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ON AIR - Taccola: "Corsa Champions, Milan e Juve potrebbero mantenere le loro posizioni, solo il Napoli ha creato qualche grattacapo all'Inter, le defezioni hanno pesato"
14.05.2026 11:47 di Napoli Magazine
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A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Mirko Taccola, allenatore dello Scandicci ed ex difensore, fra le tante, di Napoli e Inter. Di seguito, un estratto dell'intervista.

Mister, troppa Inter per questa Lazio?

“Sì, credo che in questo momento l’Inter sia troppa un po’ per tutti. Ha dimostrato una superiorità piuttosto evidente, anche se probabilmente da alcuni club ci si aspettava qualcosa in più. L’Inter ha dimostrato di essere il top club italiano e non a caso porta a casa lo scudetto e anche la Coppa Italia abbastanza agevolmente. Ieri sera è stata una partita con pochissimi rischi corsi dai nerazzurri: una vittoria praticamente in carrozza".

La corsa Champions sarà sicuramente mozzafiato, con cinque squadre per tre posti e tutto ancora apertissimo. Al momento ci sono dentro Napoli, Juventus e Milan, ma mancano ancora 180 minuti che potrebbero essere rocamboleschi. Il Napoli lo escluderebbe da questa corsa?

“No, il Napoli ovviamente no. Mi riferivo agli altri due posti ancora in bilico. Credo però che alla fine possa rimanere tutto più o meno così com’è, con Milan e Juventus favorite per mantenere le loro posizioni. Certo, le partite vanno giocate: la Juve ha un derby all’ultima giornata che potrebbe crearle qualche problema, mentre anche la Roma ha il derby. Sono gare dove si rischia di perdere punti. Bisogna capire se chi sta dietro avrà davvero la forza di piazzare l’accelerazione decisiva per il sorpasso. Potrebbe esserci una sorpresa, ma sinceramente non sono del tutto convinto".

Mister, abbiamo parlato di un’Inter troppo forte per la Lazio e adesso ci siamo collegati alla corsa Champions. Possiamo dire che in questa stagione l’Inter sia stata troppo forte per tutti oppure club come Napoli, Milan e Juventus hanno deluso?

“Sicuramente ci metto dentro anche la Juventus. L’opposizione all’Inter non è stata un granché quest’anno. Ci si aspettava almeno tre squadre in grado di giocarsela fino alle ultime giornate e invece questa lotta si è vista soltanto a sprazzi. Poi l’Inter ha dato un’accelerata importante e sono usciti fuori i reali valori. È vero che il Napoli ha dovuto fare i conti con tante defezioni che, probabilmente nel momento più importante della stagione, gli hanno tolto giocatori e punti. Forse il campionato si è deciso proprio lì, perché il Napoli è stata l’unica squadra che sinceramente avrebbe potuto creare qualche grattacapo all’Inter. Le altre, invece, non mi hanno mai dato la sensazione di poter essere davvero competitive per la vittoria finale".

Oggi lei è dall’altra parte della barricata e vive il campo quotidianamente da allenatore. Da dove passa il futuro dei giovani nel calcio italiano e come si accompagna un ragazzo di valore fino al calcio che conta?

“I giovani ci sono, e vorrei sfatare questa diceria secondo cui mancherebbero talenti. I giovani forti in Italia ci sono eccome. Io li vedo tutti i giorni in una categoria dove devono giocare obbligatoriamente e posso assicurarle che di qualità ce n’è tanta. Più che la mancanza di giovani, secondo me manca il coraggio di farli giocare. Questa è la vera problematica. I ragazzi vanno accompagnati, tutelati e bisogna dare loro spazio. Però per farlo serve coraggio. In quasi tutti i Paesi europei, se un ragazzo è bravo gioca a prescindere dall’età. In Italia, invece, questo coraggio spesso manca. Probabilmente pesano anche i fallimenti degli ultimi anni, soprattutto con la Nazionale. Dopo tre Mondiali mancati, è normale che ci sia paura di affidarsi ai giovani, ma abbiamo visto che continuare così non ci ha portato vantaggi. Bisogna togliersi di dosso questo timore, portare aria fresca in Nazionale e soprattutto nei club, che sono la vera fucina della Nazionale. Bisogna aprire la mente e lasciare crescere questi ragazzi senza troppi freni, accettando anche che possano sbagliare nel loro percorso di crescita". 

