Cultura & Gossip
SPETTACOLI - "Il numero esatto" di Fabio Pisano, regia di Martina Badiluzzi, al Ridotto del Mercadante dal 9 al 19 aprile
03.04.2026 12:53 di Napoli Magazine
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«Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? …Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?».

Sono queste le domande dolorose e necessarie al centro de Il numero esatto, testo di Fabio Pisano con la regia Martina Badiluzzi, in debutto in prima nazionale il 9 aprile al Ridotto del Mercadante, con repliche fino al 19.

Autore tra le voci più incisive della nuova drammaturgia napoletana e nazionale, Fabio Pisano firma un testo potente che affronta il tema della gestazione per altri, trasformandolo in una profonda indagine sulla femminilità, sull’identità e sul senso di appartenenza. Uno spettacolo che è al tempo stesso viaggio e ferita aperta, racconto intimo e riflessione politica.

 

In scena Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano e Giulia Weber danno corpo e voce a un universo femminile complesso e frammentato. Le scene sono di Roberta Guasco, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Fabrizio Cicero, le musiche Francesco Leineri.

Il numero esatto è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.

 

Il testo, finalista alla 57ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, ha vinto il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (XIX edizione) ed è pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore. La giuria lo ha definito “una sorta di viaggio di Alice nel mistero, via via più fitto, della propria nascita”, sottolineando la capacità dell’opera di raccontare “un cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire ‘chi si è’”.

La storia trae ispirazione da un recente fatto di cronaca italiano legato al tema della gestazione per altri. Interroga in modo crudo e insieme delicato il ruolo della maternità nella società contemporanea. Quando si parla di figli, il rischio è quello di ridurre tutto a opinioni immediate e superficiali. Pisano scava invece nel profondo, mostrando come la genitorialità — soprattutto quando riguarda una donna — diventi inevitabilmente una questione pubblica. Al centro della scena c’è Alice, una giovane donna che a vent’anni scopre di non essere figlia della madre che l’ha cresciuta. La sua ricerca identitaria si trasforma in un viaggio dentro un “pozzo al buio”, alla ricerca delle voci delle donne che hanno reso possibile la sua esistenza: una madre biologica, una gestante, una tata e una madre adottiva. Una catena di maternità incompiute, imperfette. Una vicenda personale inserita in un contesto più ampio segnato da conflitti e tensioni globali. La storia si muove infatti tra geografie ferite — tra Ucraina e Russia — facendo della biografia di Alice anche una metafora del nostro tempo.

 

Note di regia

 

Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Può un numero — quello esatto degli ovociti rimasti — misurare il destino di una donna, autorizzare o negare un’emancipazione? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?

Alice, la protagonista di questa storia, percorre un territorio affollato di prescrizioni. Attraversa l’inferno silenzioso dei dettami sociali, del conto alla rovescia inscritto nei corpi delle donne, dell’idea che generare coincida con il senso stesso dell’esistere. Eppure, nel suo viaggio, non cerca di dimostrare qualcosa ma di sentire: ascoltare il proprio nome risuonare nelle voci di tutte le donne che “hanno avuto a che fare con la mia venuta al mondo”. Un sentire che è più radicale di qualche cromosoma. Alice mette in crisi le regole di questo mondo antico, fa saltare gli stereotipi e le ideologie patriarcali su maternità e famiglia.

Queste donne che abitano “Il numero esatto” - figlie e madri - vivono fuori dalle idee preconcette; non c’è giudizio per la madre che si rende conto di non desiderare la propria figlia né per la gestante ucraina che ha scelto di offrire il suo utero ad un’altra madre. Alice chiede di ascoltare il suo nome non per giudicare ma per riconoscere. Non per stabilire gerarchie ma per accogliere una verità più ampia, in cui la maternità è prima di tutto relazione, presenza, affetto, scelta.

