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IL PARERE - Pasculli: "Conte? Penso che resterà al Napoli per vincere qualcosa in più oltre lo scudetto"
08.05.2026 23:12 di Napoli Magazine
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Pedro Pablo Pasculli, ex attaccante del Lecce e campione del mondo con l’Argentina nel Mondiale di Messico ’86 con Maradona, ha parlato nel corso di Terzo Tempo Calcio Napoli, trasmissione in onda su Televomero: “Lotta Champions? È un campionato un po’ strano. Inizialmente, Inter e Napoli lottavano per lo scudetto. Poi sono venute fuori Como, Juventus e Milan, ma non potevano lottare per la vittoria finale del campionato. Non so se il Napoli fosse una squadra preparata per rivincere lo scudetto, la sensazione è che mancasse sempre qualcosa. Forse non aveva quei giocatori che fanno la differenza dalla panchina come invece li ha avuti l’Inter. Un esempio può essere il sostituto di De Bruyne. Conte ha sempre trasmesso grinta e forza, lo conosco da tanto. Trasmette tanta voglia di vincere. Ma ogni tanto bisogna indietreggiare senza dare quella pressione ai giocatori. Penso che resterà al Napoli provando a vincere qualcosa in più l’anno prossimo oltre lo scudetto. Aver conosciuto Maradona nel 1980 all’Argentinos Juniors è stato un piacere enorme. Quando sono arrivato nello spogliatoio, che era piccolissimo, andai in un angolino e iniziai a cambiarmi. Arrivò Diego dopo un po’ e mi dà la mano dicendomi: “Piacere Diego Armando Maradona, benvenuto”. Mi rilassai subito. In campo ci siamo divertiti. Il gol del secolo? Non si possono descrivere le sensazioni, è difficile, bisogna viverlo. Mi fa sempre emozione vederlo, ho tante foto e video con Diego. Partecipare già al Mondiale per un calciatore e vincerlo con questo signore che è il calcio, uno in più come disse. Diego era una persona semplice, umile, non l’ho mai sentito dire una brutta parola a un suo compagno. Non ha mai fatto una critica, ma dava fiducia, stimolava tutti. Il mio gol contro l’Uruguay? Quella partita è il calcio vero, ce l’avevamo dentro al sangue. Quella partita è stata difficilissima, l’Uruguay era favorita per la vittoria del Mondiale. La vittoria ci ha indirizzato nella strada giusta. Già all’epoca ci rendevamo conto della grandezza di Maradona, perché lui era così in tutti i sensi. Era amico di tutti, non faceva pesare il fatto che faceva vincere le partite. Era così semplice, umile, anche se un giocatore non era forte non ha mai fatto pesare nulla. Quando aveva il pallone in allenamento sembrava un bambino, iniziava a palleggiare, calciare in porta. Non ha mai fatto pesare il suo nome ai compagni. Il paragone di Chivu tra Maradona e Bastoni? Chivu era ragazzino, troppo piccolo per ricordare. Quella di Maradona è stata una furbizia, perché se il giocatore non è furbo non gioca. Neanche si ricorda quella partita e non può parlare. Maradona quanti calci prendeva? E non ha mai simulato! Mai una protesta! Non è paragonabile con Bastoni. Chivu dovrebbe parlare meno di Maradona. Quella di Bastoni non è una furbizia, ma una mancanza di rispetto agli avversari. Chivu di Diego non può parlare. Noi non ci accorgemmo del gol con la mano contro l’Inghilterra. Facemmo una riunione. Diego parlava ricordandoci che avevamo 90 minuti in cui dovevamo solo pensare a vincere, per poi dedicare la vittoria ai genitori che avevano perso i figli nella guerra delle Malvinas. Se giocasse oggi, prenderebbe 30-40 rigori a partita. Carmando venne con noi in Messico. Portò 30-40 kg di pasta in Messico (ride, ndr). Faceva anche gli spaghetti aglio e olio. In quel Mondiale c’è tantissima storia, eravamo in un centro sportivo in America con stanze piccolissime, con due lettini, una tv, un comodino e una figura della Madonna attaccata al muro. A Messico ’86 c’è un aneddoto sulle magliette. Noi giocammo contro l’Inghilterra con delle magliette che non erano originali. Se avessero fatto ricorso, avremmo perso la partita. Cambiammo le magliette con l’Uruguay, ma il magazziniere disse a mister Bilardo che non ce l’avevamo. E Bilardo mandò il magazziniere e il segretario a comprarle. Non andavano mai bene e i tempi per mandarcele erano stretti. Poi andarono a Tepito, un posto dove c’erano tanti delinquenti. Trovarono delle magliette e il segretario la portò a Bilardo, che rispose che non andava bene. Così, Maradona ne prese una e andò lui stesso da Bilardo. Il mister disse che andava bene, ma era la stessa maglietta (ride, ndr)! Non erano maglie originali. I numeri vennero cuciti, così come lo stemma dell’Argentina. Conte nello spogliatoio era un ragazzo molto bravo, un professionista che faceva l’allenamento e andava a studiare all’università. Si faceva vedere già per personalità e leadership. Già da giovane faceva vedere ciò che voleva”.