Lei fa l’allenatore e quindi conosce bene certe dinamiche. Abbiamo visto un Napoli tormentato dagli infortuni: in alcuni momenti è sembrato quasi che l’infortunio fosse stato il vero protagonista negativo della stagione azzurra. Ha la sensazione che, se in panchina non ci fosse stato un mostro sacro come Antonio Conte, si sarebbe alzato un polverone molto più grande?

“Bisogna andare oltre il semplice numero degli infortuni e analizzare la loro natura. Se ci sono infortuni ricorrenti sempre sulla stessa catena muscolare, allora è probabile che qualche problematica nel lavoro ci sia. Ma se gli infortuni sono di natura diversa, anche particolare, allora diventa più complicato trovare responsabilità precise. Penso ad esempio all’infortunio di Lukaku sul calcio di rigore: è qualcosa di abbastanza inusuale. Da allenatore non me la sento di addossare tutte le responsabilità ad Antonio Conte. È vero che lui ha uno staff del quale è responsabile, ma poi ci sono anche persone che quel lavoro lo coordinano, lo propongono e lo ottimizzano. Se ci sono responsabilità, vanno distribuite correttamente all’interno dello staff. Però, ripeto, bisogna prima capire la natura degli infortuni. Se una squadra si fa sempre male al flessore o sempre al quadricipite, allora un campanello d’allarme si accende e bisogna intervenire. Se invece gli infortuni sono di varia natura, allora diventa difficile trovare colpe precise e spesso si tende ad attribuire tutto anche alla sfortuna". 

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ON AIR - Taccola: "Corsa Champions, Milan e Juve potrebbero mantenere le loro posizioni, solo il Napoli ha creato qualche grattacapo all'Inter, le defezioni hanno pesato"

di Redazione

14/05/2026 - 11:47

A "1 Football Club", programma radiofonico in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Mirko Taccola, allenatore dello Scandicci ed ex difensore, fra le tante, di Napoli e Inter. Di seguito, un estratto dell'intervista.

Mister, troppa Inter per questa Lazio?

“Sì, credo che in questo momento l’Inter sia troppa un po’ per tutti. Ha dimostrato una superiorità piuttosto evidente, anche se probabilmente da alcuni club ci si aspettava qualcosa in più. L’Inter ha dimostrato di essere il top club italiano e non a caso porta a casa lo scudetto e anche la Coppa Italia abbastanza agevolmente. Ieri sera è stata una partita con pochissimi rischi corsi dai nerazzurri: una vittoria praticamente in carrozza".

La corsa Champions sarà sicuramente mozzafiato, con cinque squadre per tre posti e tutto ancora apertissimo. Al momento ci sono dentro Napoli, Juventus e Milan, ma mancano ancora 180 minuti che potrebbero essere rocamboleschi. Il Napoli lo escluderebbe da questa corsa?

“No, il Napoli ovviamente no. Mi riferivo agli altri due posti ancora in bilico. Credo però che alla fine possa rimanere tutto più o meno così com’è, con Milan e Juventus favorite per mantenere le loro posizioni. Certo, le partite vanno giocate: la Juve ha un derby all’ultima giornata che potrebbe crearle qualche problema, mentre anche la Roma ha il derby. Sono gare dove si rischia di perdere punti. Bisogna capire se chi sta dietro avrà davvero la forza di piazzare l’accelerazione decisiva per il sorpasso. Potrebbe esserci una sorpresa, ma sinceramente non sono del tutto convinto".