In scena sono rappresentati due mondi che non si sfiorano. Davanti, sul proscenio, le “tiepide case” del nostro occidente: luce calda, cucine accoglienti, un quotidiano familiare e protetto. Distante e seminascosto da un velo — uno schermo, un quadro — compare un paese in guerra: freddo e opaco. È un altrove in conflitto, un paese in guerra dove le identità si dissolvono sotto il peso della sopravvivenza.

Due spazi separati eppure legati da una dipendenza invisibile: ciò che accade là sostiene, inquietantemente, ciò che accade qui. Se da un lato del mondo le donne hanno il privilegio di interrogarsi sul senso di essere madri e figlie, dall’altro le questioni identitarie sono impregnate dall’ingiustizia e dall'insensatezza della guerra che sovrasta, ridimensiona, schiaccia ogni cosa.

E tuttavia, in entrambi i mondi, resta una possibilità: parlare. Queste donne parlano, pensano, amano ma soprattutto parlano: questo è il potere segreto e straordinario delle donne, parlare, ragionare, parlare insieme e in questa drammaturgia le donne risolvono se stesse, sbrogliano i guai del mondo con le parole. Le donne di questa storia non coincidono con un modello, non rispondono a un dovere. Pensano, dissentono, si ascoltano. Nella parola condivisa, nella confidenza trovano se stesse.

Il viaggio di Alice si chiude con un ritorno a casa. Intanto, dietro il velo, la guerra continua — come prima, come sempre. Ma qualcosa si è spostato: uno sguardo, una coscienza, un modo diverso di nominare l’amore.

Martina Badiluzzi

 

Note dell'autore

“Il numero esatto”, il numero di ovociti giusto per poter concepire, il numero di madri necessario per esserne “una”, una aritmetica che mi riporta agli anni dello studio, della laurea; il mio interesse scientifico declinato sulla scrittura per il teatro, mi dà l’opportunità di indagare l’umano fino in fondo e, in qualche modo, senza infingimenti.

Inoltre questo testo mi ha dato modo di scrivere solo per attrici. Un desiderio che porto dentro, perché da lettore, mi mancano personaggi femminili incisivi, determinanti. Ce ne sono, intendiamoci, ma in misura molto, molto minore rispetto ai personaggi maschili.

Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la indagine si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso - poco dopo la sua nascita - la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’e` sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.

Fabio Pisano

 

Ridotto del Mercadante | Napoli, Piazza Municipio

Dal 9 al 19 aprile 2026

 

IL NUMERO ESATTO

di Fabio Pisano

regia Martina Badiluzzi

con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante), Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata), Giulia Weber (Prima madre)

scene Roberta Guasco

costumi Alessandra Gaudioso

luci Fabrizio Cicero

musiche Francesco Leineri

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

fonico Guido Marziale

foto di scena Ivan Nocera

 

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura

durata spettacolo: 1h e 20’

Calendario

09/04/2026 ore 21:00 prima rappresentazione

Repliche

10/04 ore 18:00 | 11/04 ore 17:00 | 12/04 ore 21:00 | 14/04 ore 21:00 | 15/04 ore 21:00 | 16/04 ore 18:00 | 17/04 ore 18:00 | 18/04 ore 19:00 | 19/04 ore 18:00

 

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SPETTACOLI - "Il numero esatto" di Fabio Pisano, regia di Martina Badiluzzi, al Ridotto del Mercadante dal 9 al 19 aprile

di Redazione

03/04/2026 - 12:53

«Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? …Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?».

Sono queste le domande dolorose e necessarie al centro de Il numero esatto, testo di Fabio Pisano con la regia Martina Badiluzzi, in debutto in prima nazionale il 9 aprile al Ridotto del Mercadante, con repliche fino al 19.

Autore tra le voci più incisive della nuova drammaturgia napoletana e nazionale, Fabio Pisano firma un testo potente che affronta il tema della gestazione per altri, trasformandolo in una profonda indagine sulla femminilità, sull’identità e sul senso di appartenenza. Uno spettacolo che è al tempo stesso viaggio e ferita aperta, racconto intimo e riflessione politica.

