Calcio
IL PARERE - Anellucci: "Italia, il problema è più profondo, Gattuso? Non ha colpe"
01.04.2026 11:41 di Napoli Magazine
aA
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Che cosa bisogna fare oggi, dopo la debacle dell’Italia?
 
"Se avessi una risposta, non starei a parlare con lei, avrei messo un banchetto a Piazza Navona a leggere le carte o i tarocchi. Però è una domanda che bisognava farsi nel 2018. Da allora abbiamo perso un’altra occasione importante per riformare una realtà vergognosa e imbarazzante: quella di chi comanda il nostro calcio senza sapere da dove iniziare. Per comandare bisogna sapere cosa si sta facendo. Il calcio è bellissimo ma anche molto semplice: più lo rendi semplice, più ti dà risultati. Più cerchi complicazioni, più diventa difficile, soprattutto per chi non conosce questo mondo. Chi lo conosce sapeva già come sarebbe finita. Non possiamo attaccarci a scuse o all’arbitraggio: ancora una volta abbiamo mostrato un sistema imbarazzante. Già è umiliante giocarsi uno spareggio contro una nazionale rispettabilissima come la Bosnia, con circa tre milioni di abitanti contro i nostri sessanta milioni. Questo dovrebbe far riflettere. Poi c’è il problema dei giocatori, del movimento, di tutto ciò che gira intorno. Io ne parlavo già anni fa: basta guardare i settori giovanili, le squadre Primavera piene di stranieri. Quando si vedono 10-12 stranieri in una Primavera si capisce che qualcosa non funziona. Lo dico dal 2008-2010, quando ho iniziato a seguire i tornei giovanili. Non abbiamo preso esempio dalla Germania, che dopo una batosta ha rifondato tutto il sistema e in pochi anni ha ricostruito una filiera. A noi è stata data l’occasione nel 2018 e nel 2022, ma ci siamo illusi con l’Europeo vinto da Mancini e abbiamo perso altro tempo. E adesso ne perderemo ancora tra riunioni inutili, convention, parole e politica. Il problema è che chi comanda non sa di cosa parla. Non cambierà nulla finché non si avrà davvero la volontà di rifondare questo calcio dalle fondamenta. E lei lo sa bene, perché le fondamenta le conosciamo".
 
Lei parla di vertici da riformare, ma il primo che dovrebbe prendere una decisione drastica è Gabriele Gravina?
 
"Io facevo il direttore generale di un club e attaccai duramente Gravina, dicendo che era una vergogna per come lui e il gruppo legato a Mancini gestivano la Nazionale. Quando Mancini convocava giocatori discutibili, io dissi pubblicamente che era una vergogna e che Gravina doveva dimettersi. Il giorno dopo sono stato licenziato, trattato come un appestato. Oggi dire che Gravina si deve dimettere è diventato di moda, un tiro al bersaglio. Ma non è solo Gravina: il problema è più profondo. Una nazionale come l’Italia dovrebbe qualificarsi ai Mondiali di default. Tra le principali nazionali europee, quasi tutte si qualificano, e noi siamo tra quelle che restano fuori. Questo deve far riflettere. La speranza è che, dopo l’ennesima mancata qualificazione, qualcuno finalmente si assuma le responsabilità e faccia un passo indietro".
 
C’è anche un tema sociale, gli altri sport in Italia crescono, mentre il calcio continua a scendere. Se i bambini non percepiscono la Nazionale come un sogno, come si fa a creare nuove generazioni di calciatori?
 
"Assolutamente sì. È quello che diciamo da tempo. Stamattina parlavo con mio figlio mentre lo portavo a scuola e gli dicevo: ‘Se va tutto bene, rivedrai l’Italia ai Mondiali quando avrai 18 anni’. È assurdo. Un ragazzo che per 18 anni non vede la propria Nazionale a un Mondiale è qualcosa di imbarazzante e il problema è che non cambierà nulla: le nostre parole restano nel vuoto, vengono riportate ma non producono effetti. Non c’è volontà di riformare davvero il sistema. Bisognerebbe partire dai settori giovanili: le Primavere devono avere una base solida di italiani in campo, altrimenti non formi nessuno. Puoi anche mettere il miglior allenatore del mondo, ma se i club non collaborano, se rifiutano di dare i giocatori alla Nazionale e la considerano un fastidio, non crescerai mai. Oggi comandano le televisioni e i diritti televisivi, i club hanno sempre l’ultima parola. La Nazionale deve tornare al centro del progetto: il commissario tecnico deve poter lavorare con i giocatori, vederli spesso. Guardi la Turchia: con Montella hanno fermato il campionato per favorire il lavoro della Nazionale, e i risultati si sono visti".
 
Assolverebbe Rino Gattuso? Perché qualcuno sta dando la colpa a lui.

"Gattuso non ha colpe. È un allenatore come tanti altri, ma qui il problema è la mediocrità del sistema. Se è costretto a schierare certi giocatori perché non ci sono alternative, la responsabilità non è sua. La colpa è di chi non gli ha messo a disposizione giocatori di livello. Il campionato italiano è mediocre, e non si può pensare di competere a certi livelli. Dopo una sconfitta si cercano sempre capri espiatori: l’arbitro, l’allenatore, ma non è così. Il problema è strutturale".
ULTIMISSIME CALCIO
TUTTE LE ULTIMISSIME
NOTIZIE SUCCESSIVE >>>
IL PARERE - Anellucci: "Italia, il problema è più profondo, Gattuso? Non ha colpe"

di Redazione

01/04/2026 - 11:41

A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto da Luca Cerchione in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Claudio Anellucci, agente FIFA. Di seguito, un estratto dell’intervista. 
 
