Calcio
IL PENSIERO - Marolda: "Napoli, ora dipende tutto dall’atteggiamento mentale della squadra"
14.05.2026 17:22 di Napoli Magazine
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A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport”, è intervenuto Ciccio Marolda, giornalista: "Su queste ricostruzioni che arrivano dopo anni, sinceramente, faccio sempre fatica a dare un giudizio netto. Quando si parla col senno di poi e magari con un po’ di risentimento, il rischio è sempre quello di alterare la realtà. Vale per gli ex collaboratori, vale per gli arbitri che parlano dopo essere usciti dai ruoli. Se certe cose sono gravi, bisogna avere il coraggio di dirle quando accadono, non a distanza di tempo. Detto questo, personalmente il modo di allenare di Antonio Conte non mi ha mai fatto impazzire. È un allenatore che chiede tantissimo ai suoi giocatori, forse troppo. Ma non si può pretendere la stessa intensità da un ragazzo di ventidue anni e da uno di trentatré. Oggi il calcio è cambiato, serve una gestione più personalizzata del lavoro. Ogni calciatore ha caratteristiche diverse e va valorizzato per quello che può dare, non spremuto oltre il limite. Sul caos del calendario siamo davanti all’ennesima fotografia del calcio italiano. È assurdo arrivare a giovedì senza sapere ancora quando si giocherà una partita così importante. Gli Internazionali di tennis erano programmati da tempo, bastava un minimo di organizzazione. Invece siamo qui tra Lega, Prefettura, ricorsi e polemiche continue, mentre tifosi e squadre restano ostaggi dell’improvvisazione. È una situazione paradossale e anche molto triste. Per quanto riguarda il Napoli, la verità è che nessuno oggi può avere certezze. Ci aspettavamo una reazione già contro il Bologna e invece il Napoli è riuscito quasi a perdere due volte la stessa partita: male nel primo tempo e male nella ripresa. Ora dipende tutto dall’atteggiamento mentale della squadra. Se il Napoli va a Pisa concentrato e determinato, allora non c’è storia. Se invece scende in campo con la testa da un’altra parte, allora tutto diventa possibile anche contro una squadra già retrocessa. Quello che preoccupa è soprattutto l’approccio. Da settimane il Napoli entra in campo spento, poco aggressivo, quasi svuotato. Ed è strano vedere gli avversari avere sempre più ritmo e più fame. Io non voglio credere che questa squadra abbia già mollato il campionato, perché sarebbe gravissimo. Il Napoli deve fare un ultimo sforzo e chiudere dignitosamente una stagione che, nonostante tutto, può ancora portare un secondo posto e la qualificazione in Champions League. Sul futuro bisognerà fare riflessioni profonde. Ringiovanire la rosa è giusto, ma non è semplice come si racconta. Non basta prendere giovani: servono scouting, competenza, relazioni internazionali e soprattutto pazienza. Non tutti arrivano e incidono subito. Il Napoli in passato è stato bravissimo in questo lavoro, poi però ha cambiato filosofia andando verso giocatori più pronti e più costosi. Maurizio Sarri? Un contatto c’è stato, questo sì. Però attenzione: pensare che possa tornare il Napoli dei 91 punti sarebbe un errore clamoroso. Quelli erano altri tempi e soprattutto altri giocatori. Hamsik, Jorginho, Callejon, Mertens, Higuain: quel gruppo non esiste più. Sarri resta un grandissimo allenatore, ma anche lui oggi dovrebbe adattarsi al materiale tecnico che avrebbe a disposizione. Su Romelu Lukaku, invece, mi sembra evidente che qualcosa si sia incrinato. Probabilmente ha pesato il fatto di essere finito in panchina in alcune partite e magari c’è stata anche qualche tensione con Conte. Poi lui ha fatto scelte diverse rispetto alle indicazioni dei medici del Napoli dopo l’infortunio e questo può aver complicato tutto il percorso. Resta il fatto che il rapporto si è raffreddato e a fine stagione le strade sembrano destinate a separarsi. Sugli infortuni, invece, il dato è oggettivo: sono stati davvero troppi. Quarantatré problemi muscolari non possono essere considerati una casualità. Poi non so se dipenda esclusivamente dai metodi di lavoro di Conte, perché sarebbe troppo semplice dirlo, ma sicuramente qualcosa nella gestione atletica andrà rivisto. Una squadra che arriva scarica e piena di problemi fisici nel momento decisivo della stagione deve interrogarsi profondamente".

