Al Teatro Area Nord il 14 febbraio alle 19.00 e il 15 febbraio alle 18.00 lo spettacolo “Le Volpi” di CapoTrave con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato dà il via a una stagione-cantiere che guarda al futuro. Confini Aperti - Arena Circus 2026: questo il titolo scelto dal Teatro Area Nord per la nuova stagione teatrale diretta da Hilenia De Falco e Lello Serao, coadiuvati per la danza da Antonello Tudisco. Un anno speciale, di transizione e insieme di rilancio. Infatti, è previsto a breve l’inizio dei lavori di ristrutturazione della struttura che porteranno alla realizzazione di una seconda sala/auditorium da 350 posti. Ma Il Teatro Area Nord non si ferma e abita temporaneamente un grande tendone da circo nello spazio esterno su Via Nuova dietro la vigna. Uno spazio simbolico e concreto, nomade e accogliente, che diventa luogo di attraversamento, incontro e ricerca. Una scelta poetica e politica: il teatro esce dalle mura per riaffermare la propria funzione di presidio culturale vivo e punto di riferimento per la periferia Nord di Napoli. Confin Aperti – Arena Circus apre, dunque, il 14 e 15 febbraio, ancora nella sala teatrale interna, con Le Volpi di Lucia Franchi e Luca Ricci della compagnia CapoTrave, interpretato da Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato finalista Premi Ubu 2024 nella categoria nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica. La pièce è ambientata in una sala da pranzo, all’ora del caffè, in un’assolata domenica di agosto, dove si incontrano due piccoli notabili della politica locale e la figlia di una di loro. Tutto intorno i pensieri volano già al mare e alle vacanze, eppure restano da mettere in ordine alcune faccende che interessano i protagonisti della storia. Davanti a un vassoio di biscotti vegani, si confessano legittimi appetiti e interessi naturali, si stringono e si sciolgono accordi, si regola la maniera migliore di distribuire favori e concessioni, incarichi di servizio e supposti vantaggi. La provincia italiana è la vera protagonista della vicenda, quale microcosmo in cui osservare le dinamiche di potere, che hanno sempre a che fare con i desideri e le ossessioni degli individui. Si prosegue il 14 e 15 marzo con Gretel, che inaugura il tendone, scritto e interpretato da Clara Storti per la compagnia Quattrox4 uno spettacolo per spettatori di ogni età. Un quadrato, tanti piccoli oggetti: un vassoio, una teiera, un prato all’inglese, un comodino. E poi Fritz e Oscar, silenziosi coinquilini in una minuscola casa. Gretel si muove nel suo microcosmo di piccole cose, sbadata e rigorosa, caotica e attentissima a tenere vivo l’ordine bizzarro dei suoi oggetti fuori scala e fuori posto. Poi, a un tratto, la catastrofe. Cosa vuol dire casa? Con l’immediatezza di narrazione della fiaba, Gretel percorre sola i sentieri dell’esistenza, tra circo contemporaneo, danza e manipolazione di oggetti. Venerdì 20 marzo va in scena Davide Pascarella con Assetati di Wajdi Mouawad, spettacolo vincitore Premio Leo de Berardinis per artisti e compagnie under 35 promosso e sostenuto dal Teatro Pubblico Campano e prodotto da Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Assetati è un testo del 2007. Racconta come sia sentirsi dilaniati dal dolore che sentiamo, della bruttezza che mangia vivi gli esseri umani e della bellezza che li salva. Si smette di credere ai propri sogni finché quei sogni non ti vengono a cercare e ti chiedono il conto di non averli sognati abbastanza forte. Scrive il regista: «È il 1991. C’è un ragazzo che una mattina si sveglia parlando e non smette più. C’è una ragazza che piange di orrore e si è chiusa in camera perché ha un mostro nella pancia. C’è un uomo che si chiama Boon, è un antropologo forense, ha appena trovato due cadaveri congelati sul fondo di un fiume e uno di questi non corrisponde ad alcun essere umano mai scomparso. Questi personaggi si alternano senza mai esistere insieme sulla scena. I loro racconti sono in tempi e in spazi diversi. Corrono paralleli scappando l’uno dall’altro. Sono come raggi di luce che si sprigionano nello spazio. Al centro c’è una bomba atomica. È la prima volta che viene messo in scena in Italia. L’ha scritto un autore meraviglioso, che