una cosa sola, non ce n’è per nessuno».
di Redazione
25/09/2026 - 12:39
Carlo Alvino, nel corso del suo editoriale “Dillo ad Alvino”, in onda alle ore 12 su Teleclub Canale 77, ha lanciato un appello all’intero ambiente azzurro, chiedendo di superare contrapposizioni e processi sommari per ritrovare unità intorno alla squadra.
«Basta con le divisioni, basta con i processi sommari al primo errore, basta con i teatrini di chi è favorevole e di chi è contrario, di chi si schiera da una parte e di chi si schiera dall’altra. Fanno solo il male della nostra maglia».
Per Alvino, bisogna andare oltre ruoli societari e appartenenze, riconoscendo nella squadra un patrimonio condiviso da un’intera comunità.
«“Napoli bene comune” non è solo il titolo della trasmissione, è un patto. Un patto di sangue azzurro. Questa squadra non appartiene a chi firma i contratti o a chi si siede in tribuna: appartiene a un popolo intero, appartiene a noi».
Il rischio principale, nella sua analisi, non è rappresentato dalla forza degli avversari che il Napoli incontrerà in Italia o in Europa, ma dalle tensioni interne che possono indebolire l’ambiente prima ancora di scendere in campo. Da qui l’invito a concentrare le energie e la passione sul sostegno alla squadra e sull’obiettivo sportivo.
«Faccio un appello a tutto l’ambiente: smettiamola di dividerci in fazioni. Chi ama il Napoli non cerca colpevoli, cerca la vittoria».
Alvino ha chiarito che unità e sostegno non significano rinunciare alla contestazione. Il dissenso, però, deve arrivare al termine della partita, mentre durante il gioco la squadra deve poter contare sulla spinta incondizionata del proprio pubblico.
«Se la squadra va fischiata, la si fischia al 90esimo, a partita finita. Ma per 90 minuti più recupero si spinge».
Il commentatore ha infine richiamato le grandi serate vissute al Maradona per sottolineare quanto il sostegno collettivo possa incidere anche negli appuntamenti più difficili.
«Ricordate una cosa: la nostra unione è l’arma in più, un’arma devastante. Quando il Maradona accompagna abbiamo fatto tremare l’Europa. Quando siamo una cosa sola, non ce n’è per nessuno».