Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "La stampa italiana ritiene che il prossimo campionato sarà devastante per mancanza di interesse. Si stanno tutti fasciando la testa, come nel periodo d'oro di Andrea Agnelli, quando la Juventus vinceva in serie il campionato. Poche volte, in quegli anni, non ci riuscì e una delle poche fu proprio perché non meritò certo di vincere lo scudetto. Ma in quegli anni c'erano voci come quella di Mario Sconcerti, che non c'è più, e come quella di Fabio Capello, che dicevano che il campionato italiano non era allenante e che la colpa non era della Juve che stracciava tutti, ma delle avversarie che, sapendo che la Juve era più forte, non si attrezzavano per competere. Le milanesi, in quegli anni, erano parenti alla lontana di quelle attuali. Il Napoli era l'unica che ci provava. Insomma, un disastro. Adesso c'è il ciclo dell'Inter di Marotta e non voglio parlare di "Marotta League", perché sapete che non mi appartiene per niente. L'Inter ha vinto lo scudetto con Conte, lo scudetto con Inzaghi, lo scudetto con Chivu, ha fatto due finali di Champions, ha vinto varie coppe. Insomma, sono sei-sette anni che è la squadra dominante in Italia. Soltanto il Napoli ha saputo contrastarla. E un anno, per pura casualità, perché proprio Inter e Napoli ciccarono l'obiettivo pur essendo le più forti, ha vinto il Milan. Negli ultimi sei anni: tre scudetti all'Inter, due al Napoli, uno al Milan. Juventus zero. Le altre, manco a parlarne. E l'anno prossimo sembrerebbe, a leggere le cronache di mercato, che l'Inter, pur perdendo Dumfries e un po' di vecchietti assortiti come Acerbi, Darmian, chissà De Vrij, e forse Sommer, e potendo perdere anche Bisseck per fare cassa dopo i 20 milioni per Dumfries, abbia la possibilità o la potenzialità di andarsi a prendere Palestra, Solet, Jones dal Liverpool. Nomi che fanno tremare le vene ai polsi per un mercato di grande livello da parte dell'Inter. Campione d'Italia per distacco. Quest'anno undici punti sulla seconda, che è il Napoli, mai realmente competitivo. Si dice: non c'è più Conte, il gruppo è meno stressato, quindi potrà rispondere meglio. Ci saranno meno infortuni, che hanno determinato il grande distacco di quest'anno, e un gruppo ancora sano, con pochi innesti. Il Napoli è l'unico vero competitor dell'Inter. Anzi, speriamo che lo sia, perché se il Napoli non riesce a competere con l'Inter sarà un monologo. Qualcuno, però, sta dicendo: attenzione, tutti stanno sottovalutando una società che è la Roma. Ha fatto bene nel girone di ritorno dell'anno scorso con Ranieri, ha rifatto molto bene nel girone di ritorno di quest'anno con Gasperini, è entrata in Champions, ha trovato Malen, un bomber straordinario, e ha una batteria di trequartisti che, se innervata da Greenwood, gran giocatore che in Francia ha mostrato grandi cose, diventa pericolosa. Perché là davanti, con Malen supportato a turno dai vari Greenwood, Soulé, Dybala, che quelle poche volte che sta bene è un giocatore che fa la differenza tecnicamente, e Pellegrini, ha perso El Shaarawy ma conquista Greenwood. Probabilmente torna anche Angeliño dopo un anno di infortuni. C'è Wesley, che si è fatto male per il Mondiale ma che è un gran giocatore. Se riesce a evitare grandi cessioni, uno tra Koné e N'Dicka, la Roma può essere la vera sorpresa in zona scudetto. Del Milan non si hanno tracce: non pervenuto. La Juventus è alla caccia di una nuova dimensione, ma non sembra attrezzata per il titolo oggi. Poi vedremo a fine mercato, anche perché ha una mano in panchina molto valida, quella di Spalletti. Quindi, se non c'è