A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli e Juventus. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Una Juventus mortificata l'altro ieri in Champions League. È davvero così basso il livello delle squadre italiane?
"Ho visto la partita solo in parte e devo dire che nessuno si aspettava, dopo il primo tempo, che la Juventus potesse perdere 5-2. Secondo me non è una questione di livello basso, ma di ritmi, quando giochi in Champions League, soprattutto fuori casa, le squadre italiane spesso li subiscono. Ho visto anche l'Atalanta e ho avuto la stessa impressione. Probabilmente c'è un modo diverso di interpretare le partite europee, soprattutto dal punto di vista della cattiveria e della determinazione. Qualche volta le italiane vanno in difficoltà proprio per questo. È successo anche all'Inter ieri sera e all'Atalanta contro il Borussia Dortmund. C'è qualcosa che manca, anche a livello mentale. La Juventus veniva da una settimana piena di polemiche che non hanno fatto bene né a lei né, paradossalmente, all'Inter, penso al caso Bastoni e alle discussioni sulla presunta simulazione. La differenza tra il nostro campionato e la Champions è proprio questa: anche una squadra sulla carta inferiore tecnicamente, in Europa ti mette in grande difficoltà per intensità e organizzazione".
Sta diventando frustrante vivere un sistema calcio che sembra programmato per sopravvivere e non per competere. Questo freno allo sviluppo incide poi sui risultati sportivi, che diventano una conseguenza e non la causa?
"Hai ragione. All'estero la programmazione parte dal basso ed è molto più strutturata. Le prime squadre sono il risultato di un lavoro fatto prima, nei settori giovanili, nella mentalità e nella gestione dei ragazzi. Quando arrivi a certi livelli, affronti squadre che sono pronte da tempo e inevitabilmente vai in difficoltà. Il problema nasce dall'inizio: bisogna formare i calciatori anche mentalmente per arrivare in prima squadra pronti a gestire partite di quel livello".
Nonostante la Champions, abbiamo vissuto anche questa partita tanto discussa, Milan-Como, finita 1-1, con tante polemiche e un battibecco finale. Che cosa le lascia questa gara e secondo lei qualche ‘poltrona’ rischia di saltare nella corsa alla zona Champions?
"È un pareggio che, passami il termine, fa bene alla corsa Champions, perché tiene aperta la lotta per più squadre. Il punto di ieri lascia ancora tutto in bilico e rende il campionato molto più combattuto. La polemica principale è stata sull'atteggiamento di Cesc Fàbregas. Io penso una cosa, gli allenatori hanno un'area tecnica ben delimitata e devono restare lì dentro. Non è possibile uscire continuamente, toccare i giocatori o invadere lo spazio. C'è il quarto uomo proprio per controllare queste situazioni. Se esci dall'area, devi essere richiamato. A volte si vedono giocatori pronti a battere una rimessa laterale che devono quasi schivare l'allenatore, non è corretto".
Sarebbe scontato chiederle chi arriva meglio alla sfida tra Atalanta e Napoli, ma dobbiamo farlo. Chi parte favorito?
"Sicuramente il Napoli arriva con qualche difficoltà in più, soprattutto per gli infortuni. Ho visto bene l'azione dell'infortunio contro la Roma, ero in linea e si è trattato di uno scatto al massimo della potenza. Quando hai un risentimento muscolare o uno strappo su un'accelerazione così violenta, di solito l'infortunio è importante. Non è il classico movimento in cui senti tirare, lì il giocatore è andato proprio al massimo e si è fermato di colpo. Rrahmani non ha beneficiato delle tre partite da titolare in una settimana al rientro dall'infortunio. Probabilmente non ha beneficiato di una gestione più graduale, ma il Napoli, non avendo alternative in quel momento, è stato costretto a utilizzarlo così tanto".
Si poteva fare una scelta diversa per tutelarlo di più?
"Credo di sì. Nei rientri dagli infortuni i calciatori vanno sempre tutelati. È una regola non scritta ma fondamentale, bisogna gestire i minuti e avere pazienza, altrimenti il rischio di ricadute è altissimo".
di Redazione
19/02/2026 - 12:19
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Ivano Trotta, allenatore ed ex centrocampista, tra le tante, di Napoli e Juventus. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Una Juventus mortificata l'altro ieri in Champions League. È davvero così basso il livello delle squadre italiane?
