Calcio
ON AIR - Piantanida: "Alisson Santos top, il Napoli ha fatto un super colpo, Bernardeschi ha fatto capire di che pasta è fatto"
12.05.2026 11:56 di Napoli Magazine
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A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Franco Piantanida, giornalista Mediaset. Di seguito, un estratto dell'intervista.

Riesce a individuare due top nella gara tra Napoli e Bologna di ieri?

“Gliene devo uno per squadra. Le dico Federico Bernardeschi, perché è stato veramente, insieme a Rowe, una delle due note positive di questo Bologna che ha mancato l’Europa. Bernardeschi ha fatto capire di che pasta è fatto e di che giocatore sia ancora oggi. Non sono d’accordo con quelli che dicono: ‘Eh, però poi si vede il livello della Serie A, Bernardeschi torna dopo un piccolo esilio in Canada e domina’. Non è affatto così. Domina perché resta un giocatore di qualità superiore. Ha rimesso tutto sé stesso al servizio del Bologna e si è visto. Poi ha segnato quel gol in rovesciata che sembra quasi facile, ma è complicatissimo. Secondo me il Bologna ha trovato un gioiellino per la prossima stagione e rischia di essere uno dei giocatori più dominanti del campionato se il club riuscirà a trattenerlo". 

Del Napoli, è riuscito a trovare un top?

“È facile: Alisson Santos. Da quando è arrivato è nettamente il giocatore che ha aggiunto qualcosa in più ed è anche un rimpianto, perché il Napoli ha buttato via soldi per Noa Lang senza prendere subito lui. Però bisogna fare i complimenti al club: è stata un’operazione lucida e intelligente quella di prendere immediatamente Santos senza perdere tempo ad aspettare giugno o capire cosa sarebbe successo con Lang. Questo giocatore non c’entrava nulla con quella situazione ed è entrato subito nella squadra. Il Napoli ha fatto un super colpo. Occhio davvero a quello che potrà fare il prossimo anno".

A questo punto mi tocca chiederle, se sia un caso il fatto che l’unico che corre in casa Napoli non abbia fatto la preparazione con Conte.

“Posso anche sorridere davanti a questa domanda, però è una domanda giusta. Bisogna aspettare l’anno prossimo per avere una controprova. Perché l’anno scorso il Napoli correva, è vero che c’era una competizione in meno, ma ormai sono tre o quattro mesi che la squadra è uscita dalla Champions League. Il doppio impegno è finito da tempo. Vedremo. Può essere, ma non è soltanto un problema del Napoli. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Si vede nettamente che è un problema del campionato italiano: tutti i giocatori che arrivano dall’estero hanno un altro passo, soprattutto quelli che arrivano a gennaio. Le faccio un altro esempio: Donyell Malen. Non c’entra nulla con la preparazione di Gasperini, ma con una condizione fisica generale diversa. All’estero hanno ritmi e soprattutto recuperi differenti. Così come per tanti altri arrivati a gennaio negli ultimi anni: non sono logorati fisicamente e incidono subito. Anche con Boga l’abbiamo visto e non stiamo parlando di un fenomeno assoluto, perché secondo me Alisson Santos è molto più forte, però Boga a marzo è stato il giocatore del mese della Serie A appena arrivato. È una questione di passo generale. Quando questi giocatori arrivano da fuori incidono subito dal punto di vista fisico. Poi vedremo se la preparazione estiva di Conte, che è massacrante, darà risultati diversi". 

I suoi flop della partita?

“Secondo me Giovanni Di Lorenzo è stato uno dei flop. È stata probabilmente una delle peggiori stagioni della sua avventura a Napoli, nonostante il gol. Ha fatto veramente molta fatica. È vero che il Napoli ha faticato in generale, ma lui è sempre stato uno dei riferimenti della squadra e invece quest’anno ha avuto tante difficoltà. Secondo me bisogna iniziare a fare qualche riflessione anche sul capitano e sul fatto che possa restare tale nella prossima stagione. Poi ovviamente è un discorso pesante, perché parliamo della faccia del Napoli, però qualche ragionamento va fatto. Un altro flop per me è Matteo Politano. In questa stagione a volte è stato una luce, altre volte invece no. Resta un leader, un soldatino di Conte, uno di quei giocatori a cui l’allenatore non rinuncerà mai, però vedremo cosa succederà nella prossima stagione. Questi giudizi, tra top e flop, serviranno anche a capire su quali basi costruire il futuro. Sinceramente ieri non mi è piaciuto. Però ce ne sono stati tanti nel Napoli. Ad esempio anche Stanislav Lobotka non è stato il solito Lobotka. Io l’ho sempre detto: non è un giocatore che da solo prende la squadra e la cambia. Se però costruisci una squadra che funziona, allora lui te la migliora ulteriormente. Non è Luka Modric, per capirci. Modric togliendolo dal Real Madrid ti cambia la squadra. Lobotka no. È un giocatore che, se la squadra gira a 3000, te la fa andare a 3500. Però anche su di lui qualche riflessione andrà fatta, proprio perché è unico nel suo ruolo". 