il Napoli, se la Roma non mantiene le promesse, con Juve e Milan — specie quest'ultima — in ritardo abissale rispetto ai nerazzurri di Milano, il prossimo campionato potrebbe essere un monologo stanco e stucchevole. Mezza Italia tifa Napoli, perché ogni volta che c'è stato il deuteroprotagonista, cioè l'antagonista del protagonista, l'Italia ha spesso tifato per l'antagonista. Negli anni Settanta, quando a competere per il primato con la Juve dei tanti titoli e del Trap c'era il Toro di Pulici, tutti tifavano Torino. Perfino la Roma, che a Napoli non è mai stata vista benissimo. Quando la Roma di Falcao si è trovata a competere con la Juve di Platini, io sicuramente tifavo per la Roma di Falcao. Quando c'è stato qualcuno a sfidare la Juventus, senza parlare della favola del Cagliari, che mi è nel cuore, l'avversaria era sempre la Juve e ovviamente tifavamo Cagliari. In tutta Italia si tifava Cagliari. Oggi il Napoli, che viene sbeffeggiato, irriso, offeso, soprattutto offeso in tanti stadi d'Italia, potrebbe essere la squadra simpatia. Cioè quella che ferma il dominio nerazzurro, che in quanto a simpatia ne ha ben poca, perché ha ereditato la spocchia juventina di Marotta. E quei poteri occulti, o anche evidenti, dei mass media che fanno da cannoni di Navarone dell'informazione pro Inter, che è la vera forza dell'Inter. L'Inter gode di una copertura e di una complicità da parte di molti opinion maker e opinion leader. Tra gli intellettuali c'è sempre questo atteggiamento un po' bauscia che porta a non vedere le malefatte dell'Inter. Io mai. A De Laurentiis, quello che è accaduto all'Inter sarebbe costato una gogna mediatica senza precedenti. Di sicuro, l'Inter gode di una copertura a livello di classe intellettuale molto elevata, perché quelli che hanno sempre voluto fare i diversi, gli antijuventini, anche perché l'Inter è la più antijuventina d'Italia, hanno sempre pensato che avesse uno stile e un aplomb diversi. Niente di vero, ma così è. Insomma, il solito buon vecchio — si fa per dire — settantasettenne De Laurentiis, che ci mette in tasca a tutti quanti per idee, energie e vitalità. Ora non dicono più "vendi e vattene". Dicono: "Sei anziano, vendi perché ti conviene". Adesso tutti vogliono fare i conti in tasca ad Aurelio. Ti conviene? Ma neanche comprare la Reggina a due milioni. Ma vendere a chi? Ma quale vendere? Aurelio, invece, incarta, porta a casa e rilancia. E si va a prendere l'allenatore che, a suo giudizio, ci può portare al titolo. Avrà ragione lui? Io me lo auguro. In tempi non sospetti, quando nessuno pensava ad Allegri a Napoli, scherzando sul web, ho detto: "Mi costringete a tifare Avellino". In realtà ho detto una bugia clamorosa. Io già tifo Avellino. Perché io tifo Avellino, tifo Casertana, tifo Salernitana, tifo Juve Stabia, tifo Benevento, tifo la mia Battipagliese, tifo la Scafatese, il Savoia, il Sorrento, il Giugliano, la Cavese. Non ne voglio dimenticare alcuna. Io tifo per tutte loro. Non mi sono mai voluto invischiare nelle beghe di campanile. Io vorrei il calcio campano sempre più in alto e il calcio meridionale sempre più in alto. La geografia del calcio, invece, si ferma a Napoli e a Lecce. Punto. Aggiungendo le isole, a Cagliari. Un po' pochino. È un po' pochino vedere club scomparire come il Palermo in C, il Catania in C, la Salernitana in difficoltà. Club che possono dare tantissimo al calcio italiano. In Serie A, calciatori meridionali non ce ne sono più. Non ci sono più i Ferrara, i Cannavaro, i Celestini, ma anche i Furino, i Brio, i Causio, gli Anastasi. L'unico Under 17 campione d'Europa è lui. Gioca