Lo Jago Museum Capri a Villa Lysis aprirà al pubblico il prossimo 20 giugno con una mostra pensata appositamente per la storica dimora dei primi del ’900 affacciata sul mare. Villa Lysis, già luogo di produzione artistica e letteraria e profondamente legata alla figura di Jacques d’Adelswärd-Fersen, accoglie un progetto dedicato alla creazione, alla sperimentazione e al pensiero contemporaneo. All’interno della Villa prenderà vita anche un laboratorio dell’artista, concepito come luogo di ricerca e produzione. Sarà qui che Jago svilupperà nuovi progetti e opere destinate al museo e alle future esposizioni, rafforzando il legame tra Capri e il processo creativo dell’artista. “L’iniziativa del museo dedicato a Jago a Villa Lysis” – dichiara il Sindaco, Paolo Falco – “ rappresenta un’opportunità straordinaria per Capri e per l’intero territorio, inserendosi in una visione strategica di sviluppo culturale che guarda al futuro senza perdere il legame con l’identità storica dell’isola. Si tratta di un progetto di alto profilo che contribuisce, in modo concreto, a rafforzare un modello di turismo culturale, sostenibile e di qualità, capace di destagionalizzare i flussi e di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Un’offerta che, infatti, consente di ampliare il target di riferimento, intercettando un pubblico attento all’arte contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione. La presenza di un museo dedicato a un artista di rilievo internazionale come Jago rappresenta, inoltre, un elemento di forte qualificazione dell’immagine di Capri, che si conferma non solo come meta turistica di eccellenza, ma come luogo vivo di produzione culturale, laboratorio di idee e punto di incontro tra tradizione e innovazione".
“Avvicinarsi a Villa Lysis significa entrare in un luogo che custodisce memoria, bellezza e stratificazioni culturali profonde” – spiega Jago – “Villa Lysis è da sempre un luogo di incontro, ricerca e visioni; raccoglierne il testimone e custodirne lo spirito significa continuare ad alimentare quella stessa energia. Questo progetto apre una riflessione più ampia sul ruolo dei luoghi, perché ogni museo rappresenta il tentativo di custodire un’idea di bellezza. Il mio augurio è che questo progetto possa diventare un organismo vivo, capace di ascoltare il luogo che lo accoglie e di restituire valore, energia e visione. Perché l’arte, quando entra davvero in contatto con una comunità, non decora il presente, lo trasforma. Un ringraziamento speciale al Comune di Capri e a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, accompagnandone la realizzazione”.
Sono per il momento sei le opere che costituiranno lo Jago Museum Capri, allestite in alcune sale - tra le quali la camera di Nino Cesarini, il salone di rappresentanza, la “sala cinese” - nei tre piani della Villa. Due delle sculture sono esposte per la prima volta: ACQUA (JAGO 2025), ispirata al mare di Capri, è un’installazione che, indagando il confine tra la solidità della materia e la fluidità del tempo, trasforma un materiale solido come il marmo, in “liquido”. L’opera si compone di 30 lastre scolpite, ciascuna rappresentante un singolo fotogramma del moto del mare: un’onda catturata e tradotta in opera d’arte. La pietra si fa fluida e viva e invita a riflettere sulla transitorietà delle forme, sulla mutevolezza dell’esistenza e sul ruolo essenziale dell’acqua come principio vitale del nostro ecosistema. MEDUSA (JAGO 2026) è un ritratto a mezzo busto in cui Jago reinterpreta il mito della Gorgone in chiave contemporanea, attraverso le sembianze dell’attrice Whoopi Goldberg. La figura, dall’espressione intensa e ambigua, ha i capelli trasformati in serpenti che si allungano nello spazio, traducendo in forma plastica la metamorfosi e la tensione simbolica del mito, in un equilibrio tra movimento e immobilità. L’opera indaga il potere dello sguardo come luogo di conflitto: non solo strumento di condanna, ma anche veicolo di consapevolezza e autodeterminazione. La tradizione classica del busto celebrativo viene così ribaltata in una presenza inquieta e contemporanea, dove la Gorgone diventa metafora di identità, vulnerabilità e