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IL RICONOSCIMENTO - A Velasco il premio "Sport e diritti umani": "Golpe del '76 una ferita aperta"
23.03.2026 16:37 di Napoli Magazine
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Cinquant'anni e una ferita non ancora sanata. "In Argentina ci sono stati tanti colpi di stato prima del '76, ma nessuno è arrivato al livello di ingerenza e violenza di quello. Per quelli della mia generazione è una ferita ancora aperta", le parole di Julio Velasco, c.t. della titolatissima nazionale femminile di pallavolo, sul 50° anniversario dal golpe militare in Argentina del 24 marzo 1976. Ne parla nel giorno in cui riceve il premio "Sport e diritti umani 2026" istituito da Amnesty International Italia e Sport4Society, proprio per "il contrasto agli anni drammatici della dittatura contro la quale si è battuto con coraggio", si legge nella motivazione della giuria presieduta da Riccardo Cucchi. "Io mai avrei pensato di fare l'allenatore di pallavolo - prosegue -, studiavo filosofia perché pensavo fosse la cosa che più di tutte mi permetteva di capire il mondo. Ma a pochi esami dalla fine sono dovuto andare a Buenos Aires e a La Plata non sono più tornato per tanti anni perché era pericoloso". Perse il suo migliore amico e il fratello più piccolo fu sequestrato per 45 giorni. "Per questo quando dico che la pallavolo mi ha salvato la vita - continua - mi riferisco al fatto che dopo anni così ero a rischio depressione, tutto sembrava nero e la pallavolo è stata la mia valvola di sfogo". Cinquant'anni dopo si definisce "fortunato" perché può raccontare un'esperienza del genere e non è stato uno dei 30mila 'desaparecidos'. "Ma io in quegli anni ho cercato solo di restare in vita, le persone che per i diritti umani hanno fatto tanto sono altre", dice guardando Emanuele Agati, al quale il Premio ha riconosciuto una menzione speciale. E' boxing coach dell'A.D.S. Palestra Popolare Quarticciolo di Roma e la scelta di conferirgli questo riconoscimento arriva da un'idea del bronzo olimpico, Irma Testa, che in un video messaggio ha sottolineato come la palestra sia "un esempio concreto di come lo sport sia strumento di inclusione". Alla cerimonia, introdotta dai saluti di Massimo Sacchetti, Rettore dell'Università degli studi di Roma "Foro Italico", sono anche intervenuti Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia, Luca Musumeci, presidente di Sport4Society. "Un premio popolare", lo ha definito Bello, sottolineando l'importanza dei grandi eventi sportivi "per veicolare i diritti umani". E Velasco guarda anche ai conflitti di oggi: "Difendo l'Ucraina e credo che si debba essere contro la Russia, ma non bisogna fare il loro gioco, per questo parlare di boicottare le competizioni sportive è ipocrita, perché mentre pretendiamo che i russi non giochino intanto continuiamo a comprare i loro gas", ha concluso il c.t. azzurro.

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IL RICONOSCIMENTO - A Velasco il premio "Sport e diritti umani": "Golpe del '76 una ferita aperta"

di Redazione

23/03/2026 - 16:37

Cinquant'anni e una ferita non ancora sanata. "In Argentina ci sono stati tanti colpi di stato prima del '76, ma nessuno è arrivato al livello di ingerenza e violenza di quello. Per quelli della mia generazione è una ferita ancora aperta", le parole di Julio Velasco, c.t. della titolatissima nazionale femminile di pallavolo, sul 50° anniversario dal golpe militare in Argentina del 24 marzo 1976. Ne parla nel giorno in cui riceve il premio "Sport e diritti umani 2026" istituito da Amnesty International Italia e Sport4Society, proprio per "il contrasto agli anni drammatici della dittatura contro la quale si è battuto con coraggio", si legge nella motivazione della giuria presieduta da Riccardo Cucchi. "Io mai avrei pensato di fare l'allenatore di pallavolo - prosegue -, studiavo filosofia perché pensavo fosse la cosa che più di tutte mi permetteva di capire il mondo. Ma a pochi esami dalla fine sono dovuto andare a Buenos Aires e a La Plata non sono più tornato per tanti anni perché era pericoloso". Perse il suo migliore amico e il fratello più piccolo fu sequestrato per 45 giorni. "Per questo quando dico che la pallavolo mi ha salvato la vita - continua - mi riferisco al fatto che dopo anni così ero a rischio depressione, tutto sembrava nero e la pallavolo è stata la mia valvola di sfogo". Cinquant'anni dopo si definisce "fortunato" perché può raccontare un'esperienza del genere e non è stato uno dei 30mila 'desaparecidos'. "Ma io in quegli anni ho cercato solo di restare in vita, le persone che per i diritti umani hanno fatto tanto sono altre", dice guardando Emanuele Agati, al quale il Premio ha riconosciuto una menzione speciale. E' boxing coach dell'A.D.S. Palestra Popolare Quarticciolo di Roma e la scelta di conferirgli questo riconoscimento arriva da un'idea del bronzo olimpico, Irma Testa, che in un video messaggio ha sottolineato come la palestra sia "un esempio concreto di come lo sport sia strumento di inclusione". Alla cerimonia, introdotta dai saluti di Massimo Sacchetti, Rettore dell'Università degli studi di Roma "Foro Italico", sono anche intervenuti Ileana Bello, direttrice di Amnesty International Italia, Luca Musumeci, presidente di Sport4Society. "Un premio popolare", lo ha definito Bello, sottolineando l'importanza dei grandi eventi sportivi "per veicolare i diritti umani". E Velasco guarda anche ai conflitti di oggi: "Difendo l'Ucraina e credo che si debba essere contro la Russia, ma non bisogna fare il loro gioco, per questo parlare di boicottare le competizioni sportive è ipocrita, perché mentre pretendiamo che i russi non giochino intanto continuiamo a comprare i loro gas", ha concluso il c.t. azzurro.