Calcio
L'EX LAZIO - Luis Alberto: "Eravamo una famiglia, tornare? Magari da allenatore"
12.05.2026 16:06 di Napoli Magazine
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Alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio, l'ex biancoceleste Luis Alberto ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. "Mercoledì non sarò all’Olimpico purtroppo. I miei figli vanno ancora a scuola, e al momento è complicato prendere un volo da queste parti, ma ne ho già parlato con Radu: l’anno prossimo vengo in curva nord o in tribuna, come ha fatto Milinkovic". Dopo aver lasciato la Capitale nel 2024, infatti, ora lo spagnolo continua a vestire una divisa biancoceleste ma in Qatar con l’Al-Wakrah, in cui gioca da gennaio.

"Amo la Lazio, è stata la mia vita e nel mio cuore, nel profondo, sono ancora lì all’Olimpico. Sarà sempre parte di me", ha ribadito. "Hanno avuto fiducia in me quando nessuno ci credeva. Dopo i primi cinque mesi volevo smettere, ero andato nel pallone, luce spenta. Ne sono uscito grazie a un mental coach e a Igli Tare. Senza un aiuto psicologico avrei smesso di sicuro. Per questo ai giovani dico che se hanno bisogno di un qualsiasi tipo di aiuto devono affidarsi a una figura simile". Il futuro dopo il calcio, qualche aneddoto sulla carriera e i problemi attuali della Lazio. Luis Alberto si racconta.

Con la Lazio, il fantasista spagnolo ha alzato tre trofei, tra cui proprio la Coppa Italia. Il primo ricordo che viene in mente? "Lo scatto dopo il gol liberatorio di Correa all’ultimo minuto, sotto la curva nord, tutti insieme. Mai più fatto uno sprint così in vita mia". Ora, però, le cose non sembrano andare allo stesso modo nella sponda biancoceleste di Roma: "Noi eravamo una famiglia, tutti amici. Per certi aspetti non credo sia più replicabile. Si era creata una magia difficile da raccontare. Io e Milinkovic giocavamo a memoria, Immobile segnava bendato, Leiva gestiva…e Radu me ne diceva di tutti i colori perché rientravo poco in difesa. Sentirci era quasi comico, mi insultava. Ma la verità è che mi sono divertito come un bambino".

L'addio alla Lazio arriva l'1 luglio 2024, direzione Al-Dulhail, sempre in Qatar. "È stato un lutto sportivo enorme, difficile da sopportare. Ci ho messo un po’ a elaborarlo". E anche il rapporto con Sarri è stato amore e odio. "All’inizio non ci potevamo vedere. Un paio di volte sono volati stracci, male parole, insulti vari. Ma il nostro rapporto è iniziato lì: io ho capito lui e lui ha capito me. Senza di lui non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo".

Direttamente dal Qatar, Luis Alberto continua a seguire la sua Lazio, anche nei momenti più difficili. "Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardate noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Poi con l’Olimpico vuoto si perse la magia. In finale? Se devo dire uno che può tirar fuori il colpo… dico il mio amico Pedro".

A chiudere, l'intervista di Luis Alberto alla Gazzetta si conclude con uno sguardo al futuro. "La mia famiglia sta benissimo e non ci manca niente. Ma so che non manca molto alla fine. In futuro mi piacerebbe fare l’allenatore", rivela il numero 10. "Se la Lazio la chiamasse domani, tornerei? Non mi chiamano. Ma magari torno da mister", chiude ridendo. 

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L'EX LAZIO - Luis Alberto: "Eravamo una famiglia, tornare? Magari da allenatore"

di Redazione

12/05/2026 - 16:06

Alla vigilia della finale di Coppa Italia tra Inter e Lazio, l'ex biancoceleste Luis Alberto ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport. "Mercoledì non sarò all’Olimpico purtroppo. I miei figli vanno ancora a scuola, e al momento è complicato prendere un volo da queste parti, ma ne ho già parlato con Radu: l’anno prossimo vengo in curva nord o in tribuna, come ha fatto Milinkovic". Dopo aver lasciato la Capitale nel 2024, infatti, ora lo spagnolo continua a vestire una divisa biancoceleste ma in Qatar con l’Al-Wakrah, in cui gioca da gennaio.

"Amo la Lazio, è stata la mia vita e nel mio cuore, nel profondo, sono ancora lì all’Olimpico. Sarà sempre parte di me", ha ribadito. "Hanno avuto fiducia in me quando nessuno ci credeva. Dopo i primi cinque mesi volevo smettere, ero andato nel pallone, luce spenta. Ne sono uscito grazie a un mental coach e a Igli Tare. Senza un aiuto psicologico avrei smesso di sicuro. Per questo ai giovani dico che se hanno bisogno di un qualsiasi tipo di aiuto devono affidarsi a una figura simile". Il futuro dopo il calcio, qualche aneddoto sulla carriera e i problemi attuali della Lazio. Luis Alberto si racconta.

Con la Lazio, il fantasista spagnolo ha alzato tre trofei, tra cui proprio la Coppa Italia. Il primo ricordo che viene in mente? "Lo scatto dopo il gol liberatorio di Correa all’ultimo minuto, sotto la curva nord, tutti insieme. Mai più fatto uno sprint così in vita mia". Ora, però, le cose non sembrano andare allo stesso modo nella sponda biancoceleste di Roma: "Noi eravamo una famiglia, tutti amici. Per certi aspetti non credo sia più replicabile. Si era creata una magia difficile da raccontare. Io e Milinkovic giocavamo a memoria, Immobile segnava bendato, Leiva gestiva…e Radu me ne diceva di tutti i colori perché rientravo poco in difesa. Sentirci era quasi comico, mi insultava. Ma la verità è che mi sono divertito come un bambino".

L'addio alla Lazio arriva l'1 luglio 2024, direzione Al-Dulhail, sempre in Qatar. "È stato un lutto sportivo enorme, difficile da sopportare. Ci ho messo un po’ a elaborarlo". E anche il rapporto con Sarri è stato amore e odio. "All’inizio non ci potevamo vedere. Un paio di volte sono volati stracci, male parole, insulti vari. Ma il nostro rapporto è iniziato lì: io ho capito lui e lui ha capito me. Senza di lui non so dove sarebbe la squadra. È il valore aggiunto e meriterebbe un trofeo".

Direttamente dal Qatar, Luis Alberto continua a seguire la sua Lazio, anche nei momenti più difficili. "Giocare in uno stadio vuoto non è facile, il gioco ne risente. Meno male che in finale i tifosi ci saranno. Guardate noi, nel 2019-20: senza il Covid avremmo vinto lo scudetto, è sicuro. Poi con l’Olimpico vuoto si perse la magia. In finale? Se devo dire uno che può tirar fuori il colpo… dico il mio amico Pedro".

A chiudere, l'intervista di Luis Alberto alla Gazzetta si conclude con uno sguardo al futuro. "La mia famiglia sta benissimo e non ci manca niente. Ma so che non manca molto alla fine. In futuro mi piacerebbe fare l’allenatore", rivela il numero 10. "Se la Lazio la chiamasse domani, tornerei? Non mi chiamano. Ma magari torno da mister", chiude ridendo.