Dal 17 al 19 aprile 2026
Galleria Toledo, Napoli
venerdì ore 19 sabato ore 20.30 domenica ore 18
NON SENTIRE IL MALE
dedicato a Eleonora Duse
di e con Elena Bucci
disegno luci per il teatro Maurizio Viani
disegno luci in altri spazi Loredana Oddone
cura del suono Raffaele Bassetti, Franco Naddei
nella versione concerto le musiche sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Andrea Agostini
assistenza al progetto Nicoletta Fabbri e Gaetano Colella
produzione Le belle bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
grazie a Walter Pretolani per avermi suggerito l’idea e avermi sostenuto nei primi passi
grazie a Claudio Meldolesi e Laura Mariani per essere stati presenti alla prima prova aperta e avere contribuito con il loro lavoro alla drammaturgia
Nel solco di una ricerca che interroga la memoria scenica come materia viva e continuamente riattivabile, la produzione Le belle bandiere porta a Napoli, negli spazi della Galleria Toledo, dal 17 al 19 aprile 2026 (venerdì ore 19, sabato ore 20.30, domenica ore 18), Non sentire il male, creazione dedicata alla figura enigmatica e fondativa di Eleonora Duse.
Scritto, diretto e interpretato da Elena Bucci, lo spettacolo si configura come un attraversamento intimo e stratificato dell’eredità dusiana, sottraendola alla retorica celebrativa per restituirla come presenza inquieta, corpo di voce e di pensiero.
Note di Elena Bucci
Eleonora Duse, nata nel 1858 e morta nel 1924, fu attrice e capocomica. La libertà del suo agire rivoluzionò e sconvolse il teatro del suo tempo. Detestava le biografie, le autobiografie, i centenari e le commemorazioni. Per me, fu anche una grande donna.
Incontrai Eleonora, come una maestra fantasma, quando cercavo la mia strada di autrice in un palazzo abbandonato tra le campagne. Da allora mi ha sempre accompagnato e illuminato nel corso di tante repliche che sono cambiate con me, da Milano a Roma, da Venezia a Mosca, a Parigi.
Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis, quando cercavo una strada personale, una scrittura, una visione. C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie. Non avrei mai avuto il coraggio di questa solitudine senza il calore degli amici e di questo li ringrazio. Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo - il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono - pieno di memorie storiche e personali.
Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo interiore che, pur modificando il linguaggio e l’espressione, posso rintracciare in ogni momento. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone. Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori...forse sognava di poter volare per un attimo, come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito.
Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare.
E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé.
Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell’accantonare regole e convenzioni.
Allo stesso tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.
Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria.
Il presente multiforme
Lo spettacolo esiste in molte versioni: per il teatro, con il disegno luci di Maurizio Viani che, nella sua duttile intelligenza, può adattarsi a diversi spazi; in concerto con musiche dal vivo; itinerante con allestimenti speciali per spazi non prettamente teatrali come palazzi, ville, luoghi particolari.
Elena Bucci
Attrice, autrice e regista, lavora con Leo de Berardinis per quattordici anni e fonda con Marco Sgrosso la compagnia Le belle bandiere. Dirige e interpreta testi classici e contemporanei, crea drammaturgie originali e progetti dedicati alla storia delle arti, delle comunità, dei luoghi dove dialogano artisti di diverse discipline e vengono restituiti al pubblico teatri e spazi dimenticati. Fra i premi: Ubu per le interpretazioni di sue drammaturgie e regie, Ubu per il lavoro con Claudio Morganti, Premio Eleonora Duse, Premio Hystrio – ANCT, Premio Valeria Moriconi, Premio Hystrio Altre Muse, Premio ETI Gli olimpici del teatro, Premio Viviani, Premio ERF alla carriera. Lavora con registi, musicisti, scrittori, danzatori, studiosi, partecipa a film d’autore e scrive e interpreta testi per radio e televisione. Collabora con teatri nazionali, festival, compagnie, teatri di tradizione e innovazione. Si occupa di formazione presso università e accademie e pubblica su volumi e riviste.
di Redazione
15/04/2026 - 15:40
Dal 17 al 19 aprile 2026
Galleria Toledo, Napoli
venerdì ore 19 sabato ore 20.30 domenica ore 18
NON SENTIRE IL MALE
dedicato a Eleonora Duse
di e con Elena Bucci
disegno luci per il teatro Maurizio Viani
disegno luci in altri spazi Loredana Oddone
cura del suono Raffaele Bassetti, Franco Naddei
nella versione concerto le musiche sono composte ed eseguite dal vivo al pianoforte da Andrea Agostini
assistenza al progetto Nicoletta Fabbri e Gaetano Colella
produzione Le belle bandiere
con il sostegno di Regione Emilia-Romagna e Comune di Russi
grazie a Walter Pretolani per avermi suggerito l’idea e avermi sostenuto nei primi passi
grazie a Claudio Meldolesi e Laura Mariani per essere stati presenti alla prima prova aperta e avere contribuito con il loro lavoro alla drammaturgia
Nel solco di una ricerca che interroga la memoria scenica come materia viva e continuamente riattivabile, la produzione Le belle bandiere porta a Napoli, negli spazi della Galleria Toledo, dal 17 al 19 aprile 2026 (venerdì ore 19, sabato ore 20.30, domenica ore 18), Non sentire il male, creazione dedicata alla figura enigmatica e fondativa di Eleonora Duse.
