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IL COMMENTO - Rakitic: "Dispiaciuto per Gattuso e per l’Italia, il VAR toglie emozioni"
21.04.2026 14:45 di Napoli Magazine
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Dalla Champions League vinta con il Barcellona ai trionfi in Europa League con il Siviglia, Ivan Rakitic ha vissuto una carriera ai massimi livelli del calcio europeo. Oggi, a 37 anni, ha cambiato ruolo: è dirigente dell’Hajduk Spalato e ambasciatore di Europa League e Conference League. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampista ha toccato diversi temi: dal momento complicato del calcio italiano al rapporto con Gennaro Gattuso, fino a una posizione netta sull’utilizzo del VAR.

Rakitic non nasconde la propria amarezza per la situazione dell’Italia: “Non vedere l’Italia al Mondiale è qualcosa di preoccupante. È una nazione troppo importante per restare fuori così a lungo”. Poi un pensiero per Gattuso: “Siamo molto legati, mi dispiace soprattutto per lui. È una persona straordinaria, mi ha dato tanto e sono sicuro che potrà ancora dare molto al calcio italiano”. L’ex croato ha sottolineato anche il ritardo dei club italiani in Europa: “Negli ultimi anni i numeri parlano chiaro, ed è sorprendente che solo una squadra abbia vinto la Champions in così tanto tempo. Serve una riflessione profonda”.

Per Rakitic, la chiave è puntare con decisione sui giovani: “Bisogna avere il coraggio di lanciarli e lasciarli sbagliare. In altri Paesi, se un ragazzo è pronto a 18 anni, gioca subito. In Italia serve più pazienza e una visione diversa: investire sui giovani non è una perdita, ma un investimento”. L’ex centrocampista ha poi invitato a rivedere anche alcune dinamiche strutturali: “Se non si cambiano certe regole, sarà difficile invertire la rotta. Il talento c’è, ma va valorizzato nel modo giusto”.

Infine, una posizione chiara sul VAR: “Non mi piace. Amo il calcio per le emozioni immediate, per l’istinto. Anche gli errori fanno parte del gioco, sia dei giocatori che degli arbitri”. E aggiunge: “Aspettare minuti per esultare toglie qualcosa di speciale. Il calcio non può diventare uno sport senza spontaneità”.

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IL COMMENTO - Rakitic: "Dispiaciuto per Gattuso e per l’Italia, il VAR toglie emozioni"

di Redazione

21/04/2026 - 14:45

Dalla Champions League vinta con il Barcellona ai trionfi in Europa League con il Siviglia, Ivan Rakitic ha vissuto una carriera ai massimi livelli del calcio europeo. Oggi, a 37 anni, ha cambiato ruolo: è dirigente dell’Hajduk Spalato e ambasciatore di Europa League e Conference League. Intervistato da La Gazzetta dello Sport, l’ex centrocampista ha toccato diversi temi: dal momento complicato del calcio italiano al rapporto con Gennaro Gattuso, fino a una posizione netta sull’utilizzo del VAR.

Rakitic non nasconde la propria amarezza per la situazione dell’Italia: “Non vedere l’Italia al Mondiale è qualcosa di preoccupante. È una nazione troppo importante per restare fuori così a lungo”. Poi un pensiero per Gattuso: “Siamo molto legati, mi dispiace soprattutto per lui. È una persona straordinaria, mi ha dato tanto e sono sicuro che potrà ancora dare molto al calcio italiano”. L’ex croato ha sottolineato anche il ritardo dei club italiani in Europa: “Negli ultimi anni i numeri parlano chiaro, ed è sorprendente che solo una squadra abbia vinto la Champions in così tanto tempo. Serve una riflessione profonda”.

Per Rakitic, la chiave è puntare con decisione sui giovani: “Bisogna avere il coraggio di lanciarli e lasciarli sbagliare. In altri Paesi, se un ragazzo è pronto a 18 anni, gioca subito. In Italia serve più pazienza e una visione diversa: investire sui giovani non è una perdita, ma un investimento”. L’ex centrocampista ha poi invitato a rivedere anche alcune dinamiche strutturali: “Se non si cambiano certe regole, sarà difficile invertire la rotta. Il talento c’è, ma va valorizzato nel modo giusto”.

Infine, una posizione chiara sul VAR: “Non mi piace. Amo il calcio per le emozioni immediate, per l’istinto. Anche gli errori fanno parte del gioco, sia dei giocatori che degli arbitri”. E aggiunge: “Aspettare minuti per esultare toglie qualcosa di speciale. Il calcio non può diventare uno sport senza spontaneità”.