forza. Completano l’allestimento APPARATO CIRCOLATORIO (JAGO 2017), un’installazione già in mostra all’interno del Padiglione Italia ad Expo Osaka 2025, composta da una serie di trenta cuori in ceramica, ciascuno diverso dall’altro, insieme restituiscono il movimento di un singolo battito cardiaco. Accompagna l’opera un video in loop che ne riproduce la contrazione, in un flusso pulsante e continuo. I cuori sono disposti in cerchio, simbolo di continuità e infinito. Con quest’opera, Jago riflette sulla possibilità di dare vita alla materia, mostrando come anche un materiale solido e apparentemente immobile come la ceramica possa trasformarsi in qualcosa di vivo, capace di pulsare e trasmettere movimento. DAVID (JAGO 2024), la statua in bronzo con la quale Jago attinge all'iconografia classica e alla tradizione dei grandi maestri, reinterpreta il mito di Davide e Golia in chiave moderna per raccontare una storia diversa, ma comunque pregna di coraggio e rivalsa. L’iconografia è identificabile grazie alla postura fiera della donna, dalla fionda e dalla pietra (simbolo degli ultimi capolavori di Jago) che è pronta per essere scagliata. Il progetto David è nato nel 2020 con la realizzazione a mano da parte di Jago del primo bozzetto in argilla; da quella prima immagine, Jago ha poi dato vita ad un modello in gesso, che tradotto in marmo da un blocco di Carrara alto più di 4 metri, alla quale Jago sta lavorando da anni nel suo laboratorio a Napoli. Quest’opera monumentale verrà esposta nello Jago Museum Napoli all’interno della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi.
Seguono due opere nate da un unico progetto e che nell’allestimento di Capri fluttuano nel buio, come se galleggiassero nello spazio: FETUS (JAGO 2019 – 2024) rappresenta la matrice originaria di uno dei progetti più iconici di Jago. Realizzata nel 2019 a New York, nasce come primo studio scultoreo che darà vita poi a The First Baby. Inizialmente Jago immaginava di inviare una scultura di dimensioni “normali” sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma le restrizioni della missione — che imponevano solo un peso di 200 grammi — lo portarono a realizzare una versione più piccola dell’opera. Fetus é diventata così la genesi concettuale e materiale del progetto, il primo gesto in cui l’idea prende forma, successivamente ripreso e rielaborato nel 2024 con maggiore definizione. In questo senso non è solo uno studio preparatorio, ma un’opera autonoma che racconta la nascita di un’idea destinata a superare i confini terrestri, come la scultura incarna uno stato primordiale, l’attimo sospeso in cui qualcosa sta per venire al mondo. THE FIRST BABY (JAGO 2019) è la scultura più piccola in marmo realizzata da Jago, e raffigura un feto grande quasi come una mano, del peso di appena 200 grammi; vista l’impossibilità di firmarla, reca l’impronta di Jago, impressa con il sangue. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency) è stata inviata sulla Stazione Spaziale Internazionale, ed è tornata sulla terra a febbraio 2020, sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. E proprio dell’astronauta italiano é FOTO THE FIRST BABY (2019) : l’opera di Jago è immortalata mentre fluttua, sospesa sull’orbita terrestre.
Storia di Villa Lysis
Costruita nel 1904 da Jacques d’Adelswärd Fersen, il nobile parigino che scelse Capri per il suo esilio volontario dopo essere stato travolto da scandali che lo portarono a lasciare il suo paese, Villa Lysis fu per lui uno sfarzoso rifugio dove vivere felicemente la sua storia d’amore con il giovane romano Nino Cesarini, già modello del fotografo Plüschow. La Villa divenne il teatro della loro passione e, come il Barone aveva desiderato, un luogo “consacrato all’amore e al dolore”. Nel corso del tempo la residenza divenne ritrovo di artisti, intellettuali, poeti, scrittori che frequentavano Capri agli inizi del Novecento, e che hanno saputo descrivere ed esaltare il mito di questa splendida dimora, ricca di stucchi, decorazioni, arredi, marmi pregiati, arroccata su uno sperone a picco sul mare. Nel novembre del 1923 Fersen si suicidò; la sua salma riposa al Cimitero Acattolico di Capri.
