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LIBRI - "Lawfare" di Franco Garofalo
28.10.2026 16:46 di Napoli Magazine
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Quando l’accertamento delle responsabilità penali diventa anche uno strumento di delegittimazione politica? Quale ruolo assume l’informazione nel trasformare un’accusa in un giudizio pubblico? Sono gli interrogativi al centro di «Lawfare. Il sapore scandaloso del potere», il libro di Franco Garofalo, pubblicato da Textus Edizioni, con la prefazione di Bobo Craxi e la postfazione di Giorgio Benvenuto.

Il volume affronta il tema del lawfare, l’impiego strategico del diritto e degli strumenti giudiziari nei conflitti per il potere. Garofalo ne esamina i diversi significati, dalle elaborazioni del pensiero strategico statunitense alle interpretazioni latinoamericane, per interrogarsi sugli effetti delle inchieste sulla competizione democratica, sulla reputazione dei protagonisti e sugli equilibri istituzionali.

Al centro dell’analisi la stagione di Mani pulite, il collasso dei partiti della Prima Repubblica e la vicenda di Bettino Craxi, messi a confronto con il Brasile di Lula e dell’inchiesta Lava Jato e con l’Argentina di Cristina Fernández de Kirchner. L’autore propone di leggere queste esperienze attraverso il rapporto fra contestazioni penali, esposizione mediatica e conseguenze politiche, mantenendo distinte le caratteristiche dei diversi contesti nazionali.

Garofalo delimita esplicitamente l’obiettivo dell’indagine: il libro condanna la corruzione e dichiara di non voler rimettere in discussione le risultanze processuali di Tangentopoli. L’interrogativo riguarda piuttosto il passaggio dalla repressione dei reati alla trasformazione di un sistema politico e sociale. Nella sua lettura, per comprenderlo occorre considerare l’interazione fra magistratura, informazione, opinione pubblica e interessi economici e geopolitici.

Un’attenzione particolare è riservata alla politica mediterranea di Craxi e alla crisi di Sigonella, ricostruite anche attraverso i colloqui con l’ambasciatore Antonio Badini. Garofalo sostiene un collegamento fra l’autonomia internazionale perseguita dall’Italia e gli interessi che avrebbero accompagnato la successiva caduta politica del leader socialista. È una delle tesi interpretative del volume, che inserisce la vicenda italiana nel quadro della fine della guerra fredda, della globalizzazione e del mutamento del ruolo dello Stato.

L’autore distingue inoltre la critica alla strumentalizzazione delle inchieste nazionali dal sostegno alla giustizia internazionale. I procedimenti per crimini di guerra e contro l’umanità pongono, nel suo ragionamento, problemi differenti da quelli esaminati nei casi italiano e latinoamericani. Garofalo richiama la dipendenza della giurisdizione internazionale dalla collaborazione degli Stati, accostandone i limiti operativi a quelli dell’ONU.

Bobo Craxi pone al centro della propria riflessione l’equilibrio fra potere politico e giudiziario. Nella prefazione osserva che «anche la stessa legge può essere strumento letale per colpire avversari politici». Il problema riguarda anche l’effetto combinato delle iniziative giudiziarie e della loro rappresentazione mediatica: secondo Craxi, questo intreccio può produrre una delegittimazione delle persone coinvolte prima della conclusione dei procedimenti. La sua lettura distingue le responsabilità per il finanziamento illecito della politica dagli interrogativi sulla dissoluzione di un intero sistema di rappresentanza e richiama la necessità di affidare il confronto con gli avversari a proposte, credibilità e consenso democratico.

Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, collega la rilettura della Prima Repubblica alla capacità della politica di rispondere ai problemi del presente. Lavoro, Costituzione, riforme, corpi intermedi e integrazione europea costituiscono i riferimenti di una riflessione che investe le diseguaglianze, il riconoscimento delle competenze e la distanza fra cittadini e istituzioni. Benvenuto sollecita una politica capace di ascoltare e formulare proposte, restituendo centralità alla solidarietà e alla conoscenza. Nella postfazione, Riflettere sulla prima Repubblica, scrive: «Non c’è nel suo racconto il rimpianto del passato. C’è forte lo stimolo per affrontare il futuro».

«Lawfare» offre così diversi percorsi di lettura e di approfondimento giornalistico: la rilettura di Mani pulite nel confronto internazionale, il rapporto fra giustizia e reputazione, la politica estera di Craxi, la trasformazione dei partiti e della rappresentanza. Un saggio che propone tesi da discutere sul confine fra legalità, consenso e potere, rivolgendosi a chi si occupa di storia politica, istituzioni e informazione.

