"Dopo una gara importante andata male è facile giudicare, è facile parlare. Ma quello che resta dentro, quello che si prova davvero, è molto più complesso". Inizia così il post su Instagram di Leonardo Fabbri con il quale il pesista azzurro denuncia "gli insulti" ricevuti via social per la prova opaca ai Mondiali indoor. "Non tanto a me, perché in qualche modo ci sono abituato, ma alla mia famiglia". "Dopo Parigi ho sbagliato, sì. Me ne prendo la responsabilità. Ma ci sono stati anche altri fattori. E da lì qualcosa si è rotto. Da quel momento non riesco più a vivere le gare come prima - scrive ancora l'azzurro - Non riesco a divertirmi, a essere leggero, a esprimermi come faccio in allenamento o nelle gare 'normali'. Dopo ogni gara c'è sempre qualcuno pronto a dire che sono un coglione, che valgo solo nelle gare della 'parrocchia' ... La verità è che sto passando un momento difficile. Un buco nero che non mi permette di essere sereno, né felice". Ma Fabbri non intende mollare: "Il mio mental coach è una persona straordinaria, e insieme stiamo facendo un lavoro incredibile. E sinceramente, mi sono stancato di sentire giudizi anche su questo - prosegue - Non ho mai cercato compassione. Le critiche, quelle vere, mi hanno sempre fatto crescere. Ma quello che è successo dopo Parigi è qualcosa di diverso. Scrivo questo per far riflettere chi commenta, chi giudica senza sapere".
di Redazione
23/03/2026 - 23:02
"Dopo una gara importante andata male è facile giudicare, è facile parlare. Ma quello che resta dentro, quello che si prova davvero, è molto più complesso". Inizia così il post su Instagram di Leonardo Fabbri con il quale il pesista azzurro denuncia "gli insulti" ricevuti via social per la prova opaca ai Mondiali indoor. "Non tanto a me, perché in qualche modo ci sono abituato, ma alla mia famiglia". "Dopo Parigi ho sbagliato, sì. Me ne prendo la responsabilità. Ma ci sono stati anche altri fattori. E da lì qualcosa si è rotto. Da quel momento non riesco più a vivere le gare come prima - scrive ancora l'azzurro - Non riesco a divertirmi, a essere leggero, a esprimermi come faccio in allenamento o nelle gare 'normali'. Dopo ogni gara c'è sempre qualcuno pronto a dire che sono un coglione, che valgo solo nelle gare della 'parrocchia' ... La verità è che sto passando un momento difficile. Un buco nero che non mi permette di essere sereno, né felice". Ma Fabbri non intende mollare: "Il mio mental coach è una persona straordinaria, e insieme stiamo facendo un lavoro incredibile. E sinceramente, mi sono stancato di sentire giudizi anche su questo - prosegue - Non ho mai cercato compassione. Le critiche, quelle vere, mi hanno sempre fatto crescere. Ma quello che è successo dopo Parigi è qualcosa di diverso. Scrivo questo per far riflettere chi commenta, chi giudica senza sapere".