A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La Roma si porta a meno uno dalla Juventus. Lei nella Juve ha giocato e a Roma ha vissuto fino a qualche mese fa: le chiedo, ad oggi, chi è secondo lei la quarta forza di questo campionato?
“Io credo ancora la Juventus, perché ha un punto di vantaggio a tre giornate dalla fine e, quindi, resta comunque favorita. Però il pareggio interno contro il Verona è stato un risultato inatteso, mentre la vittoria della Roma contro la Fiorentina era più prevedibile. Questo ha riaperto la corsa Champions e ha dato nuova vivacità al finale di campionato. La Juve resta avanti, ma la Roma ha entusiasmo e calendario importante: sarà una lotta aperta fino alla fine".
Ieri Kvaratskhelia è stato impressionante contro il Bayern Monaco. Che cosa si aspetta dalla finale?
“Mi aspetto una grandissima partita. Kvaratskhelia ieri è stato devastante: un giocatore impressionante. A Napoli, prima di andare via, aveva perso un po’ di motivazioni e probabilmente era anche condizionato dall’ambiente e dalla situazione generale. A Parigi, invece, ha trovato l’allenatore e il contesto ideali. Luis Enrique gli chiede tantissimo anche nella fase difensiva e lui stesso ha raccontato quanto questo lavoro lo abbia fatto crescere. Ieri ha fatto una giocata incredibile, partendo praticamente dalla sua area e arrivando fino all’altra porta con qualità, dribbling e personalità. È un calciatore eccezionale, da Pallone d’Oro".
Quando si parla di grandi squadre e grandi campioni, c’è ancora chi sostiene che l’allenatore conti relativamente. Quanto può essere determinante un tecnico in contesti del genere?
“L’allenatore è fondamentale, sia con i campioni sia con i giocatori normali. Luis Enrique sta facendo un lavoro straordinario. Al Paris Saint-Germain negli anni sono passati tantissimi fuoriclasse, ma nessuno era riuscito a costruire un’identità collettiva così forte. Oggi il PSG non è soltanto una squadra piena di stelle: è una squadra vera, organizzata, con un gioco importante e moderno. Complimenti a lui e a tutta la società, perché dopo aver speso tantissimi milioni, finalmente hanno costruito un progetto tecnico credibile".
È più la vittoria di Cristian Chivu oppure la sconfitta di due grandi allenatori come Conte e Allegri?
“Bellissima domanda. Io, sinceramente, non pensavo che Chivu potesse fare un campionato simile al primo anno. E credo che nemmeno l’Inter si aspettasse un impatto così positivo. La verità è che l’Inter era rimasta spiazzata: aveva cercato altri profili e l’addio di Simone Inzaghi non era così scontato fino a poco tempo prima. Chivu rappresentava una soluzione giovane, quasi una scommessa. Però va dato enorme merito a lui, perché ha avuto un approccio eccezionale con il gruppo. Anche Lautaro ha raccontato di aver trovato un allenatore completamente diverso rispetto al passato. In un ambiente importante come l’Inter, l’approccio umano e caratteriale è fondamentale. Lui è stato bravissimo anche nella gestione dei momenti difficili e delle critiche. Oggi devo dire che è stato più bravo degli altri nella gestione complessiva della stagione".
Secondo lei il Napoli continuerà con Antonio Conte in panchina anche nella prossima stagione?
“Ripeto quello che dico da settimane: non riesco ancora a percepire segnali chiari in una direzione o nell’altra. Sicuramente Conte ha dovuto affrontare tantissimi problemi, soprattutto legati agli infortuni. Per quanto riguarda Allegri, invece, secondo me non è riuscito a gestire lo spirito del Milan. Le problematiche del Milan sono sempre le stesse: ci sono giocatori fortissimi sulla carta che però, ogni anno, finiscono per creare più problemi che benefici. Leao, per esempio, continua ad essere discontinuo".
Proseguendo sul Napoli, sembra quasi che sia l’unico club criticato nonostante, alla fine, il secondo posto possa portare milioni importanti nelle casse della società e un tesoretto da reinvestire.
“Oggi il secondo posto del Napoli viene quasi vissuto come un fallimento e questo fa capire quanto il club sia cresciuto negli ultimi anni. Però bisogna anche guardare la realtà: il Napoli, nonostante i tanti infortuni e le difficoltà, è comunque secondo dietro un’Inter che ha fatto un grandissimo campionato. Certo, resta il rammarico per come sono andate alcune cose e per una squadra che, soprattutto nelle ultime settimane, non mi è sembrata brillantissima nemmeno dopo il recupero di alcuni infortunati. Ho visto male il Napoli contro la Lazio, senza quella vivacità e quell’entusiasmo che aveva a inizio stagione. Però bisogna chiudere bene il campionato, mantenere il secondo posto e ripartire nella maniera giusta. Oggi il Napoli è una realtà troppo importante per non costruire una squadra da scudetto e da Champions League".
Un anno fa qualcuno arrivava addirittura a sostenere che Rafael Leão fosse superiore a Kvaratskhelia. Che cosa si sente di dire a chi aveva questa opinione?
“Che Leao non è mai stato realmente paragonabile a Kvaratskhelia. Il georgiano, oltre ad essere un fenomeno tecnico, è anche un grandissimo professionista. Leao, invece, spesso trasmette fastidio già solo da come entra in campo, con un atteggiamento svogliato. Kvaratskhelia è un potenziale Pallone d’Oro e non ha mai avuto un vero rivale in Leao".
di Redazione
07/05/2026 - 12:29
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex calciatore di Napoli e Juve. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La Roma si porta a meno uno dalla Juventus. Lei nella Juve ha giocato e a Roma ha vissuto fino a qualche mese fa: le chiedo, ad oggi, chi è secondo lei la quarta forza di questo campionato?
