A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’avvocato Domenico La Marca. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Come giudica il successo del Napoli con il Pisa che ha garantito l’accesso alla prossima Champions League?
“Il Napoli era chiamato a dare una risposta immediata dopo la sorprendente sconfitta interna contro il Bologna, e la risposta è arrivata con una prestazione autorevole e convincente sul campo del Pisa. La squadra ha approcciato la gara con grande determinazione, mettendo subito in chiaro le proprie intenzioni e chiudendo di fatto il match già nella prima frazione di gioco. Con questo successo arriva anche la certezza della qualificazione alla prossima Champions League. Adesso manca soltanto un punto per consolidare il secondo posto”.
Come valuta la stagione del Napoli?
“È stata una stagione particolare sotto tanti aspetti. Confermarsi campioni d’Italia non era semplice, soprattutto considerando che nella sua storia il Napoli non è mai riuscito a vincere due scudetti consecutivi. Le aspettative erano altissime e inevitabilmente il peso della stagione precedente si è fatto sentire. Nonostante tutto, il Napoli ha raggiunto traguardi importanti: la qualificazione alla prossima Champions League, con ogni probabilità il secondo posto in campionato, e la conquista della Supercoppa. Obiettivi di grande valore che assumono ancora più importanza se confrontati con la difficile stagione successiva al terzo scudetto. Resta sicuramente il rammarico per alcune occasioni non sfruttate fino in fondo, in particolare la sfida di Copenhagen, dove il Napoli aveva la qualificazione ai play-off di Champions nelle proprie mani e probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa in più. Bisogna però essere onesti nell’analisi: il vero momento decisivo della stagione è arrivato a gennaio, quando il Napoli si è trovato ad affrontare un calendario durissimo, giocando praticamente ogni tre giorni, con una rosa ridotta al minimo a causa dei numerosi infortuni. In quel periodo il gap in campionato con l’Inter si è inevitabilmente ampliato. Rimane quindi una stagione dai due volti: da una parte risultati importanti e una squadra che ha comunque saputo reagire e restare ai vertici, dall’altra il legittimo rimpianto di chiedersi cosa sarebbe potuto accadere senza tutti quei problemi fisici che hanno condizionato il percorso degli azzurri”.
Con il probabile addio di Conte, chi potrebbe essere il tecnico giusto per il Napoli?
“Personalmente Antonio Conte rappresenta un’eccellenza del calcio italiano ed internazionale e credo che con la piazza napoletana si sia creato un feeling importante, umano oltre che calcistico. Per questo motivo un suo eventuale addio all’azzurro lascerebbe certamente amarezza. Nel caso in cui dovesse concretizzarsi un’ipotesi di separazione, un nome che personalmente mi affascina molto è quello di Roberto Mancini. Parliamo di un tecnico di grande carisma, che ha vinto in Italia e in Europa, proponendo spesso un calcio di qualità. Inoltre avrebbe probabilmente grande voglia di rimettersi in gioco e Napoli potrebbe rappresentare per lui una sfida affascinante e stimolante. Un altro profilo che considero molto interessante è Francesco Farioli. Un allenatore giovane, moderno, sul quale si potrebbe costruire un progetto duraturo. In ogni esperienza vissuta finora ha mostrato crescita, personalità e idee innovative, e credo sia uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama europeo. Per quanto riguarda Maurizio Sarri, stiamo parlando di un grande allenatore che anche quest’anno ha svolto un lavoro importante, soprattutto considerando le difficoltà della Lazio, che in estate non aveva possibilità di operare sul mercato in entrata. Ha dovuto lavorare esclusivamente con il materiale a disposizione, riuscendo comunque a dare identità alla squadra. È chiaro però che un eventuale ritorno di Sarri a Napoli porterebbe inevitabilmente continui paragoni con il passato e con quella straordinaria stagione dei 91 punti. E sappiamo bene quanto questo possa diventare un peso, soprattutto se le cose non dovessero partire nel migliore dei modi. Anche perché quel Napoli disponeva di una rosa di altissimo livello e arrivava da un percorso di crescita costruito nel tempo. In generale, ciò che mi aspetto è un allenatore capace di avviare un progetto pluriennale serio e ambizioso, ma che allo stesso tempo riesca a mantenere il Napoli competitivo fin da subito ai massimi livelli, in Italia e in Europa. Senza dimenticare che la prossima stagione coinciderà con un appuntamento storico e simbolico come l’anno del centenario del club, una ricorrenza che merita un progetto all’altezza della storia, della passione e delle ambizioni del popolo napoletano”.