nel Lecce, è un portiere, e nessuno ne parla. Eppure i nostri ragazzi giocano a pallone. Solo nella provincia di Napoli ho contato 200 scuole calcio, di cui molte d'élite. Facciamo una media di 100 ragazzi per scuola calcio: 200 fanno 20.000 ragazzi che giocano pagando, solo nel Napoletano. Facciamo 30.000 in Campania. Vogliamo metterne altri 10.000 nelle altre province, per stare bassi? Abbiamo minimo 40.000 ragazzi che giocano a calcio in Campania e centinaia di migliaia in tutto il Sud. E non ce n'è uno buono? Io non ci credo. Io credo che scontiamo un problema culturale, strutturale, comportamentale ed educativo. Non abbiamo gli istruttori giusti e soprattutto manca una visione imprenditoriale. Perché dove ci sono gli imprenditori, quelli bravi, quelli veri, quelli giusti — vedi Benevento con Vigorito, vedi Scafati con Romano, vedi Napoli con De Laurentiis — quando si fa calcio in maniera seria i risultati arrivano. De Laurentiis sul settore giovanile ha fatto una scelta per vent'anni, ma adesso sta cambiando atteggiamento perché vuole cambiare l'ultimo ciclo di questi venticinque anni andando verso le strutture. Quando si fa calcio in maniera seria, i risultati arrivano. Ma io non capisco perché debbano arrivare da Empoli, da Bergamo, da centri sì ricchi, assolutamente, dal comparto toscano di Prato o da quello che rappresenta Bergamo da un punto di vista industriale. Bergamo e Brescia sono potenze industriali, però là sanno fare calcio. A Udine sanno fare calcio. E Udine non è meglio di Salerno. Il problema è questo: il Napoli e De Laurentiis sono l'ancora di salvezza del calcio meridionale e, per certi versi, del calcio italiano. Fatemene una ragione. Altro che vendere. Qui si rilancia la sfida, non si molla un centimetro".
di Redazione
10/06/2026 - 22:03
Il giornalista Umberto Chiariello è intervenuto con il suo consueto "Punto Chiaro" ai microfoni di Radio CRC: "La stampa italiana ritiene che il prossimo campionato sarà devastante per mancanza di interesse. Si stanno tutti fasciando la testa, come nel periodo d'oro di Andrea Agnelli, quando la Juventus vinceva in serie il campionato. Poche volte, in quegli anni, non ci riuscì e una delle poche fu proprio perché non meritò certo di vincere lo scudetto. Ma in quegli anni c'erano voci come quella di Mario Sconcerti, che non c'è più, e come quella di Fabio Capello, che dicevano che il campionato italiano non era allenante e che la colpa non era della Juve che stracciava tutti, ma delle avversarie che, sapendo che la Juve era più forte, non si attrezzavano per competere. Le milanesi, in quegli anni, erano parenti alla lontana di quelle attuali. Il Napoli era l'unica che ci provava. Insomma, un disastro. Adesso c'è il ciclo dell'Inter di Marotta e non voglio parlare di "Marotta League", perché sapete che non mi appartiene per niente. L'Inter ha vinto lo scudetto con Conte, lo scudetto con Inzaghi, lo scudetto con Chivu, ha fatto due finali di Champions, ha vinto varie coppe. Insomma, sono sei-sette anni che è la squadra dominante in Italia. Soltanto il Napoli ha saputo contrastarla. E un anno, per pura casualità, perché proprio Inter e Napoli ciccarono l'obiettivo pur essendo le più forti, ha vinto il Milan. Negli ultimi sei anni: tre scudetti all'Inter, due al Napoli, uno al Milan. Juventus zero. Le altre, manco a parlarne. E l'anno prossimo sembrerebbe, a leggere le cronache di mercato, che l'Inter, pur perdendo Dumfries e un po' di vecchietti assortiti come Acerbi, Darmian, chissà De Vrij, e forse Sommer, e potendo perdere anche Bisseck per fare cassa dopo i 20 milioni per Dumfries, abbia