dal Libano, passando dal Canada e dalla Francia, oggi è messo in scena in tutto il mondo e si chiama Wajdi Mouawad». Sabato 28 marzo ore 19.00 TIDA / Teatro Instabile di Aosta presenta QUINTETTO di e con Marco Augusto Chenevier. Uno spettacolo che festeggerà proprio sotto il tendone i 10 anni dal suo debutto, uno spettacolo di forte interazione con il pubblico, performance costruita attorno al numero 5: Il "5", nell'esoterismo, è il numero che simboleggia la vita universale, l'individualità umana, la volontà, l'intelligenza, l'ispirazione e il genio. Simboleggia anche l'evoluzione verticale, il movimento progressivo ascendente. Per l'esoterismo il "5" è il numero dell'uomo come punto mediano tra terra e cielo. Il 5 aprile del 2016 Brian Logan del Guardian lo recensiva così: “[...] Quintetto potrebbe essere lo spettacolo più divertente che abbia visto in tutto l'anno. E' l'esecuzione che fa la differenza, in Quintetto. [...] L'incertezza che queste performance generano rispetto a ciò che stiamo guardando – quello stato dell'arte che è capace di toglierci il tappeto da sotto i piedi, di cambiare forma – permette di stimolare e intensificare il tipo di risata che nasce quando qualcosa di divertente ti arriva completamente fuori contesto. 11 e 12 aprile IL NEMICO AL MIO FIANCO con la regia Niko Mucci anche interprete con Nello Provenzano “Tutto comincia nella sala d'attesa di una stazione ferroviaria – dichiara Niko Mucci- non poteva essere altri che lui, una vittima perfetta. È stato sufficiente parlargli. E aspettare che la trappola scattasse. Tutto finisce nella sala d'attesa ferroviaria. Va detto comunque che il caso non esiste. Un giallo? Forse. Certamente la doppiezza dell'uomo, la crudeltà, la bellezza e la bruttezza, la ferocia. Con questo testo estremamente psicoanalitico e complesso, scommetto sul mio ritorno in scena non solo come regista ma anche come coprotagonista a fianco di un bravissimo Nello Provenzano, che condivide l’entusiasmo per una storia molto contemporanea. Lo spettacolo si avvale delle scene di Tonino di Ronza e di scenografi della Accademia di Napoli, dei costumi di Federica del Pirone e del sostegno organizzativo del Teatro Area Nord nonchè della visuale originale di Mario Autore come aiuto regista” 18 e 19 aprile il Teatro Bottega degli Apocrifi andrà in scena con SOTTOSOPRA la città salvata dalle donne e altri scherzi simili con la drammaturgia di Stefania Marrone e Cosimo Severo che ne cura anche la regia in scena Beatrice Cassandra, Rosalba Mondelli, Giovanni Antonio Salvemini, Bakary Diaby/Mamadou Diakite, Nunzia Zoccano, Rosa Merlino e un coro di 40 donne della Città. Una ferita aperta e un conflitto irrisolto: la vicenda Enichem di Manfredonia, che nel 1988 ha spaccato la città sotto il peso del nodo salute/lavoro. Del racconto di questa storia sono chiamate a essere Coro le donne di ogni età della città, partecipando al laboratorio inSubbuglio e mettendo voce e corpo in scena accanto agli astisti della compagnia. Sottosopra la terra, sottosopra le sedie, sottosopra i giornali, sottosopra una città, sottosopra il potere. Un respiro. Succede a Manfredonia nel 1988, quando un movimento di 3000 donne protesta contro una fabbrica chimica che da 20 anni minaccia la città con ripetuti incidenti. 9 e 10 maggio MARI scritto e diretto da Tino Caspanello, con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello. Un uomo e una donna, il mare; una lingua, quella siciliana, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire, una lingua fatta di necessità quotidiane, che possiede solo il presente, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. Il 16 e 17 maggio doppia performance con NAPOLI. CORPO. LUCE | Per un racconto corsaro. “Capitolo I Chiaroscuro” e a seguire “capitolo II Misericordia” di Antonello Tudisco - produzione Interno 5 che vede In scena i performers Antonio Del Core, Gerardo Di Pietro, Linus Jansner, Maria Rosaria Napolano, Gerardo Pastore, Martina Persico, e i partecipanti al laboratorio Napoli.Corpo.Luce. Il lavoro ha debuttato nel novembre scorso nella sezione Extra Fringe del Napoli Fringe Festival per le celebrazioni di Napoli 2500 con la direzione artistica di Laura Valente. Si tratta di