Miralem Pjanic, ex centrocampista, è intervenuto al Festival dello Sport di Trento: "Bisogna credere nei sogni. Siamo andati in Lussemburgo, una seconda casa che ha permesso ai miei genitori di lavorare e rifarsi una seconda vita. Papà lavorava in cantiere, mattina e pomeriggio; mamma faceva la donna delle pulizie dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Papà giocava anche a calcio e io stavo con lui, mi portava ai suoi allenamenti. Avevo un solo giocattolo: il pallone. Forse non è stato giusto poi lasciarla e scegliere la Bosnia, ma è stata una scelta di cuore. Mi sono sentito bosniaco, in famiglia siamo bosniaci".
di Redazione
04/10/2026 - 00:05
Miralem Pjanic, ex centrocampista, è intervenuto al Festival dello Sport di Trento: "Bisogna credere nei sogni. Siamo andati in Lussemburgo, una seconda casa che ha permesso ai miei genitori di lavorare e rifarsi una seconda vita. Papà lavorava in cantiere, mattina e pomeriggio; mamma faceva la donna delle pulizie dalle tre del pomeriggio alle dieci di sera. Papà giocava anche a calcio e io stavo con lui, mi portava ai suoi allenamenti. Avevo un solo giocattolo: il pallone. Forse non è stato giusto poi lasciarla e scegliere la Bosnia, ma è stata una scelta di cuore. Mi sono sentito bosniaco, in famiglia siamo bosniaci".