Il Punto
VIDEO - Napoli, Olivera: "Un orgoglio aver vinto 2 scudetti e una Supercoppa, la mia faccia sui muri della città mi fa capire quanto di importante abbiamo fatto"
09.05.2026 23:05 di Napoli Magazine
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NAPOLI - Mathias Olivera, terzino del Napoli e della Nazionale Uruguayana, ha concesso un'intervista a Rafa Cotelo in vista dei Mondiali 2026 nel format Por La Camiseta: "Ho 28 anni, sono alto 1,85 e peso 79 kg... beh, dopo il dolce 83. Il mio cibo preferito è l''Asado o l'Ensopado anche. Sesso? Tipo... quante volte a settimana? No, non importa...(Ride, ndr). Ultimamente sono 'nel forno' (messo male, ndr). Gamba abile? Credo la sinistra, sì, bisognerebbe vedere. Sticker preferito? La manina così (fa il gesto del pollice, ndr). Palloni calciati in tribuna in carriera? O nell'ultima settimana? Parecchi, parecchi. Segno zodiacale della mia ragazza? Non ne ho idea. Oroscopo cinese? Topo, credo sia il topo.  Dove va la "H" di Mathias? Nel mezzo. Quindi Mathias Olivera Miramontes. Napoli? La verità è che è complicato. Ti devi abituare perché le rotonde sono al contrario, i contromano... non gli importa nulla. Sinceramente, i primi mesi mi arrabbiavo e dicevo: 'Ma che stanno facendo? Non rispettano niente, non ci sono semafori, niente!'. Però vanno avanti, non capisco la logica. In Uruguay se fai una cavolata chiedi scusa, qui suonano e litigano. Strade strettissime, non ci passano neanche le auto? Esatto, per questo si vedono tante moto. In piena estate è complicato per la gente, però cerco di andare la mattina con il cane, le mie figlie e la mia ragazza a camminare, bere un mate... è divino. Maglie di altre squadre? Per niente. Qui lo vivono dal bambino più piccolo alla signora più anziana. Ti conoscono tutti. Maradona un Dio? Sì, dopo tanti anni la gente lo considera ancora come il massimo. Nello stadio, agli allenamenti, ti parlano sempre di lui, è un mito vivente. Quando entri nello spogliatoio del Napoli c'è una sua statua, è presente continuamente. La mia faccia ovunque in città e 2 titoli in 3 anni? Grazie a Dio, in tre anni e mezzo ho vinto lo scudetto dopo tanto tempo, una Supercoppa... E' un orgoglio. A volte non te ne rendi conto finché non vedi la tua faccia in giro. Sinceramente, uno a volte non si rende conto dell'importanza dei campionati finché non vede la reazione della gente. Qui ho vinto due scudetti e una Supercoppa. Vedere la propria faccia dipinta sui muri della città per questo motivo ti fa capire quanto sia grande quello che abbiamo fatto. Se mi offrno una pizza? Sì, proprio così! Succede, e la cosa ti lascia a volte un po' scioccato. Ma la gente qui è molto attaccata ai calciatori, proprio come gli uruguaiani. Quel calore umano si sente nel quotidiano. Se ho imparato l'italiano? Qualcosa ho preso, non tutto, ma capisco la maggior parte delle cose. Diciamo che me la cavo con un 'Grazie mille per la pizza' e poco altro. Qui al Napoli ora stiamo giocando con la difesa a tre e mi stanno mettendo più come 'braccetto' di sinistra (centrale sinistro). E' una posizione che sto imparando a conoscere meglio ogni giorno. All'inizio mi ha sorpreso, ma mi sento bene, mi piace e mi sto abituando ai movimenti che richiede. I miei genitori? La gente si stupisce, pensano siano miei fratelli. Mi hanno avuto giovanissimi. Ora che ho figli lo apprezzo di più, come mi hanno supportato da piccolo. Vivevamo tutti insieme a casa dei miei nonni, cugini, zii... sono stati i momenti più belli della mia vita. Quando sono riuscito a comprarmi le Total 90 che tanto desideravo? Hanno girato ovunque per trovarle. Quando me le hanno date è