"Ho visto la partita solo in parte e devo dire che nessuno si aspettava, dopo il primo tempo, che la Juventus potesse perdere 5-2. Secondo me non è una questione di livello basso, ma di ritmi, quando giochi in Champions League, soprattutto fuori casa, le squadre italiane spesso li subiscono. Ho visto anche l'Atalanta e ho avuto la stessa impressione. Probabilmente c'è un modo diverso di interpretare le partite europee, soprattutto dal punto di vista della cattiveria e della determinazione. Qualche volta le italiane vanno in difficoltà proprio per questo. È successo anche all'Inter ieri sera e all'Atalanta contro il Borussia Dortmund. C'è qualcosa che manca, anche a livello mentale. La Juventus veniva da una settimana piena di polemiche che non hanno fatto bene né a lei né, paradossalmente, all'Inter, penso al caso Bastoni e alle discussioni sulla presunta simulazione. La differenza tra il nostro campionato e la Champions è proprio questa: anche una squadra sulla carta inferiore tecnicamente, in Europa ti mette in grande difficoltà per intensità e organizzazione".
Sta diventando frustrante vivere un sistema calcio che sembra programmato per sopravvivere e non per competere. Questo freno allo sviluppo incide poi sui risultati sportivi, che diventano una conseguenza e non la causa?
"Hai ragione. All'estero la programmazione parte dal basso ed è molto più strutturata. Le prime squadre sono il risultato di un lavoro fatto prima, nei settori giovanili, nella mentalità e nella gestione dei ragazzi. Quando arrivi a certi livelli, affronti squadre che sono pronte da tempo e inevitabilmente vai in difficoltà. Il problema nasce dall'inizio: bisogna formare i calciatori anche mentalmente per arrivare in prima squadra pronti a gestire partite di quel livello".
Nonostante la Champions, abbiamo vissuto anche questa partita tanto discussa, Milan-Como, finita 1-1, con tante polemiche e un battibecco finale. Che cosa le lascia questa gara e secondo lei qualche ‘poltrona’ rischia di saltare nella corsa alla zona Champions?
"È un pareggio che, passami il termine, fa bene alla corsa Champions, perché tiene aperta la lotta per più squadre. Il punto di ieri lascia ancora tutto in bilico e rende il campionato molto più combattuto. La polemica principale è stata sull'atteggiamento di Cesc Fàbregas. Io penso una cosa, gli allenatori hanno un'area tecnica ben delimitata e devono restare lì dentro. Non è possibile uscire continuamente, toccare i giocatori o invadere lo spazio. C'è il quarto uomo proprio per controllare queste situazioni. Se esci dall'area, devi essere richiamato. A volte si vedono giocatori pronti a battere una rimessa laterale che devono quasi schivare l'allenatore, non è corretto".
Sarebbe scontato chiederle chi arriva meglio alla sfida tra Atalanta e Napoli, ma dobbiamo farlo. Chi parte favorito?
"Sicuramente il Napoli arriva con qualche difficoltà in più, soprattutto per gli infortuni. Ho visto bene l'azione dell'infortunio contro la Roma, ero in linea e si è trattato di uno scatto al massimo della potenza. Quando hai un risentimento muscolare o uno strappo su un'accelerazione così violenta, di solito l'infortunio è importante. Non è il classico movimento in cui senti tirare, lì il giocatore è andato proprio al massimo e si è fermato di colpo. Rrahmani non ha beneficiato delle tre partite da titolare in una settimana al rientro dall'infortunio. Probabilmente non ha beneficiato di una gestione più graduale, ma il Napoli, non avendo alternative in quel momento, è stato costretto a utilizzarlo così tanto".
Si poteva fare una scelta diversa per tutelarlo di più?
"Credo di sì. Nei rientri dagli infortuni i calciatori vanno sempre tutelati. È una regola non scritta ma fondamentale, bisogna gestire i minuti e avere pazienza, altrimenti il rischio di ricadute è altissimo".