 

In scena Alessandra Borgia, Francesca Borriero, Anna Carpaneto, Federica Carruba Toscano e Giulia Weber danno corpo e voce a un universo femminile complesso e frammentato. Le scene sono di Roberta Guasco, i costumi di Alessandra Gaudioso, le luci di Fabrizio Cicero, le musiche Francesco Leineri.

Il numero esatto è una produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale, in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura.

 

Il testo, finalista alla 57ª edizione del Premio Riccione per il Teatro, ha vinto il Premio Ugo Betti per la Drammaturgia 2024 (XIX edizione) ed è pubblicato nella collana teatrale bettiana per Bulzoni editore. La giuria lo ha definito “una sorta di viaggio di Alice nel mistero, via via più fitto, della propria nascita”, sottolineando la capacità dell’opera di raccontare “un cammino segnato dalla dolente impossibilità di dire ‘chi si è’”.

La storia trae ispirazione da un recente fatto di cronaca italiano legato al tema della gestazione per altri. Interroga in modo crudo e insieme delicato il ruolo della maternità nella società contemporanea. Quando si parla di figli, il rischio è quello di ridurre tutto a opinioni immediate e superficiali. Pisano scava invece nel profondo, mostrando come la genitorialità — soprattutto quando riguarda una donna — diventi inevitabilmente una questione pubblica. Al centro della scena c’è Alice, una giovane donna che a vent’anni scopre di non essere figlia della madre che l’ha cresciuta. La sua ricerca identitaria si trasforma in un viaggio dentro un “pozzo al buio”, alla ricerca delle voci delle donne che hanno reso possibile la sua esistenza: una madre biologica, una gestante, una tata e una madre adottiva. Una catena di maternità incompiute, imperfette. Una vicenda personale inserita in un contesto più ampio segnato da conflitti e tensioni globali. La storia si muove infatti tra geografie ferite — tra Ucraina e Russia — facendo della biografia di Alice anche una metafora del nostro tempo.

 

Note di regia

 

Cos’è una figlia? E cosa, davvero, una madre? Può un numero — quello esatto degli ovociti rimasti — misurare il destino di una donna, autorizzare o negare un’emancipazione? Essere madre può mai coincidere con il puro atto di mettere al mondo una vita o la maternità eccede ogni conto, ogni previsione, ogni statistica? In quanti modi può esistere questo legame?

Alice, la protagonista di questa storia, percorre un territorio affollato di prescrizioni. Attraversa l’inferno silenzioso dei dettami sociali, del conto alla rovescia inscritto nei corpi delle donne, dell’idea che generare coincida con il senso stesso dell’esistere. Eppure, nel suo viaggio, non cerca di dimostrare qualcosa ma di sentire: ascoltare il proprio nome risuonare nelle voci di tutte le donne che “hanno avuto a che fare con la mia venuta al mondo”. Un sentire che è più radicale di qualche cromosoma. Alice mette in crisi le regole di questo mondo antico, fa saltare gli stereotipi e le ideologie patriarcali su maternità e famiglia.

Queste donne che abitano “Il numero esatto” - figlie e madri - vivono fuori dalle idee preconcette; non c’è giudizio per la madre che si rende conto di non desiderare la propria figlia né per la gestante ucraina che ha scelto di offrire il suo utero ad un’altra madre. Alice chiede di ascoltare il suo nome non per giudicare ma per riconoscere. Non per stabilire gerarchie ma per accogliere una verità più ampia, in cui la maternità è prima di tutto relazione, presenza, affetto, scelta.

In scena sono rappresentati due mondi che non si sfiorano. Davanti, sul proscenio, le “tiepide case” del nostro occidente: luce calda, cucine accoglienti, un quotidiano familiare e protetto. Distante e seminascosto da un velo — uno schermo, un quadro — compare un paese in guerra: freddo e opaco. È un altrove in conflitto, un paese in guerra dove le identità si dissolvono sotto il peso della sopravvivenza.