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IL PARERE - Pasculli: "Conte? Penso che resterà al Napoli per vincere qualcosa in più oltre lo scudetto"

di Redazione

08/05/2026 - 23:12

Pedro Pablo Pasculli, ex attaccante del Lecce e campione del mondo con l’Argentina nel Mondiale di Messico ’86 con Maradona, ha parlato nel corso di Terzo Tempo Calcio Napoli, trasmissione in onda su Televomero: “Lotta Champions? È un campionato un po’ strano. Inizialmente, Inter e Napoli lottavano per lo scudetto. Poi sono venute fuori Como, Juventus e Milan, ma non potevano lottare per la vittoria finale del campionato. Non so se il Napoli fosse una squadra preparata per rivincere lo scudetto, la sensazione è che mancasse sempre qualcosa. Forse non aveva quei giocatori che fanno la differenza dalla panchina come invece li ha avuti l’Inter. Un esempio può essere il sostituto di De Bruyne. Conte ha sempre trasmesso grinta e forza, lo conosco da tanto. Trasmette tanta voglia di vincere. Ma ogni tanto bisogna indietreggiare senza dare quella pressione ai giocatori. Penso che resterà al Napoli provando a vincere qualcosa in più l’anno prossimo oltre lo scudetto. Aver conosciuto Maradona nel 1980 all’Argentinos Juniors è stato un piacere enorme. Quando sono arrivato nello spogliatoio, che era piccolissimo, andai in un angolino e iniziai a cambiarmi. Arrivò Diego dopo un po’ e mi dà la mano dicendomi: “Piacere Diego Armando Maradona, benvenuto”. Mi rilassai subito. In campo ci siamo divertiti. Il gol del secolo? Non si possono descrivere le sensazioni, è difficile, bisogna viverlo. Mi fa sempre emozione vederlo, ho tante foto e video con Diego. Partecipare già al Mondiale per un calciatore e vincerlo con questo signore che è il calcio, uno in più come disse. Diego era una persona semplice, umile, non l’ho mai sentito dire una brutta parola a un suo compagno. Non ha mai fatto una critica, ma dava fiducia, stimolava tutti. Il mio gol contro l’Uruguay? Quella partita è il calcio vero, ce l’avevamo dentro al sangue. Quella partita è stata difficilissima, l’Uruguay era favorita per la vittoria del Mondiale. La vittoria ci ha indirizzato nella strada giusta. Già all’epoca ci rendevamo conto della grandezza di Maradona, perché lui era così in tutti i sensi. Era amico di tutti, non faceva pesare il fatto che faceva vincere le partite. Era così semplice, umile, anche se un giocatore non era forte non ha mai fatto pesare nulla. Quando aveva il pallone in allenamento sembrava un bambino, iniziava a palleggiare, calciare in porta. Non ha mai fatto pesare il suo nome ai compagni. Il paragone di Chivu tra Maradona e Bastoni? Chivu era ragazzino, troppo piccolo per ricordare. Quella di Maradona è stata una furbizia, perché se il giocatore non è furbo non gioca. Neanche si ricorda quella partita e non può parlare. Maradona quanti calci prendeva? E non ha mai simulato! Mai una protesta! Non è paragonabile con Bastoni. Chivu dovrebbe parlare meno di Maradona. Quella di Bastoni non è una furbizia, ma una mancanza di rispetto agli avversari. Chivu di Diego non può parlare. Noi non ci accorgemmo del gol con la mano contro l’Inghilterra. Facemmo una riunione. Diego parlava ricordandoci che avevamo 90 minuti in cui dovevamo solo pensare a vincere, per poi dedicare la vittoria ai genitori che avevano perso i figli nella guerra delle Malvinas. Se giocasse oggi, prenderebbe 30-40 rigori a partita. Carmando venne con noi in Messico. Portò 30-40 kg di pasta in Messico (ride, ndr). Faceva anche gli spaghetti aglio e olio. In quel Mondiale c’è tantissima storia, eravamo in un centro sportivo in America con stanze piccolissime, con due lettini, una tv, un comodino e una figura della Madonna attaccata al muro. A Messico ’86 c’è un aneddoto sulle magliette. Noi giocammo contro l’Inghilterra con delle magliette che non erano originali. Se avessero fatto ricorso, avremmo perso la partita. Cambiammo le magliette con l’Uruguay, ma il magazziniere disse a mister Bilardo che non ce l’avevamo. E Bilardo mandò il magazziniere e il segretario a comprarle. Non andavano mai bene e i tempi per mandarcele erano stretti. Poi andarono a Tepito, un posto dove c’erano tanti delinquenti. Trovarono delle magliette e il segretario la portò a Bilardo, che rispose che non andava bene. Così, Maradona ne prese una e andò lui stesso da Bilardo. Il mister disse che andava bene, ma era la stessa maglietta (ride, ndr)! Non erano maglie originali. I numeri vennero cuciti, così come lo stemma dell’Argentina. Conte nello spogliatoio era un ragazzo molto bravo, un professionista che faceva l’allenamento e andava a studiare all’università. Si faceva vedere già per personalità e leadership. Già da giovane faceva vedere ciò che voleva”.