Che cosa bisogna fare oggi, dopo la debacle dell’Italia?
 
"Se avessi una risposta, non starei a parlare con lei, avrei messo un banchetto a Piazza Navona a leggere le carte o i tarocchi. Però è una domanda che bisognava farsi nel 2018. Da allora abbiamo perso un’altra occasione importante per riformare una realtà vergognosa e imbarazzante: quella di chi comanda il nostro calcio senza sapere da dove iniziare. Per comandare bisogna sapere cosa si sta facendo. Il calcio è bellissimo ma anche molto semplice: più lo rendi semplice, più ti dà risultati. Più cerchi complicazioni, più diventa difficile, soprattutto per chi non conosce questo mondo. Chi lo conosce sapeva già come sarebbe finita. Non possiamo attaccarci a scuse o all’arbitraggio: ancora una volta abbiamo mostrato un sistema imbarazzante. Già è umiliante giocarsi uno spareggio contro una nazionale rispettabilissima come la Bosnia, con circa tre milioni di abitanti contro i nostri sessanta milioni. Questo dovrebbe far riflettere. Poi c’è il problema dei giocatori, del movimento, di tutto ciò che gira intorno. Io ne parlavo già anni fa: basta guardare i settori giovanili, le squadre Primavera piene di stranieri. Quando si vedono 10-12 stranieri in una Primavera si capisce che qualcosa non funziona. Lo dico dal 2008-2010, quando ho iniziato a seguire i tornei giovanili. Non abbiamo preso esempio dalla Germania, che dopo una batosta ha rifondato tutto il sistema e in pochi anni ha ricostruito una filiera. A noi è stata data l’occasione nel 2018 e nel 2022, ma ci siamo illusi con l’Europeo vinto da Mancini e abbiamo perso altro tempo. E adesso ne perderemo ancora tra riunioni inutili, convention, parole e politica. Il problema è che chi comanda non sa di cosa parla. Non cambierà nulla finché non si avrà davvero la volontà di rifondare questo calcio dalle fondamenta. E lei lo sa bene, perché le fondamenta le conosciamo".
 
Lei parla di vertici da riformare, ma il primo che dovrebbe prendere una decisione drastica è Gabriele Gravina?
 
"Io facevo il direttore generale di un club e attaccai duramente Gravina, dicendo che era una vergogna per come lui e il gruppo legato a Mancini gestivano la Nazionale. Quando Mancini convocava giocatori discutibili, io dissi pubblicamente che era una vergogna e che Gravina doveva dimettersi. Il giorno dopo sono stato licenziato, trattato come un appestato. Oggi dire che Gravina si deve dimettere è diventato di moda, un tiro al bersaglio. Ma non è solo Gravina: il problema è più profondo. Una nazionale come l’Italia dovrebbe qualificarsi ai Mondiali di default. Tra le principali nazionali europee, quasi tutte si qualificano, e noi siamo tra quelle che restano fuori. Questo deve far riflettere. La speranza è che, dopo l’ennesima mancata qualificazione, qualcuno finalmente si assuma le responsabilità e faccia un passo indietro".
 
C’è anche un tema sociale, gli altri sport in Italia crescono, mentre il calcio continua a scendere. Se i bambini non percepiscono la Nazionale come un sogno, come si fa a creare nuove generazioni di calciatori?
 
"Assolutamente sì. È quello che diciamo da tempo. Stamattina parlavo con mio figlio mentre lo portavo a scuola e gli dicevo: ‘Se va tutto bene, rivedrai l’Italia ai Mondiali quando avrai 18 anni’. È assurdo. Un ragazzo che per 18 anni non vede la propria Nazionale a un Mondiale è qualcosa di imbarazzante e il problema è che non cambierà nulla: le nostre parole restano nel vuoto, vengono riportate ma non producono effetti. Non c’è volontà di riformare davvero il sistema. Bisognerebbe partire dai settori giovanili: le Primavere devono avere una base solida di italiani in campo, altrimenti non formi nessuno. Puoi anche mettere il miglior allenatore del mondo, ma se i club non collaborano, se rifiutano di dare i giocatori alla Nazionale e la considerano un fastidio, non crescerai mai. Oggi comandano le televisioni e i diritti televisivi, i club hanno sempre l’ultima parola. La Nazionale deve tornare al centro del progetto: il commissario tecnico deve poter lavorare con i giocatori, vederli spesso. Guardi la Turchia: con Montella hanno fermato il campionato per favorire il lavoro della Nazionale, e i risultati si sono visti".
 
Assolverebbe Rino Gattuso? Perché qualcuno sta dando la colpa a lui.

"Gattuso non ha colpe. È un allenatore come tanti altri, ma qui il problema è la mediocrità del sistema. Se è costretto a schierare certi giocatori perché non ci sono alternative, la responsabilità non è sua. La colpa è di chi non gli ha messo a disposizione giocatori di livello. Il campionato italiano è mediocre, e non si può pensare di competere a certi livelli. Dopo una sconfitta si cercano sempre capri espiatori: l’arbitro, l’allenatore, ma non è così. Il problema è strutturale".