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SANREMO 2026 - Sal Da Vinci: "Vorrei che fosse rispettato chi si emoziona per il mio brano, sono un cantante del popolo napoletano"
28.02.2026 09:40 di Napoli Magazine
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Sal Da Vinci, cantante in gara a Sanremo, ha rilasciato un'intervista a Il Mattino. Ecco un estratto:

Qualcuno, però, ha da polemizzare.

"Ognuno ha il diritto di amare o meno un brano, ci mancherebbe. Però alcuni giudizi sono grossolani. Non voglio che questo motivo sia giudicato in base al mio passato, non voglio farmi scudo di De Simone e di Mattone e di Zero e di Dalla, ma vorrei che fosse rispettato almeno chi si ritrova nelle mie parole, chi si emoziona di fronte al mio pezzo".

Un rispetto che manca?

"Io sono un cantante del popolo, un cantante napoletano del popolo, un cantante del popolo napoletano, diciamolo in tanti modi. Ma ricordando che Napoli è Italia, che la canzone italiana è nata a Napoli, ha girato il mondo grazie a Di Giacomo e Bovio. Che poi è arrivato uno come Pino Daniele a rivoluzionarla, rinnovarla, tessere il filo tra passato e presente e futuro".

Che cosa vuol dire un cantante di popolo?

"Che sono venuto dal basso, dai gironi infernali dove gli intellettuali non scendono, se non quando devono sdoganare qualcuno per moda. C'è un pregiudizio sulla melodia popolare partenopea e questo non lo posso accettare. In passato l'hanno pagato Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio, un paio di anni fa Sanremo è stata ingiusta con Geolier, che fa rap, ma fa parte anche lui, con orgoglio confesso, della categoria dei cantanti napoletani venuti dal basso".

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SANREMO 2026 - Sal Da Vinci: "Vorrei che fosse rispettato chi si emoziona per il mio brano, sono un cantante del popolo napoletano"

di Redazione

28/02/2026 - 09:40

Sal Da Vinci, cantante in gara a Sanremo, ha rilasciato un'intervista a Il Mattino. Ecco un estratto:

Qualcuno, però, ha da polemizzare.

"Ognuno ha il diritto di amare o meno un brano, ci mancherebbe. Però alcuni giudizi sono grossolani. Non voglio che questo motivo sia giudicato in base al mio passato, non voglio farmi scudo di De Simone e di Mattone e di Zero e di Dalla, ma vorrei che fosse rispettato almeno chi si ritrova nelle mie parole, chi si emoziona di fronte al mio pezzo".

Un rispetto che manca?

"Io sono un cantante del popolo, un cantante napoletano del popolo, un cantante del popolo napoletano, diciamolo in tanti modi. Ma ricordando che Napoli è Italia, che la canzone italiana è nata a Napoli, ha girato il mondo grazie a Di Giacomo e Bovio. Che poi è arrivato uno come Pino Daniele a rivoluzionarla, rinnovarla, tessere il filo tra passato e presente e futuro".

Che cosa vuol dire un cantante di popolo?

"Che sono venuto dal basso, dai gironi infernali dove gli intellettuali non scendono, se non quando devono sdoganare qualcuno per moda. C'è un pregiudizio sulla melodia popolare partenopea e questo non lo posso accettare. In passato l'hanno pagato Nino D'Angelo e Gigi D'Alessio, un paio di anni fa Sanremo è stata ingiusta con Geolier, che fa rap, ma fa parte anche lui, con orgoglio confesso, della categoria dei cantanti napoletani venuti dal basso".