stata una gioia tremenda. Vedere oggi l'orgoglio dei miei genitori quando gioco in Nazionale, vederli viaggiare per la Copa America o il Mondiale, è un orgoglio per me. A scuola? Sì, ero "abanderado" (primo della classe, ndr). Mia mamma esigeva molto, potevo mancare al calcio ma non a scuola. Al liceo poi la cosa si è un po' storta (ride, ndr). Debutto in nazionale? Lo aspettavo da tanto. Quando p arrivato Diego Alonso mi ha scritto un messaggio su WhatsApp, voleva parlarmi.E' stato incredibile. Amo l'Uruguay, giocare per la nazionale è la cosa più bella. Ero nervosissimo perché c'erano ancora tutti i veterani: Godin, Cavani, Suarez. Luis Suarez? giocavo contro di lui (Getafe-Atletico Madrid, ndr). Mi aveva urlato contro, mi aveva 'mandato a quel paese' durante la partita. Io gli risposi: 'Cadi sempre, stai all'Atletico e piangi sempre!'. Poi però tra me e me pensavo: 'Ma dove mi sono messo? Io volevo chiedergli la maglia!'. Ce l'ho ancora quella maglia comunque. Non so giocare a Truco? Non è vero! Ho insegnato io a Suarez ad avere 'picardia'. Lui giocava come se avesse imparato con un tutorial su YouTube, tirava le carte senza mentire. Nel Truco devi saper sporcare la partita, devi alzarti, urlare... lui in campo lo fa, ma al tavolo era un poveretto (ride, ndr). Come mi trova il Mondiale? Molto motivato. Anche se non sto giocando moltissimo qui al club ora, mi sto preparando fisicamente al 100% perché voglio che all'Uruguay vada bene. La Nazionale per me è tutto. Ho fatto tutta la vita il terzino, ma ora al Napoli giochiamo a tre e mi trovo bene come braccetto sinistro. Se al Mondiale mi chiedono di fare il portiere, lo faccio. A chi regalo la maglia? Al 'Tigre' un mito del Caravelas. E' stato il mio tecnico, faceva tutto lì. Se vai al campo lo trovi ancora lì oggi". Infine, riceve un quadro di Bryan Art: "Incredibile, bellissimo. Grazie mille, lo metterò in un posto speciale".

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di Redazione

09/05/2026 - 23:05

NAPOLI - Mathias Olivera, terzino del Napoli e della Nazionale Uruguayana, ha concesso un'intervista a Rafa Cotelo in vista dei Mondiali 2026 nel format Por La Camiseta: "Ho 28 anni, sono alto 1,85 e peso 79 kg... beh, dopo il dolce 83. Il mio cibo preferito è l''Asado o l'Ensopado anche. Sesso? Tipo... quante volte a settimana? No, non importa...(Ride, ndr). Ultimamente sono 'nel forno' (messo male, ndr). Gamba abile? Credo la sinistra, sì, bisognerebbe vedere. Sticker preferito? La manina così (fa il gesto del pollice, ndr). Palloni calciati in tribuna in carriera? O nell'ultima settimana? Parecchi, parecchi. Segno zodiacale della mia ragazza? Non ne ho idea. Oroscopo cinese? Topo, credo sia il topo.  Dove va la "H" di Mathias? Nel mezzo. Quindi Mathias Olivera Miramontes. Napoli? La verità è che è complicato. Ti devi abituare perché le rotonde sono al contrario, i contromano... non gli importa nulla. Sinceramente, i primi mesi mi arrabbiavo e dicevo: 'Ma che stanno facendo? Non rispettano niente, non ci sono semafori, niente!'. Però vanno avanti, non capisco la logica. In Uruguay se fai una cavolata chiedi scusa, qui suonano e litigano. Strade strettissime, non ci passano neanche le auto? Esatto, per questo si vedono tante moto. In piena estate è complicato per la gente, però cerco di andare la mattina con il cane, le mie figlie e la mia ragazza a camminare, bere un mate... è divino. Maglie di altre squadre? Per niente. Qui lo vivono dal bambino più piccolo alla signora più anziana. Ti conoscono tutti. Maradona un Dio? Sì, dopo tanti anni la gente lo considera ancora come il massimo. Nello stadio, agli allenamenti, ti