Calcio
L'OPINIONE - Bucchioni: "Napoli, Allegri ha lanciato un messaggio molto forte"
15.07.2026 21:12 di Napoli Magazine
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A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista: “Secondo me la Spagna ha meritato pienamente la vittoria contro la Francia. Mi aspettavo una partita equilibrata, non una differenza così evidente. Quello che mi ha colpito è stata soprattutto la superficialità con cui la Francia ha affrontato una semifinale mondiale. A certi livelli non puoi pensare che un sistema di gioco rischioso, che ti ha portato fino a quel punto del torneo, basti da solo per battere qualsiasi avversario. La Spagna aveva già dimostrato durante tutto il Mondiale di essere una squadra organizzata: aveva subito pochissimi gol, pressava altissimo, aveva grande coesione e un’identità precisa. Persino Lamine Yamal, che tutti aspettavano come protagonista assoluto, si è messo al servizio del collettivo. E invece la Francia è scesa in campo senza prendere le giuste contromisure. La scelta di Deschamps di rinunciare a un centrocampista come Koné è stata, a mio avviso, un errore decisivo. In mezzo al campo i francesi erano costantemente in inferiorità numerica: sembravano due giocatori circondati da cinque o sei avversari. Bastava guardare come la Spagna occupava gli spazi, con gli esterni che si accentravano, il centravanti che lavorava per la squadra e continui inserimenti da parte dei centrocampisti. Ancora più difficile da capire è stata la gestione della partita da parte di Deschamps. All’intervallo avrebbe potuto riequilibrare la squadra inserendo un centrocampista e rinunciando a un attaccante. Invece ha tolto Rabiot, che era ammonito, quando un giocatore della sua esperienza sa gestire una situazione del genere. Non ha corretto nulla e la Francia ha continuato a soffrire. Anche sul piano difensivo ci sono state scelte incomprensibili. Lasciare il proprio esterno nell’uno contro uno contro Lamine Yamal senza raddoppi sistematici è stato un rischio enorme. Se non hai superiorità numerica a centrocampo, almeno devi aiutare i difensori. Invece non è successo. Alla fine Deschamps ha perfino protestato per una mancata ammonizione. Francamente mi è sembrata una reazione fuori luogo: anche se quell’ammonizione fosse arrivata, non avrebbe cambiato l’andamento della partita. Quando si cercano questi alibi dopo una prestazione del genere si rischia solo di diventare poco credibili. Questa Spagna, invece, mi ricorda molto l’Italia campione del mondo del 2006. Anche quella era una squadra in cui tutti lavoravano per il gruppo. Aveva grandi campioni come Totti e Del Piero, ma nessuno metteva il proprio ego davanti alla squadra. È la stessa sensazione che trasmette oggi la Spagna: un collettivo forte, organizzato e disposto a sacrificarsi. Adesso, però, nelle semifinali e nella finale può succedere davvero di tutto. Argentina e Inghilterra restano avversarie di altissimo livello, ma una vittoria come quella ottenuta contro la Francia può dare una spinta psicologica enorme. Passando al Napoli, la presentazione di Massimiliano Allegri mi è sembrata molto interessante. Era inevitabile che non potesse entrare troppo nei dettagli tecnici: la squadra deve ancora nascere e molti giocatori devono ancora arrivare. È giusto che prima voglia conoscerli sul campo. La frase che ha colpito tutti è stata quella sui due Scudetti vinti con la Juventus. Quando ha detto, anche con un pizzico di ironia, di essere arrivato a Napoli per “restituirli”, ha lanciato un messaggio molto forte. Da napoletano, quella battuta assume un significato particolare. Io credo che Allegri sia una persona intellettualmente onesta. Al di là delle opinioni sul suo calcio, sa benissimo che il Napoli di Sarri, in quelle stagioni, aveva espresso il miglior calcio d’Italia. Lo aveva riconosciuto tutto il mondo del calcio, a partire da Guardiola. Quel Napoli avrebbe meritato di vincere almeno uno di quei campionati. È vero, poi il Napoli commise degli errori, come nella famosa sconfitta di Firenze. Forse mancava ancora l’esperienza per gestire la pressione di uno Scudetto ormai vicino. Ma se si guarda l’intero campionato, quella squadra aveva giocato meglio della Juventus. E credo che anche Allegri ne sia perfettamente consapevole. Quella stagione segnò anche l’inizio del cambiamento del calcio italiano: da una parte il calcio innovativo del Napoli di Sarri, dall’altra quello più tradizionale della Juventus. Oggi Allegri arriva a Napoli con una grande occasione: dimostrare di saper vincere anche in un ambiente diverso e con una squadra costruita per essere protagonista".

