A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Dario Santoro, giornalista collaboratore di Rainews.
Sembra che si sia ritrovata un po' di luce a Castel Volturno, con un De Bruyne che ha ritrovato un Napoli molto diverso da come lo aveva lasciato, volti nuovi come Antonio Vergara, Alisson Santos e Giovane. Che idea si è fatto di questo Napoli?
"È un Napoli completamente diverso rispetto all'inizio della stagione. All'epoca persino Antonio Conte aveva dubbi sulla formazione, ricorderà che il Napoli partì addirittura col 4-4-2, pur di far giocare tutti senza sacrificare nessuno, finendo però per "adattare" qualcosa sulle fasce. Oggi è cambiato tutto, al netto dell'aspetto positivo di aver rivisto De Bruyne in condizioni molto migliori rispetto a inizio stagione, quando era palesemente in sovrappeso. Basti pensare a quando si presentò per la prima volta a Dimaro, aveva uno stato di forma davvero preoccupante. Detto questo, tra settembre e inizio ottobre si era visto qualcosa di buono e interessante. Poi l'infortunio lo ha tolto di mezzo in un momento delicato e per il Napoli, è diventato un problema enorme anche per via del calendario. Non è stato l'unico infortunio muscolare, abbiamo visto anche la ricaduta di Stanislav Lobotka. È l'ennesimo stop che purtroppo testimonia il disastro fatto da Conte ed il suo staff, perché è chiaro che non lo alleno io, non lo allena lei, lo allena Conte, insieme al suo staff e allo staff sanitario. La ricaduta di Lobotka è un segnale importante, fa capire che la situazione non è del tutto rientrata. Mi dispiace per lui: col Verona lo avevamo visto in calo, non al livello abituale, quasi col freno a mano tirato. Si toccava spesso la gamba e poi è uscito nel finale, ma il guaio era già fatto".
Secondo lei ci sono possibilità di vedere Kevin De Bruyne in campo, anche solo per uno spezzone, già contro il Torino?
"Al momento c'è ancora tanta cautela da parte del Napoli e non si vuole forzare il rientro, soprattutto in partite che non sono "da dentro o fuori". Io però mi aspetto di rivederlo contro il Milan, il 4 aprile: ci sono ottime possibilità, anche perché c'è tempo per rimetterlo a pieno regime e in mezzo c'è pure la sosta per le nazionali. In una situazione come questa, con una rosa più gestibile e senza l'accumulo di partite, è più semplice reinserirlo. Contro il Torino, che resta una gara importantissima per i tre punti, non credo che il Napoli voglia rischiare, dal punto di vista tecnico, non serve De Bruyne per battere questo Torino".
Le leggo un messaggio di un ascoltatore: "Il problema è che il Napoli ha poco staff medico. È impensabile che abbia solo due fisioterapisti, questo può essere uno dei problemi di questa stagione". Secondo lei può essere davvero questo il nodo?
"Non credo sia un problema di quantità, quanto di gestione e se vogliamo, anche di qualità del lavoro fatto quest'anno. Onestamente, alcune situazioni hanno alimentato dubbi tra i tifosi, penso soprattutto alla gestione del caso David Neres, che è sembrata ambigua e discutibile. Capisco che in un momento di crisi ogni valutazione sia legittima, però se paragoniamo i numeri degli staff medici alle altre società, non è che altrove ci siano otto, nove o dieci fisioterapisti. Il punto è come gestisci i carichi, i recuperi e i rientri".
Nell'era della saturazione tattica, sembra che nessuno sappia più come fare gol, un calcio sempre più "robotizzato", con il controllo di ogni aspetto, che pare togliere ossigeno al gioco. Se ne lamentano perfino in Inghilterra, come se ne esce?