Come giudica la sconfitta casalinga della Juventus che in qualche modo riduce al minimo le speranze di qualificazione dei bianconeri alla prossima Champions League?
“La sconfitta con la Fiorentina è stata il risultato a sorpresa di questa giornata di campionato tra le squadre in lotta per la qualificazione alla Champions League. La Juventus, infatti, ci aveva abituato nei momenti di difficoltà a risposte importanti e di carattere, come accaduto a Bologna, Bergamo, Roma e anche nel ritorno europeo contro il Galatasaray. Stavolta però, nella sfida con la Fiorentina, quella reazione non è arrivata. In casa sono stati lasciati per strada troppi punti pesanti: i pareggi contro Sassuolo, Lazio, ma soprattutto Lecce e Verona hanno inciso in maniera decisiva, rendendo la corsa Champions più complicata del previsto fino alle ultime giornate. È mancata una reazione emotiva forte, quella capacità di ribaltare le partite nei momenti chiave che storicamente ha sempre contraddistinto questo club. Si è avvertita anche l’assenza di giocatori in grado di prendersi la squadra sulle spalle nei momenti decisivi e trascinarla fuori dalle difficoltà. Per quanto riguarda il futuro di Luciano Spalletti, molto dipenderà dalle scelte societarie. Se si decide di proseguire con lui, sarà fondamentale metterlo nelle condizioni di lavorare con piena fiducia e continuità, evitando situazioni di incertezza che rischiano di compromettere il progetto. Diversamente, si rischia di ripetere dinamiche già viste in questa stagione. La Juventus dovrà comunque fare riflessioni profonde: l’assenza dalla Champions League rappresenterebbe una grave battuta d’arresto, soprattutto considerando gli investimenti dell’ultima stagione che non hanno prodotto i risultati attesi. Un momento delicato, che richiederà scelte chiare, visione e soprattutto coerenza progettuale per tornare subito ai livelli che la storia della Juventus impone”.
di Redazione
19/05/2026 - 11:28
A “1 Football Club”, programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto l’avvocato Domenico La Marca. Di seguito, un estratto dell’intervista.
Come giudica il successo del Napoli con il Pisa che ha garantito l’accesso alla prossima Champions League?
“Il Napoli era chiamato a dare una risposta immediata dopo la sorprendente sconfitta interna contro il Bologna, e la risposta è arrivata con una prestazione autorevole e convincente sul campo del Pisa. La squadra ha approcciato la gara con grande determinazione, mettendo subito in chiaro le proprie intenzioni e chiudendo di fatto il match già nella prima frazione di gioco. Con questo successo arriva anche la certezza della qualificazione alla prossima Champions League. Adesso manca soltanto un punto per consolidare il secondo posto”.
Come valuta la stagione del Napoli?
“È stata una stagione particolare sotto tanti aspetti. Confermarsi campioni d’Italia non era semplice, soprattutto considerando che nella sua storia il Napoli non è mai riuscito a vincere due scudetti consecutivi. Le aspettative erano altissime e inevitabilmente il peso della stagione precedente si è fatto sentire. Nonostante tutto, il Napoli ha raggiunto traguardi importanti: la qualificazione alla prossima Champions League, con ogni probabilità il secondo posto in campionato, e la conquista della Supercoppa. Obiettivi di grande valore che assumono ancora più importanza se confrontati con la difficile stagione successiva al terzo scudetto. Resta sicuramente il rammarico per alcune occasioni non sfruttate fino in fondo, in particolare la sfida di Copenhagen, dove il Napoli aveva la qualificazione ai play-off di Champions nelle proprie mani e probabilmente avrebbe potuto fare qualcosa in più. Bisogna però essere onesti nell’analisi: il vero momento decisivo della stagione è arrivato a gennaio, quando il Napoli si è trovato ad affrontare un calendario durissimo, giocando praticamente ogni tre giorni, con una rosa ridotta al minimo a causa dei numerosi infortuni. In quel periodo il gap in campionato con l’Inter si è inevitabilmente ampliato. Rimane quindi una stagione dai due volti: da una parte risultati importanti e una squadra che ha comunque saputo reagire e restare ai vertici, dall’altra il legittimo rimpianto di chiedersi cosa sarebbe potuto accadere senza tutti quei problemi fisici che hanno condizionato il percorso degli azzurri”.