un progetto performativo che interpreta Napoli attraverso tre sguardi rivoluzionari. Un dialogo tra luce e ombra, tra corpi e città. NAPOLI. CORPO. LUCE | Per un racconto corsaro è un progetto ideato da Antonello Tudisco e prodotto da Interno5. Un incontro tra arti visive e performative, che intreccia la memoria viva di Napoli con tre visioni — Caravaggio, Mapplethorpe, Pasolini — per esplorare i temi della luce, dell’identità e della disobbedienza. Come spiega Antonello Tudisco: «Nel corpo di Napoli c’è una luce che resiste, che attraversa secoli e visioni. È la stessa che accende i chiaroscuri di Caravaggio, lo sguardo radicale di Mapplethorpe, la poesia corsara e il cinema di Pasolini. In questo lavoro abbiamo cercato quella luce — fragile, disobbediente, necessaria». Misericordia è il secondo capitolo del progetto Napoli.Corpo.Luce per extrafringe Napoli 2500 e prende avvio dalla tela di Caravaggio Le Sette Opere di Misericordia con il concept e la drammaturgia di Vincenzo Ambrosino. “Il dipinto è per noi un punto di riferimento centrale, una sorta di immagine-guida attraverso cui riflettere sul significato della pietà e della solidarietà - dichiarano Ambrosino e Tudisco - Le sette opere di misericordia corporali vengono intese come un valore universale e laico capace di attraversare il tempo. Ci siamo chiesti cosa accade a questi gesti oggi, in una società in cui la pietà e la cura dell’altro sembrano sempre più fragili. Da qui nasce l’idea di un “dipinto” vivente, composto dai corpi dei performer, che nel corso della performance non resta mai immobile ma cambia, si rompe, si frantuma. La composizione iniziale, ispirata all’unità della tela caravaggesca, si trasforma progressivamente: ciascuna delle sette opere viene evocata ma anche ostacolata, come un gesto che prova a compiersi senza riuscirci del tutto. Il corpo diventa così il luogo in cui si manifesta questa tensione tra desiderio di aiuto e difficoltà ad agire. Da questo primo spazio il pubblico attraversa un corridoio che conduce alle due stanze successive, altro spunto per la performance è il cortometraggio di Pier Paolo Pasolini “La ricotta”, episodio del film Ro.Go.Pa.G. Il film introduce un ulteriore livello di riflessione, mettendo in luce la distanza tra l’immagine sacra della pietà e la realtà concreta dei corpi e delle relazioni. Nel finale emerge il tentativo di rimettere insieme i frammenti di quel dipinto-corpo ormai spezzato. Un tentativo che non riesce pienamente, ma che resta necessario: uno sforzo che afferma l’importanza di continuare a cercare quel senso di umanità, anche quando sembra difficile o impossibile.” Il 24 maggio Balletto Civile presenta ELISABETH I – SORRY FOR WHAT? ideazione e regia Giulia Spattini danzato e creato da Paolo Rosini e Giulia Spattini. La scena è il campo di battaglia, un ring contemporaneo dove si svolge uno sferzante allenamento alla vita, che parla di crescita e di responsabilità. La regina Elisabetta I diviene così emblema di uno scontro interiore: quello fra la propria identità e la responsabilità del governo del paese. La sfida è prendere posizione. Scegliere, costruire. Senza scuse. senza alibi. Schivando i colpi, costruendo nuove tattiche e abbandonando tutto il conosciuto. La lotta è del sè contro sè, il corpo è veicolo di cambiamento, costruisce continuamente con l’esigenza di trovare un nuovo sè. Il cambiamento è circolare, non ci sono fini che non contemplino nuovi inizi. Il precipizio, il rischio, la meraviglia. Elisabetta I nel corso della sua vita è stata artefice della propria rinascita diventando la vergine Regina, una contraddizione che segna profondamente la lotta interna che fece con se stessa e il mondo politico costituito da uomini con il quale si è ritrovata a combattere. La stagione è realizzata con il contributo della Regione Campania, del Ministero della Cultura, del Comune di Napoli – Città Metropolitana. Previsto come ogni anno il servizio navetta “Polibus” dal centro della città con il sostegno del Comune di Napoli.

di Redazione
05/02/2026 - 13:40
