NAPOLI - Verrebbe da dire: "Non c'è pace tra gli ulivi", dopo il termine del campionato. Accade così che in un pomeriggio afoso, mentre Kvara si apprestava a vincere la sua seconda Champions di fila (a proposito, onestamente non l'avrei mai sostituito nel secondo tempo), arrivano un paio di notizie a scuotere l'armonia di un pomeriggio dedicato all'atto conclusivo della massima manifestazione europea per club. Prima la tegola dell'infortunio di Gilmour, che sarà costretto a saltare i Mondiali per una distorsione di secondo grado del ginocchio destro, e poi le dichiarazioni di De Bruyne, certamente non tenere nei confronti del suo ex tecnico. Ma partiamo con ordine: la Finale Champions, che si è giocata a Budapest in orario anomalo per personalissima scelta dell'UEFA e di Ceferin con l'intenzione di "dare la possibilità ai tifosi di vivere l'evento tutta la giornata", si è conclusa ai calci di rigore. Gara divisa a metà, prima il bolide imprendibile del tedesco Havertz, poi il pareggio dagli undici metri di Dembelè, grazie al guizzo intelligente del georgiano, utile a spezzare il muro ineccepibile eretto dai Gunners fino a quel momento. Di lì la girandola di sostituzioni, che hanno di fatto addormentato il match, con l'assenza degli ex napoletani Kvaratskhelia e Fabian Ruiz che si è avvertita, fino ai calci di rigore risolti dall'errore decisivo di Gabriel. E così mentre si consumava il trionfo parigino, a Napoli cresceva il dispiacere per l'infortunio occorso a Gilmour. Di sicuro si tratta dell'ennesimo stop capitato ad un giocatore partenopeo, che lascia un grande senso di amarezza per l'incredibile quantità di infortuni che si sono verificati durante quest'ultima stagione. Tecnicamente sarebbe il 46° della lista, dopo gli intoppi occorsi a Lobotka, Alisson Santos e all'assente Neres contro l'Udinese. Non sapremo mai se ci sono responsabilità dello staff tecnico uscente, dato che l'argomento non è stato affrontato, con Conte che ha sempre ricondotto tutto alla sfortuna, aggiungendo poi in una delle ultime mini conferenze post gara con un mezzo sorriso il seguente concetto: "Non è che abbiamo dato delle mazzate sulle gambe dei giocatori!". Oltre a questo aspetto, vanno aggiunte le parole di De Bruyne, che non ha utilizzato grandi giri di parole e particolari toni di elogio per le idee calcistiche dell'ormai suo ex allenatore. Da "non ho mai giocato nel mio ruolo", al poco dispiacere per la partenza del tecnico, fino alla riflessione sull'impostazione di un calcio troppo difensivo che non ha permesso a Hojlund di segnare con continuità. Di De Bruyne, infortunio a parte, restano negli occhi le diagonali e i passaggi illuminanti, oltre ai 5 gol realizzati. Certo, era lecito attendersi qualcosa in più anche da lui. Ora con Allegri, pubblicamente elogiato da Modric come uno dei migliori allenatori avuti in carriera (nonostante la stagdeludente), sarà sicuramente uno degli argomenti di cui discutere. Perchè se le idee non combaciano, è giusto (con rispetto di tutte le parti) trovare le soluzioni migliori per tutti, anche se dovessero comportare strade diverse. Il ragionamento potrebbe essere estendibile anche a Lukaku, che continua invece a professare amore verso il club partenopeo e poca voglia di cambiare aria. Il bene del gruppo e dell'ambiente vengono prima di tutto. La sensazione che mi sopraggiunge, intanto, è che l'arte del non relax è sempre più di casa dalle nostre parti.

di Redazione
31/05/2026 - 23:55
NAPOLI - Verrebbe da dire: "Non c'è pace tra gli ulivi", dopo il termine del campionato. Accade così che in un pomeriggio afoso, mentre Kvara si apprestava a vincere la sua seconda Champions di fila (a proposito, onestamente non l'avrei mai sostituito nel secondo tempo), arrivano un paio di notizie a scuotere l'armonia di un pomeriggio dedicato all'atto conclusivo della massima manifestazione europea per club. Prima la tegola dell'infortunio di Gilmour, che sarà costretto a saltare i Mondiali per una distorsione di secondo grado del ginocchio destro, e poi le dichiarazioni di De Bruyne, certamente non tenere nei confronti del suo ex tecnico. Ma partiamo con ordine: la Finale Champions, che si è giocata a Budapest in orario anomalo per personalissima scelta dell'UEFA e di Ceferin con l'intenzione di "dare la possibilità ai tifosi di vivere l'evento tutta la giornata", si è conclusa ai calci di rigore. Gara divisa a metà, prima il bolide imprendibile del tedesco Havertz, poi il pareggio dagli undici metri di Dembelè, grazie al guizzo intelligente del georgiano, utile a spezzare il muro ineccepibile eretto dai Gunners fino a quel momento. Di lì la girandola di sostituzioni, che hanno di fatto addormentato il match, con l'assenza degli ex napoletani Kvaratskhelia e Fabian Ruiz che si è avvertita, fino ai calci di rigore risolti dall'errore decisivo di Gabriel. E così mentre si consumava il trionfo parigino, a Napoli cresceva il dispiacere per l'infortunio occorso a Gilmour. Di sicuro si tratta dell'ennesimo stop capitato ad un giocatore partenopeo, che lascia un grande senso di amarezza per l'incredibile quantità di infortuni che si sono verificati durante quest'ultima stagione. Tecnicamente sarebbe il 46° della lista, dopo gli intoppi occorsi a Lobotka, Alisson Santos e all'assente Neres contro l'Udinese. Non sapremo mai se ci sono responsabilità dello staff tecnico uscente, dato che l'argomento non è stato affrontato, con Conte che ha sempre ricondotto tutto alla sfortuna, aggiungendo poi in una delle ultime mini conferenze post gara con un mezzo sorriso il seguente concetto: "Non è che abbiamo dato delle mazzate sulle gambe dei giocatori!". Oltre a questo aspetto, vanno aggiunte le parole di De Bruyne, che non ha utilizzato grandi giri di parole e particolari toni di elogio per le idee calcistiche dell'ormai suo ex allenatore. Da "non ho mai giocato nel mio ruolo", al poco dispiacere per la partenza del tecnico, fino alla riflessione sull'impostazione di un calcio troppo difensivo che non ha permesso a Hojlund di segnare con continuità. Di De Bruyne, infortunio a parte, restano negli occhi le diagonali e i passaggi illuminanti, oltre ai 5 gol realizzati. Certo, era lecito attendersi qualcosa in più anche da lui. Ora con Allegri, pubblicamente elogiato da Modric come uno dei migliori allenatori avuti in carriera (nonostante la stagdeludente), sarà sicuramente uno degli argomenti di cui discutere. Perchè se le idee non combaciano, è giusto (con rispetto di tutte le parti) trovare le soluzioni migliori per tutti, anche se dovessero comportare strade diverse. Il ragionamento potrebbe essere estendibile anche a Lukaku, che continua invece a professare amore verso il club partenopeo e poca voglia di cambiare aria. Il bene del gruppo e dell'ambiente vengono prima di tutto. La sensazione che mi sopraggiunge, intanto, è che l'arte del non relax è sempre più di casa dalle nostre parti.