di Redazione
18/06/2026 - 14:23
Lo Jago Museum Capri a Villa Lysis aprirà al pubblico il prossimo 20 giugno con una mostra pensata appositamente per la storica dimora dei primi del ’900 affacciata sul mare. Villa Lysis, già luogo di produzione artistica e letteraria e profondamente legata alla figura di Jacques d’Adelswärd-Fersen, accoglie un progetto dedicato alla creazione, alla sperimentazione e al pensiero contemporaneo. All’interno della Villa prenderà vita anche un laboratorio dell’artista, concepito come luogo di ricerca e produzione. Sarà qui che Jago svilupperà nuovi progetti e opere destinate al museo e alle future esposizioni, rafforzando il legame tra Capri e il processo creativo dell’artista. “L’iniziativa del museo dedicato a Jago a Villa Lysis” – dichiara il Sindaco, Paolo Falco – “ rappresenta un’opportunità straordinaria per Capri e per l’intero territorio, inserendosi in una visione strategica di sviluppo culturale che guarda al futuro senza perdere il legame con l’identità storica dell’isola. Si tratta di un progetto di alto profilo che contribuisce, in modo concreto, a rafforzare un modello di turismo culturale, sostenibile e di qualità, capace di destagionalizzare i flussi e di attrarre visitatori durante tutto l’anno. Un’offerta che, infatti, consente di ampliare il target di riferimento, intercettando un pubblico attento all’arte contemporanea, alla ricerca e alla sperimentazione. La presenza di un museo dedicato a un artista di rilievo internazionale come Jago rappresenta, inoltre, un elemento di forte qualificazione dell’immagine di Capri, che si conferma non solo come meta turistica di eccellenza, ma come luogo vivo di produzione culturale, laboratorio di idee e punto di incontro tra tradizione e innovazione".
“Avvicinarsi a Villa Lysis significa entrare in un luogo che custodisce memoria, bellezza e stratificazioni culturali profonde” – spiega Jago – “Villa Lysis è da sempre un luogo di incontro, ricerca e visioni; raccoglierne il testimone e custodirne lo spirito significa continuare ad alimentare quella stessa energia. Questo progetto apre una riflessione più ampia sul ruolo dei luoghi, perché ogni museo rappresenta il tentativo di custodire un’idea di bellezza. Il mio augurio è che questo progetto possa diventare un organismo vivo, capace di ascoltare il luogo che lo accoglie e di restituire valore, energia e visione. Perché l’arte, quando entra davvero in contatto con una comunità, non decora il presente, lo trasforma. Un ringraziamento speciale al Comune di Capri e a tutti coloro che hanno reso possibile questo progetto, accompagnandone la realizzazione”.
Sono per il momento sei le opere che costituiranno lo Jago Museum Capri, allestite in alcune sale - tra le quali la camera di Nino Cesarini, il salone di rappresentanza, la “sala cinese” - nei tre piani della Villa. Due delle sculture sono esposte per la prima volta: ACQUA (JAGO 2025), ispirata al mare di Capri, è un’installazione che, indagando il confine tra la solidità della materia e la fluidità del tempo, trasforma un materiale solido come il marmo, in “liquido”. L’opera si compone di 30 lastre scolpite, ciascuna rappresentante un singolo fotogramma del moto del mare: un’onda catturata e tradotta in opera d’arte. La pietra si fa fluida e viva e invita a riflettere sulla transitorietà delle forme, sulla mutevolezza dell’esistenza e sul ruolo essenziale dell’acqua come principio vitale del nostro ecosistema. MEDUSA (JAGO 2026) è un ritratto a mezzo busto in cui Jago reinterpreta il mito della Gorgone in chiave contemporanea, attraverso le sembianze dell’attrice Whoopi Goldberg. La figura, dall’espressione intensa e ambigua, ha i capelli trasformati in serpenti che si allungano nello spazio, traducendo in forma plastica la metamorfosi e la tensione simbolica del mito, in un equilibrio tra movimento e immobilità. L’opera indaga il potere dello sguardo come luogo di conflitto: non solo strumento di condanna, ma anche veicolo di consapevolezza e autodeterminazione. La tradizione classica del busto celebrativo viene così ribaltata in una presenza inquieta e contemporanea, dove la Gorgone diventa metafora di