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SPETTACOLI - "Ai nostri primi sessant'anni assieme!", al Teatro Tedér l'omaggio di Maddaloni per il centenario della squadra azzurra
06.03.2026 18:05 di Napoli Magazine
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Una passione che non è solo quella per il Napoli, ma che s’intreccia nel corso di sessant’anni con la vita umana e professionale di chi la racconta - attraverso la forma autobiografica - sul palco. Non è un semplice diario quello che Ferdinando Maddaloni, attore e regista nato a Barra, ha scelto di rappresentare al Tedér, teatro fondato dall’attrice Veronica Mazza durante la pandemia in una chiesa sconsacrata. Anzi, il suo “Ai nostri primi sessant’anni assieme! (e ai 40 che mi sono perso!)”, oltre ad essere una viscerale dichiarazione d’amore al club azzurro, che segue sin da bambino, trasferte all’estero comprese, è - come recita il sottotitolo - il “diario aneddocomico di un attore tifoso del Napoli”. Un testo teatrale in cui si fondono racconto autobiografico (il 24 dicembre 2026 Maddaloni compirà 60 anni) e la storia - fatta di gioie e dolori - del Calcio Napoli (che si approssima a festeggiare il centenario il primo agosto 2026) dalle origini ai giorni nostri, Una passione, quella di Maddaloni, che si amalgama alla perfezione con l’impegno per l’affermazione dei diritti civili (grazie al suo progetto BeslaNapoli nella sala del memoriale di Beslan, in Ossezia del Nord, luogo della strage del settembre 2004, è esposta la maglia originale di Maradona donata e autografata dal campione argentino), ma anche con l’amore eterno per la sua città e per il tifo sano e pulito (tra gli episodi narrati e vissuti dal protagonista la sua “prima volta” allo stadio San Paolo per un memorabile Napoli 2 Juventus 6, fino all’ultimo trionfo in terra saudita). Lo spettacolo, di cui Maddaloni è interprete e regista e da cui è tratto il libro che uscirà ad agosto, andrà in scena il prossimo 28 marzo, alle 21, in prima assoluta al Teatro del Rimedio.

 

L’ALLESTIMENTO

Si basa su una struttura drammaturgica autobiografica e senza quarta parete, dove il confine tra attore e pubblico si dissolve in un racconto viscerale e autentico. Un’esperienza teatrale dove la memoria individuale si fa memoria collettiva e il tifo diventa poesia, cura e resistenza per esaltare il legame familiare grazie a uno sport come il calcio, che racchiude perfettamente il senso di tradizione, passione e memoria che attraversa generazioni di tifosi partenopei. Tre i momenti narrativi in cui si articola il testo: i dialoghi immaginari con il padre, ormai alla fine dei suoi giorni, dove il calcio diventa legame profondo tra due generazioni; il racconto diretto di episodi esilaranti e drammatici, legati tanto alla vita sul palco quanto alla passione per il Napoli, dove teatro e tifo si intrecciano, si confondono, si specchiano grazie alle incursioni degli altri personaggi presenti in scena come il prof Ferdy e Nando o’ patuto; il brindisi con gli spettatori, parte viva del racconto, chiamati a condividere memorie, aneddoti, emozioni, ricordi personali legati alla propria famiglia e alla squadra del cuore, qualunque essa sia. Perché al di là dei presidenti, giocatori, allenatori, “Napoli è della gente” e chi pensa che il calcio sia soltanto calcio, di calcio non capisce nulla!

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SPETTACOLI - "Ai nostri primi sessant'anni assieme!", al Teatro Tedér l'omaggio di Maddaloni per il centenario della squadra azzurra

di Redazione

06/03/2026 - 18:05

Una passione che non è solo quella per il Napoli, ma che s’intreccia nel corso di sessant’anni con la vita umana e professionale di chi la racconta - attraverso la forma autobiografica - sul palco. Non è un semplice diario quello che Ferdinando Maddaloni, attore e regista nato a Barra, ha scelto di rappresentare al Tedér, teatro fondato dall’attrice Veronica Mazza durante la pandemia in una chiesa sconsacrata. Anzi, il suo “Ai nostri primi sessant’anni assieme! (e ai 40 che mi sono perso!)”, oltre ad essere una viscerale dichiarazione d’amore al club azzurro, che segue sin da bambino, trasferte all’estero comprese, è - come recita il sottotitolo - il “diario aneddocomico di un attore tifoso del Napoli”. Un testo teatrale in cui si fondono racconto autobiografico (il 24 dicembre 2026 Maddaloni compirà 60 anni) e la storia - fatta di gioie e dolori - del Calcio Napoli (che si approssima a festeggiare il centenario il primo agosto 2026) dalle origini ai giorni nostri, Una passione, quella di Maddaloni, che si amalgama alla perfezione con l’impegno per l’affermazione dei diritti civili (grazie al suo progetto BeslaNapoli nella sala del memoriale di Beslan, in Ossezia del Nord, luogo della strage del settembre 2004, è esposta la maglia originale di Maradona donata e autografata dal campione argentino), ma anche con l’amore eterno per la sua città e per il tifo sano e pulito (tra gli episodi narrati e vissuti dal protagonista la sua “prima volta” allo stadio San Paolo per un memorabile Napoli 2 Juventus 6, fino all’ultimo trionfo in terra saudita). Lo spettacolo, di cui Maddaloni è interprete e regista e da cui è tratto il libro che uscirà ad agosto, andrà in scena il prossimo 28 marzo, alle 21, in prima assoluta al Teatro del Rimedio.

 

L’ALLESTIMENTO

Si basa su una struttura drammaturgica autobiografica e senza quarta parete, dove il confine tra attore e pubblico si dissolve in un racconto viscerale e autentico. Un’esperienza teatrale dove la memoria individuale si fa memoria collettiva e il tifo diventa poesia, cura e resistenza per esaltare il legame familiare grazie a uno sport come il calcio, che racchiude perfettamente il senso di tradizione, passione e memoria che attraversa generazioni di tifosi partenopei. Tre i momenti narrativi in cui si articola il testo: i dialoghi immaginari con il padre, ormai alla fine dei suoi giorni, dove il calcio diventa legame profondo tra due generazioni; il racconto diretto di episodi esilaranti e drammatici, legati tanto alla vita sul palco quanto alla passione per il Napoli, dove teatro e tifo si intrecciano, si confondono, si specchiano grazie alle incursioni degli altri personaggi presenti in scena come il prof Ferdy e Nando o’ patuto; il brindisi con gli spettatori, parte viva del racconto, chiamati a condividere memorie, aneddoti, emozioni, ricordi personali legati alla propria famiglia e alla squadra del cuore, qualunque essa sia. Perché al di là dei presidenti, giocatori, allenatori, “Napoli è della gente” e chi pensa che il calcio sia soltanto calcio, di calcio non capisce nulla!