Al Teatro Area Nord il 14 febbraio alle 19.00 e il 15 febbraio alle 18.00 lo spettacolo “Le Volpi” di CapoTrave con Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato dà il via a una stagione-cantiere che guarda al futuro. Confini Aperti - Arena Circus 2026: questo il titolo scelto dal Teatro Area Nord per la nuova stagione teatrale diretta da Hilenia De Falco e Lello Serao, coadiuvati per la danza da Antonello Tudisco. Un anno speciale, di transizione e insieme di rilancio. Infatti, è previsto a breve l’inizio dei lavori di ristrutturazione della struttura che porteranno alla realizzazione di una seconda sala/auditorium da 350 posti. Ma Il Teatro Area Nord non si ferma e abita temporaneamente un grande tendone da circo nello spazio esterno su Via Nuova dietro la vigna. Uno spazio simbolico e concreto, nomade e accogliente, che diventa luogo di attraversamento, incontro e ricerca. Una scelta poetica e politica: il teatro esce dalle mura per riaffermare la propria funzione di presidio culturale vivo e punto di riferimento per la periferia Nord di Napoli. Confin Aperti – Arena Circus apre, dunque, il 14 e 15 febbraio, ancora nella sala teatrale interna, con Le Volpi di Lucia Franchi e Luca Ricci della compagnia CapoTrave, interpretato da Giorgio Colangeli, Manuela Mandracchia e Federica Ombrato finalista Premi Ubu 2024 nella categoria nuovo testo italiano/scrittura drammaturgica. La pièce è ambientata in una sala da pranzo, all’ora del caffè, in un’assolata domenica di agosto, dove si incontrano due piccoli notabili della politica locale e la figlia di una di loro. Tutto intorno i pensieri volano già al mare e alle vacanze, eppure restano da mettere in ordine alcune faccende che interessano i protagonisti della storia. Davanti a un vassoio di biscotti vegani, si confessano legittimi appetiti e interessi naturali, si stringono e si sciolgono accordi, si regola la maniera migliore di distribuire favori e concessioni, incarichi di servizio e supposti vantaggi. La provincia italiana è la vera protagonista della vicenda, quale microcosmo in cui osservare le dinamiche di potere, che hanno sempre a che fare con i desideri e le ossessioni degli individui. Si prosegue il 14 e 15 marzo con Gretel, che inaugura il tendone, scritto e interpretato da Clara Storti per la compagnia Quattrox4 uno spettacolo per spettatori di ogni età. Un quadrato, tanti piccoli oggetti: un vassoio, una teiera, un prato all’inglese, un comodino. E poi Fritz e Oscar, silenziosi coinquilini in una minuscola casa. Gretel si muove nel suo microcosmo di piccole cose, sbadata e rigorosa, caotica e attentissima a tenere vivo l’ordine bizzarro dei suoi oggetti fuori scala e fuori posto. Poi, a un tratto, la catastrofe. Cosa vuol dire casa? Con l’immediatezza di narrazione della fiaba, Gretel percorre sola i sentieri dell’esistenza, tra circo contemporaneo, danza e manipolazione di oggetti. Venerdì 20 marzo va in scena Davide Pascarella con Assetati di Wajdi Mouawad, spettacolo vincitore Premio Leo de Berardinis per artisti e compagnie under 35 promosso e sostenuto dal Teatro Pubblico Campano e prodotto da Teatro di Napoli – Teatro Nazionale. Assetati è un testo del 2007. Racconta come sia sentirsi dilaniati dal dolore che sentiamo, della bruttezza che mangia vivi gli esseri umani e della bellezza che li salva. Si smette di credere ai propri sogni finché quei sogni non ti vengono a cercare e ti chiedono il conto di non averli sognati abbastanza forte. Scrive il regista: «È il 1991. C’è un ragazzo che una mattina si sveglia parlando e non smette più. C’è una ragazza che piange di orrore e si è chiusa in camera perché ha un mostro nella pancia. C’è un uomo che si chiama Boon, è un antropologo forense, ha appena trovato due cadaveri congelati sul fondo di un fiume e uno di questi non corrisponde ad alcun essere umano mai scomparso. Questi personaggi si alternano senza mai esistere insieme sulla scena. I loro racconti sono in tempi e in spazi diversi. Corrono paralleli scappando l’uno dall’altro. Sono come raggi di luce che si sprigionano nello spazio. Al centro c’è una bomba atomica. È la prima volta che viene messo in scena in Italia. L’ha scritto un autore meraviglioso, che dal Libano, passando dal Canada e dalla Francia, oggi è messo in scena in tutto il mondo e si chiama Wajdi Mouawad». Sabato 28 marzo ore 19.00 TIDA / Teatro Instabile di Aosta presenta