Scritto, diretto e interpretato da Elena Bucci, lo spettacolo si configura come un attraversamento intimo e stratificato dell’eredità dusiana, sottraendola alla retorica celebrativa per restituirla come presenza inquieta, corpo di voce e di pensiero.
Note di Elena Bucci
Eleonora Duse, nata nel 1858 e morta nel 1924, fu attrice e capocomica. La libertà del suo agire rivoluzionò e sconvolse il teatro del suo tempo. Detestava le biografie, le autobiografie, i centenari e le commemorazioni. Per me, fu anche una grande donna.
Incontrai Eleonora, come una maestra fantasma, quando cercavo la mia strada di autrice in un palazzo abbandonato tra le campagne. Da allora mi ha sempre accompagnato e illuminato nel corso di tante repliche che sono cambiate con me, da Milano a Roma, da Venezia a Mosca, a Parigi.
Questo lavoro mi accompagna da anni e cambia con me fin da quando uscii dalla compagnia del mio maestro Leo de Berardinis, quando cercavo una strada personale, una scrittura, una visione. C’è un tempo della vita in cui non bastano più mestiere, tecnica, lavoro, ma ci si domanda dove ci portino e cosa c’è oltre e altrove. Io ero proprio lì, quando, parlando con un amico sapiente, mi sono accorta che gli scritti e il pensiero della Duse mi avevano accompagnato per tutta la mia vita teatrale. Ho cercato un luogo che mi parlasse e dei compagni generosi, e dedicando questo lavoro a lei ho raccolto i fili delle mie inquietudini, sperando che non fossero solo mie. Non avrei mai avuto il coraggio di questa solitudine senza il calore degli amici e di questo li ringrazio. Non è stato per amor di stravaganza che ho cominciato questo lavoro in un luogo - il Palazzo di San Giacomo a Russi, in stato di abbandono - pieno di memorie storiche e personali.
Dovevo creare tutte le condizioni perché fosse possibile l’intensa trasformazione che volevo. Ora si è situato in profondità e con precisione in un luogo interiore che, pur modificando il linguaggio e l’espressione, posso rintracciare in ogni momento. Lo spettacolo è davvero scritto nel corpo, senza retorica, ed è questo che cercavo, e questo è il cuore del mio lavoro su Eleonora Duse, immaginata nel momento in cui, malata e sostituita da Gabriele D’Annunzio nella Figlia di Iorio, prende il copione e recita tutte le parti, tutte le scene, tutte le figure, davanti allo sguardo allucinato di Matilde Serao, puntuale e quasi invadente osservatrice e testimone. Forse in quel momento la Duse, che recitando guariva dai danni della vita, provava a liberarsi e a vedere oltre la materia necessaria, odiata e amata, del teatro: le scene, i costumi, gli attori...forse sognava di poter volare per un attimo, come le altre arti tentavano, in uno spazio dove fosse possibile il teatro senza corpo e senza voce, libero dalla poesia inevitabile della sua continua distruzione nel qui e ora. Liberandosi della materia del teatro, forse si rinnova il contatto con la vita, da lei sempre inseguito e sfuggito.
Ho attinto a lettere, scritti, testimonianze indirette che percorrono tutto l’arco della sua vita, ed il criterio di scelta è stato assolutamente personale, pur nel tentativo di comprendere e rispettare.
E inevitabilmente, tentando di essere medium di qualcosa che si è molto amato, si parla di sé.
Ho cercato di liberarmi da immagini indotte, stereotipi affascinanti, tentazioni estetiche e credo di avere trovato, nel coraggio e assoluta libertà di lei, una forza preziosa nell’accantonare regole e convenzioni.
Allo stesso tempo, ho lavorato perché fosse possibile, anche a chi non ne avesse mai sentito parlare, attingere a qualcosa di lei.
Attraverso Eleonora sono passate tante donne, nascoste in chissà quali pieghe della mia memoria.
Il presente multiforme
Lo spettacolo esiste in molte versioni: per il teatro, con il disegno luci di Maurizio Viani che, nella sua duttile intelligenza, può adattarsi a diversi spazi; in concerto con musiche dal vivo; itinerante con allestimenti speciali per spazi non prettamente teatrali come palazzi, ville, luoghi particolari.
Elena Bucci
Attrice, autrice e regista, lavora con Leo de Berardinis per quattordici anni e fonda con Marco Sgrosso la compagnia Le belle bandiere. Dirige e interpreta testi classici e contemporanei, crea drammaturgie originali e progetti dedicati alla storia delle arti, delle comunità, dei luoghi dove dialogano artisti di diverse discipline e vengono restituiti al pubblico teatri e spazi dimenticati. Fra i premi: Ubu per le interpretazioni di sue drammaturgie e regie, Ubu per il lavoro con Claudio Morganti, Premio Eleonora Duse, Premio Hystrio – ANCT, Premio Valeria Moriconi, Premio Hystrio Altre Muse, Premio ETI Gli olimpici del teatro, Premio Viviani, Premio ERF alla carriera. Lavora con registi, musicisti, scrittori, danzatori, studiosi, partecipa a film d’autore e scrive e interpreta testi per radio e televisione. Collabora con teatri nazionali, festival, compagnie, teatri di tradizione e innovazione. Si occupa di formazione presso università e accademie e pubblica su volumi e riviste.