Con il probabile addio di Conte, chi potrebbe essere il tecnico giusto per il Napoli?
“Personalmente Antonio Conte rappresenta un’eccellenza del calcio italiano ed internazionale e credo che con la piazza napoletana si sia creato un feeling importante, umano oltre che calcistico. Per questo motivo un suo eventuale addio all’azzurro lascerebbe certamente amarezza. Nel caso in cui dovesse concretizzarsi un’ipotesi di separazione, un nome che personalmente mi affascina molto è quello di Roberto Mancini. Parliamo di un tecnico di grande carisma, che ha vinto in Italia e in Europa, proponendo spesso un calcio di qualità. Inoltre avrebbe probabilmente grande voglia di rimettersi in gioco e Napoli potrebbe rappresentare per lui una sfida affascinante e stimolante. Un altro profilo che considero molto interessante è Francesco Farioli. Un allenatore giovane, moderno, sul quale si potrebbe costruire un progetto duraturo. In ogni esperienza vissuta finora ha mostrato crescita, personalità e idee innovative, e credo sia uno dei tecnici emergenti più interessanti del panorama europeo. Per quanto riguarda Maurizio Sarri, stiamo parlando di un grande allenatore che anche quest’anno ha svolto un lavoro importante, soprattutto considerando le difficoltà della Lazio, che in estate non aveva possibilità di operare sul mercato in entrata. Ha dovuto lavorare esclusivamente con il materiale a disposizione, riuscendo comunque a dare identità alla squadra. È chiaro però che un eventuale ritorno di Sarri a Napoli porterebbe inevitabilmente continui paragoni con il passato e con quella straordinaria stagione dei 91 punti. E sappiamo bene quanto questo possa diventare un peso, soprattutto se le cose non dovessero partire nel migliore dei modi. Anche perché quel Napoli disponeva di una rosa di altissimo livello e arrivava da un percorso di crescita costruito nel tempo. In generale, ciò che mi aspetto è un allenatore capace di avviare un progetto pluriennale serio e ambizioso, ma che allo stesso tempo riesca a mantenere il Napoli competitivo fin da subito ai massimi livelli, in Italia e in Europa. Senza dimenticare che la prossima stagione coinciderà con un appuntamento storico e simbolico come l’anno del centenario del club, una ricorrenza che merita un progetto all’altezza della storia, della passione e delle ambizioni del popolo napoletano”.
Come giudica la sconfitta casalinga della Juventus che in qualche modo riduce al minimo le speranze di qualificazione dei bianconeri alla prossima Champions League?
“La sconfitta con la Fiorentina è stata il risultato a sorpresa di questa giornata di campionato tra le squadre in lotta per la qualificazione alla Champions League. La Juventus, infatti, ci aveva abituato nei momenti di difficoltà a risposte importanti e di carattere, come accaduto a Bologna, Bergamo, Roma e anche nel ritorno europeo contro il Galatasaray. Stavolta però, nella sfida con la Fiorentina, quella reazione non è arrivata. In casa sono stati lasciati per strada troppi punti pesanti: i pareggi contro Sassuolo, Lazio, ma soprattutto Lecce e Verona hanno inciso in maniera decisiva, rendendo la corsa Champions più complicata del previsto fino alle ultime giornate. È mancata una reazione emotiva forte, quella capacità di ribaltare le partite nei momenti chiave che storicamente ha sempre contraddistinto questo club. Si è avvertita anche l’assenza di giocatori in grado di prendersi la squadra sulle spalle nei momenti decisivi e trascinarla fuori dalle difficoltà. Per quanto riguarda il futuro di Luciano Spalletti, molto dipenderà dalle scelte societarie. Se si decide di proseguire con lui, sarà fondamentale metterlo nelle condizioni di lavorare con piena fiducia e continuità, evitando situazioni di incertezza che rischiano di compromettere il progetto. Diversamente, si rischia di ripetere dinamiche già viste in questa stagione. La Juventus dovrà comunque fare riflessioni profonde: l’assenza dalla Champions League rappresenterebbe una grave battuta d’arresto, soprattutto considerando gli investimenti dell’ultima stagione che non hanno prodotto i risultati attesi. Un momento delicato, che richiederà scelte chiare, visione e soprattutto coerenza progettuale per tornare subito ai livelli che la storia della Juventus impone”.