la possibilità o la potenzialità di andarsi a prendere Palestra, Solet, Jones dal Liverpool. Nomi che fanno tremare le vene ai polsi per un mercato di grande livello da parte dell'Inter. Campione d'Italia per distacco. Quest'anno undici punti sulla seconda, che è il Napoli, mai realmente competitivo. Si dice: non c'è più Conte, il gruppo è meno stressato, quindi potrà rispondere meglio. Ci saranno meno infortuni, che hanno determinato il grande distacco di quest'anno, e un gruppo ancora sano, con pochi innesti. Il Napoli è l'unico vero competitor dell'Inter. Anzi, speriamo che lo sia, perché se il Napoli non riesce a competere con l'Inter sarà un monologo. Qualcuno, però, sta dicendo: attenzione, tutti stanno sottovalutando una società che è la Roma. Ha fatto bene nel girone di ritorno dell'anno scorso con Ranieri, ha rifatto molto bene nel girone di ritorno di quest'anno con Gasperini, è entrata in Champions, ha trovato Malen, un bomber straordinario, e ha una batteria di trequartisti che, se innervata da Greenwood, gran giocatore che in Francia ha mostrato grandi cose, diventa pericolosa. Perché là davanti, con Malen supportato a turno dai vari Greenwood, Soulé, Dybala, che quelle poche volte che sta bene è un giocatore che fa la differenza tecnicamente, e Pellegrini, ha perso El Shaarawy ma conquista Greenwood. Probabilmente torna anche Angeliño dopo un anno di infortuni. C'è Wesley, che si è fatto male per il Mondiale ma che è un gran giocatore. Se riesce a evitare grandi cessioni, uno tra Koné e N'Dicka, la Roma può essere la vera sorpresa in zona scudetto. Del Milan non si hanno tracce: non pervenuto. La Juventus è alla caccia di una nuova dimensione, ma non sembra attrezzata per il titolo oggi. Poi vedremo a fine mercato, anche perché ha una mano in panchina molto valida, quella di Spalletti. Quindi, se non c'è il Napoli, se la Roma non mantiene le promesse, con Juve e Milan — specie quest'ultima — in ritardo abissale rispetto ai nerazzurri di Milano, il prossimo campionato potrebbe essere un monologo stanco e stucchevole. Mezza Italia tifa Napoli, perché ogni volta che c'è stato il deuteroprotagonista, cioè l'antagonista del protagonista, l'Italia ha spesso tifato per l'antagonista. Negli anni Settanta, quando a competere per il primato con la Juve dei tanti titoli e del Trap c'era il Toro di Pulici, tutti tifavano Torino. Perfino la Roma, che a Napoli non è mai stata vista benissimo. Quando la Roma di Falcao si è trovata a competere con la Juve di Platini, io sicuramente tifavo per la Roma di Falcao. Quando c'è stato qualcuno a sfidare la Juventus, senza parlare della favola del Cagliari, che mi è nel cuore, l'avversaria era sempre la Juve e ovviamente tifavamo Cagliari. In tutta Italia si tifava Cagliari. Oggi il Napoli, che viene sbeffeggiato, irriso, offeso, soprattutto offeso in tanti stadi d'Italia, potrebbe essere la squadra simpatia. Cioè quella che ferma il dominio nerazzurro, che in quanto a simpatia ne ha ben poca, perché ha ereditato la spocchia juventina di Marotta. E quei poteri occulti, o anche evidenti, dei mass media che fanno da cannoni di Navarone dell'informazione pro Inter, che è la vera forza dell'Inter. L'Inter gode di una copertura e di una complicità da parte di molti opinion maker e opinion leader. Tra gli intellettuali c'è sempre questo atteggiamento un po' bauscia che porta a non vedere le malefatte dell'Inter. Io mai. A De Laurentiis, quello che è accaduto all'Inter sarebbe costato una gogna mediatica senza precedenti. Di sicuro, l'Inter gode di una copertura a livello di classe intellettuale molto elevata, perché