Debutta in prima nazionale giovedì 30 aprile alle ore 21, al Ridotto del Mercadante, lo spettacolo La Noia, scritto e diretto da Manuel Di Martino, in scena con repliche fino a domenica 10 maggio, nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
“Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo, quale sceglieresti? […] Io ti sto chiedendo il momento più forte. Quello più intenso. Come se la vita all'improvviso ti avesse dato un morso”.
È questo l’incipit che introduce lo spettatore nel cuore della narrazione. Un’opera intensa e provocatoria che interroga il pubblico sul senso dell’esperienza, del limite e della responsabilità individuale attraverso il racconto di una generazione sospesa tra la ricerca di emozioni estreme e la perdita di significato.
In scena Giampiero De Concilio (Renato), Marcello Manzella (Thomas), Francesco Roccasecca (Daniel) e Caterina Tieghi (Lara) danno vita ai quattro giovani protagonisti. Le scene sono firmate da Luigi Ferrigno, i costumi da Giuseppe Avallone, le luci da Desideria Angeloni. Le musiche sono di Gianluigi Montagnaro autore e interprete, insieme a Igor “I FLY” Tonso, anche del brano In the dark di prossima uscita su Spotify.
Quando ci sentiamo realmente vivi? È a partire da questa domanda esistenziale che si intrecciano le vite dei personaggi de La Noia.
Ogni settimana, a mezzanotte, i quattro giovani si incontrano in un appartamento privato, chiamato Il Tempio, dove, tra risate e tempo perso, si raccontano gli attimi di vita rubati e rivissuti nei giorni precedenti. Il gioco è semplice e ha regole ben precise e piuttosto rigide. Ciascuno deve far confessare ad un estraneo quale sia stato l’attimo più significativo della sua esistenza, e riviverlo il più rapidamente possibile.
Tutto sembra funzionare, è divertente, ha una qualche sua filosofia. Finché, uno dei partecipanti del gruppo, in cerca di attimi sempre più estremi, supera il limite. Confessa, infatti, di aver dato fuoco all’auto in cui dormiva un senzatetto e di averlo guardato morire.
NOTE DI REGIA
Il 13 dicembre 2017, in provincia di Verona, Baffo — un senzatetto sessantasettenne di origini marocchine — viene bruciato vivo all’interno della sua auto da due ragazzi di 13 e 17 anni.
Ciò che mi turbò, quando lessi la notizia, oltre alla mostruosità della tragedia in sé, furono le affermazioni dei due giovani coinvolti. In particolare, attirarono la mia attenzione tre parole: noia, gioco, sogno.
Se astratte dal contesto, queste parole risultano emblematiche dell’età giovanile: racchiudono l’essenza di un tempo scandito da pomeriggi assolati, giochi in strada e sogni proiettati nel futuro. In questo caso specifico, invece, diventano il fotogramma di un vuoto esistenziale che attraversa la mia generazione e quelle immediatamente successive.
I due ragazzi, infatti, non hanno commesso questo brutale omicidio per errore o per uno scherzo finito male, ma per noia, per un gioco consapevole. In una delle intercettazioni telefoniche diranno: «Abbiamo sempre sognato di uccidere un uomo».
Da qui nasce la necessità di rappresentare questo vuoto attraverso un testo drammatico. Ho preso quel “gioco” e l’ho reso sistema, gli ho dato forma e regole. Ho trasformato quel “sogno” in una bulimia esperienziale, in una famelica ed edonistica caccia al carpe diem.
Motore scatenante di tutto, inevitabilmente, la noia.
Manuel Di Martino

di Redazione
27/04/2026 - 15:24
Debutta in prima nazionale giovedì 30 aprile alle ore 21, al Ridotto del Mercadante, lo spettacolo La Noia, scritto e diretto da Manuel Di Martino, in scena con repliche fino a domenica 10 maggio, nuova produzione del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale.
“Se ti chiedessero di riassumere la tua vita in un singolo attimo, quale sceglieresti? […] Io ti sto chiedendo il momento più forte. Quello più intenso. Come se la vita all'improvviso ti avesse dato un morso”.
È questo l’incipit che introduce lo spettatore nel cuore della narrazione. Un’opera intensa e provocatoria che interroga il pubblico sul senso dell’esperienza, del limite e della responsabilità individuale attraverso il racconto di una generazione sospesa tra la ricerca di emozioni estreme e la perdita di significato.
In scena Giampiero De Concilio (Renato), Marcello Manzella (Thomas), Francesco Roccasecca (Daniel) e Caterina Tieghi (Lara) danno vita ai quattro giovani protagonisti. Le scene sono firmate da Luigi Ferrigno, i costumi da Giuseppe Avallone, le luci da Desideria Angeloni. Le musiche sono di Gianluigi Montagnaro autore e interprete, insieme a Igor “I FLY” Tonso, anche del brano In the dark di prossima uscita su Spotify.
Quando ci sentiamo realmente vivi? È a partire da questa domanda esistenziale che si intrecciano le vite dei personaggi de La Noia.
Ogni settimana, a mezzanotte, i quattro giovani si incontrano in un appartamento privato, chiamato Il Tempio, dove, tra risate e tempo perso, si raccontano gli attimi di vita rubati e rivissuti nei giorni precedenti. Il gioco è semplice e ha regole ben precise e piuttosto rigide. Ciascuno deve far confessare ad un estraneo quale sia stato l’attimo più significativo della sua esistenza, e riviverlo il più rapidamente possibile.
Tutto sembra funzionare, è divertente, ha una qualche sua filosofia. Finché, uno dei partecipanti del gruppo, in cerca di attimi sempre più estremi, supera il limite. Confessa, infatti, di aver dato fuoco all’auto in cui dormiva un senzatetto e di averlo guardato morire.
NOTE DI REGIA
Il 13 dicembre 2017, in provincia di Verona, Baffo — un senzatetto sessantasettenne di origini marocchine — viene bruciato vivo all’interno della sua auto da due ragazzi di 13 e 17 anni.
Ciò che mi turbò, quando lessi la notizia, oltre alla mostruosità della tragedia in sé, furono le affermazioni dei due giovani coinvolti. In particolare, attirarono la mia attenzione tre parole: noia, gioco, sogno.
Se astratte dal contesto, queste parole risultano emblematiche dell’età giovanile: racchiudono l’essenza di un tempo scandito da pomeriggi assolati, giochi in strada e sogni proiettati nel futuro. In questo caso specifico, invece, diventano il fotogramma di un vuoto esistenziale che attraversa la mia generazione e quelle immediatamente successive.
I due ragazzi, infatti, non hanno commesso questo brutale omicidio per errore o per uno scherzo finito male, ma per noia, per un gioco consapevole. In una delle intercettazioni telefoniche diranno: «Abbiamo sempre sognato di uccidere un uomo».
Da qui nasce la necessità di rappresentare questo vuoto attraverso un testo drammatico. Ho preso quel “gioco” e l’ho reso sistema, gli ho dato forma e regole. Ho trasformato quel “sogno” in una bulimia esperienziale, in una famelica ed edonistica caccia al carpe diem.
Motore scatenante di tutto, inevitabilmente, la noia.
Manuel Di Martino