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IL PENSIERO - Marolda: "Napoli, ora dipende tutto dall’atteggiamento mentale della squadra"

di Redazione

14/05/2026 - 17:22

A Radio Punto Nuovo, nel corso di “Punto Nuovo Sport”, è intervenuto Ciccio Marolda, giornalista: "Su queste ricostruzioni che arrivano dopo anni, sinceramente, faccio sempre fatica a dare un giudizio netto. Quando si parla col senno di poi e magari con un po’ di risentimento, il rischio è sempre quello di alterare la realtà. Vale per gli ex collaboratori, vale per gli arbitri che parlano dopo essere usciti dai ruoli. Se certe cose sono gravi, bisogna avere il coraggio di dirle quando accadono, non a distanza di tempo. Detto questo, personalmente il modo di allenare di Antonio Conte non mi ha mai fatto impazzire. È un allenatore che chiede tantissimo ai suoi giocatori, forse troppo. Ma non si può pretendere la stessa intensità da un ragazzo di ventidue anni e da uno di trentatré. Oggi il calcio è cambiato, serve una gestione più personalizzata del lavoro. Ogni calciatore ha caratteristiche diverse e va valorizzato per quello che può dare, non spremuto oltre il limite. Sul caos del calendario siamo davanti all’ennesima fotografia del calcio italiano. È assurdo arrivare a giovedì senza sapere ancora quando si giocherà una partita così importante. Gli Internazionali di tennis erano programmati da tempo, bastava un minimo di organizzazione. Invece siamo qui tra Lega, Prefettura, ricorsi e polemiche continue, mentre tifosi e squadre restano ostaggi dell’improvvisazione. È una situazione paradossale e anche molto triste. Per quanto riguarda il Napoli, la verità è che nessuno oggi può avere certezze. Ci aspettavamo una reazione già contro il Bologna e invece il Napoli è riuscito quasi a perdere due volte la stessa partita: male nel primo tempo e male nella ripresa. Ora dipende tutto dall’atteggiamento mentale della squadra. Se il Napoli va a Pisa concentrato e determinato, allora non c’è storia. Se invece scende in campo con la testa da un’altra parte, allora tutto diventa possibile anche contro una squadra già retrocessa. Quello che preoccupa è soprattutto l’approccio. Da settimane il Napoli entra in campo spento, poco aggressivo, quasi svuotato. Ed è strano vedere gli avversari avere sempre più ritmo e più fame. Io non voglio credere che questa squadra abbia già mollato il campionato, perché sarebbe gravissimo. Il Napoli deve fare un ultimo sforzo e chiudere dignitosamente una stagione che, nonostante tutto, può ancora portare un secondo posto e la qualificazione in Champions League. Sul futuro bisognerà fare riflessioni profonde. Ringiovanire la rosa è giusto, ma non è semplice come si racconta. Non basta prendere giovani: servono scouting, competenza, relazioni internazionali e soprattutto pazienza. Non tutti arrivano e incidono subito. Il Napoli in passato è stato bravissimo in questo lavoro, poi però ha cambiato filosofia andando verso giocatori più pronti e più costosi. Maurizio Sarri? Un contatto c’è stato, questo sì. Però attenzione: pensare che possa tornare il Napoli dei 91 punti sarebbe un errore clamoroso. Quelli erano altri tempi e soprattutto altri giocatori. Hamsik, Jorginho, Callejon, Mertens, Higuain: quel gruppo non esiste più. Sarri resta un grandissimo allenatore, ma anche lui oggi dovrebbe adattarsi al materiale tecnico che avrebbe a disposizione. Su Romelu Lukaku, invece, mi sembra evidente che qualcosa si sia incrinato. Probabilmente ha pesato il fatto di essere finito in panchina in alcune partite e magari c’è stata anche qualche tensione con Conte. Poi lui ha fatto scelte diverse rispetto alle indicazioni dei medici del Napoli dopo l’infortunio e questo può aver complicato tutto il percorso. Resta il fatto che il rapporto si è raffreddato e a fine stagione le strade sembrano destinate a separarsi. Sugli infortuni, invece, il dato è oggettivo: sono stati davvero troppi. Quarantatré problemi muscolari non possono essere considerati una casualità. Poi non so se dipenda esclusivamente dai metodi di lavoro di Conte, perché sarebbe troppo semplice dirlo, ma sicuramente qualcosa nella gestione atletica andrà rivisto. Una squadra che arriva scarica e piena di problemi fisici nel momento decisivo della stagione deve interrogarsi profondamente".