identità, vulnerabilità e forza. Completano l’allestimento APPARATO CIRCOLATORIO (JAGO 2017), un’installazione già in mostra all’interno del Padiglione Italia ad Expo Osaka 2025, composta da una serie di trenta cuori in ceramica, ciascuno diverso dall’altro, insieme restituiscono il movimento di un singolo battito cardiaco. Accompagna l’opera un video in loop che ne riproduce la contrazione, in un flusso pulsante e continuo. I cuori sono disposti in cerchio, simbolo di continuità e infinito. Con quest’opera, Jago riflette sulla possibilità di dare vita alla materia, mostrando come anche un materiale solido e apparentemente immobile come la ceramica possa trasformarsi in qualcosa di vivo, capace di pulsare e trasmettere movimento. DAVID (JAGO 2024), la statua in bronzo con la quale Jago attinge all'iconografia classica e alla tradizione dei grandi maestri, reinterpreta il mito di Davide e Golia in chiave moderna per raccontare una storia diversa, ma comunque pregna di coraggio e rivalsa. L’iconografia è identificabile grazie alla postura fiera della donna, dalla fionda e dalla pietra (simbolo degli ultimi capolavori di Jago) che è pronta per essere scagliata. Il progetto David è nato nel 2020 con la realizzazione a mano da parte di Jago del primo bozzetto in argilla; da quella prima immagine, Jago ha poi dato vita ad un modello in gesso, che tradotto in marmo da un blocco di Carrara alto più di 4 metri, alla quale Jago sta lavorando da anni nel suo laboratorio a Napoli. Quest’opera monumentale verrà esposta nello Jago Museum Napoli all’interno della chiesa di Sant’Aspreno ai Crociferi.
Seguono due opere nate da un unico progetto e che nell’allestimento di Capri fluttuano nel buio, come se galleggiassero nello spazio: FETUS (JAGO 2019 – 2024) rappresenta la matrice originaria di uno dei progetti più iconici di Jago. Realizzata nel 2019 a New York, nasce come primo studio scultoreo che darà vita poi a The First Baby. Inizialmente Jago immaginava di inviare una scultura di dimensioni “normali” sulla Stazione Spaziale Internazionale, ma le restrizioni della missione — che imponevano solo un peso di 200 grammi — lo portarono a realizzare una versione più piccola dell’opera. Fetus é diventata così la genesi concettuale e materiale del progetto, il primo gesto in cui l’idea prende forma, successivamente ripreso e rielaborato nel 2024 con maggiore definizione. In questo senso non è solo uno studio preparatorio, ma un’opera autonoma che racconta la nascita di un’idea destinata a superare i confini terrestri, come la scultura incarna uno stato primordiale, l’attimo sospeso in cui qualcosa sta per venire al mondo. THE FIRST BABY (JAGO 2019) è la scultura più piccola in marmo realizzata da Jago, e raffigura un feto grande quasi come una mano, del peso di appena 200 grammi; vista l’impossibilità di firmarla, reca l’impronta di Jago, impressa con il sangue. Nel 2019, in occasione della missione Beyond dell’ESA (European Space Agency) è stata inviata sulla Stazione Spaziale Internazionale, ed è tornata sulla terra a febbraio 2020, sotto la custodia del capo missione, Luca Parmitano. E proprio dell’astronauta italiano é FOTO THE FIRST BABY (2019) : l’opera di Jago è immortalata mentre fluttua, sospesa sull’orbita terrestre.
Storia di Villa Lysis
Costruita nel 1904 da Jacques d’Adelswärd Fersen, il nobile parigino che scelse Capri per il suo esilio volontario dopo essere stato travolto da scandali che lo portarono a lasciare il suo paese, Villa Lysis fu per lui uno sfarzoso rifugio dove vivere felicemente la sua storia d’amore con il giovane romano Nino Cesarini, già modello del fotografo Plüschow. La Villa divenne il teatro della loro passione e, come il Barone aveva desiderato, un luogo “consacrato all’amore e al dolore”. Nel corso del tempo la residenza divenne ritrovo di artisti, intellettuali, poeti, scrittori che frequentavano Capri agli inizi del Novecento, e che hanno saputo descrivere ed esaltare il mito di questa splendida dimora, ricca di stucchi, decorazioni, arredi, marmi pregiati, arroccata su uno sperone a picco sul mare. Nel novembre del 1923 Fersen si suicidò; la sua salma riposa al Cimitero Acattolico di Capri.