QUINTETTO di e con Marco Augusto Chenevier. Uno spettacolo che festeggerà proprio sotto il tendone i 10 anni dal suo debutto, uno spettacolo di forte interazione con il pubblico, performance costruita attorno al numero 5: Il "5", nell'esoterismo, è il numero che simboleggia la vita universale, l'individualità umana, la volontà, l'intelligenza, l'ispirazione e il genio. Simboleggia anche l'evoluzione verticale, il movimento progressivo ascendente. Per l'esoterismo il "5" è il numero dell'uomo come punto mediano tra terra e cielo. Il 5 aprile del 2016 Brian Logan del Guardian lo recensiva così: “[...] Quintetto potrebbe essere lo spettacolo più divertente che abbia visto in tutto l'anno. E' l'esecuzione che fa la differenza, in Quintetto. [...] L'incertezza che queste performance generano rispetto a ciò che stiamo guardando – quello stato dell'arte che è capace di toglierci il tappeto da sotto i piedi, di cambiare forma – permette di stimolare e intensificare il tipo di risata che nasce quando qualcosa di divertente ti arriva completamente fuori contesto. 11 e 12 aprile IL NEMICO AL MIO FIANCO con la regia Niko Mucci anche interprete con Nello Provenzano “Tutto comincia nella sala d'attesa di una stazione ferroviaria – dichiara Niko Mucci- non poteva essere altri che lui, una vittima perfetta. È stato sufficiente parlargli. E aspettare che la trappola scattasse. Tutto finisce nella sala d'attesa ferroviaria. Va detto comunque che il caso non esiste. Un giallo? Forse. Certamente la doppiezza dell'uomo, la crudeltà, la bellezza e la bruttezza, la ferocia. Con questo testo estremamente psicoanalitico e complesso, scommetto sul mio ritorno in scena non solo come regista ma anche come coprotagonista a fianco di un bravissimo Nello Provenzano, che condivide l’entusiasmo per una storia molto contemporanea. Lo spettacolo si avvale delle scene di Tonino di Ronza e di scenografi della Accademia di Napoli, dei costumi di Federica del Pirone e del sostegno organizzativo del Teatro Area Nord nonchè della visuale originale di Mario Autore come aiuto regista” 18 e 19 aprile il Teatro Bottega degli Apocrifi andrà in scena con SOTTOSOPRA la città salvata dalle donne e altri scherzi simili con la drammaturgia di Stefania Marrone e Cosimo Severo che ne cura anche la regia in scena Beatrice Cassandra, Rosalba Mondelli, Giovanni Antonio Salvemini, Bakary Diaby/Mamadou Diakite, Nunzia Zoccano, Rosa Merlino e un coro di 40 donne della Città. Una ferita aperta e un conflitto irrisolto: la vicenda Enichem di Manfredonia, che nel 1988 ha spaccato la città sotto il peso del nodo salute/lavoro. Del racconto di questa storia sono chiamate a essere Coro le donne di ogni età della città, partecipando al laboratorio inSubbuglio e mettendo voce e corpo in scena accanto agli astisti della compagnia. Sottosopra la terra, sottosopra le sedie, sottosopra i giornali, sottosopra una città, sottosopra il potere. Un respiro. Succede a Manfredonia nel 1988, quando un movimento di 3000 donne protesta contro una fabbrica chimica che da 20 anni minaccia la città con ripetuti incidenti. 9 e 10 maggio MARI scritto e diretto da Tino Caspanello, con Cinzia Muscolino e Tino Caspanello. Un uomo e una donna, il mare; una lingua, quella siciliana, che non permette di esprimere tutte le profondità di un sentire, una lingua fatta di necessità quotidiane, che possiede solo il presente, dilatato nel testo sulla linea che separa mare e terra, su questo limite mutevole che attrae l’uno e respinge l’altra. “Mari” è quasi una partitura musicale nella struttura e nel suono delle parole accompagnate dal lento ritmo di un calmo mare notturno. E’ proprio per scoprire di quale materia siamo fatti che l’uomo invita la compagna a toccare il mare, quell’acqua scura che fa orrore e affascina allo stesso tempo, quell’elemento che ha permesso loro di parlarsi. Il 16 e 17 maggio doppia performance con NAPOLI. CORPO. LUCE | Per un racconto corsaro. “Capitolo I Chiaroscuro” e a seguire “capitolo II Misericordia” di Antonello Tudisco - produzione Interno 5 che vede In scena i performers Antonio Del Core, Gerardo Di Pietro, Linus Jansner, Maria Rosaria Napolano, Gerardo Pastore, Martina Persico, e i partecipanti al laboratorio