quelli che hanno sempre voluto fare i diversi, gli antijuventini, anche perché l'Inter è la più antijuventina d'Italia, hanno sempre pensato che avesse uno stile e un aplomb diversi. Niente di vero, ma così è. Insomma, il solito buon vecchio — si fa per dire — settantasettenne De Laurentiis, che ci mette in tasca a tutti quanti per idee, energie e vitalità. Ora non dicono più "vendi e vattene". Dicono: "Sei anziano, vendi perché ti conviene". Adesso tutti vogliono fare i conti in tasca ad Aurelio. Ti conviene? Ma neanche comprare la Reggina a due milioni. Ma vendere a chi? Ma quale vendere? Aurelio, invece, incarta, porta a casa e rilancia. E si va a prendere l'allenatore che, a suo giudizio, ci può portare al titolo. Avrà ragione lui? Io me lo auguro. In tempi non sospetti, quando nessuno pensava ad Allegri a Napoli, scherzando sul web, ho detto: "Mi costringete a tifare Avellino". In realtà ho detto una bugia clamorosa. Io già tifo Avellino. Perché io tifo Avellino, tifo Casertana, tifo Salernitana, tifo Juve Stabia, tifo Benevento, tifo la mia Battipagliese, tifo la Scafatese, il Savoia, il Sorrento, il Giugliano, la Cavese. Non ne voglio dimenticare alcuna. Io tifo per tutte loro. Non mi sono mai voluto invischiare nelle beghe di campanile. Io vorrei il calcio campano sempre più in alto e il calcio meridionale sempre più in alto. La geografia del calcio, invece, si ferma a Napoli e a Lecce. Punto. Aggiungendo le isole, a Cagliari. Un po' pochino. È un po' pochino vedere club scomparire come il Palermo in C, il Catania in C, la Salernitana in difficoltà. Club che possono dare tantissimo al calcio italiano. In Serie A, calciatori meridionali non ce ne sono più. Non ci sono più i Ferrara, i Cannavaro, i Celestini, ma anche i Furino, i Brio, i Causio, gli Anastasi. L'unico Under 17 campione d'Europa è lui. Gioca nel Lecce, è un portiere, e nessuno ne parla. Eppure i nostri ragazzi giocano a pallone. Solo nella provincia di Napoli ho contato 200 scuole calcio, di cui molte d'élite. Facciamo una media di 100 ragazzi per scuola calcio: 200 fanno 20.000 ragazzi che giocano pagando, solo nel Napoletano. Facciamo 30.000 in Campania. Vogliamo metterne altri 10.000 nelle altre province, per stare bassi? Abbiamo minimo 40.000 ragazzi che giocano a calcio in Campania e centinaia di migliaia in tutto il Sud. E non ce n'è uno buono? Io non ci credo. Io credo che scontiamo un problema culturale, strutturale, comportamentale ed educativo. Non abbiamo gli istruttori giusti e soprattutto manca una visione imprenditoriale. Perché dove ci sono gli imprenditori, quelli bravi, quelli veri, quelli giusti — vedi Benevento con Vigorito, vedi Scafati con Romano, vedi Napoli con De Laurentiis — quando si fa calcio in maniera seria i risultati arrivano. De Laurentiis sul settore giovanile ha fatto una scelta per vent'anni, ma adesso sta cambiando atteggiamento perché vuole cambiare l'ultimo ciclo di questi venticinque anni andando verso le strutture. Quando si fa calcio in maniera seria, i risultati arrivano. Ma io non capisco perché debbano arrivare da Empoli, da Bergamo, da centri sì ricchi, assolutamente, dal comparto toscano di Prato o da quello che rappresenta Bergamo da un punto di vista industriale. Bergamo e Brescia sono potenze industriali, però là sanno fare calcio. A Udine sanno fare calcio. E Udine non è meglio di Salerno. Il problema è questo: il Napoli e De Laurentiis sono l'ancora di salvezza del calcio meridionale e, per certi versi, del calcio italiano. Fatemene una ragione. Altro che vendere. Qui si rilancia la sfida, non si molla un centimetro".