"Ho appreso questa notizia all'improvviso, Varenne non stava per niente male". Così a LaPresse Giampaolo Minnucci, storico driver di Varenne, morto oggi all'età di 31 anni. "Le sue qualità erano quelle del campione, ne ha perse solo nove di gare nella sua carriera, il resto le ha vinte tutte. Guidare un cavallo come lui è una cosa che vorrebbero fare tutti quello che fanno il mio mestiere", ha detto Minnucci che con Varenne ha vinto più volte tutte le più importanti corse di trotto del mondo, fra cui il Prix d'Amérique di Parigi, la Breeders Crown, l'Elitloppet di Stoccolma e il Gran Premio Lotteria di Agnano. "È stato un cavallo con un DNA da fuoriclasse, non riusciva mai a metterti in difficoltà durante la corsa, andava sempre in gara con la spanna del più forte e in realtà lo era. Avevamo subito intuito che si aveva un fuoriclasse tra le mani. Dopo due corse normalissime vinse un Gran Premio e da quel momento non ha più smesso di vincere. Si capiva che era un campione. L'emozione più grande vissuta con lui è stato senza dubbio il Gp d'Amerique del 2001", ha aggiunto ricordando le qualità straordinarie del cavallo. "Faceva parte della famiglia per aver vissuto tantissimo tempo con lui e per le gioie che mi ha dato", ha sottolineato.
di Redazione
18/08/2026 - 19:43
"Ho appreso questa notizia all'improvviso, Varenne non stava per niente male". Così a LaPresse Giampaolo Minnucci, storico driver di Varenne, morto oggi all'età di 31 anni. "Le sue qualità erano quelle del campione, ne ha perse solo nove di gare nella sua carriera, il resto le ha vinte tutte. Guidare un cavallo come lui è una cosa che vorrebbero fare tutti quello che fanno il mio mestiere", ha detto Minnucci che con Varenne ha vinto più volte tutte le più importanti corse di trotto del mondo, fra cui il Prix d'Amérique di Parigi, la Breeders Crown, l'Elitloppet di Stoccolma e il Gran Premio Lotteria di Agnano. "È stato un cavallo con un DNA da fuoriclasse, non riusciva mai a metterti in difficoltà durante la corsa, andava sempre in gara con la spanna del più forte e in realtà lo era. Avevamo subito intuito che si aveva un fuoriclasse tra le mani. Dopo due corse normalissime vinse un Gran Premio e da quel momento non ha più smesso di vincere. Si capiva che era un campione. L'emozione più grande vissuta con lui è stato senza dubbio il Gp d'Amerique del 2001", ha aggiunto ricordando le qualità straordinarie del cavallo. "Faceva parte della famiglia per aver vissuto tantissimo tempo con lui e per le gioie che mi ha dato", ha sottolineato.