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L'OPINIONE - Bucchioni: "Napoli, Allegri ha lanciato un messaggio molto forte"

di Redazione

15/07/2026 - 21:12

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport“, è intervenuto Enzo Bucchioni, giornalista: “Secondo me la Spagna ha meritato pienamente la vittoria contro la Francia. Mi aspettavo una partita equilibrata, non una differenza così evidente. Quello che mi ha colpito è stata soprattutto la superficialità con cui la Francia ha affrontato una semifinale mondiale. A certi livelli non puoi pensare che un sistema di gioco rischioso, che ti ha portato fino a quel punto del torneo, basti da solo per battere qualsiasi avversario. La Spagna aveva già dimostrato durante tutto il Mondiale di essere una squadra organizzata: aveva subito pochissimi gol, pressava altissimo, aveva grande coesione e un’identità precisa. Persino Lamine Yamal, che tutti aspettavano come protagonista assoluto, si è messo al servizio del collettivo. E invece la Francia è scesa in campo senza prendere le giuste contromisure. La scelta di Deschamps di rinunciare a un centrocampista come Koné è stata, a mio avviso, un errore decisivo. In mezzo al campo i francesi erano costantemente in inferiorità numerica: sembravano due giocatori circondati da cinque o sei avversari. Bastava guardare come la Spagna occupava gli spazi, con gli esterni che si accentravano, il centravanti che lavorava per la squadra e continui inserimenti da parte dei centrocampisti. Ancora più difficile da capire è stata la gestione della partita da parte di Deschamps. All’intervallo avrebbe potuto riequilibrare la squadra inserendo un centrocampista e rinunciando a un attaccante. Invece ha tolto Rabiot, che era ammonito, quando un giocatore della sua esperienza sa gestire una situazione del genere. Non ha corretto nulla e la Francia ha continuato a soffrire. Anche sul piano difensivo ci sono state scelte incomprensibili. Lasciare il proprio esterno nell’uno contro uno contro Lamine Yamal senza raddoppi sistematici è stato un rischio enorme. Se non hai superiorità numerica a centrocampo, almeno devi aiutare i difensori. Invece non è successo. Alla fine Deschamps ha perfino protestato per una mancata ammonizione. Francamente mi è sembrata una reazione fuori luogo: anche se quell’ammonizione fosse arrivata, non avrebbe cambiato l’andamento della partita. Quando si cercano questi alibi dopo una prestazione del genere si rischia solo di diventare poco credibili. Questa Spagna, invece, mi ricorda molto l’Italia campione del mondo del 2006. Anche quella era una squadra in cui tutti lavoravano per il gruppo. Aveva grandi campioni come Totti e Del Piero, ma nessuno metteva il proprio ego davanti alla squadra. È la stessa sensazione che trasmette oggi la Spagna: un collettivo forte, organizzato e disposto a sacrificarsi. Adesso, però, nelle semifinali e nella finale può succedere davvero di tutto. Argentina e Inghilterra restano avversarie di altissimo livello, ma una vittoria come quella ottenuta contro la Francia può dare una spinta psicologica enorme. Passando al Napoli, la presentazione di Massimiliano Allegri mi è sembrata molto interessante. Era inevitabile che non potesse entrare troppo nei dettagli tecnici: la squadra deve ancora nascere e molti giocatori devono ancora arrivare. È giusto che prima voglia conoscerli sul campo. La frase che ha colpito tutti è stata quella sui due Scudetti vinti con la Juventus. Quando ha detto, anche con un pizzico di ironia, di essere arrivato a Napoli per “restituirli”, ha lanciato un messaggio molto forte. Da napoletano, quella battuta assume un significato particolare. Io credo che Allegri sia una persona intellettualmente onesta. Al di là delle opinioni sul suo calcio, sa benissimo che il Napoli di Sarri, in quelle stagioni, aveva espresso il miglior calcio d’Italia. Lo aveva riconosciuto tutto il mondo del calcio, a partire da Guardiola. Quel Napoli avrebbe meritato di vincere almeno uno di quei campionati. È vero, poi il Napoli commise degli errori, come nella famosa sconfitta di Firenze. Forse mancava ancora l’esperienza per gestire la pressione di uno Scudetto ormai vicino. Ma se si guarda l’intero campionato, quella squadra aveva giocato meglio della Juventus. E credo che anche Allegri ne sia perfettamente consapevole. Quella stagione segnò anche l’inizio del cambiamento del calcio italiano: da una parte il calcio innovativo del Napoli di Sarri, dall’altra quello più tradizionale della Juventus. Oggi Allegri arriva a Napoli con una grande occasione: dimostrare di saper vincere anche in un ambiente diverso e con una squadra costruita per essere protagonista".