Mister, abbiamo parlato di un’Inter troppo forte per la Lazio e adesso ci siamo collegati alla corsa Champions. Possiamo dire che in questa stagione l’Inter sia stata troppo forte per tutti oppure club come Napoli, Milan e Juventus hanno deluso?

“Sicuramente ci metto dentro anche la Juventus. L’opposizione all’Inter non è stata un granché quest’anno. Ci si aspettava almeno tre squadre in grado di giocarsela fino alle ultime giornate e invece questa lotta si è vista soltanto a sprazzi. Poi l’Inter ha dato un’accelerata importante e sono usciti fuori i reali valori. È vero che il Napoli ha dovuto fare i conti con tante defezioni che, probabilmente nel momento più importante della stagione, gli hanno tolto giocatori e punti. Forse il campionato si è deciso proprio lì, perché il Napoli è stata l’unica squadra che sinceramente avrebbe potuto creare qualche grattacapo all’Inter. Le altre, invece, non mi hanno mai dato la sensazione di poter essere davvero competitive per la vittoria finale".

Oggi lei è dall’altra parte della barricata e vive il campo quotidianamente da allenatore. Da dove passa il futuro dei giovani nel calcio italiano e come si accompagna un ragazzo di valore fino al calcio che conta?

“I giovani ci sono, e vorrei sfatare questa diceria secondo cui mancherebbero talenti. I giovani forti in Italia ci sono eccome. Io li vedo tutti i giorni in una categoria dove devono giocare obbligatoriamente e posso assicurarle che di qualità ce n’è tanta. Più che la mancanza di giovani, secondo me manca il coraggio di farli giocare. Questa è la vera problematica. I ragazzi vanno accompagnati, tutelati e bisogna dare loro spazio. Però per farlo serve coraggio. In quasi tutti i Paesi europei, se un ragazzo è bravo gioca a prescindere dall’età. In Italia, invece, questo coraggio spesso manca. Probabilmente pesano anche i fallimenti degli ultimi anni, soprattutto con la Nazionale. Dopo tre Mondiali mancati, è normale che ci sia paura di affidarsi ai giovani, ma abbiamo visto che continuare così non ci ha portato vantaggi. Bisogna togliersi di dosso questo timore, portare aria fresca in Nazionale e soprattutto nei club, che sono la vera fucina della Nazionale. Bisogna aprire la mente e lasciare crescere questi ragazzi senza troppi freni, accettando anche che possano sbagliare nel loro percorso di crescita". 

Lei fa l’allenatore e quindi conosce bene certe dinamiche. Abbiamo visto un Napoli tormentato dagli infortuni: in alcuni momenti è sembrato quasi che l’infortunio fosse stato il vero protagonista negativo della stagione azzurra. Ha la sensazione che, se in panchina non ci fosse stato un mostro sacro come Antonio Conte, si sarebbe alzato un polverone molto più grande?

“Bisogna andare oltre il semplice numero degli infortuni e analizzare la loro natura. Se ci sono infortuni ricorrenti sempre sulla stessa catena muscolare, allora è probabile che qualche problematica nel lavoro ci sia. Ma se gli infortuni sono di natura diversa, anche particolare, allora diventa più complicato trovare responsabilità precise. Penso ad esempio all’infortunio di Lukaku sul calcio di rigore: è qualcosa di abbastanza inusuale. Da allenatore non me la sento di addossare tutte le responsabilità ad Antonio Conte. È vero che lui ha uno staff del quale è responsabile, ma poi ci sono anche persone che quel lavoro lo coordinano, lo propongono e lo ottimizzano. Se ci sono responsabilità, vanno distribuite correttamente all’interno dello staff. Però, ripeto, bisogna prima capire la natura degli infortuni. Se una squadra si fa sempre male al flessore o sempre al quadricipite, allora un campanello d’allarme si accende e bisogna intervenire. Se invece gli infortuni sono di varia natura, allora diventa difficile trovare colpe precise e spesso si tende ad attribuire tutto anche alla sfortuna".