Conte lo mette più tra i top o tra i flop di questa stagione?

“Non lo metto né tra i top né tra i flop. Ha avuto dei flop evidenti, come la Champions League e soprattutto la gestione degli infortuni, che attribuisco a lui perché è il capo della gestione tecnica e, indirettamente, anche sanitaria. Però ci sono pure dei top, perché nonostante tutto il Napoli è ancora lì, secondo in classifica, in piena lotta Champions. È vero che il posto non è ancora matematico, ma il campionato è cortissimo e bastava vincere ieri per chiudere tutto con anticipo. Alla fine la stagione va valutata nel complesso". 

Quando sei l’allenatore più pagato e poi non ti assumi una responsabilità per quello che accade durante l’anno, il discorso stride un po’. È d’accordo?

“Sì e no. Sul fatto che sia l’allenatore più pagato non sono d’accordo nel collegarlo automaticamente all’assunzione di responsabilità. La questione infortuni è molto complicata. È ovvio che sia in capo a lui, ma Conte è sempre stato così: quando le cose vanno male tende a proteggere il gruppo e ad allontanare le critiche. È il suo modo di lavorare e non cambierà mai. Secondo me questa caratteristica è anche la sua forza quando le cose vanno bene, e nella sua carriera sono andate molto più spesso bene che male. Detto questo, in questa stagione una spiegazione sugli infortuni andrebbe data. Lui però non la darà mai, come probabilmente non la darebbe nessun altro allenatore. Perché poi parliamo di dinamiche molto più complesse di quanto sembri. Magari l’anno prossimo, con gli stessi allenamenti e gli stessi carichi, il Napoli avrà sei infortuni in tutto il campionato. A volte basta pochissimo per cambiare completamente una situazione del genere. Però è chiaro: la responsabilità è sua e noi dobbiamo dirlo. Lui, però, non lo ammetterà mai". 

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ON AIR - Piantanida: "Alisson Santos top, il Napoli ha fatto un super colpo, Bernardeschi ha fatto capire di che pasta è fatto"

di Redazione

12/05/2026 - 11:56

A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Franco Piantanida, giornalista Mediaset. Di seguito, un estratto dell'intervista.

Riesce a individuare due top nella gara tra Napoli e Bologna di ieri?

“Gliene devo uno per squadra. Le dico Federico Bernardeschi, perché è stato veramente, insieme a Rowe, una delle due note positive di questo Bologna che ha mancato l’Europa. Bernardeschi ha fatto capire di che pasta è fatto e di che giocatore sia ancora oggi. Non sono d’accordo con quelli che dicono: ‘Eh, però poi si vede il livello della Serie A, Bernardeschi torna dopo un piccolo esilio in Canada e domina’. Non è affatto così. Domina perché resta un giocatore di qualità superiore. Ha rimesso tutto sé stesso al servizio del Bologna e si è visto. Poi ha segnato quel gol in rovesciata che sembra quasi facile, ma è complicatissimo. Secondo me il Bologna ha trovato un gioiellino per la prossima stagione e rischia di essere uno dei giocatori più dominanti del campionato se il club riuscirà a trattenerlo". 

Del Napoli, è riuscito a trovare un top?

“È facile: Alisson Santos. Da quando è arrivato è nettamente il giocatore che ha aggiunto qualcosa in più ed è anche un rimpianto, perché il Napoli ha buttato via soldi per Noa Lang senza prendere subito lui. Però bisogna fare i complimenti al club: è stata un’operazione lucida e intelligente quella di prendere immediatamente Santos senza perdere tempo ad aspettare giugno o capire cosa sarebbe successo con Lang. Questo giocatore non c’entrava nulla con quella situazione ed è entrato subito nella squadra. Il Napoli ha fatto un super colpo. Occhio davvero a quello che potrà fare il prossimo anno".

A questo punto mi tocca chiederle, se sia un caso il fatto che l’unico che corre in casa Napoli non abbia fatto la preparazione con Conte.