"Se se ne lamentano anche in Inghilterra è perché oggi il calcio, su questo, ci sta rimettendo. Con tutta questa analisi tattica, se non ci fossero errori tattici o individuali, molte partite finirebbero 0-0 ed è un po' quello che sta succedendo non solo in Italia, ma anche altrove. La differenza è che in Italia si punta quasi esclusivamente su questo e si prova meno a valorizzare lo spettacolo. Le faccio un esempio recentissimo, Como-Inter è finita 0-0. E questo rende bene l'idea di quanto spesso ci si "blocchi" sul piano tattico. Ogni campionato è diverso, ma il problema vero, in Italia, è anche economico: i diritti televisivi della Serie A sono lontani da quelli della Premier League, e questo pesa su tutto, dalla qualità media alla capacità di attrarre e trattenere campioni".
L'anno prossimo l'allenatore del Napoli sarà ancora Antonio Conte?
"Chiariamo una cosa: già è stato un "miracolo" che Conte sia rimasto ed il merito, a livello societario, è di Aurelio De Laurentiis, che ha lavorato con grande serietà. Dopo quello che era successo con Luciano Spalletti, era fondamentale evitare un'altra situazione simile. Io le dico che già a gennaio 2025, a mercato chiuso, Conte aveva fatto capire, anche ai suoi collaboratori più stretti, che a fine stagione avrebbe potuto lasciare. Poi sono entrate in gioco tante variabili, risultati, emozioni, entusiasmo, e le promesse di investimenti sul mercato, con l'arrivo di un nome come De Bruyne a fare da simbolo. Oggi, però, alla domanda secca rispondo così: credo che a fine stagione possa arrivare un divorzio".
Quindi lei smentisce categoricamente che resti, per lei non è fantascienza, è uno scenario concreto?
"Io credo che Conte sia rimasto soprattutto per volontà di De Laurentiis. Ma se la stagione non si chiudesse nel migliore dei modi, è facile che si torni alla stessa situazione, Conte che al termine dell'anno, sente di dire "io vado via", come aveva già pensato. A meno che non ritrovi entusiasmo e condizioni davvero favorevoli, oggi lo scenario più probabile mi sembra quello".
di Redazione
05/03/2026 - 15:02
A “1 Football Club”, su 1 Station Radio, è intervenuto Dario Santoro, giornalista collaboratore di Rainews.
Sembra che si sia ritrovata un po' di luce a Castel Volturno, con un De Bruyne che ha ritrovato un Napoli molto diverso da come lo aveva lasciato, volti nuovi come Antonio Vergara, Alisson Santos e Giovane. Che idea si è fatto di questo Napoli?
"È un Napoli completamente diverso rispetto all'inizio della stagione. All'epoca persino Antonio Conte aveva dubbi sulla formazione, ricorderà che il Napoli partì addirittura col 4-4-2, pur di far giocare tutti senza sacrificare nessuno, finendo però per "adattare" qualcosa sulle fasce. Oggi è cambiato tutto, al netto dell'aspetto positivo di aver rivisto De Bruyne in condizioni molto migliori rispetto a inizio stagione, quando era palesemente in sovrappeso. Basti pensare a quando si presentò per la prima volta a Dimaro, aveva uno stato di forma davvero preoccupante. Detto questo, tra settembre e inizio ottobre si era visto qualcosa di buono e interessante. Poi l'infortunio lo ha tolto di mezzo in un momento delicato e per il Napoli, è diventato un problema enorme anche per via del calendario. Non è stato l'unico infortunio muscolare, abbiamo visto anche la ricaduta di Stanislav Lobotka. È l'ennesimo stop che purtroppo testimonia il disastro fatto da Conte ed il suo staff, perché è chiaro che non lo alleno io, non lo allena lei, lo allena Conte, insieme al suo staff e allo staff sanitario. La ricaduta di Lobotka è un segnale importante, fa capire che la situazione non è del tutto rientrata. Mi dispiace per lui: col Verona lo avevamo visto in calo, non al livello abituale, quasi col freno a mano tirato. Si toccava spesso la gamba e poi è uscito nel finale, ma il guaio era già fatto".
Secondo lei ci sono possibilità di vedere Kevin De Bruyne in campo, anche solo per uno spezzone, già contro il Torino?