Due spazi separati eppure legati da una dipendenza invisibile: ciò che accade là sostiene, inquietantemente, ciò che accade qui. Se da un lato del mondo le donne hanno il privilegio di interrogarsi sul senso di essere madri e figlie, dall’altro le questioni identitarie sono impregnate dall’ingiustizia e dall'insensatezza della guerra che sovrasta, ridimensiona, schiaccia ogni cosa.

E tuttavia, in entrambi i mondi, resta una possibilità: parlare. Queste donne parlano, pensano, amano ma soprattutto parlano: questo è il potere segreto e straordinario delle donne, parlare, ragionare, parlare insieme e in questa drammaturgia le donne risolvono se stesse, sbrogliano i guai del mondo con le parole. Le donne di questa storia non coincidono con un modello, non rispondono a un dovere. Pensano, dissentono, si ascoltano. Nella parola condivisa, nella confidenza trovano se stesse.

Il viaggio di Alice si chiude con un ritorno a casa. Intanto, dietro il velo, la guerra continua — come prima, come sempre. Ma qualcosa si è spostato: uno sguardo, una coscienza, un modo diverso di nominare l’amore.

Martina Badiluzzi

 

Note dell'autore

“Il numero esatto”, il numero di ovociti giusto per poter concepire, il numero di madri necessario per esserne “una”, una aritmetica che mi riporta agli anni dello studio, della laurea; il mio interesse scientifico declinato sulla scrittura per il teatro, mi dà l’opportunità di indagare l’umano fino in fondo e, in qualche modo, senza infingimenti.

Inoltre questo testo mi ha dato modo di scrivere solo per attrici. Un desiderio che porto dentro, perché da lettore, mi mancano personaggi femminili incisivi, determinanti. Ce ne sono, intendiamoci, ma in misura molto, molto minore rispetto ai personaggi maschili.

Il numero esatto è una drammaturgia scritta a partire da un fatto di cronaca realmente accaduto; racconta di Alice, che a vent’anni apprende di non essere figlia di sua madre; Alice a vent’anni apprende di essere figlia biologica di una donna, di essere stata partorita da una gestante e cresciuta per il primo anno di vita, da una tata; Alice a vent’anni si sente in un pozzo; ha bisogno di sentire le voci, le voci delle donne che hanno a che fare con la sua nascita; ma la indagine si scontra con una donna senza desideri e soprattutto con la guerra, la guerra che ha invaso - poco dopo la sua nascita - la città in cui è nata e che sarà decisiva, nella sua ricerca. E saranno decisive le voci di ogni donna, voci che non le faranno capire nient’altro che s’e` sempre figlie di qualcuno. O di qualcosa.

Fabio Pisano

 

Ridotto del Mercadante | Napoli, Piazza Municipio

Dal 9 al 19 aprile 2026

 

IL NUMERO ESATTO

di Fabio Pisano

regia Martina Badiluzzi

con Alessandra Borgia (Seconda madre), Francesca Borriero (Gestante), Anna Carpaneto (Alice), Federica Carruba Toscano (Tata), Giulia Weber (Prima madre)

scene Roberta Guasco

costumi Alessandra Gaudioso

luci Fabrizio Cicero

musiche Francesco Leineri

direttrice di scena Teresa Cibelli

datrice luci Desideria Angeloni

fonico Guido Marziale

foto di scena Ivan Nocera

 

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

in collaborazione con Compagnia Liberaimago, AMAT e Comune di Pesaro per RAM – Residenze Artistiche Marchigiane, progetto promosso da MiC e Regione Marche, In__corpore, progetto di Residenze per artisti nei territori 25-27 del teatro del Grillo di Soverato (CZ), co-finanziato da Regione Calabria e Ministero della cultura

durata spettacolo: 1h e 20’

Calendario

09/04/2026 ore 21:00 prima rappresentazione

Repliche

10/04 ore 18:00 | 11/04 ore 17:00 | 12/04 ore 21:00 | 14/04 ore 21:00 | 15/04 ore 21:00 | 16/04 ore 18:00 | 17/04 ore 18:00 | 18/04 ore 19:00 | 19/04 ore 18:00