“Posso anche sorridere davanti a questa domanda, però è una domanda giusta. Bisogna aspettare l’anno prossimo per avere una controprova. Perché l’anno scorso il Napoli correva, è vero che c’era una competizione in meno, ma ormai sono tre o quattro mesi che la squadra è uscita dalla Champions League. Il doppio impegno è finito da tempo. Vedremo. Può essere, ma non è soltanto un problema del Napoli. Non facciamo di tutta l’erba un fascio. Si vede nettamente che è un problema del campionato italiano: tutti i giocatori che arrivano dall’estero hanno un altro passo, soprattutto quelli che arrivano a gennaio. Le faccio un altro esempio: Donyell Malen. Non c’entra nulla con la preparazione di Gasperini, ma con una condizione fisica generale diversa. All’estero hanno ritmi e soprattutto recuperi differenti. Così come per tanti altri arrivati a gennaio negli ultimi anni: non sono logorati fisicamente e incidono subito. Anche con Boga l’abbiamo visto e non stiamo parlando di un fenomeno assoluto, perché secondo me Alisson Santos è molto più forte, però Boga a marzo è stato il giocatore del mese della Serie A appena arrivato. È una questione di passo generale. Quando questi giocatori arrivano da fuori incidono subito dal punto di vista fisico. Poi vedremo se la preparazione estiva di Conte, che è massacrante, darà risultati diversi". 

I suoi flop della partita?

“Secondo me Giovanni Di Lorenzo è stato uno dei flop. È stata probabilmente una delle peggiori stagioni della sua avventura a Napoli, nonostante il gol. Ha fatto veramente molta fatica. È vero che il Napoli ha faticato in generale, ma lui è sempre stato uno dei riferimenti della squadra e invece quest’anno ha avuto tante difficoltà. Secondo me bisogna iniziare a fare qualche riflessione anche sul capitano e sul fatto che possa restare tale nella prossima stagione. Poi ovviamente è un discorso pesante, perché parliamo della faccia del Napoli, però qualche ragionamento va fatto. Un altro flop per me è Matteo Politano. In questa stagione a volte è stato una luce, altre volte invece no. Resta un leader, un soldatino di Conte, uno di quei giocatori a cui l’allenatore non rinuncerà mai, però vedremo cosa succederà nella prossima stagione. Questi giudizi, tra top e flop, serviranno anche a capire su quali basi costruire il futuro. Sinceramente ieri non mi è piaciuto. Però ce ne sono stati tanti nel Napoli. Ad esempio anche Stanislav Lobotka non è stato il solito Lobotka. Io l’ho sempre detto: non è un giocatore che da solo prende la squadra e la cambia. Se però costruisci una squadra che funziona, allora lui te la migliora ulteriormente. Non è Luka Modric, per capirci. Modric togliendolo dal Real Madrid ti cambia la squadra. Lobotka no. È un giocatore che, se la squadra gira a 3000, te la fa andare a 3500. Però anche su di lui qualche riflessione andrà fatta, proprio perché è unico nel suo ruolo". 

Conte lo mette più tra i top o tra i flop di questa stagione?

“Non lo metto né tra i top né tra i flop. Ha avuto dei flop evidenti, come la Champions League e soprattutto la gestione degli infortuni, che attribuisco a lui perché è il capo della gestione tecnica e, indirettamente, anche sanitaria. Però ci sono pure dei top, perché nonostante tutto il Napoli è ancora lì, secondo in classifica, in piena lotta Champions. È vero che il posto non è ancora matematico, ma il campionato è cortissimo e bastava vincere ieri per chiudere tutto con anticipo. Alla fine la stagione va valutata nel complesso". 

Quando sei l’allenatore più pagato e poi non ti assumi una responsabilità per quello che accade durante l’anno, il discorso stride un po’. È d’accordo?

“Sì e no. Sul fatto che sia l’allenatore più pagato non sono d’accordo nel collegarlo automaticamente all’assunzione di responsabilità. La questione infortuni è molto complicata. È ovvio che sia in capo a lui, ma Conte è sempre stato così: quando le cose vanno male tende a proteggere il gruppo e ad allontanare le critiche. È il suo modo di lavorare e non cambierà mai. Secondo me questa caratteristica è anche la sua forza quando le cose vanno bene, e nella sua carriera sono andate molto più spesso bene che male. Detto questo, in questa stagione una spiegazione sugli infortuni andrebbe data. Lui però non la darà mai, come probabilmente non la darebbe nessun altro allenatore. Perché poi parliamo di dinamiche molto più complesse di quanto sembri. Magari l’anno prossimo, con gli stessi allenamenti e gli stessi carichi, il Napoli avrà sei infortuni in tutto il campionato. A volte basta pochissimo per cambiare completamente una situazione del genere. Però è chiaro: la responsabilità è sua e noi dobbiamo dirlo. Lui, però, non lo ammetterà mai".