“Io credo ancora la Juventus, perché ha un punto di vantaggio a tre giornate dalla fine e, quindi, resta comunque favorita. Però il pareggio interno contro il Verona è stato un risultato inatteso, mentre la vittoria della Roma contro la Fiorentina era più prevedibile. Questo ha riaperto la corsa Champions e ha dato nuova vivacità al finale di campionato. La Juve resta avanti, ma la Roma ha entusiasmo e calendario importante: sarà una lotta aperta fino alla fine".
Ieri Kvaratskhelia è stato impressionante contro il Bayern Monaco. Che cosa si aspetta dalla finale?
“Mi aspetto una grandissima partita. Kvaratskhelia ieri è stato devastante: un giocatore impressionante. A Napoli, prima di andare via, aveva perso un po’ di motivazioni e probabilmente era anche condizionato dall’ambiente e dalla situazione generale. A Parigi, invece, ha trovato l’allenatore e il contesto ideali. Luis Enrique gli chiede tantissimo anche nella fase difensiva e lui stesso ha raccontato quanto questo lavoro lo abbia fatto crescere. Ieri ha fatto una giocata incredibile, partendo praticamente dalla sua area e arrivando fino all’altra porta con qualità, dribbling e personalità. È un calciatore eccezionale, da Pallone d’Oro".
Quando si parla di grandi squadre e grandi campioni, c’è ancora chi sostiene che l’allenatore conti relativamente. Quanto può essere determinante un tecnico in contesti del genere?
“L’allenatore è fondamentale, sia con i campioni sia con i giocatori normali. Luis Enrique sta facendo un lavoro straordinario. Al Paris Saint-Germain negli anni sono passati tantissimi fuoriclasse, ma nessuno era riuscito a costruire un’identità collettiva così forte. Oggi il PSG non è soltanto una squadra piena di stelle: è una squadra vera, organizzata, con un gioco importante e moderno. Complimenti a lui e a tutta la società, perché dopo aver speso tantissimi milioni, finalmente hanno costruito un progetto tecnico credibile".
È più la vittoria di Cristian Chivu oppure la sconfitta di due grandi allenatori come Conte e Allegri?
“Bellissima domanda. Io, sinceramente, non pensavo che Chivu potesse fare un campionato simile al primo anno. E credo che nemmeno l’Inter si aspettasse un impatto così positivo. La verità è che l’Inter era rimasta spiazzata: aveva cercato altri profili e l’addio di Simone Inzaghi non era così scontato fino a poco tempo prima. Chivu rappresentava una soluzione giovane, quasi una scommessa. Però va dato enorme merito a lui, perché ha avuto un approccio eccezionale con il gruppo. Anche Lautaro ha raccontato di aver trovato un allenatore completamente diverso rispetto al passato. In un ambiente importante come l’Inter, l’approccio umano e caratteriale è fondamentale. Lui è stato bravissimo anche nella gestione dei momenti difficili e delle critiche. Oggi devo dire che è stato più bravo degli altri nella gestione complessiva della stagione".
Secondo lei il Napoli continuerà con Antonio Conte in panchina anche nella prossima stagione?
“Ripeto quello che dico da settimane: non riesco ancora a percepire segnali chiari in una direzione o nell’altra. Sicuramente Conte ha dovuto affrontare tantissimi problemi, soprattutto legati agli infortuni. Per quanto riguarda Allegri, invece, secondo me non è riuscito a gestire lo spirito del Milan. Le problematiche del Milan sono sempre le stesse: ci sono giocatori fortissimi sulla carta che però, ogni anno, finiscono per creare più problemi che benefici. Leao, per esempio, continua ad essere discontinuo".
Proseguendo sul Napoli, sembra quasi che sia l’unico club criticato nonostante, alla fine, il secondo posto possa portare milioni importanti nelle casse della società e un tesoretto da reinvestire.
“Oggi il secondo posto del Napoli viene quasi vissuto come un fallimento e questo fa capire quanto il club sia cresciuto negli ultimi anni. Però bisogna anche guardare la realtà: il Napoli, nonostante i tanti infortuni e le difficoltà, è comunque secondo dietro un’Inter che ha fatto un grandissimo campionato. Certo, resta il rammarico per come sono andate alcune cose e per una squadra che, soprattutto nelle ultime settimane, non mi è sembrata brillantissima nemmeno dopo il recupero di alcuni infortunati. Ho visto male il Napoli contro la Lazio, senza quella vivacità e quell’entusiasmo che aveva a inizio stagione. Però bisogna chiudere bene il campionato, mantenere il secondo posto e ripartire nella maniera giusta. Oggi il Napoli è una realtà troppo importante per non costruire una squadra da scudetto e da Champions League".
Un anno fa qualcuno arrivava addirittura a sostenere che Rafael Leão fosse superiore a Kvaratskhelia. Che cosa si sente di dire a chi aveva questa opinione?
“Che Leao non è mai stato realmente paragonabile a Kvaratskhelia. Il georgiano, oltre ad essere un fenomeno tecnico, è anche un grandissimo professionista. Leao, invece, spesso trasmette fastidio già solo da come entra in campo, con un atteggiamento svogliato. Kvaratskhelia è un potenziale Pallone d’Oro e non ha mai avuto un vero rivale in Leao".