Napoli.Corpo.Luce. Il lavoro ha debuttato nel novembre scorso nella sezione Extra Fringe del Napoli Fringe Festival per le celebrazioni di Napoli 2500 con la direzione artistica di Laura Valente. Si tratta di un progetto performativo che interpreta Napoli attraverso tre sguardi rivoluzionari. Un dialogo tra luce e ombra, tra corpi e città. NAPOLI. CORPO. LUCE | Per un racconto corsaro è un progetto ideato da Antonello Tudisco e prodotto da Interno5. Un incontro tra arti visive e performative, che intreccia la memoria viva di Napoli con tre visioni — Caravaggio, Mapplethorpe, Pasolini — per esplorare i temi della luce, dell’identità e della disobbedienza. Come spiega Antonello Tudisco: «Nel corpo di Napoli c’è una luce che resiste, che attraversa secoli e visioni. È la stessa che accende i chiaroscuri di Caravaggio, lo sguardo radicale di Mapplethorpe, la poesia corsara e il cinema di Pasolini. In questo lavoro abbiamo cercato quella luce — fragile, disobbediente, necessaria». Misericordia è il secondo capitolo del progetto Napoli.Corpo.Luce per extrafringe Napoli 2500 e prende avvio dalla tela di Caravaggio Le Sette Opere di Misericordia con il concept e la drammaturgia di Vincenzo Ambrosino. “Il dipinto è per noi un punto di riferimento centrale, una sorta di immagine-guida attraverso cui riflettere sul significato della pietà e della solidarietà - dichiarano Ambrosino e Tudisco - Le sette opere di misericordia corporali vengono intese come un valore universale e laico capace di attraversare il tempo. Ci siamo chiesti cosa accade a questi gesti oggi, in una società in cui la pietà e la cura dell’altro sembrano sempre più fragili. Da qui nasce l’idea di un “dipinto” vivente, composto dai corpi dei performer, che nel corso della performance non resta mai immobile ma cambia, si rompe, si frantuma. La composizione iniziale, ispirata all’unità della tela caravaggesca, si trasforma progressivamente: ciascuna delle sette opere viene evocata ma anche ostacolata, come un gesto che prova a compiersi senza riuscirci del tutto. Il corpo diventa così il luogo in cui si manifesta questa tensione tra desiderio di aiuto e difficoltà ad agire. Da questo primo spazio il pubblico attraversa un corridoio che conduce alle due stanze successive, altro spunto per la performance è il cortometraggio di Pier Paolo Pasolini “La ricotta”, episodio del film Ro.Go.Pa.G. Il film introduce un ulteriore livello di riflessione, mettendo in luce la distanza tra l’immagine sacra della pietà e la realtà concreta dei corpi e delle relazioni. Nel finale emerge il tentativo di rimettere insieme i frammenti di quel dipinto-corpo ormai spezzato. Un tentativo che non riesce pienamente, ma che resta necessario: uno sforzo che afferma l’importanza di continuare a cercare quel senso di umanità, anche quando sembra difficile o impossibile.” Il 24 maggio Balletto Civile presenta ELISABETH I – SORRY FOR WHAT? ideazione e regia Giulia Spattini danzato e creato da Paolo Rosini e Giulia Spattini. La scena è il campo di battaglia, un ring contemporaneo dove si svolge uno sferzante allenamento alla vita, che parla di crescita e di responsabilità. La regina Elisabetta I diviene così emblema di uno scontro interiore: quello fra la propria identità e la responsabilità del governo del paese. La sfida è prendere posizione. Scegliere, costruire. Senza scuse. senza alibi. Schivando i colpi, costruendo nuove tattiche e abbandonando tutto il conosciuto. La lotta è del sè contro sè, il corpo è veicolo di cambiamento, costruisce continuamente con l’esigenza di trovare un nuovo sè. Il cambiamento è circolare, non ci sono fini che non contemplino nuovi inizi. Il precipizio, il rischio, la meraviglia. Elisabetta I nel corso della sua vita è stata artefice della propria rinascita diventando la vergine Regina, una contraddizione che segna profondamente la lotta interna che fece con se stessa e il mondo politico costituito da uomini con il quale si è ritrovata a combattere. La stagione è realizzata con il contributo della Regione Campania, del Ministero della Cultura, del Comune di Napoli – Città Metropolitana. Previsto come ogni anno il servizio navetta “Polibus” dal centro della città con il sostegno del Comune di Napoli.
