SERIE A - Un caso che sta tenendo banco in queste ore e che fa discutere è senza dubbio quello relativo al mancato arrivo di Khalaili all’Inter. Un caso che sia accaduto al club nerazzurro, visto che il calciatore sembrava essere ad un passo dal Napoli fino alla settimana scorsa. Uno sprint del club milanese ha poi cambiato le carte in tavola, ma alla fine meglio così. Infatti, come dicevamo, il calciatore non è più arrivato in Italia e questo perché non ha superato tutte le visite mediche e non ha ricevuto il via libera dal CONI. In Italia infatti le cose funzionano in modo diverso rispetto ad altre realtà calcistiche. Un dettaglio che tutti dovrebbero conoscere bene visto che casi come questo potrebbero coinvolgere tutti i club di tutte le competizioni italiane, ma vediamo di cosa si tratta.
Mentre nel resto d’Europa, spesso è il calciatore ad avere l’ultima parola e quindi a decidere se giocare o meno nonostante alcuni esiti non del tutto favorevoli, in Italia sono i medici a dover prendere la decisione definitiva. Gli atleti che vogliono giocare da professionisti devono sottostare ad alcune leggi che esistono addirittura dal 1982 ed introdotte dal Ministero della Sanità. In particolare, secondo le linee guida, i calciatori devono superare tutte le prove fisiche ed in particolare la prova sforzo massimale e l’ecocadiogramma. Nel caso in cui dovesse arrivare anche un solo esito negativo, il calciatore non riceverebbe l’idoneità. Nel dettaglio quindi l’iter italiano prevede le prime visite mediche presso un centro di medicina convenzionato ma scelto dal club di riferimento. Successivamente l’atleta viene trasferito all’Istituto di Medicina dello sport del Coni, dove vengono analizzati con attenzione gli aspetti pneumotorace-cardiologici. Dopo questa seconda fase, l’atleta può ottenere l’idoneità sportiva e si può formalizzare il trasferimento.
Nel caso di Khalaili, i primi accertamenti non hanno dato problemi mentre i controlli del CONI hanno dato esito negativo, così come gli ulteriori accertamenti effettuati dall'Humanitas di Rozzano. Per questo motivo, l’Inter si è vista costretta a rispedire il calciatore al suo club ossia l'Union Saint-Gilloise. Una decisione che in parte sorprende visto che Khalaili gioca regolarmente nel campionato belga, in parte invece conferma la rigidità del sistema italiano. Questi infatti non è il solo caso in Italia perché basti pensare a Christian Eriksen ed Edoardo Bove. I due infatti, a causa dei loro problemi cardiologici, in italia non possono giocare mentre scendono regolarmente in campo rispettivamente con il Wolfsburg e il Watford. Se da un lato questa notizia può far storcere il naso ai tifosi, dall’altro si tratta di una tutela importante che il sistema sanitario italiano mette a disposizione degli atleti per evitare tragedie in campo, come accaduto già in passato.
Maria Ferriero
Napoli Magazine
Riproduzione del testo consentita previa citazione della fonte: www.napolimagazine.com
di Redazione
13/07/2026 - 17:00
SERIE A - Un caso che sta tenendo banco in queste ore e che fa discutere è senza dubbio quello relativo al mancato arrivo di Khalaili all’Inter. Un caso che sia accaduto al club nerazzurro, visto che il calciatore sembrava essere ad un passo dal Napoli fino alla settimana scorsa. Uno sprint del club milanese ha poi cambiato le carte in tavola, ma alla fine meglio così. Infatti, come dicevamo, il calciatore non è più arrivato in Italia e questo perché non ha superato tutte le visite mediche e non ha ricevuto il via libera dal CONI. In Italia infatti le cose funzionano in modo diverso rispetto ad altre realtà calcistiche. Un dettaglio che tutti dovrebbero conoscere bene visto che casi come questo potrebbero coinvolgere tutti i club di tutte le competizioni italiane, ma vediamo di cosa si tratta.
Mentre nel resto d’Europa, spesso è il calciatore ad avere l’ultima parola e quindi a decidere se giocare o meno nonostante alcuni esiti non del tutto favorevoli, in Italia sono i medici a dover prendere la decisione definitiva. Gli atleti che vogliono giocare da professionisti devono sottostare ad alcune leggi che esistono addirittura dal 1982 ed introdotte dal Ministero della Sanità. In particolare, secondo le linee guida, i calciatori devono superare tutte le prove fisiche ed in particolare la prova sforzo massimale e l’ecocadiogramma. Nel caso in cui dovesse arrivare anche un solo esito negativo, il calciatore non riceverebbe l’idoneità. Nel dettaglio quindi l’iter italiano prevede le prime visite mediche presso un centro di medicina convenzionato ma scelto dal club di riferimento. Successivamente l’atleta viene trasferito all’Istituto di Medicina dello sport del Coni, dove vengono analizzati con attenzione gli aspetti pneumotorace-cardiologici. Dopo questa seconda fase, l’atleta può ottenere l’idoneità sportiva e si può formalizzare il trasferimento.
Nel caso di Khalaili, i primi accertamenti non hanno dato problemi mentre i controlli del CONI hanno dato esito negativo, così come gli ulteriori accertamenti effettuati dall'Humanitas di Rozzano. Per questo motivo, l’Inter si è vista costretta a rispedire il calciatore al suo club ossia l'Union Saint-Gilloise. Una decisione che in parte sorprende visto che Khalaili gioca regolarmente nel campionato belga, in parte invece conferma la rigidità del sistema italiano. Questi infatti non è il solo caso in Italia perché basti pensare a Christian Eriksen ed Edoardo Bove. I due infatti, a causa dei loro problemi cardiologici, in italia non possono giocare mentre scendono regolarmente in campo rispettivamente con il Wolfsburg e il Watford. Se da un lato questa notizia può far storcere il naso ai tifosi, dall’altro si tratta di una tutela importante che il sistema sanitario italiano mette a disposizione degli atleti per evitare tragedie in campo, come accaduto già in passato.
Maria Ferriero
Napoli Magazine
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