"Al momento c'è ancora tanta cautela da parte del Napoli e non si vuole forzare il rientro, soprattutto in partite che non sono "da dentro o fuori". Io però mi aspetto di rivederlo contro il Milan, il 4 aprile: ci sono ottime possibilità, anche perché c'è tempo per rimetterlo a pieno regime e in mezzo c'è pure la sosta per le nazionali. In una situazione come questa, con una rosa più gestibile e senza l'accumulo di partite, è più semplice reinserirlo. Contro il Torino, che resta una gara importantissima per i tre punti, non credo che il Napoli voglia rischiare, dal punto di vista tecnico, non serve De Bruyne per battere questo Torino".
Le leggo un messaggio di un ascoltatore: "Il problema è che il Napoli ha poco staff medico. È impensabile che abbia solo due fisioterapisti, questo può essere uno dei problemi di questa stagione". Secondo lei può essere davvero questo il nodo?
"Non credo sia un problema di quantità, quanto di gestione e se vogliamo, anche di qualità del lavoro fatto quest'anno. Onestamente, alcune situazioni hanno alimentato dubbi tra i tifosi, penso soprattutto alla gestione del caso David Neres, che è sembrata ambigua e discutibile. Capisco che in un momento di crisi ogni valutazione sia legittima, però se paragoniamo i numeri degli staff medici alle altre società, non è che altrove ci siano otto, nove o dieci fisioterapisti. Il punto è come gestisci i carichi, i recuperi e i rientri".
Nell'era della saturazione tattica, sembra che nessuno sappia più come fare gol, un calcio sempre più "robotizzato", con il controllo di ogni aspetto, che pare togliere ossigeno al gioco. Se ne lamentano perfino in Inghilterra, come se ne esce?
"Se se ne lamentano anche in Inghilterra è perché oggi il calcio, su questo, ci sta rimettendo. Con tutta questa analisi tattica, se non ci fossero errori tattici o individuali, molte partite finirebbero 0-0 ed è un po' quello che sta succedendo non solo in Italia, ma anche altrove. La differenza è che in Italia si punta quasi esclusivamente su questo e si prova meno a valorizzare lo spettacolo. Le faccio un esempio recentissimo, Como-Inter è finita 0-0. E questo rende bene l'idea di quanto spesso ci si "blocchi" sul piano tattico. Ogni campionato è diverso, ma il problema vero, in Italia, è anche economico: i diritti televisivi della Serie A sono lontani da quelli della Premier League, e questo pesa su tutto, dalla qualità media alla capacità di attrarre e trattenere campioni".
L'anno prossimo l'allenatore del Napoli sarà ancora Antonio Conte?
"Chiariamo una cosa: già è stato un "miracolo" che Conte sia rimasto ed il merito, a livello societario, è di Aurelio De Laurentiis, che ha lavorato con grande serietà. Dopo quello che era successo con Luciano Spalletti, era fondamentale evitare un'altra situazione simile. Io le dico che già a gennaio 2025, a mercato chiuso, Conte aveva fatto capire, anche ai suoi collaboratori più stretti, che a fine stagione avrebbe potuto lasciare. Poi sono entrate in gioco tante variabili, risultati, emozioni, entusiasmo, e le promesse di investimenti sul mercato, con l'arrivo di un nome come De Bruyne a fare da simbolo. Oggi, però, alla domanda secca rispondo così: credo che a fine stagione possa arrivare un divorzio".
Quindi lei smentisce categoricamente che resti, per lei non è fantascienza, è uno scenario concreto?
"Io credo che Conte sia rimasto soprattutto per volontà di De Laurentiis. Ma se la stagione non si chiudesse nel migliore dei modi, è facile che si torni alla stessa situazione, Conte che al termine dell'anno, sente di dire "io vado via", come aveva già pensato. A meno che non ritrovi entusiasmo e condizioni davvero favorevoli, oggi lo scenario più probabile mi sembra quello".