parlano sempre di lui, è un mito vivente. Quando entri nello spogliatoio del Napoli c'è una sua statua, è presente continuamente. La mia faccia ovunque in città e 2 titoli in 3 anni? Grazie a Dio, in tre anni e mezzo ho vinto lo scudetto dopo tanto tempo, una Supercoppa... E' un orgoglio. A volte non te ne rendi conto finché non vedi la tua faccia in giro. Sinceramente, uno a volte non si rende conto dell'importanza dei campionati finché non vede la reazione della gente. Qui ho vinto due scudetti e una Supercoppa. Vedere la propria faccia dipinta sui muri della città per questo motivo ti fa capire quanto sia grande quello che abbiamo fatto. Se mi offrno una pizza? Sì, proprio così! Succede, e la cosa ti lascia a volte un po' scioccato. Ma la gente qui è molto attaccata ai calciatori, proprio come gli uruguaiani. Quel calore umano si sente nel quotidiano. Se ho imparato l'italiano? Qualcosa ho preso, non tutto, ma capisco la maggior parte delle cose. Diciamo che me la cavo con un 'Grazie mille per la pizza' e poco altro. Qui al Napoli ora stiamo giocando con la difesa a tre e mi stanno mettendo più come 'braccetto' di sinistra (centrale sinistro). E' una posizione che sto imparando a conoscere meglio ogni giorno. All'inizio mi ha sorpreso, ma mi sento bene, mi piace e mi sto abituando ai movimenti che richiede. I miei genitori? La gente si stupisce, pensano siano miei fratelli. Mi hanno avuto giovanissimi. Ora che ho figli lo apprezzo di più, come mi hanno supportato da piccolo. Vivevamo tutti insieme a casa dei miei nonni, cugini, zii... sono stati i momenti più belli della mia vita. Quando sono riuscito a comprarmi le Total 90 che tanto desideravo? Hanno girato ovunque per trovarle. Quando me le hanno date è stata una gioia tremenda. Vedere oggi l'orgoglio dei miei genitori quando gioco in Nazionale, vederli viaggiare per la Copa America o il Mondiale, è un orgoglio per me. A scuola? Sì, ero "abanderado" (primo della classe, ndr). Mia mamma esigeva molto, potevo mancare al calcio ma non a scuola. Al liceo poi la cosa si è un po' storta (ride, ndr). Debutto in nazionale? Lo aspettavo da tanto. Quando p arrivato Diego Alonso mi ha scritto un messaggio su WhatsApp, voleva parlarmi.E' stato incredibile. Amo l'Uruguay, giocare per la nazionale è la cosa più bella. Ero nervosissimo perché c'erano ancora tutti i veterani: Godin, Cavani, Suarez. Luis Suarez? giocavo contro di lui (Getafe-Atletico Madrid, ndr). Mi aveva urlato contro, mi aveva 'mandato a quel paese' durante la partita. Io gli risposi: 'Cadi sempre, stai all'Atletico e piangi sempre!'. Poi però tra me e me pensavo: 'Ma dove mi sono messo? Io volevo chiedergli la maglia!'. Ce l'ho ancora quella maglia comunque. Non so giocare a Truco? Non è vero! Ho insegnato io a Suarez ad avere 'picardia'. Lui giocava come se avesse imparato con un tutorial su YouTube, tirava le carte senza mentire. Nel Truco devi saper sporcare la partita, devi alzarti, urlare... lui in campo lo fa, ma al tavolo era un poveretto (ride, ndr). Come mi trova il Mondiale? Molto motivato. Anche se non sto giocando moltissimo qui al club ora, mi sto preparando fisicamente al 100% perché voglio che all'Uruguay vada bene. La Nazionale per me è tutto. Ho fatto tutta la vita il terzino, ma ora al Napoli giochiamo a tre e mi trovo bene come braccetto sinistro. Se al Mondiale mi chiedono di fare il portiere, lo faccio. A chi regalo la maglia? Al 'Tigre' un mito del Caravelas. E' stato il mio tecnico, faceva tutto lì. Se vai al campo lo trovi ancora lì oggi". Infine, riceve un quadro di Bryan Art: "Incredibile, bellissimo. Grazie mille, lo metterò in un posto speciale".