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LIBRI - "Lawfare" di Franco Garofalo

di Redazione

28/10/2026 - 16:46

Quando l’accertamento delle responsabilità penali diventa anche uno strumento di delegittimazione politica? Quale ruolo assume l’informazione nel trasformare un’accusa in un giudizio pubblico? Sono gli interrogativi al centro di «Lawfare. Il sapore scandaloso del potere», il libro di Franco Garofalo, pubblicato da Textus Edizioni, con la prefazione di Bobo Craxi e la postfazione di Giorgio Benvenuto.

Il volume affronta il tema del lawfare, l’impiego strategico del diritto e degli strumenti giudiziari nei conflitti per il potere. Garofalo ne esamina i diversi significati, dalle elaborazioni del pensiero strategico statunitense alle interpretazioni latinoamericane, per interrogarsi sugli effetti delle inchieste sulla competizione democratica, sulla reputazione dei protagonisti e sugli equilibri istituzionali.

Al centro dell’analisi la stagione di Mani pulite, il collasso dei partiti della Prima Repubblica e la vicenda di Bettino Craxi, messi a confronto con il Brasile di Lula e dell’inchiesta Lava Jato e con l’Argentina di Cristina Fernández de Kirchner. L’autore propone di leggere queste esperienze attraverso il rapporto fra contestazioni penali, esposizione mediatica e conseguenze politiche, mantenendo distinte le caratteristiche dei diversi contesti nazionali.

Garofalo delimita esplicitamente l’obiettivo dell’indagine: il libro condanna la corruzione e dichiara di non voler rimettere in discussione le risultanze processuali di Tangentopoli. L’interrogativo riguarda piuttosto il passaggio dalla repressione dei reati alla trasformazione di un sistema politico e sociale. Nella sua lettura, per comprenderlo occorre considerare l’interazione fra magistratura, informazione, opinione pubblica e interessi economici e geopolitici.

Un’attenzione particolare è riservata alla politica mediterranea di Craxi e alla crisi di Sigonella, ricostruite anche attraverso i colloqui con l’ambasciatore Antonio Badini. Garofalo sostiene un collegamento fra l’autonomia internazionale perseguita dall’Italia e gli interessi che avrebbero accompagnato la successiva caduta politica del leader socialista. È una delle tesi interpretative del volume, che inserisce la vicenda italiana nel quadro della fine della guerra fredda, della globalizzazione e del mutamento del ruolo dello Stato.

L’autore distingue inoltre la critica alla strumentalizzazione delle inchieste nazionali dal sostegno alla giustizia internazionale. I procedimenti per crimini di guerra e contro l’umanità pongono, nel suo ragionamento, problemi differenti da quelli esaminati nei casi italiano e latinoamericani. Garofalo richiama la dipendenza della giurisdizione internazionale dalla collaborazione degli Stati, accostandone i limiti operativi a quelli dell’ONU.

Bobo Craxi pone al centro della propria riflessione l’equilibrio fra potere politico e giudiziario. Nella prefazione osserva che «anche la stessa legge può essere strumento letale per colpire avversari politici». Il problema riguarda anche l’effetto combinato delle iniziative giudiziarie e della loro rappresentazione mediatica: secondo Craxi, questo intreccio può produrre una delegittimazione delle persone coinvolte prima della conclusione dei procedimenti. La sua lettura distingue le responsabilità per il finanziamento illecito della politica dagli interrogativi sulla dissoluzione di un intero sistema di rappresentanza e richiama la necessità di affidare il confronto con gli avversari a proposte, credibilità e consenso democratico.

Giorgio Benvenuto, presidente della Fondazione Bruno Buozzi, collega la rilettura della Prima Repubblica alla capacità della politica di rispondere ai problemi del presente. Lavoro, Costituzione, riforme, corpi intermedi e integrazione europea costituiscono i riferimenti di una riflessione che investe le diseguaglianze, il riconoscimento delle competenze e la distanza fra cittadini e istituzioni. Benvenuto sollecita una politica capace di ascoltare e formulare proposte, restituendo centralità alla solidarietà e alla conoscenza. Nella postfazione, Riflettere sulla prima Repubblica, scrive: «Non c’è nel suo racconto il rimpianto del passato. C’è forte lo stimolo per affrontare il futuro».

«Lawfare» offre così diversi percorsi di lettura e di approfondimento giornalistico: la rilettura di Mani pulite nel confronto internazionale, il rapporto fra giustizia e reputazione, la politica estera di Craxi, la trasformazione dei partiti e della rappresentanza. Un saggio che propone tesi da discutere sul confine fra legalità, consenso e potere, rivolgendosi a chi si occupa di storia politica, istituzioni e informazione.